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In pensione con 15 anni di contributi

31 Luglio 2020 | Autore:
In pensione con 15 anni di contributi

Pensione di vecchiaia con le deroghe Amato o col computo presso la gestione separata: a chi spetta il requisito contributivo ridotto.

La pensione di vecchiaia, oltre al compimento di un’età minima, richiede il possesso di almeno vent’anni di contributi: il requisito contributivo per i trattamenti di vecchiaia, presso la generalità delle gestioni amministrate dall’Inps, è pari a 20 anni da parecchio tempo.

Sopravvivono, però, delle eccezioni che consentono a determinati lavoratori di fruire della pensione di vecchiaia con soltanto 15 anni di contributi. Si tratta di deroghe diverse, destinate a categorie differenti di pensionati, da non confondere tra loro. Ma chi può andare in pensione con 15 anni di contributi?

La pensione con 15 anni di contribuzione è prevista specificamente per i destinatari delle cosiddette tre deroghe Amato, deroghe contenute nell’omonimo decreto di riordino delle pensioni del 1992 [1]. Queste deroghe, nonostante siano risalenti nel tempo, possono continuare a essere utilizzate, come specificato dall’Inps [2]; due di queste deroghe sono però “ad esaurimento”, cioè rivolte a una platea di lavoratori che, anche se non possiedono una consistente anzianità contributiva, hanno comunque un’anzianità di iscrizione all’Inps piuttosto datata.

Il decreto Amato ha previsto 20 anni di contributi come requisito minimo per la pensione di vecchiaia, disponendo però il raggiungimento di questo obiettivo in modo graduale nel tempo e prevedendo diverse eccezioni.

Oltre alle deroghe Amato, la pensione con 15 anni di contributi può essere raggiunta da chi opta per il computo presso la gestione separata, ossia da chi sceglie di far confluire tutti i contributi posseduti in questa gestione Inps. Per fruire del computo, però, bisogna soddisfare precisi requisiti, tra i quali, appunto, anche il possesso di almeno 15 anni di contributi complessivi.

Attenzione: con il computo si ottiene sì la pensione di vecchiaia con 15 anni di versamenti, ma con un’età più elevata rispetto a quella prevista per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Procediamo allora con ordine e facciamo chiarezza sulle ipotesi nelle quali gli iscritti all’Inps possono ottenere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi.

In pensione con 15 anni di contributi accreditati entro il 1992

Chi risulta iscritto presso l’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps (che comprende il fondo pensioni dei lavoratori dipendenti e le gestioni speciali dei lavori attori autonomi), oppure presso un fondo sostitutivo o esclusivo della stessa, come ex Inpdap o ex Ipost, o ancora presso l’ex Enpals, può ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria, a 67 anni di età (requisito valido sino al 31 dicembre 2022), se in possesso di 15 anni di contributi accreditati entro il 31 dicembre 1992.

Per soddisfare questo requisito vale tutta la contribuzione accreditata, non solo quella obbligatoria, ma anche quella figurativa, da riscatto o da ricongiunzione; contano persino i contributi accreditati all’estero presso Paesi europei o convenzionati con l’Italia in materia di sicurezza sociale.

Anna ha lavorato soltanto sino al 1996. Possiede 19 anni di contributi complessivi, di cui 15 accreditati entro il 31 dicembre 1992: può ottenere la pensione di vecchiaia a 67 anni con 15 anni di contributi. Marcella, invece, ha 19 anni di contributi come Anna, ma possiede solo 14 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1992: a meno che non possa far valere un periodo da riscattare entro la stessa data, non può ottenere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi. Deve dunque integrare i 19 anni di contribuzione posseduti per ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria con 20 anni di versamenti.

In pensione con 15 anni di contributi per gli autorizzati ai versamenti volontari

La pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni, con 15 anni di contributi complessivi, può essere anche ottenuta da chi è ammesso alla prosecuzione volontaria nel versamento ella contribuzione, con effetto da data anteriore al 31 dicembre 1992.

In pratica, chi possiede un’autorizzazione al versamento dei contributi volontari precedente al 31 dicembre 1992 può ottenere la pensione a 67 anni con 15 anni di contributi. È sufficiente la sola autorizzazione, non è richiesto anche il versamento effettivo di un minimo di contributi volontari.

Che cosa sono i contributi volontari? I contributi volontari consistono in versamenti facoltativi della contribuzione previdenziale interamente a carico del lavoratore, effettuati quando è interrotto o cessato il rapporto di lavoro che ha dato luogo all’obbligo dell’assicurazione Inps. In buona sostanza, l’assicurato, per non lasciare dei periodi scoperti da versamenti e raggiungere prima la pensione, può continuare a versare la contribuzione nella sua gestione. Qui la Guida ai contributi volontari.

Chi può rientrare in questa seconda deroga Amato? Possono rientrarvi gli iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria e presso l’ex Enpals (sportivi e lavoratori dello spettacolo), non gli iscritti presso le gestioni esclusive, come ex Inpdap ed ex Ipost, in quanto per gli iscritti a queste casse la prosecuzione volontaria è stata introdotta solo a partire dal 12 luglio 1997.

E se il lavoratore ha ottenuto l’autorizzazione al versamento della contribuzione volontaria presso l’Assicurazione obbligatoria e successivamente è stato iscritto all’ex Inpdap? Purtroppo, l’autorizzazione ottenuta presso l’Assicurazione generale obbligatoria non può essere trasferita a forme sostitutive o esclusive della stessa assicurazione, nemmeno a seguito di ricongiunzione.

Mario ex dipendente del settore privato, ottiene nel 1992 l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari. Termina però la propria carriera come dipendente pubblico, iscritto dunque all’ex Inpdap: ricongiunge tutti i contributi posseduti da Inps, Fondo pensione lavoratori dipendenti, a Inps gestione dipendenti pubblici- ex Inpdap. Poiché autorizzato al versamento volontario dei contributi prima del 31 dicembre 1992, considerando altresì che la contribuzione è stata ricongiunta, Mario può ottenere la pensione con 15 anni di contributi in quanto in possesso dell’autorizzazione ai versamenti volontari? La risposta è negativa: l’autorizzazione non può essergli utile in quanto non può essere trasferita da una gestione all’altra.

Quali contributi sono utili ai fini di questa seconda deroga Amato? Per rientrare nel beneficio vale, come osservato in relazione alla prima deroga, tutta la contribuzione accreditata, non solo quella obbligatoria, ma anche quella figurativa, da riscatto o da ricongiunzione; contano persino i contributi accreditati all’estero presso Paesi europei o convenzionati con l’Italia in materia di sicurezza sociale.

In pensione con 15 anni di contributi per chi ha lavorato in modo discontinuo

L’ultima deroga Amato può essere fruita dai soli iscritti presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti Fpld e presso i fondi sostitutivi dell’Assicurazione generale obbligatoria, come Fondo elettrici e telefonici.

La deroga consente di pensionarsi a 67 anni se si possiedono:

  • almeno 15 anni di contributi da lavoro dipendente;
  • almeno 25 anni di anzianità contributiva, cioè dalla data di prima iscrizione all’Inps, iscrizione che può essere avvenuta anche in qualità di lavoratore autonomo;
  • almeno 10 anni non lavorati interamente, ossia per meno di 52 settimane; attenzione: non rilevano gli anni in cui figurano, nell’estratto conto Inps, meno di 52 settimane in quanto è stata versata dal datore di lavoro una retribuzione inferiore al minimo necessario per l’accredito di un anno di contributi (la retribuzione minima, che dà luogo all’accredito di tutte le 52 settimane di contribuzione nell’anno, è pari a 10.724,06 euro, in quanto la retribuzione minima settimanale deve ammontare almeno al 40% del trattamento minimo mensile, pari a 515,58 euro per il 2020).

Franca ha lavorato con contratti part time per oltre 10 anni; a causa della forte riduzione oraria e della paga bassa, pur avendo lavorato dal 1° gennaio al 31 dicembre, ogni anno figurano, nell’estratto conto Inps, meno di 52 settimane. Franca non può, però accedere alla terza deroga Amato, in quanto ha comunque lavorato per l’anno intero, anche se la contribuzione è stata ridotta in rapporto alla paga.

Che cosa succede se l’interessato è un Otd, cioè un operaio agricolo a tempo determinato e figura iscritto tutto l’anno negli elenchi? Per l’accesso alla terza deroga Amato, non rileva l’iscrizione agli elenchi dei lavoratori agricoli per l’intero anno, ma rileva unicamente che l’annualità non sia stata interamente lavorata.

In pensione con 15 anni di contributi con il cumulo

La pensione con 15 anni di versamenti, per chi ha diritto a fruire di una delle tre deroghe Amato, può essere ottenuta anche attraverso il cumulo, cioè sommando, ai fini del diritto al trattamento pensionistico, la contribuzione presente in gestioni previdenziali diverse. Lo ha chiarito l’Inps, con una circolare del 2013 [3].

Non in tutti casi, però, è possibile beneficiare di questa eccezione, ma soltanto se i fondi di previdenza in cui si possiedono i contributi prevedono la possibilità di fruire della specifica deroga Amato richiesta dal lavoratore.

In pratica, per poter beneficiare del cumulo dei contributi bisogna verificare se le singole gestioni coinvolte nella sommatoria dei contributi riconoscono, nel proprio ordinamento, la possibilità di pensione con 15 anni di contributi invece che con 20 anni.

Marianna possiede, prima del 31 dicembre 1992, 10 anni di contributi non sovrapposti presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti e 5 anni di contributi presso l’ex Inpdap. Può cumulare i versamenti per rientrare nella prima deroga Amato, in quanto questa deroga è riconosciuta sia da Inps Fpld che dall’Inpdap.

Per approfondire: Pensione con 15 anni di versamenti grazie al cumulo.

In pensione con 15 anni di contributi nella gestione Separata

Chi non rientra in una delle tre deroghe Amato può comunque ottenere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi? La risposta è positiva, ma solo se possiede i requisiti per fruire del computo presso la gestione Separata [4].

Difatti, chi vanta dei contributi accreditati presso la gestione separata dell’Inps, anche un mese soltanto, può usufruire degli stessi trattamenti agevolati riservati a coloro che risultano privi di contributi anteriori al 1996, a cui si applica il calcolo interamente contributivo della pensione, purché si avvalga del computo dei contributi.

Con la facoltà di computo, della quale ci si può avvalere al momento del pensionamento, è possibile far confluire tutti i contributi che si possiedono in casse diverse verso la gestione Separata, per ottenere un’unica pensione.

Ma quali sono i trattamenti agevolati riservati agli iscritti presso la gestione Separata e a chi non possiede versamenti prima del 1996, che possono essere ottenuti col computo? Tra questi trattamenti si annoverano:

  • la pensione anticipata con 20 anni di contributi e 64 anni di età, che può essere liquidata se l’assicurato supera una soglia minima d’importo, pari a 2,8 volte l’assegno sociale;
  • la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi, che può essere liquidata a 71 anni di età.

Quali sono i requisiti previsti per poter beneficiare del computo?

Può esercitare la facoltà di computo di tutti i versamenti verso la gestione separata chi possiede i seguenti requisiti:

  • anzianità contributiva inferiore a 18 anni alla data del 31 dicembre 1995, ma possesso di almeno un contributo alla data stessa: sono considerati tutti i contributi, compresi quelli volontari e figurativi;
  • anzianità contributiva complessiva pari ad almeno 15 anni, di cui almeno 5 accreditati dopo il 31 dicembre 1995.

In pratica, chi possiede contribuzione alla data del 31 dicembre 1995 può ottenere la pensione di vecchiaia a 71 anni non con 5, ma con almeno 15 anni di contributi complessivi, anche unendo versamenti di casse diverse (tutta la contribuzione dell’interessato, difatti, confluisce presso la gestione Separata, ad eccezione di quella versata nelle casse professionali).

Attraverso il computo non può essere invece liquidata la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi a 67 anni di età, in quanto presso la gestione Separata sono previsti almeno 20 anni di contributi per raggiungere il trattamento a 67 anni, oltre a una soglia minima d’importo della pensione, pari a 1,5 volte l’assegno sociale.

Per approfondire: Pensione col computo nella gestione Separata.

Chi non possiede almeno un contributo alla data del 31 dicembre 1995 non può avvalersi del computo, ma può ottenere la pensione di vecchiaia a 71 anni con soli 5 anni di contributi.


note

[1] Art.2, Co.3, Lett. a) e b) D.lgs. 503/1992.

[2] Circ. Inps 16/2013.

[3] Circ. Inps 120/2013.

[4] Art. 3 DM 282/1996.


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