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Cosa succede se la banca non concede il mutuo

30 Luglio 2020
Cosa succede se la banca non concede il mutuo

I motivi per i quali un istituto di credito può decidere di non accettare la tua richiesta di prestito e cosa puoi fare dopo.

Il gran giorno è arrivato: hai trovato la casa dei tuoi sogni e vuoi comprarla. Magari sei stato per mesi in affitto. Magari vuoi – e soprattutto, finalmente, puoi – spiccare il volo e lasciare casa dei tuoi, dopo mille lavori precari e, infine, uno stabile. Non resta che contare le tue finanze e regolarti di conseguenza. Il che, nella più probabile delle ipotesi, significa prendere un mutuo.

Ti rivolgi quindi alla tua banca e intraprendi la lunga strada che speri possa portarti alla concessione del prestito. Purtroppo non va come speravi: il parere di fattibilità dell’istituto di credito è negativo, ovvero niente da fare.

Cosa puoi fare adesso? Devi rinunciare alla casa che volevi tanto? In una situazione del genere ti chiedi, legittimamente, cosa succede se la banca non concede il mutuo e se puoi intervenire in qualche modo per convincere la filiale a darti fiducia. Nelle prossime righe cercheremo di rispondere a questa domanda.

Requisiti per chiedere un mutuo

Prima di entrare nel vivo dei tuoi dubbi e provare a dissiparli, riteniamo doveroso fare un piccolo passo indietro, o meglio partire dall’inizio per farti capire a cosa può essere dovuto il no alla tua richiesta di prestito. Quella di accollarsi un mutuo, come certamente saprai, è una scelta che chiunque è chiamato a fare con assoluta ponderazione, perché sobbarcarsi un prestito da restituire con gli interessi significa vincolarsi e condizionare pesantemente la propria vita. Anche l’istruttoria non è propriamente snella: bisogna presentare molti documenti e curare la pratica attentamente, proprio per fare in modo che l’esito sia positivo e non, al contrario, dover correre ai ripari nelle modalità che ti spiegheremo.

Può essere quindi utile riepilogare i requisiti per chiedere un mutuo. La richiesta può essere avanzata da cittadini italiani residenti in Italia o da cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea. I cittadini extracomunitari, invece, devono avere la residenza in Italia. Bisogna inoltre essere maggiorenni.

L’elenco di documenti da consegnare è abbastanza lungo; laddove ti interessi conoscerlo nel dettaglio ti rimandiamo ad altri articoli in cui abbiamo approfondito le modalità di presentazione della richiesta del mutuo (leggi qui: Come avere un mutuo). Ti basti sapere che la banca tiene conto principalmente di tre parametri per decidere, e cioè il reddito netto di chi chiede il prestito e della sua famiglia – variabile fondamentale, probabilmente la più importante agli occhi di chi esamina la pratica – il valore della casa che, col mutuo, vorresti comprare, eventuali garanzie aggiuntive.

La banca valuta la tua affidabilità anche sotto un altro profilo, oltre a quello reddituale, e cioè è interessata a sapere se, in passato, hai onorato i tuoi impegni finanziari – qualora tu ne abbia avuti – e quindi si tratta di capire sei ci sono creditori che stiano ancora aspettando un saldo da te. Tant’è che, tra le carte da esibire, c’è anche una dichiarazione che riguardi i tuoi eventuali debiti o in cui attesti di non averne.

Motivi per i quali la banca può rifiutare il mutuo

Dalla lettura dei requisiti necessari per avanzare una richiesta di prestito che abbia buone probabilità di successo si passa in modo abbastanza consequenziale ai motivi per i quali la banca può rifiutare un mutuo.

Il più frequente è la mancanza di quella che, poche righe fa, abbiamo definito affidabilità creditizia, che è data dal binomio reddito più solvibilità: se l’istituto di credito ritiene che la rata mensile sia troppo alta per il tuo stipendio, tende a rigettare la domanda. Generalmente dà anche un criterio abbastanza preciso all’aspirante richiedente per regolarsi: la rata non dovrebbe superare un terzo del reddito familiare mensile netto, altrimenti nella stragrande maggioranza dei casi il mutuo non viene concesso. Idem se risulta che ci troviamo davanti a un cattivo pagatore che, per esempio, non si è dimostrato puntuale nel pagare prestiti ottenuti in precedenza.

Altre ipotesi di respingimento della richiesta riguardano la congruità della stessa. Ci spieghiamo meglio: se la cifra che chiedi è molto importante per pagare una casa che vale la metà, la banca avrebbe tutte le ragioni per dirti no. Mettiamo che tu non riesca a pagare il mutuo: la casa verrebbe rivenduta con zero speranze di coprire una somma pari a quella prestata. Insomma: la banca non ci rientrerebbe e l’operazione diventerebbe antieconomica.

Cosa puoi fare tu

Come abbiamo visto, le condizioni che la banca pone per accendere un mutuo sono piuttosto stringenti. Per questo, se il rifiuto scatta per uno dei motivi di cui sopra, non resta molto da fare. Quando, non troppe righe fa, parlavamo di ponderazione necessaria nel chiedere un mutuo, alludevamo proprio all’attenzione con cui curare ogni dettaglio per confezionare una pratica inappuntabile.

Se la tua richiesta è respinta, nulla ti vieta di tentare con un altro istituto di credito. Il consiglio, però, a questo punto, è valutare attentamente i punti critici della pratica respinta per capire come evitare un secondo rifiuto. Per esempio: se il prestito ci viene negato perché abbiamo altri finanziamenti in corso, sarebbe bene finire di pagarli e poi tornare alla carica. Stessa prudenza sarebbe richiesta se siamo stati segnalati come cattivi pagatori: in tal caso bisognerebbe aspettare il tempo necessario alla cancellazione automatica dalla banca dati prima di chiedere un mutuo a un’altra filiale, così da potersi presentare come più affidabile.

C’è però anche un altro scenario relativo al respingimento della richiesta. Ok la discrezionalità della banca, ma questo non autorizza a negare un mutuo senza motivo, che è un’altra circostanza che può capitare. Oppure può essere che tu sia assolutamente convinto delle tue ragioni e di avere le carte in regola per ottenere il prestito e voglia insistere.

Quello che puoi fare, a questo proposito, è rivolgerti al prefetto, che a sua volta chiederà spiegazioni alla banca. Laddove non dovesse ritenerle esaustive, chiederà l’intervento dell’arbitro bancario (Abf) oppure può chiederlo anche direttamente il cittadino o un’associazione di categoria alla quale aderisca. Si tratta di un sistema di risoluzione alternativa delle controversie (adr) che possono sorgere tra clienti, banche e intermediari. L’Abf, in sostanza, decide chi ha ragione e chi ha torto senza passare per il giudice; le sue decisioni non sono vincolanti ma in genere c’è un alto grado di adeguamento.

Secondo precedenti decisioni dell’Abf, negare il mutuo senza motivo o dopo aver fatto credere al cliente che potevano esserci le condizioni per l’erogazione del prestito, espone la banca a responsabilità e al conseguente risarcimento [1]. Questo perché la banca è tenuta a osservare un comportamento rispettoso della correttezza e della buona fede anche prima della stipula di un contratto come il mutuo [2]: il richiedente è a tutti gli effetti un cliente, anche se quella della richiesta è ancora una fase precontrattuale.

Il ricorso all’Abf

Per ricorrere all’Abf bisogna prima presentare un reclamo alla banca, condizione essenziale per innestare il procedimento di conciliazione stragiudiziale (cioè che fa a meno del giudice). Entro trenta giorni, l’ufficio reclami dell’istituto di credito deve esaminarlo e decidere se accoglierlo o respingerlo. Qualora lo accolga, indica i tempi per l’adempimento; altrimenti, se non risponde nei trenta giorni o lo respinge, il cliente può ricorrere all’Abf massimo entro dodici mesi dalla presentazione del reclamo. Se sono già trascorsi dodici mesi, dovrai presentare un nuovo reclamo.

Il ricorso si può inoltrare per posta, fax, pec o anche a mano in una filiale di Banca d’Italia che provvede a inviarlo. Costa solo 20 euro di spese di segreteria (vengono rimborsati in caso di accoglimento del ricorso). L’avvenuta presentazione del ricorso va comunicata alla banca, che deve riceverne una copia via pec o raccomandata. A quel punto, la banca dovrà informare l’Abf della notifica. Viene concesso un termine di 45 giorni alla banca per controdeduzioni, ovvero per ribattere; è ammessa una controreplica del cliente entro venti giorni e un’altra della banca entro altri 25 giorni. Dopodiché, una volta ricevuta tutta la documentazione sulla controversia, l’Abf ha sessanta giorni di tempo per decidere.

Se accoglie il ricorso, la banca è tenuta a conformarsi alla decisione entro il termine fissato dal collegio o comunque entro trenta giorni, se non è stato fissato alcun termine. Se lo respinge, puoi sempre ricorrere al giudice, così come la banca, nel caso in cui l’Abf le dia torto e lei non sia d’accordo. Quindi la banca o rispetta la decisione, o ricorre al giudice o non la rispetta e, in tal caso, viene inserita in un elenco pubblico online di intermediari inadempienti.

Se ti interessano altre informazioni sull’Abf, puoi approfondire qui:


note

[1] Responsabilità precontrattuale ai sensi dell’art. 1337 cod. civ.: Abf Roma decisione n. 437/2010; Abf Milano, decisione n. 445/2010;

[2] Banca d’Italia, v. disposizioni del 29.07.2009, sez. I, premessa, 1.3.


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