Coronavirus, preoccupa il ritorno dei ricoveri

31 Luglio 2020
Coronavirus, preoccupa il ritorno dei ricoveri

Diciassette persone con sintomi costrette a ricorrere alle cure mediche: nove di queste sono in terapia intensiva.

L’incubo del Coronavirus non se n’è mai andato. Lo spettro dei ricoveri in terapia intensiva, invece, era alle spalle ma ora sembra voler tornare. I dati di ieri, sui contagi da Covid-19, mostrano un aumento di 386 positivi, cento in più rispetto al giorno precedente. Ma ad allarmare sono soprattutto quei 17 pazienti che, dopo aver contratto l’infezione, hanno avuto bisogno di andare in ospedale. Nove di questi sono attualmente ricoverati in terapia intensiva. Difficile non pensare ai mesi scorsi, quando, nel vivo dell’emergenza, si temeva che il congestionamento di questi reparti avrebbe fatto implodere il sistema sanitario.

Non era più accaduto: da inizio aprile, il trend dei ricoveri era sempre stato in discesa. Ora risale, seppur in modo non massiccio, ma potrebbe essere il segnale di un futuro incremento più consistente, insieme ai contagi che, negli ultimi giorni, sono aumentati. Lo certifica anche il focus della Fondazione Gimbe, pubblicato ieri, che registra un +23,3% di casi nella settimana tra il 22 e il 28 luglio.

I numeri di ieri sono i peggiori dal 5 giugno, quando sul territorio nazionale si contarono 518 nuovi casi di Coronavirus. Attualmente, in Italia, i pazienti in terapia intensiva per Sars-CoV-2 sono 47, su 748 ricoverati totali sempre per Covid. Ieri si sono registrati tre decessi, dato che invece non presenta particolari variazioni, rispetto alle rilevazioni di queste settimane.

In Europa, il virus ha ripreso a diffondersi con angosciante rapidità: in Francia, Spagna e Germania i contagi stanno crescendo costantemente. Per ora, in Italia la situazione sembra leggermente migliore.

Un quadro è stato tracciato stamattina dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, ospite alla trasmissione Omnibus di La7. «Se vogliamo intendere che il virus circola pochissimo è vero – ha affermato Sileri -. Spegnere completamente il virus, significa che abbiamo o un’immunità di gregge, ottenuta con il vaccino, oppure che il virus è mutato in una forma che lo rende insignificante dal punto di vista clinico. E non è così». Sileri non si è detto preoccupato dei 386 nuovi casi: «Sappiamo perfettamente che oltre 100 provengono da Treviso e sono una catena di contagio ben definito», ha precisato il vice di Speranza.

C’è, invece, preoccupazione da parte dei membri del Comitato tecnico scientifico, che guardano anche a contesti extraeuropei dove il Covid imperversa, incontrollato e incontrollabile; in Brasile, per esempio, uno dei paesi più colpiti si è superata quota due milioni e mezzo di contagi. Per questo il Cts continua a ripetere il mantra delle precauzioni anticontagio: distanziamento sociale, mascherine, lavaggio frequente delle mani. Una questione di responsabilità anzitutto individuale.



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