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Cefalea cronica: malattia sociale e invalidità

31 Luglio 2020 | Autore:
Cefalea cronica: malattia sociale e invalidità

A quali agevolazioni si ha diritto se viene riconosciuto il mal di testa cronico: invalidità, malattia, assistenza sanitaria.

Un mal di testa tremendo ti assale spesso, impedendoti di lavorare? Purtroppo, non sei solo: sono infatti molto numerosi gli italiani che soffrono di mal di testa cronico, o più precisamente di cefalea cronica, tanto che questa patologia è stata ufficialmente riconosciuta come malattia sociale.

Nel dettaglio, una nuova legge [1] riconosce come malattia sociale la cefalea primaria cronica, accertata da almeno un anno attraverso un’apposita diagnosi (leggi “La cefalea cronica diventa malattia invalidante”). Per l’esattezza, la cefalea deve essere riconosciuta come invalidante da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee.

Ma che cosa significa che la cefalea possa essere riconosciuta come malattia sociale? Che cos’è una malattia sociale e quali vantaggi comporta? E che cosa vuol dire che la cefalea è una malattia invalidante? Chi ha la cefalea ha diritto all’invalidità civile? Facciamo il punto sulla cefalea cronica: malattia sociale e invalidità, facendo ben attenzione a non confondere l’invalidità con la malattia sociale.

L’invalidità, difatti, consiste nella riduzione della capacità lavorativa dell’individuo, o della capacità di portare a termine le funzioni ed i compiti propri dell’età, se l’interessato non si trova in età lavorativa (cioè se ha meno di 18 o più di 67 anni).

L’invalidità riconosciuta può essere poi civile, quando a risultare ridotta è la capacità lavorativa in generale, oppure specifica, o invalidità al lavoro, o invalidità pensionabile, quando la riduzione della capacità lavorativa si valuta sulla base dell’attività svolta in precedenza e di ogni altra occupazione che il lavoratore possa svolgere, in relazione alla sua età, capacità ed esperienza. In sostanza, per valutare l’invalidità specifica si deve rilevare la residua capacità lavorativa in occupazione confacenti alle proprie attitudini.

La malattia è, invece, l’infermità che può dare origine all’invalidità: in questo caso, si parla di malattia invalidante.

Che cos’è la cefalea?

La cefalea, o più semplicemente il mal di testa, può essere il sintomo di una patologia o configurarsi come malattia autonoma, a sé.

Di quali patologie può essere sintomo la cefalea? Le malattie che causano dolori alla testa sono numerose: l’ipertensione, l’artrosi, un’allergia, l’anemia, una patologia degli occhi, ad esempio.

Se la cefalea consiste in una malattia autonoma si tratta di cefalea primaria, se è invece il sintomo di un’altra malattia parliamo di cefalea secondaria.

La cefalea è invalidante?

La cefalea può essere sicuramente invalidante se costituisce il sintomo di una patologia per la quale è riconosciuta una determinata percentuale d’invalidità (leggi l’elenco patologie invalidanti riconosciute dall’Inps).

La cefalea primaria è invalidante? La cefalea “autonoma” non è presente negli elenchi delle patologie invalidanti riconosciute dall’Inps, ma ciò non comporta che non possa essere riconosciuta invalidante in concreto. Pur non essendo una patologia che causa morte o deficit neurologici, difatti, la cefalea primaria può manifestarsi comunque in una forma talmente grave da compromettere seriamente la qualità della vita del malato in ambito familiare, lavorativo e sociale, riducendo dunque la sua capacità lavorativa, o la capacità di portare a termine le funzioni ed i compiti propri dell’età.

Ma come farsi riconoscere l’invalidità derivante dalla cefalea? A questo proposito, il Servizio sanitario della Lombardia, prima regione in Italia, ha riconosciuto la valutazione percentuale delle cefalee nell’ambito dell’invalidità civile. La regione è stata poi seguita dalla Valle d’Aosta.

Cefalea: percentuali d’invalidità

Come abbiamo osservato, il riconoscimento dell’invalidità a causa della cefalea è possibile non solo quando la cefalea è la conseguenza di un’altra malattia (quindi nel caso in cui, in parole semplici, sia riconosciuta come invalidante la malattia che tra i suoi sintomi ha il mal di testa), ma anche quando si tratta di un’infermità autonoma.

La cefalea primaria, o autonoma, non è però riconosciuta dall’Inps come invalidante. Tuttavia, sussiste il riconoscimento da parte del servizio sanitario di alcune regioni, come Lombardia e Valle d’Aosta.

Il servizio sanitario della regione Lombardia, in particolare, riconosce le seguenti percentuali d’invalidità, in rapporto alla cefalea:

  • dallo 0 al 15%, per forme episodiche a frequenza di attacchi medio-bassa e soddisfacente risposta al trattamento;
  • dal 16 al 30%, per forme episodiche a frequenza di attacchi medio-alta e scarsa risposta al trattamento e forme croniche con risposta parziale al trattamento;
  • dal 31 al 46%, per forme croniche refrattarie al trattamento: dal 45% in su, l’invalidità consente di rientrare nelle categorie protette per il lavoro.

La Regione Emilia-Romagna ha invece redatto un documento per la “Tutela medico-legale delle cefalee” grazie al quale il cittadino, affetto da qualsiasi forma di cefalea, può formulare richiesta di invalidità per analogia, riferendosi alle diverse forme legislative di tutela previste. Nella stessa Regione, il Comune di Ferrara si è attivato per il riconoscimento della cefalea cronica come malattia sociale, quale oggetto di proposta di legge statale. La legge che prevede la cefalea come malattia sociale, come osservato, è stata recentemente approvata.

Cefalea: malattia sociale

In quali casi la legge prevede il riconoscimento della cefalea come malattia sociale? Il riconoscimento può esserci se la cefalea si presenta:

  • come emicrania cronica e ad alta frequenza;
  • come cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici;
  • come cefalea a grappolo cronica;
  • in forma di emicrania parossistica cronica;
  • come cefalea nevralgiforme (nevralgia) unilaterale di breve durata, con arrossamento oculare e lacrimazione;
  • in forma di emicrania continua.

La cefalea deve essere riconosciuta da almeno un anno come invalidante da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee.

Saranno poi individuati specifici progetti finalizzati a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica:

  • con decreto del ministro della salute, da adottare entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge;
  • previa intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano

Dovranno essere individuati anche i criteri e le modalità con cui le regioni attuano i medesimi progetti.

Che cos’è la malattia sociale?

La cefalea, quindi, è riconosciuta come malattia sociale. Ma che cosa vuol dire, nel dettaglio, malattia sociale? Quali conseguenze comporta questa qualifica della malattia?

È definita malattia sociale la «malattia che, a causa del considerevole numero dei soggetti colpiti, presenta una vasta diffusione e una notevole frequenza nei vari strati della popolazione, dimostrando perciò una significativa incidenza di morbosità, letalità e mortalità. La malattia può presentare anche una causa o concausa di predisposizione ad altre infermità, qualificandosi in ogni caso come stato anteriore di frequenti e gravi menomazioni organiche invalidanti, con necessità di cura prolungate con un non indifferente onere economico sia per il singolo sia per la società».

In altre parole, la malattia sociale:

  • colpisce moltissimi individui;
  • comporta gravi conseguenze, può essere addirittura letale;
  • può predisporre ad altre malattie, anche invalidanti;
  • necessita di cure prolungate ed ha un alto costo sociale.

Lo Stato italiano riconosce ed elenca le malattie sociali invalidanti [2].

La malattia sociale è invalidante?

Come osservato, la malattia sociale può essere invalidante, ma il riconoscimento di una patologia come sociale non comporta l’automatico riconoscimento di una percentuale d’invalidità.

Per quanto riguarda la cefalea, sono stati annunciati numerosi interventi per attuare le necessarie tutele che il riconoscimento della malattia sociale comporta, quale l’inserimento della cefalea cronica tra le patologie per le quali sono previsti i livelli essenziali di assistenza Lea e negli elenchi delle patologie alle quali è ricondotta una determinata percentuale d’invalidità.


note

[1] L. 81/2020.

[2] Gazzetta Ufficiale del 18-3-2017, n. 65, Supplemento ordinario n. 15.


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