Separazione: quale rapporto tra nonni e nipoti?

30 Luglio 2020 | Autore:
Separazione: quale rapporto tra nonni e nipoti?

Il diritto di visita, incontro e frequentazione è garantito dalla legge e riconosciuto dalla giurisprudenza. Come tutelarlo in caso di opposizioni ed ostacoli.

Le separazioni non coinvolgono solo i coniugi e i loro figli, ma le due intere famiglie di appartenenza dei genitori che si dividono; quelli che, visti dal lato dei bambini, sono i loro nonni, paterni e materni.

La tutela dei rapporti tra nonni e nipoti di solito è indiretta, perché le condizioni stabilite per regolare i vari aspetti della separazione spesso non si preoccupano di disciplinarli direttamente.  Inoltre i nonni non partecipano al giudizio di separazione, non sono parti in senso tecnico e quindi non hanno modo di far sentire la loro voce se non attraverso i rispettivi figli.

A volte si dà per scontato che il diritto di visita stabilito in favore del genitore non collocatario (che nella maggioranza dei casi è il padre separato) comprenda anche la possibilità di incontrare i suoi genitori, ma non sempre e così e sorgono ostacoli di vario genere.

La legge però stabilisce il diritto del minore a mantenere i rapporti con i nonni e anche la giurisprudenza si mostra di questo avviso e lo riconosce pienamente. Quindi i nonni hanno la possibilità di incontrare  e frequentare regolarmente i loro nipoti. Non c’è bisogno di sottolineare quanto i nonni siano necessari per il benessere e la crescita dei bambini. Vediamo come si manifesta l’esercizio di questo diritto e quali rimedi ci sono in caso di ostacoli, a partire dalla possibilità per i nonni di rivolgersi direttamente al giudice.

Le vicende della separazione

La separazione è un evento traumatico. La rottura del legame affettivo tra gli ex coniugi provoca ripercussioni, psicologiche e talvolta anche di carattere materiale, sui loro figli e su entrambe le famiglie di appartenenza, a partire dai nonni, che soffrono doppiamente per l’interruzione del rapporto del loro figlio o figlia e per le difficoltà che sorgono nell’incontrare i nipoti collocati presso l’altro genitore.

Nei casi estremi, viene impedito ai bambini di frequentare la famiglia di origine del coniuge separato, come quando la madre si oppone all’esercizio del diritto di visita in favore del padre. Così i nonni vengono esclusi dalla vita dei nipoti.

Le difficoltà si accentuano, da un punto di vista pratico, quando uno dei due ex partner si trasferisce in una località diversa e distante da quella in cui viveva con il coniuge e preleva i propri figli di rado; i nonni possono vivere in un’altra città ed avere difficoltà di spostamento autonomo e tutto questo rende molto problematico l’incontro con i nipoti. In questi casi, le videochat da computer o smartphone possono aiutare a mantenere un contatto almeno virtuale, ma non possono sostituire il calore umano dell’incontro diretto.

Diritto di visita dei nonni: cosa dice la legge

Il Codice civile, nelle norme sull’affidamento condiviso, prevede espressamente il diritto di visita dei nonni in caso di separazione o divorzio [1]. La norma stabilisce che «gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni» e per rendere effettiva la tutela dispone che «l’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore».

Quindi, a ben vedere, se sorgono ostacoli all’esercizio di questo diritto stabilito in favore dei nonni, c’è la possibilità per loro di rivolgersi al tribunale e chiedere al giudice di adottare i provvedimenti necessari a realizzare gli incontri; ma essi verranno emessi con riguardo all’interesse del minore e non a quello dei nonni. Dunque, le visite saranno riconosciute solo se il loro impedimento comporta un pregiudizio per la crescita equilibrata del piccolo.

Diritto di visita dei nonni: la giurisprudenza

La giurisprudenza italiana ed anche quella europea hanno adottato una linea di favore nel riconoscimento del diritto di visita tra nonni e nipoti minorenni. Le pronunce della Corte di giustizia europea si basano su un Regolamento dell’Unione europea [2] che prevede la garanzia per i nonni di poter continuare a frequentare i loro nipoti dopo la separazione o il divorzio dei genitori.

Le concrete modalità di esercizio di questo diritto di visita dovrà essere stabilito dal Giudice. Le sentenze della Corte di Giustizia hanno deciso casi molto problematici, dove era capitato che un genitore era andato a vivere in un altro Stato portando con sé i figli e precludendo ai genitori dell’altro coniuge di incontrare i loro nipoti.

C’è una sentenza, la cui portata è stata definita storica, della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo [3] in cui si afferma che le autorità interne degli Stati membri, come i servizi sociali e quelli di supporto psicologico, devono predisporre tutte le misure necessarie per favorire il legame tra i minori e i loro nonni e riconciliarlo in caso di rottura. Ne abbiamo parlato diffusamente nell’articolo “rapporto nonni-nipoti: quali tutele se i genitori si separano“.

Anche la Corte di Cassazione in diverse pronunce [4] ha affermato che il divieto imposto da un genitore alla frequentazione dei figli con i nonni si giustifica solo se esistono serie e comprovate ragioni. Anche qui, tutto ruota attorno alla necessità di garantire ai bambini una crescita serena ed equilibrata, che a seconda dei casi può passare attraverso il regolare incontro con i nonni oppure addirittura escluderlo se questa frequentazione comporta loro traumi e ne compromette l’equilibrio psicofisico.

L’audizione del minore

Proprio per questo è prevista, durante il procedimento giudiziale, anche l’audizione del minore [5], che, se ha compiuto 12 anni o ha comunque «capacità di discernimento», deve essere ascoltato dal giudice attraverso i suoi esperti (psicologi ed assistenti sociali) per manifestare la volontà in merito all’incontro con i suoi nonni.

Su questo aspetto c’è una nuova ordinanza della Cassazione [6] che ha stabilito come il mancato ascolto del bambino non determini una nullità procedimentale (che perciò può essere validamente emessa), ma consente ai controinteressati di impugnare la decisione, facendo valere le proprie ragioni nella fase di opposizione al provvedimento emanato dal primo giudice.

Nella vicenda decisa, i nonni paterni avevano chiesto al tribunale di poter incontrare la nipote, che a seguito della separazione coniugale era stata collocata presso la madre. Era emersa, però, una situazione di «aspro conflitto e aperta denigrazione nei confronti della nuora», in base alla quale i giudici di merito avevano ritenuto inopportuni gli incontri diretti tra la bambina e i nonni.

Nel procedimento, però, la bambina (che aveva 9 anni di età al momento della decisione) non era stata ascoltata e i nonni pretermessi hanno impugnato in Cassazione il provvedimento della Corte d’appello, che, confermando le decisioni del tribunale, rilevava che l’audizione non era necessaria una volta appurato che i nonni non erano in possesso delle adeguate capacità educative ed affettive e che gli incontri sarebbero stati pregiudizievoli per l’equilibrata crescita della nipote.

Ma per la Suprema Corte la mancata partecipazione del minore – in questo caso la bambina, che non aveva potuto esprimere direttamente la sua opinione, nonostante la decisione la riguardasse – non ha invalidato il procedimento: il minore non è parte del processo e la decisione non può essere considerata nulla anche se egli non vi ha partecipato.

Siccome però i nonni avevano fatto valere proprio questa doglianza relativa al mancato ascolto, la Cassazione ha riconosciuto che il vizio procedimentale della decisione (del tribunale prima, e della corte d’appello poi) sussiste, per violazione del principio del contraddittorio che non aveva consentito di acquisire le opinioni della bambina. E i giudici di merito non avevano motivato alcunché sull’assenza di discernimento che avrebbe potuto giustificare l’omissione del suo ascolto. Perciò il ricorso dei nonni è stato accolto e la causa è stata rimessa alla Corte d’Appello per un nuovo esame.


note

[1] Art. 317 bis Cod. civ. introdotto dal D. Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154.

[2]  Artt. 1 e 2 Reg. (CE) n. 2201/2003.

[3] Corte Europea Diritti dell’Uomo, sent. 20 gennaio 2015.

[4] Cass. sent. n. 9606/1998 del 25 settembre 1998 e Cass. sent.n. 752/2015  del 19 gennaio 2015.

[5] Art. 336, comma 2, Cod. civ.

[6] Cass. ord. n. 6410/20 del 30 luglio 2020.


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