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Segreti commerciali: ultime sentenze

9 Maggio 2021
Segreti commerciali: ultime sentenze

Concorrenza sleale e dati forniti da ex dipendente in favore del nuovo datore di lavoro. Procedura di concorso pubblico, malfunzionamento del software di gestione della prova ed accesso agli atti.

L’esigenza di riservatezza delle imprese

L’esigenza di riservatezza delle imprese in ordine all’interesse commerciale è idonea, in astratto, a giustificare esclusioni o limitazioni del diritto di accesso. È evidente che deve trattarsi di esigenza oggettivamente apprezzabile, lecita e meritevole di tutela, in quanto collegata a potenziali pregiudizi derivanti dalla divulgazione, secondo un nesso di proporzionalità.

A fronte della necessità di tutelare il segreto industriale o commerciale non è neanche configurabile l’accesso civico ai sensi dell’art. 5, comma 2, d.lgs. n. 33/2013, in quanto opera nella fattispecie l’art. 5 bis, d.lgs. citato che, al comma 2, preclude l’accesso in caso di presenza di interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e i segreti commerciali.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 07/01/2021, n.187

Limiti dell’accesso documentale

Il bilanciamento fra l’esigenza di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e la sussistenza di possibili ragioni ostative all’accesso ai sensi dell’art. 5 bis del D.lgs.33/2013 è rimesso ad una valutazione discrezionale dell’Ente incensurabile nel merito e soggetta solo al sindacato indiretto e sintomatico consentito dalla figura dell’eccesso di potere.

Dall’art. 53 del D.lgs. 50/2016 si ricava il principio secondo cui spetta al soggetto controinteressato all’accesso alla documentazione inerente appalti pubblici motivare e comprovare le ragioni per cui i documenti sarebbero idonei a rivelare segreti commerciali o industriali, mentre non è onere della stazione appaltante di individuare d’ufficio profili di presunta “segretezza”.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 24/12/2020, n.1716

Segreti commerciali o tecnici

In tema di accesso agli atti, l’ideatore dell’algoritmo relativo ad una procedura di concorso pubblico va qualificato come parte controinteressata all’ostensione, potendo questi, in caso di esibizione, vedere compromesso il proprio diritto a mantenere segreta la regola tecnica in cui si sostanzia la propria creazione. Ad affermarlo è il Consiglio di Stato in relazione a una controversia sorta in seguito al mancato superamento della prova scritta di un concorso pubblico da parte di alcuni candidati i quali, ritenendo l’esito negativo era dipeso dal malfunzionamento del software di gestione della prova, avevano presentato richiesta di accesso all’algoritmo di calcolo e ai codici sorgente del medesimo software.

Dopo il rigetto dell’amministrazione e l’accoglimento del ricorso del TAR, i giudici di Palazzo Spada sottolineano il mancato coinvolgimento del controinteressato, il quale ben può subire un pregiudizio nella propria sfera giuridica, in quanto titolare di dati personali ovvero di segreti commerciali o tecnici, suscettibili di essere disvelati dall’ostensione del documento richiesto.

Consiglio di Stato sez. VI, 02/01/2020, n.30

Interessi economici e commerciali

Gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e i segreti commerciali, di cui al punto c) del comma 2 dell’art. 5 bis del d.lvo 33/2013, possono costituire un limite all’ostensione degli atti, sempre che le ragioni ostative siano correttamente motivate, non solo con il richiamo testuale alle previsioni normative.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 13/11/2017, n.826

Segreti commerciali e diritto di accesso 

Non spetta il diritto di accesso all’impresa partecipante a una gara per servizi di pulizia, aggiudicata sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che si è collocata sesta in graduatoria e non intenzionata di impugnare gli atti di gara. In tal caso, manca infatti l’interesse diretto, concreto e attuale corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata. Il Tar Milano ricorda dunque che il diritto di accesso deve essere collegato all’esigenza di una difesa in giudizio e non può essere esercitato per conoscere i dati tecnologici, dei brevetti o dei segreti commerciali o industriali delle imprese vincitrici.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 30/10/2014, n.2587

Necessità di evitare collusioni tra imprese ai danni dei concorrenti

Nell’ambito dei procedimenti sanzionatori dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato possono venire in rilievo documenti contenenti segreti commerciali protetti dall’ordinamento di settore, la cui accessibilità è esclusa o limitata agli elementi essenziali per la difesa dell’impresa coinvolta, in un’ottica di equo bilanciamento di contrapposti interessi. Il mero decorso del tempo non determina di per sé il venir meno delle esigenze di riservatezza, posto che rileva non solo la necessità di evitare collusioni tra imprese ai danni dei concorrenti, ma anche quella di impedire di trarre indebiti vantaggi dalla disponibilità di informazioni commerciali riservate sull’attività dei concorrenti.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 20/08/2014, n.9195

Documentazione suscettibile di rivelare il know-how industriale e commerciale

Per legittimamente opporre presunti segreti tecnici o commerciali alla legittima richiesta di accesso avanzata da un concorrente, la parte interessata deve offrire una comprovata e documentata dichiarazione che faccia comprendere per quali specifiche ragioni determinati atti sono coperti dal segreto industriale o commerciale, con una valutazione successiva dell’Amministrazione che informi di ciò il richiedente l’accesso: si tratta dei casi in cui emerga una documentazione suscettibile di rivelare il know-how industriale e commerciale contenuto nelle offerte delle imprese partecipanti, in modo da evitare che operatori economici in diretta concorrenza tra loro possano utilizzare l’accesso per giovarsi delle specifiche conoscenze possedute da altri allo scopo di conseguire un indebito vantaggio commerciale all’interno del mercato; l’Amministrazione, tuttavia, ha l’onere di rappresentare quali siano le specifiche ragioni di tutela del segreto industriale e commerciale custodito negli atti di gara, in riferimento a precisi dati tecnici, e comunque, una volta utilizzato il sistema degli omissis per le parti effettivamente da « secretare », resta suscettibile di esibizione la restante documentazione.

(Nella fattispecie, veniva dichiarata l’illegittimità del diniego censurato, avendo l’Amministrazione recepito acriticamente le generiche considerazioni delle due ditte interessate e avendo perciò omesso di accertare l’effettiva sussistenza dei segreti tecnici o commerciali asseritamente da tutelare).

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 10/07/2014, n.742

Repressione di condotte anticoncorrenziali

La Commissione, ai fini dell’applicazione delle eccezioni di cui all’articolo 4, paragrafo 2, primo e terzo trattino, del regolamento n. 1049/2001, può presumere, senza procedere ad un esame concreto e specifico di ciascuno dei documenti compresi in un fascicolo relativo alla repressione di condotte anticoncorrenziali (art. 81 CE) che la divulgazione di documenti che contengono segreti d’ufficio o segreti commerciali pregiudica, in linea di principio, la tutela degli interessi delle imprese coinvolte in un procedimento del genere nonché la tutela degli obiettivi delle attività di indagine relative a quest’ultimo.

Corte giustizia UE sez. III, 27/02/2014, n.365

Diritto alla tutela dei segreti commerciali

L’art. 18, par. 1, del regolamento 1013/2006, quale modificato dal regolamento 308/2009, dev’essere interpretato nel senso che obbliga, nel contesto di una spedizione di rifiuti disciplinata da tale disposizione, un intermediario di commercio a compilare il riquadro 6 del documento che compare nell’allegato VII al regolamento 1013/2006, quale modificato dal regolamento 308/2009, e a trasmettere quest’ultimo al destinatario, senza che la portata di quest’obbligo possa essere compressa in forza di un diritto alla tutela dei segreti commerciali.

Corte giustizia UE sez. IV, 29/03/2012, n.1

Salvaguardia della riservatezza delle informazioni di carattere commerciale

Secondo l’art. 13, d.P.R. n. 217 del 1998, anche per le ipotesi della sussistenza delle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di accesso, le imprese conservano il diritto alla salvaguardia della riservatezza delle informazioni di carattere commerciale, industriale e finanziario e dei propri segreti commerciali.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 10/02/2012, n.1344

Accesso ai documenti contenenti segreti commerciali

L’accesso ai documenti che contengono segreti commerciali rappresenta comunque una eccezione e può avvenire solo limitatamente a quegli elementi essenziali all’esercizio del diritto di difesa, il che porta ed escludere che dette informazioni possano essere ritenute accessibili qualora solo utili e non indispensabili a tale scopo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 22/04/2010, n.8015

Dati sensibili, segreti commerciali ed elaborazione della strategia difensiva

E’ legittimo l’operato dell’Autorità che malgrado l’intervenuta utilizzazione in sede di contestazione, ha ritenuto di non consentire l’integrale ostensione, estesa alle parti diverse da quelle citate nella comunicazione delle risultanze istruttorie, in ragione non solo della afferenza delle stesse a dati sensibili o a segreti commerciali, ma anche della irrilevanza delle informazioni non ostese ai fini dell’instaurazione di un pieno contraddittorio procedimentale e di una adeguata elaborazione della strategia difensiva, ovvero della parziale coincidenza delle stesse con altri dati contenuti in altri documenti per i quali l’accesso è stato consentito.

Consiglio di Stato sez. VI, 06/09/2010, n.6481

Informazioni contenute nei fascicoli

L’art. 1 n. l, della direttiva del Consiglio 21 dicembre 1989 n.89/665/Cee, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, nel testo risultante dalla direttiva del Consiglio 18 giugno 1992 n. 92/5O/Cee, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, letto in combinato disposto con l’art. 15 n. 2, della direttiva del Consiglio 14 giugno 1993 n. 93/36/Cee, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del consiglio 13 ottobre 1997 n. 97/52/Ce, deve essere interpretato nel senso che l’organo responsabile dei ricorsi previsti al detto art. 1 n. 1, deve garantire la riservatezza e il diritto al rispetto dei segreti commerciali rispetto alle informazioni contenute nei fascicoli che gli vengono comunicati dalle parti in causa, in particolare dall’amministrazione aggiudicatrice, pur potendo esso stesso esaminare tali informazioni e tenerne conto; è compito dell’organo responsabile dei ricorsi decidere in che misura e secondo quali modalità occorra garantire la riservatezza e il segreto di tali informazioni, per le esigenze di tutela giuridica effettiva e dei diritti di difesa delle parti nella controversia e, in caso di ricorso giurisdizionale o di un ricorso presso un organo che è una giurisdizione ai sensi dell’art. 234 Ce, in modo che il procedimento rispetti, nel suo complesso, il diritto ad un equo processo.

Corte giustizia UE sez. III, 14/02/2008, n.450



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6 Commenti

  1. Quel grande truffatore del mio vecchio socio sapete cosa faceva? Prendeva le nostre informazioni top secret e se le vendeva alla concorrenza. Che grande vigliacco, che persona meschina…non avrei mai potuto immaginarlo. Ho perso un socio e un uomo che era come un fratello per me

  2. Il mio capo è sempre stato un uomo davvero furbo, ma al tempo stesso buono. Io sono sempre stato al suo fianco e l’ho sempre messo in guardia da chi, sulla base di prove inconfutabili, cercava di fregarlo. Ecco, io penso che sia davvero difficile riuscire a trovare dipendenti fedeli e professionali. Nel vedere quanta feccia c’è in giro, sulla base di tante esperienze negative e di persone infedeli, ho capito che molta gente tenta di fregarti e devi stare con gli occhi sgranati perché appena ti distrai un attimo tentano di raggirarti e prendersi non solo i tuoi meriti, ma provano anche a fare i furbi non svolgendo il lavoro per cui sono pagati

  3. Ho lavorato con una persona davvero infima. Questo soggetto non si è mai interessato delle nostre scelte aziendali, non si è mai preoccupato di certi aspetti. Improvvisamente, ha iniziato a voler “essere utile” alla società. Io ero diffidente. ve lo dico eh. Così gli facevo vedere sempre le ipotesi che scartavamo, giusto per capire a quale gioco stava giocando. Ho fatto bene. Perché alla fine ho scoperto che lui andava a spifferare tutto ad un altro tizio che tentava di imitarci fallendo miseramente. Ovviamente, abbiamo sbattuto fuori questo furbetto perché rischiava di danneggiarci

  4. Potete darmi maggiori informazioni sull’accordo di riservatezza? Cosa dice la legge sull’accordo di non divulgazione?

    1. Secondo il codice civile, colui che lavora alle dipendenze di un’impresa non solo è tenuto a non fare concorrenza all’imprenditore, ma non deve nemmeno divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio. Si tratta del cosiddetto dovere di fedeltà che la legge impone a tutti i lavoratori subordinati di un’impresa e che si concretizza in due principi differenti: il divieto di concorrenza; l’obbligo di riservatezza. Dunque, è la legge stessa a imporre ai dipendenti un divieto di divulgazione delle informazioni che riguardano il proprio datore di lavoro. Quest’ultimo poi, al momento della stipula del contratto d’assunzione, potrà determinare la portata effettiva dell’obbligo di riservatezza, stabilendo eventualmente le informazioni precise che non possono essere diffuse a terzi e le sanzioni nel caso di violazione. Secondo la giurisprudenza, l’obbligo di riservatezza imposto dalla legge ai dipendenti riguarda solamente gli aspetti più importanti e significativi della realtà aziendale. Toccherà pertanto al singolo datore di lavoro estendere il patto di riservatezza anche ad aspetti ulteriori, magari più marginali, dell’ambiente lavorativo.

    2. In alcuni casi, la violazione del patto di riservatezza intercorrente tra datore e dipendenti può integrare gli estremi del reato. Secondo il codice penale, chiunque, avendo notizia, in ragione della propria professione, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare danno, con la reclusione fino a un anno o con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro.Il codice penale vieta la rivelazione di notizie delle quali si abbia conoscenza per ragione della propria professione,  presupponendo l’esistenza di un rapporto diretto tra le notizie apprese e le specifiche mansioni svolte dal lavoratore.Ciò significa che questo reato non può essere commesso da qualunque dipendente, ma solamente da colui che, in ragione della particolare qualifica che riveste all’interno dell’organizzazione aziendale, è a conoscenza di specifiche informazioni.Pensa al contabile dell’impresa, il quale, in ragione del suo tipo di lavoro, è a conoscenza di tutta la documentazione fiscale e contabile del datore.
      Dunque, la violazione del patto di riservatezza non costituisce di per sé reato, a meno che lo specifico obbligo di non divulgazione attenga alle particolari mansioni svolte.Peraltro, per aversi il reato di rivelazione del segreto professionale occorre non soltanto la divulgazione delle notizie riservate, ma anche che tale condotta non sia motivata da una giusta causa e che vi sia il contestuale danno per l’azienda.
      Ad esempio, secondo la giurisprudenza, commette il reato di rivelazione del segreto professionale l’impiegato di una società che, nel caso di una gara di appalto, trasmetta notizie segrete riguardanti la sua azienda a vantaggio della società poi risultata aggiudicataria dei lavori, formulando o contribuendo a formulare per quest’ultima condizioni più vantaggiose di quelle offerte dalla ditta da cui dipende, agendo con la consapevolezza che la presentazione della nuova offerta, resa possibile dalla conoscenza di quanto offriva la società datrice di lavoro, poteva a quest’ultima recare un danno che effettivamente si realizzò.

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