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Sigaretta elettronica: ultime sentenze

6 Agosto 2020
Sigaretta elettronica: ultime sentenze

Divieto di propaganda pubblicitaria dei prodotti da tabacco; sospensione dell’attività lavorativa senza giustificato motivo; prodotto liquido da inalazione; assoggettamento dei liquidi da inalazione senza combustione, contenenti o meno nicotina, alla medesima aliquota impositiva, pari al cinquanta per cento dell’accisa gravante sul quantitativo equivalente di sigarette.

Liquidi per sigarette elettroniche

L’art. 291-bis, comma 1, d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, che punisce chiunque introduce, vende, trasporta, acquista o detiene nel territorio dello Stato un quantitativo di tabacco lavorato estero di contrabbando superiore a dieci chilogrammi convenzionali, trova applicazione, in forza dell’art. 62-quater, commi 1-bis e 7-bis, d.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, anche ai liquidi per sigarette elettroniche, poiché per tali prodotti opera il meccanismo di equivalenza di consumo convenzionale determinato sulla base di apposite procedure tecniche definite con provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

(In motivazione la Corte ha specificato che la direttiva doganale n. 11038/RU del 25 gennaio 2018 del Direttore dell’Agenzia delle dogane e monopoli, in cui è richiamata la correlata direttiva n. 6615 del 10 gennaio 2015 della medesima direzione, prevede che 1 ml di prodotto liquido da inalazione equivale al consumo di 5,63 sigarette convenzionali).

Corte di Cassazione, Sezione 3, Penale, Sentenza, 28/01/2020, n. 3465

Imposta di consumo sui prodotti succedanei al fumo

È dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale – sollevata dal TAR Lazio in riferimento all’art. 53, primo comma, Cost. – dell’art. 62-quater, comma 1-bis, del d.lgs. n. 504 del 1995, introdotto dall’art. 1, comma 1, lett. f), n. 1), del d.lgs. n. 188 del 2014, nella parte in cui assoggetta alla medesima imposta di consumo (pari al cinquanta per cento dell’accisa gravante sull’equivalente quantitativo di sigarette) i prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide, contenenti o meno nicotina, esclusi quelli autorizzati all’immissione in commercio come medicinali. L’imposta in questione – la cui finalità primaria è data dal recupero di un’entrata erariale (l’accisa sui tabacchi lavorati) erosa dal mercato delle sigarette elettroniche – non contrasta con il principio di capacità contributiva, in quanto colpisce beni del tutto voluttuari, immessi in consumo dai fabbricanti e dai produttori, che per ciò stesso dimostrano una capacità contributiva adeguata, così come i consumatori finali sui quali viene traslata l’imposta. La finalità secondaria di tutela della salute propria dell’imposta di consumo, che già di per sé giustifica l’imposizione sui prodotti nicotinici, legittima anche l’eventuale effetto di disincentivo, in nome del principio di precauzione, nei confronti di prodotti privi di nicotina che potrebbero costituire un tramite verso il tabacco.

Al legislatore spetta un’ampia discrezionalità in relazione alle varie finalità alle quali s’ispira l’attività di imposizione fiscale, essendogli consentito – sia pure con il limite della non arbitrarietà – di determinare i singoli fatti espressivi della capacità contributiva che, quale idoneità del soggetto all’obbligazione di imposta, può essere desunta da qualsiasi indice rivelatore di ricchezza. (Precedente citato: sentenza n. 111 del 1997).

Corte Costituzionale, Sentenza, 15/11/2017, n. 240

Ripartizione di competenze in materia di tutela della salute

La materia del divieto di fumo (nella quale rientra anche l’uso delle sigarette elettroniche) attiene alla tutela della salute e, pertanto, rientra nella competenza concorrente dello Stato e della Regione, ai sensi dell’art. 117 Cost. Per tale ragione, considerato che la competenza dei Comuni ad emanare ordinanze contingibili ed urgenti in materia di salute è limitata dall’art. 50 d.lgs. 267/2000 ai casi di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale, va annullata l’ordinanza con la quale il Sindaco di un Comune ha disposto il divieto generalizzato di utilizzo di sigarette elettroniche in tutti i locali, uffici, immobili pubblici o aperti al pubblico o finalizzati a servizi pubblici o di pubblica utilità, comunque accessibili all’utenza ed ubicati nel territorio del Comune, atteso che la stessa va ben al di là dei limiti territoriali comunali e non riguarda la salute pubblica, bensì quella privata.

TAR Milano, Sezione 3, Sentenza, 15/12/2014, n. 3039

Succedanei dei prodotti da fumo non contenenti nicotina

Nel giudizio di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 23, 41 e 97 Cost., dell’art. 62- quater del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 [nel testo originario, antecedente alle modifiche apportate dall’art. 1, comma 1, lett. f ), del d. lgs. 15 dicembre 2014, n. 188] ? che assoggetta ad imposta di consumo i succedanei dei prodotti da fumo non contenenti nicotina, idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati, nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo è infondata l’eccezione di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, prospettata dalla difesa erariale, per il mancato assolvimento, da parte del rimettente, dell’obbligo di interpretazione conforme al diritto comunitario. Infatti, la direttiva n. 2014/40/UE, la cui pubblicazione è successiva alla disposizione impugnata, non è stata ancora recepita nell’ordinamento italiano e non è direttamente applicabile. Inoltre, la citata direttiva contiene principi e definizioni non utilmente applicabili ai fini dell’interpretazione della norma censurata.

Corte Costituzionale, Sentenza, 15 maggio 2015, n. 83

Pubblicità commerciale

In tema di divieto di propaganda pubblicitaria dei prodotti da tabacco, nel caso di “hashtag” che richiamano un marchio o un modello di sigarette elettroniche, anche se le società produttrici non possono essere considerate responsabili per le attività degli utenti, in ogni caso esse non possono ripubblicare o richiamare, anche mediante link, sui propri canali social tali “hashtag”, qualora riproducano le sigarette elettroniche da sole o con cose e/o persone in atteggiamenti di soddisfazione o di piacere, in presenza o grazie all’utilizzo del prodotto.

In tal caso, infatti, si tratta di immagini finalizzate o che hanno come effetto, diretto o indiretto, quello di invogliare i consumatori o anche i potenziali consumatori ad utilizzare la sigaretta elettronica, promuovendone così la vendita, a fronte del divieto assoluto di cui all’art. 21 del D. Lgs. 12 gennaio 2016 n. 6, che ha la sua “ratio” nel pericolo per la salute umana che può derivare dall’utilizzo dei prodotti per i quali la legge vieta la pubblicità commerciale. Per gli stessi motivi, deve ritenersi vietata la stessa pubblicità a mezzo cartellonistica e YouTube.

Tribunale Roma, Sezione 17, Civile, Ordinanza, 5/11/2019

Divieto sigarette al mentolo

È valida la nuova direttiva dell’Unione europea sui prodotti del tabacco. Sono dunque leciti sia l’ampia standardizzazione dei confezionamenti quanto il futuro divieto delle sigarette al mentolo nell’Unione ed anche la specifica regolamentazione delle sigarette elettroniche previsti, a decorrere dal 20/5/2020, dalla direttiva 2014/40/UE sui prodotti del tabacco.

Corte di Giustizia dell’Unione europea, Sezione 4, Sentenza, 4/05/2016, n. 547/14

Sigaretta elettronica: imposte e tasse

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 23 Cost., l’art. 62- quater del d. lgs. 26 ottobre 1995, n. 504 [nel testo originario, antecedente alle modifiche apportate dall’art. 1, comma 1, lett. f ), del d. lgs. 15 dicembre 2014, n. 188], nella parte in cui sottopone ad imposta di consumo, nella misura pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita al pubblico, la commercializzazione dei prodotti non contenenti nicotina, idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati, nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo.

L’intrinseca irrazionalità di tale previsione è legata alla sottoposizione ad una aliquota unica di una serie eterogenea di sostanze, non contenenti nicotina, e di beni aventi uso promiscuo. Tale disposizione prevede, infatti, l’ingiustificata e irragionevole estensione al commercio di prodotti contenenti sostanze diverse dalla nicotina nonché dei dispositivi e delle parti di ricambio che ne consentono il consumo, del regime fiscale dell’accisa sui tabacchi, legata invece al disfavore verso beni nocivi della salute e dei quali si vuole scoraggiare il consumo. La disposizione, inoltre, si pone in contrasto con l’art. 23 Cost., in quanto contiene solo un generico riferimento alla idoneità delle citate sostanze a sostituire il consumo dei tabacchi.

Essa, dunque, rinvia ad una valutazione soggettiva ed empirica, rendendo palese l’indeterminatezza della base imponibile e la mancata indicazione di specifici e vincolanti criteri direttivi, idonei a limitare la discrezionalità amministrativa nella fase di attuazione della normativa in questione, senza peraltro prevedere forme procedurali partecipative, che potrebbero operare come correttivo rispetto alla elasticità delle indicazioni legislative. (Restano assorbite le ulteriori censure relative alla asserita violazione degli artt. 41 e 97 Cost.) – Per l’affermazione che la riserva relativa di legge, di cui all’art. 23 Cost., non giustifica prescrizioni normative “in bianco” ma impone la precisazione, anche non dettagliata, dei contenuti e dei modi dell’azione amministrativa limitativa della sfera generale di libertà dei cittadini, v. la citata sentenza n. 115/2011.

Per l’affermazione che l’espressione “in base alla legge” contenuta nell’art. 23 Cost. debba essere interpretata in relazione al fine della protezione della libertà e della proprietà individuale e che tale principio implica che la legge che attribuisce ad un ente il potere di imporre una prestazione non possa lasciare all’arbitrio di quest’ultimo la determinazione della prestazione, v. la citata sentenza n. 4/1957.

Per l’affermazione che la riserva di legge di cui all’art. 23 Cost. imponga la preventiva determinazione di sufficienti criteri di base e linee generali di disciplina della discrezionalità amministrativa, v. le citate sentenze nn. 350/2007 e 105/2003. – Per l’affermazione che la concreta entità della prestazione imposta sia desumibile chiaramente dagli interventi legislativi, v. le citate sentenze nn. 115/2011 e 190/2007.

Per l’affermazione che l’elasticità delle indicazioni legislative possa essere accompagnata, come correttivo, da forme procedurali partecipate, v. le citate sentenze nn. 180/1996, 157/1996, 182/1994 e 507/1988.

Corte Costituzionale, Sentenza, 15/05/2015, n. 83

Licenziamento disciplinare: uso del telefono e della sigaretta elettronica

In tema di licenziamento disciplinare, le condotte di uso del telefono cellulare e della sigaretta elettronica durante l’orario di lavoro non sono equiparabili, anche ai fini della recidiva, alla fattispecie di “sospensione dell’attività lavorativa senza giustificato motivo”, prevista come infrazione passibile di licenziamento – se reiterata – dall’art. 192 c.c.n.l. pubblici esercizi del 20 febbraio 2010, in relazione alle lett. a) e b) del precedente art. 138, comma 7, dello stesso c.c.n.l.; ciò perché la sospensione del lavoro postula una totale (e transitoria) assenza della prestazione da parte del lavoratore, laddove tanto l’uso del telefono cellulare, quanto quello della sigaretta, non sono in sé incompatibili con lo svolgimento, in tutto o in parte, dell’attività lavorativa, deponendo in tal senso, altresì, l’individuazione della contravvenzione al divieto di fumare quale illecito disciplinare suscettibile di sanzione conservativa nel citato art. 138, comma 7, lett. e), c.c.n.l. cit.

Cassazione civile sez. VI, 27/06/2018, n.16965



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