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Omesso versamento IVA: la rateazione Equitalia non riduce la pena

16 Settembre 2014
Omesso versamento IVA: la rateazione Equitalia non riduce la pena

Cassazione, rateizzare il debito non serve: è necessaria l’estinzione con l’integrale pagamento.

In caso di omesso versamento Iva oltre le soglie penali, l’accoglimento del piano di rateazione, non è sufficiente per beneficiare della riduzione della pena. A tal fine, infatti, è necessario che il debito tributario sia completamente estinto.

A precisarlo è la Corte di Cassazione con una sentenza depositata ieri [1].

La vicenda

Veniva condannato in primo e secondo grado un contribuente che aveva omesso il versamento dell’Iva integrando il reato previsto dalla legge speciale del 2000 [2].

Nel corso del processo il contribuente chiedeva, senza esito, l’attenuante di pena [3], avendo avviato un di piano rateazione dell’imposta non versata. I giudici escludevano tale beneficio in quanto non risultava integralmente estinto il debito fiscale, essendo stata concessa soltanto una rateazione.

In base alla predetta legge, le pene previste per i reati tributari sono diminuite (per i reati commessi fino al 17/9/2011 della metà, successivamente solo di un terzo) se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti relativi ai fatti commessi vengano estinti mediante pagamento, anche a seguito di procedure conciliative o di adesione previste dalle norme tributarie.

La Cassazione ha confermato la condanna e quindi la rigorosa interpretazione sull’applicazione dell’attenuante.

Innanzitutto viene evidenziato che la norma fa letterale riferimento all'”estinzione” del debito, lasciando così presupporre che la mera rateazione è inidonea a tale scopo.

Inoltre, essa è finalizzata a premiare una condotta che porti un concreto beneficio in termini patrimoniali all’Amministrazione: l’ammissione alla rateazione potrebbe non essere tale, ove non rispettata successivamente dal contribuente, che, infatti, potrebbe anche omettere il versamento delle singole rate.

Va da sé, quindi, che il riconoscimento del beneficio della riduzione di pena non è applicabile in caso di rateizzazione del debito di imposta già iscritto a ruolo e indicato nella cartella di pagamento, essendo invece subordinato all’integrale ed effettiva estinzione dell’obbligazione tributaria.

La pronuncia è particolarmente attuale perché attiene una violazione (l’omesso versamento dell’Iva) che, soprattutto in questo periodo, è commessa di sovente per necessità finanziare del contribuente. Tra l’altro, proprio perché questo reato è perpetrato per assenza di liquidità, appare abbastanza normale che l’imputato possa definire la propria posizione, sotto un profilo tributario, aderendo alle diverse forme di rateazione.

Occorre però tener presente, che, stante questa interpretazione, anche se la rateazione venga richiesta prima dell’emissione della cartella e quindi con la notifica dell’avviso bonario, il reato in ogni caso è già consumato essendo ancorato alla scadenza dell’acconto Iva dell’anno successivo. L’unica ipotesi, per beneficiare dell’attenuante, è quindi di estinguere il debito (e pertanto, se del caso, pagare tutte le rate concesse) prima dell’apertura del dibattimento in sede penale.


note

[1] Cass. sent. n. 37748/14.

[2] Art. 10 ter del Dlgs 74/2000.

[3] Art. 13 del Dlgs 74/2000.

Autore immagine: 123rf com


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