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Omessa presentazione dichiarazioni fiscali: ultime sentenze

13 Aprile 2022
Omessa presentazione dichiarazioni fiscali: ultime sentenze

La mancata o irregolare tenuta delle scritture contabili; l’onere di contestare l’iter logico induttivo; la negligenza del commercialista; l’irrogazione delle sanzioni.

Reato di omessa presentazione della dichiarazione

In tema di reati tributari, per il reato di omessa presentazione della dichiarazione non è sufficiente la determinazione dell’imposta evasa da parte delle Entrate, poiché è necessaria un’autonoma valutazione del giudice penale. A dirlo è la Cassazione ricordando che spetta al giudice penale la determinazione dell’ammontare dell’imposta evasa, eventualmente mediante ricorso a presunzioni di fatto, dovendosi privilegiare il dato fattuale reale rispetto ai criteri di natura formale che caratterizzano invece l’ordinamento fiscale. Nel caso di specie, la tesi accusatoria era fondata sulla sola notizia di reato delle Entrate che traeva origine dall’accertamento induttivo.

Cassazione penale sez. III, 01/10/2021, n.42167

Condono fiscale ed omessa presentazione delle dichiarazioni Iva

In tema di condono fiscale, va disapplicato – perché in contrasto con la sentenza 17 luglio 2008, causa C-132/06 della Corte di Giustizia, avuto riguardo agli artt. 2 e 22 della cd. Sesta Direttiva IVA e 10 Trattato CE – l’art. 9 della legge n. 289 del 2002, nella parte in cui consente al contribuente, che abbia omesso di presentare le dichiarazioni IVA negli esercizi d’imposta coinvolti dal condono, di fruire per questa imposta della definizione agevolata con conseguente riespansione dei poteri di accertamento dell’Ufficio.

Cassazione civile sez. trib., 04/05/2021, n.11589

Condono fiscale

In tema di condono fiscale, la richiesta di definizione automatica presentata ai sensi dell’art. 9 l. n. 289 del 2002 è emendabile laddove rechi un errore materiale, consistente in una discordanza tra l’intendimento dell’autore e la sua esteriorizzazione, mentre, qualora contenga un’errata indicazione dei dati che esprimono la volontà negoziale, il contribuente può far valere l’errore solo se fornisce la prova della sua riconoscibilità e dell’essenzialità dello stesso, in forza di quanto stabilito dall’art. 1427 c.c. (Fattispecie in cui la S.C., rigettando il ricorso, ha ritenuto che la CTR avesse correttamente escluso che la presentazione dell’istanza di condono recante l’indicazione del “codice 2”, corrispondente a “dichiarazione validamente presentata”, al posto del pertinente “codice 1”, corrispondente a “dichiarazione omessa”, integrasse un mero errore formale).

Cassazione civile sez. VI, 16/07/2020, n.15241

Notifica di accertamenti in rettifica o d’ufficio

La sentenza n. 175 del 1986, con cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo, per violazione dell’art. 3 della Cost., l’art. 16 del d.l. n. 429 del 1982 n. 429, conv., con modif., in l. n. 516 del 1982, nella parte in cui consente la notifica di accertamenti in rettifica o d’ufficio fino alla data di presentazione della dichiarazione integrativa, anziché fino a quella della sua entrata in vigore (14 luglio 1982), non ha determinato automaticamente l’annullamento di tutti gli avvisi di accertamento notificati successivamente al 14 luglio 1982, bensì solo l’invalidità degli stessi nei rapporti tributari (originati dal condono del 1982) e nei relativi giudizi ancora pendenti alla data della pubblicazione della pronuncia di incostituzionalità in cui il contribuente abbia presentato dichiarazione integrativa ai sensi del suddetto art. 16 e, ciononostante, abbia tempestivamente impugnato l’avviso stesso per il motivo di illegittimità della legge di condono poi riconosciuto fondato dalla Corte costituzionale, operando, altrimenti, l’incontestabilità dell’obbligazione in conseguenza del congiunto effetto della irrevocabilità della dichiarazione, sancita dall’art. 32, comma 2, del d.l. n. 429 del 1982, e della definitività dell’accertamento per omessa tempestiva impugnazione.

Cassazione civile sez. trib., 30/12/2019, n.34617

Mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali

L’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., nell’attuale testo modificato dall’art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006, riguarda un vizio specifico denunciabile per cassazione relativo all’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito a un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni, sicché sono inammissibili le censure che, irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest’ultimo profilo.

(Nella specie, il professionista aveva impugnato l’esclusione dalla prededuzione del proprio credito professionale deducendo l’omessa valutazione degli effetti che sarebbero conseguiti dalla mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali da lui predisposte per la società poi fallita).

Cassazione civile sez. VI, 06/09/2019, n.22397

Vizio di motivazione dell’avviso di accertamento

Quanto al lamentato vizio di motivazione dell’avviso di accertamento per cui è controversia, si rileva come tale atto espliciti che “l’esame della documentazione fiscale ha evidenziato la contabilizzazione di fatture irregolari, poiché le interrogazioni alla banca dati riferite ai soggetti emittenti le fatture, hanno rilevato l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali” e che si è proceduto al recupero dei correlativi costi “in assenza di ulteriore documentazione rispetto alle fatture (bonifici bancari ed estratti c/c bancari)”; l’avviso, dunque, chiarisce in modo inequivocabile che la pretesa fiscale trae origine dall’assenza di prova circa l’effettività della spesa, in relazione all’ art. 109 ” D.P.R. n. 917 del 1986, formalmente richiamato nel provvedimento. Ciò, oltretutto, trova un elemento documentale di riscontro nel contenuto dell’invito rivolto al contribuente nella fase endoprocedimentale, con il quale si chiedeva, appunto, di produrre “le fatture e ogni altro tipo di documento fiscalmente valido in grado di comprovare l’effettivo sostenimento dei costi rientranti nella categoria delle spese residuali”.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. X, 02/10/2017, n.5680

Amministratori di società di capitali e deficit patrimoniale

La mancata o irregolare tenuta delle scritture contabili e la mancata redazione dei bilanci da parte degli amministratori di una società di capitali non sono fonte di danno e non consentono di porre a carico dell’amministratore il deficit patrimoniale; diverso è il caso dell’omesso versamento di ritenute fiscali e previdenziali relative ai lavoratori dipendenti e l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali le quali producono un danno patrimoniale poiché determinano l’irrogazione delle sanzioni.

Tribunale Roma, 01/06/2016, n.11190

Omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali

In caso di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, l’Ufficio può procedere, ai sensi degli artt. 39 comma 2, e 41 del d.P.R. n. 600 del 1973 e dell’art. 55 del d.P.R. n. 633 del 1972 alla ricostruzione dei ricavi utilizzando gli elementi in proprio possesso, prescindendo in tutto e/o in parte dalle scritture contabili anche se regolarmente tenute, con facoltà di avvalersi di presunzioni semplici anche se prive dei requisiti di gravità precisione e concordanza. In tal caso spetta al contribuente l’onere di dedurre elementi utili per contrastare quanto fatto valere dall’Erario

Comm. trib. prov.le Milano sez. IX, 23/01/2013, n.38

Pagamento delle imposte dirette e dell’imposta sul valore aggiunto

Risponde del delitto di omessa presentazione delle dichiarazioni obbligatorie, ai fini del pagamento delle imposte dirette e dell’imposta sul valore aggiunto, colui che abbia svolto mansioni di amministratore di fatto, anche se risulti l’attribuzione ad altro soggetto della qualifica di legale rappresentante della società obbligata agli adempimenti fiscali.

Cassazione penale sez. III, 05/07/2012, n.33385

La negligenza del commercialista

In caso di mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali attribuibile alla negligenza del commercialista, è nullo l’accertamento induttivo emesso se il contribuente avvedutosi dell’omissione del commercialista ha tempestivamente dato risposta al questionario inviatogli dall’Agenzia, esibito copia cartacea delle stesse, nonché documentazione idonea a valutare la loro veridicità ed effettuato il pagamento delle relative imposte. (A.R.C.)

Comm. trib. reg., (Lombardia) sez. XXIX, 18/11/2011, n.122

Accertamento induttivo dell’ufficio

In caso di vizio di nullità di notifica dell’avviso di accertamento trovano applicazione le norme processualcivilistiche con la conseguenza che la proposizione del ricorso del contribuente sana con effetto “ex tunc” ogni invalidità per raggiungimento dello scopo dell’atto ex art. 156 c.p.c. Ai sensi dell’art. 10 l. 289/02 i termini di decadenza per l’azione accertatrice sono prorogati di due anni per tutti i contribuenti che non abbiano aderito alle sanatorie fiscali a prescindere dalle ragioni che hanno impedito ai contribuenti di avervi accesso per cause loro imputabili quali la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali.

In caso di accertamento induttivo dell’ufficio per omessa dichiarazione il contribuente ha l’onere di contestare l’iter logico induttivo nei suoi passaggi rilevanti, anche con elaborazioni e proiezioni di contrasto alla tesi dell’ufficio idonee a superarne gli analitici rilievi e non limitarsi ad una astratta confutazione.

Comm. trib. prov.le Milano sez. XXXI, 03/12/2010, n.73

La disattenzione della società

Nell’ipotesi di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali da parte di una s.n.c., la società non può non rispondere dell’operato del professionista che la stessa si è scelto, specie se la disattenzione della società si è protratta per un lungo periodo di tempo (nel caso di specie dal 2000 al 2007) e se la stessa società non ha sporto alcuna denuncia (nel caso di specie la s.n.c. soggetta ad accertamento induttivo ed alla irrogazione delle sanzioni per l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, attribuiva tale omissione esclusivamente alla responsabilità del professionista incaricato).

Comm. trib. prov.le Milano sez. XXIV, 21/01/2010, n.14

La natura delle dichiarazioni fiscali

Le dichiarazioni fiscali, in particolare quella dei redditi, non hanno natura di dichiarazioni di volontà, ma di scienza e pertanto, salvi casi particolari, possono essere liberamente modificate dal contribuente, anche in sede processuale. Presupposto, però, per la modifica e/o integrazione è che vi sia stato un reddito dichiarato, condizione questa che non può dirsi verificata nel caso di presentazione di un modello in bianco o di omessa denunzia di qualsiasi reddito.

Cassazione civile sez. trib., 08/07/2008, n.18673

Violazione dell’obbligo di presentazione delle dichiarazioni fiscali

Tra il reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi di cui all’art. 1 comma 1 l. n. 516 del 1982 e la fattispecie di omessa dichiarazione prevista dall’art. 5 d.lg. n. 74 del 2000 sussiste un’ipotesi di successione di leggi penali nel tempo ai sensi dell’art. 2 comma 3 c.p. Posto che la individuazione della disposizione più favorevole al reo deve essere effettuata caso per caso, ne consegue che, in relazione all’ipotesi “de qua”, è da considerare più favorevole la norma più recente di cui all’art. 5 d.lg. n. 74 del 2000, atteso che essa, pur contemplando una fattispecie delittuosa punita con pene più severe rispetto alla precedente contravvenzione, riduce l’ambito della rilevanza penale della violazione dell’obbligo di presentazione delle dichiarazioni fiscali, da essa esulando il fatto in concreto contestato.

Tribunale Milano sez. uff. indagini prel., 11/05/2000



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