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Disturbo della personalità: ultime sentenze

26 Agosto 2020
Disturbo della personalità: ultime sentenze

Vizio di mente; accertamento della circostanza aggravante della premeditazione; nesso eziologico con la specifica condotta criminosa.

Accertamento grave disturbo della personalità

Nell’ipotesi di accertato grave disturbo della personalità, funzionalmente collegato all’agire e tale da incidere, facendola scemare grandemente, sulla capacità di volere, l’accertamento della circostanza aggravante della premeditazione richiede un approfondito esame delle emergenze processuali che porti ad escludere, con assoluta certezza, che la persistenza del proposito criminoso sia stata concretamente influenzata da uno degli aspetti patologici correlati alla formazione od alla persistenza della volontà criminosa (esclusa la premeditazione se l’uccisione a colpi di pistola del – presunto – rivale in amore è frutto di un “delirio di gelosia”, sufficiente, secondo i giudici, per parlare di vizio parziale di mente).

Cassazione penale sez. I, 24/06/2020, n.20487

Circonvenzione di incapaci: la prova della condotta induttiva

In tema di circonvenzione di persone incapaci, la prova della condotta induttiva può risultare anche da elementi indiziari e prove logiche come la natura dell’atto posto in essere e l’incontestabile pregiudizio da esso derivato, nonché dagli accadimenti più strettamente connessi al suo compimento.

(Fattispecie in cui la vittima, affetta da disturbo della personalità, era stata indotta a vendere un immobile per un corrispettivo notevolmente inferiore al valore di mercato e da versarsi in gran parte dopo oltre cinque anni, nella falsa convinzione che la cessione riguardasse solo la metà del bene e che la stessa avrebbe continuato ad occuparlo a titolo di locazione senza addebito di oneri condominiali, per il cui mancato pagamento aveva successivamente subito dagli imputati una intimazione di sfratto).

Cassazione penale sez. II, 13/11/2019, n.51192

Separazione giudiziale dei coniugi

In tema di separazione giudiziale dei coniugi, va disposto l’affidamento ai servizi sociali, ma con collocamento presso il marito, della minore preadolescente, pur se sia stato incontrovertibilmente accertato (con sentenza definitiva di disconoscimento) che la stessa è figlia della sola moglie, affetta però da un grave disturbo della personalità, che la rende del tutto inadeguata e potenzialmente pregiudizievole per la figlia, la quale, invece, ha consolidato un profondo legame con l’uomo, figura di riferimento che ha assunto il ruolo di genitore sociale.

Tribunale Como, 18/04/2019

Vizio di mente: il gioco d’azzardo

Ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, i “disturbi della personalità” possono rientrare nel concetto di “infermità”, purché siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o volere, escludendola o scemandola grandemente, e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, per effetto del quale il fatto di reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale. (Fattispecie relativa a condotte integranti il reato di cui all’art. 314, comma 1, c.p., in cui la Corte ha affermato che il vizio del gioco di azzardo può comportare un disturbo della personalità).

Cassazione penale sez. VI, 10/05/2018, n.33463

Vizio parziale di mente e gravi modalità della condotta criminosa

La diminuente del vizio parziale di mente è compatibile con una maggiore intensità del dolo che può giustificare il diniego delle circostanze attenuanti generiche, in considerazione delle gravi modalità della condotta criminosa. (Fattispecie in tema di tentato omicidio commesso da un soggetto risultato affetto da disturbo della personalità il quale, dopo aver minacciato di morte la ex moglie ed il suo nuovo compagno, attingeva quest’ultimo con un coltello, cagionandogli una ferita all’emitorace sinistro con pneumotorace e versamento pleurico bilaterale).

Cassazione penale sez. I, 16/01/2018, n.43216

La sussistenza di un conclamato disturbo della personalità del militare

Ai sensi dell’art. 957 comma 1, del Codice dell’ordinamento militare. il proscioglimento del militare dalla ferma è disposto nel caso di esito positivo degli accertamenti diagnostici per l’abuso di alcool, per l’uso, anche saltuario od occasionale, di sostanze stupefacenti, nonché per l’utilizzo di sostanze psicotrope a scopo non terapeutico; l’atto di proscioglimento discende esclusivamente, sulla base della documentazione attestante gli accertamenti diagnostici effettuati, dall’esito positivo di questi ultimi per l’uso, anche saltuario od occasionale, di sostanze stupefacenti o psicotrope a scopo non terapeutico; anzi, il dato testuale, che si riferisce pure all’occasionalità dell’assunzione, non postula affatto la sussistenza di un conclamato disturbo della personalità del militare, a guisa di coazione a ripetere quest’ultima in modo più o meno compulsivo, per disporre il proscioglimento.

Consiglio di Stato sez. IV, 24/03/2016, n.1220

Premeditazione: soggetto affetto da disturbo della personalità

Nell’ipotesi di accertato grave disturbo della personalità, funzionalmente collegato all’agire e tale da incidere, facendola scemare grandemente, sulla capacità di volere, l’accertamento della circostanza aggravante della premeditazione richiede un approfondito esame delle emergenze processuali che porti ad escludere, con assoluta certezza, che la persistenza del proposito criminoso sia stata concretamente influenzata da uno degli aspetti patologici correlati alla formazione od alla persistenza della volontà criminosa.

Cassazione penale sez. I, 08/03/2016, n.17606

Estorsione: la potenzialità coercitiva dei comportamenti

In tema di estorsione, la connotazione di una condotta come minacciosa e la sua idoneità ad integrare l’elemento strutturale del reato vanno valutate in relazione a concrete circostanze oggettive, quali la personalità sopraffattrice dell’agente, le circostanze ambientali in cui lo stesso opera, l’ingiustizia della pretesa e le particolari condizioni soggettive della vittima, poiché più marcata è la vulnerabilità di quest’ultima, maggiore è la potenzialità coercitiva di comportamenti anche “velatamente” minacciosi.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione della Corte d’appello che aveva valorizzato, in ordine alla capacità intimidatoria delle lettere inviata dall’imputata, la particolare vulnerabilità della persona offesa, descritta nella sentenza di primo grado come in condizioni di «depressione nevrotica, disturbo della personalità borderline e abuso alcolico»).

Cassazione penale sez. II, 18/11/2015, n.2702

Causa di mancanza di imputabilità

La cosiddetta sindrome bipolare, costituendo una forma di possibile manifestazione della psicosi maniaco-depressiva, esula rispetto ai confini di un generico disturbo della personalità, come tale di per sé non valutabile ai fini della mancanza di imputabilità, ove non accompagnato da manifestazioni di gravità e consistenza tale da determinare in concreto una situazione psichica che impedisca al soggetto di gestire le proprie azioni e di percepirne il disvalore, potendo, invece, ridondare in una vera e propria malattia, da annoverare fra i fattori potenzialmente idonei a costituire causa di mancanza di imputabilità.

Cassazione penale sez. III, 22/09/2015, n.25434

Grave disturbo della personalità e delitti contro l’onore

In tema di delitti contro l’onore, le espressioni offensive utilizzate dai titolari del potere disciplinare in occasione della formale contestazione degli addebiti nei confronti dell’incolpato sono scriminate dall’adempimento del dovere, se funzionali a perimetrare l’accusa e a consentire il completo dispiegamento del diritto di difesa e non eccedenti rispetto a tale scopo.

(Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto scriminate le espressioni contenute in una nota di incolpazione rivolta ad un medico odontoiatrico in servizio presso una A.S.L., cui era stato addebitato di avere tenuto, in più occasioni, una “condotta contraria all’arte medica e di disdoro per la classe medica e per la Azienda, a causa di rapporti disrelazionanti” con l’utenza ed il personale, che avevano evidenziato “un grave disturbo della personalità”.

Cassazione penale sez. V, 18/06/2015, n.35022

Disturbo della personalità borderline

Il disturbo della personalità borderline di gravità tale da determinare un’assoluta incapacità d’intendere e di volere all’epoca della commissione del fatto, comporta, ex art. 85 c.p., l’assoluzione dell’imputato dal reato ascrittogli per mancanza d’imputabilità per vizio totale di mente.

Tribunale Napoli sez. VI, 03/12/2014, n.16462

Disturbo della personalità borderline: cronicità di livello psicotico

Qualora l’imputato risulti affetto da disturbo della personalità border-line a carattere schizzofrenico a sfondo paranoideo in fase di cronicità di livello psicotico, detto stato è inconciliabile con la capacità di intendere e di volere.

Tribunale Napoli sez. I, 07/04/2014, n.5328

Intollerabilità della prosecuzione della vita coniugale

Qualora, dopo un breve periodo di normale convivenza coniugale, allietata dalla nascita di una figlia, alla moglie, che dopo avere subito la perdita della madre e scarsamente sorretta e, a suo dire, non aiutata, né confortata dal marito nell’affrontare il lutto subito, abbia cominciato a tenere una condotta irregolare, bizzarra e contraria ai propri doveri coniugali e parentali, accusando, prima, “uno stato di anoressia con depressioni ed attacchi di panico”, e, poi, “uno stato depressivo con disturbo bipolare dell’umore di tipo 2” seguito, dopo una serie di ricoveri presso unità psichiatriche ospedaliere, dalla diagnosi di “disturbo della personalità individuato e definitivo di tipo istrionico, con umore deflesso e viraggio verso stati maniacali con sintomi psicotici”, non può essere addebitata, data la sua condizione patologica, la separazione personale richiesta dal marito; a quest’ultimo, al tempo stesso, data la sua incapacità di attutire e fronteggiare le criticità patologiche muliebri — criticità, peraltro, non facili da attutire e fronteggiare anche per la loro imprevedibile non breve durata e gravità, — le sue scarse risorse empatiche ed una innegabile aridità complessiva della sua personalità non consentono, tuttavia, di addebitargli la separazione (peraltro richiesta con addebito da lui e dalla moglie) per avere reso intollerabile la prosecuzione della vita coniugale.

Tribunale Milano, 02/04/2014



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2 Commenti

  1. UN mio amico mi appare un tantino distirbato .NOn sto scherzando. Ha cambiamenti repentini di umore, prima di uscire si fa mille problemi, teme di essere seguito e perseguitato… Insomma, non è una bella sensazione né per chi gli sta intorno né per lui che deve vivere certe angosce

  2. Il nonno di un mio amico, dopo essere tornato dalla guerra, ha sviluppato un disturbo…IL disturbo post traumatico da stress. Chossà cosa ha visto in quel periodo e chissà cosa ha vissuto. Ci sono cose che secondo me lui ha voluto rimuovere mentalmente, però il suo cervello a volte fa delle associazioni inquietanti

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