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Diffamazione a mezzo mail: ultime sentenze

25 Aprile 2021
Diffamazione a mezzo mail: ultime sentenze

Contenuti diffamatori; espressioni gravemente infamanti e inutilmente umilianti; comunicazione diffusa con più persone; copia fotostatica non autenticata prodotta in giudizio.

Invio a mezzo pec di un messaggio diffamatorio

Le caratteristiche della Posta Elettronica Certificata (PEC) non escludono ex se la potenziale accessibilità a terzi, diversi dal destinatario, delle comunicazioni, attenendo la certificazione ai soli elementi estrinseci della comunicazione (data e ora di ricezione), e non già alla esclusiva conoscenza per il destinatario della e -mail originale. Nondimeno, l’utilizzazione della PEC richiede un rafforzato onere di giustificazione riguardo l’elemento soggettivo del reato di diffamazione, in specie relativamente alla prevedibilità in concreto dell’accessibilità di terzi al contenuto dichiarativo, laddove il mittente opti per siffatto tipo di comunicazione proprio al fine della prova della ricevuta, avente valore legale, da parte del destinatario. Indici rivelatori, in tal senso, possono essere desunti dalla conoscenza delle prassi in uso al destinatario, ovvero dalla natura stessa dell’atto, se destinato all’esclusiva conoscenza del medesimo o se, invece, finalizzato all’attivazione di poteri propri di quest’ultimo che, necessariamente, implichino l’accessibilità delle informazioni da parte di terzi.

Cassazione penale sez. V, 23/10/2020, n.34831

Configurabilità del reato di diffamazione

La trasmissione a mezzo posta elettronica certificata (PEC) di messaggi contenenti espressioni lesive dell’altrui reputazione integra il reato di diffamazione aggravata anche nella ipotesi di diretta ed esclusiva destinazione ad un solo indirizzo “mail”, in quanto la certificazione garantisce la prova dell’invio e della consegna della comunicazione ma non ne esclude di per sé la potenziale accessibilità a terzi diversi dal destinatario a fini di consultazione, estrazione di copia e di stampa, per la cui prevedibilità in concreto è richiesto, tuttavia, un rafforzato onere di giustificazione. (Fattispecie relativa all’invio di una missiva all’indirizzo “pec” del dirigente del settore urbanistica comunale in cui, al fine di sollecitare una verifica in autotutela dei provvedimenti abilitativi emessi, si denunciavano valutazioni tecniche “compiacenti” dell’ufficio nella gestione delle pratiche edilizie).

Cassazione penale sez. V, 23/10/2020, n.34831

Ingiuria e diffamazione tramite e-mail: differenze

È possibile che, inviando tramite e-mail messaggi idonei ad offendere l’onore o il decoro di una persona, si realizzi la condotta tipica del reato di ingiuria, se il destinatario è lo stesso soggetto offeso, o di diffamazione, se i destinatari sono persone diverse, consumandosi tale ultima ipotesi di reato anche laddove la comunicazione con più persone e/o la percezione, da parte delle stesse del contenuto offensivo del messaggio, non sia contemporanea (alla trasmissione) o contestuale (tra i destinatari), ben potendo questi ultimi trovarsi a grande distanza gli uni dagli altri ovvero dal soggetto agente.

In quest’ultima ipotesi, la condotta integrerà l’ipotesi di cui all’art. 595, comma 1, c.p. allorché il soggetto agente abbia inviato via e-mail il messaggio ad una cerchia di destinatari determinati, risultando invece riconducibile alla fattispecie aggravata di cui all’art. 595, comma 3, c.p. qualora il soggetto agente abbia creato o utilizzato uno spazio web – potenzialmente accessibile a chiunque abbia gli strumenti, la capacità tecnica o, comunque la legittimazione a connettersi, risultando in tal caso la comunicazione del contenuto lesivo dell’onore o della reputazione altrui effettuata erga omnes, in quanto rivolta – grazie alla particolare diffusività del mezzo utilizzato – ad un numero indeterminato e, comunque, non determinabile di destinatari.

Tribunale Napoli sez. VI, 22/07/2020, n.3486

Fotocopia della mail diffamatoria: ha valore probatorio?

Ai sensi degli artt. 214 e 215 c.p.c., in assenza di formale, tempestivo ed inequivoco disconoscimento, la copia fotostatica non autenticata prodotta in giudizio si ritiene riconosciuta tanto nella sua conformità all’originale quanto nella scrittura e sottoscrizione (confermata la condanna al risarcimento dei danni per diffamazione a mezzo mail proposta dagli attori nei confronti del ricorrente che lamenta la violazione degli artt. 2697 e 2712 c.c. Il giudice di merito aveva infatti ritenuto non tempestiva l’eccezione di disconoscimento delle fotocopie prodotte in giudizio quali riproduzione delle mail diffamatorie).

Cassazione civile sez. VI, 06/02/2019, n.3540

L’imputazione di una generica inadempienza contrattuale

Non integra il delitto di diffamazione l’imputazione ad una società commerciale di una generica inadempienza contrattuale, trattandosi di un’affermazione che non contiene una carica dispregiativa, tale da essere avvertita nel comune sentire come espressione della volontà di offendere la reputazione dell’ente commerciale destinatario dell’affermazione. (Fattispecie in cui due professionisti avevano inviato una e-mail a più persone con cui avevano giustificato la cessazione del rapporto professionale con una società “per inadempienze contrattuali della committente”).

Cassazione penale sez. V, 16/10/2019, n.4448

Diffamazione e accusa dell’istituto di credito

In tema di fallimento, il disposto dell’art. 142, comma 1, n. 6, l. fall., nella parte in cui prevede, quale condizione di esclusione per il fallito dal beneficio dell’esdebitazione, la condanna per delitti compiuti in “connessione con l’esercizio dell’attività di impresa”, va interpretato nel senso che il delitto deve essere stato commesso non in semplice rapporto di occasionalità, ma in stretto collegamento finalistico o funzionale con l’attività di impresa, ovvero in legame di presupposizione tra il reato e l’attività suddetta.

(In applicazione del predetto principio, la S.C. ha escluso la rilevanza del reato di diffamazione commesso dal fallito ai danni di una banca creditrice, consistito nell’invio di mail con le quali il c.d.a. dell’istituto di credito veniva accusato di ricattarlo in relazione all’assegnazione di alcuni lavori ed alla mancata concessione di credito).

Cassazione civile sez. VI, 10/04/2019, n.10080

Email dal contenuto offensivo diretta per conoscenza ad altri soggetti

Qualora l’offesa venga arrecata con una comunicazione indirizzata sia alla persona offesa sia ad altri destinatari, che ne vengono messi a conoscenza, si realizza il concorso fra reato di ingiuria ex art. 594, comma 2, c.p. e quello di diffamazione ex art. 595 c.p. (fattispecie relativa all’invio di una mail dal contenuto offensivo recapitata al destinatario e, per conoscenza, ad altri soggetti).

Cassazione penale sez. V, 06/07/2018, n.34484

Diffusione di una e-mail tra alcuni clienti

Non può dirsi integrato il reato di diffamazione attraverso l’invio di un messaggio di posta tramite e-mail, che peraltro si debba escludere possa avere efficacia probatoria, anche qualora la stessa sia sostenuta da supporto cartaceo, ma non sia raccolta con le garanzie di rispondenza all’originale e non sia riferibile ad un determinato periodo temporale, quando la medesima permetta di individuare solo singole comunicazioni “private” con alcuni soggetti a fronte di una comunicazione più diffusa con più persone, elemento necessario ed imprescindibile per la realizzazione del reato. (Fattispecie di presunta diffamazione di una nota Banca nazionale tramite diffusione di una e-mail tra alcuni clienti della stessa ed alcuni promotori finanziari).

Tribunale Pisa, 21/06/2016, n.1339

Reato di diffamazione commesso tramite l’invio di e-mail

Il messaggio diffamatorio inviato attraverso e-mail integra il reato di diffamazione di competenza del g.d.p.

Tribunale Milano sez. X, 11/02/2016

Esclusione del reato di diffamazione tramite e-mail

Deve escludersi l’ipotesi di diffamazione nei confronti dell’imputato che a mezzo mail manifesti l’intenzione di perseguire in giudizio il destinatario a causa di gravi imperizie palesate nel corso di lavori di ristrutturazione di un immobile, commissionati dallo stesso imputato, e nella quale si addebitavano incapacità, millanterie ed imperizie “persino imbarazzanti”, atteso che, pur utilizzando senz’altro espressioni di forte censura, invocando la grossolanità delle imperizie che egli aveva ritenuto di riscontrare e parlando di incapacità e millanterie rispetto alla professionalità che gli era stata garantita, non ha valicato i limiti della continenza, da intendere superati solo al cospetto di espressioni che, in quanto gravemente infamanti e inutilmente umilianti, trasmodino in una mera aggressione verbale del soggetto criticato.

Cassazione penale sez. V, 18/03/2014, n.46458

L’esimente dell’esercizio del diritto di critica politica

In tema di diffamazione, è configurabile l’esimente dell’esercizio del diritto di critica politica nel caso in cui un consigliere di minoranza di un ordine professionale diffonda – a mezzo “e mail”- la notizia di aver presentato un esposto nei confronti di altri consiglieri del medesimo ordine, con l’accusa di aver percepito indebitamente rimborsi per la partecipazione ad un convegno, in quanto gli ordini professionali sono, ai sensi degli artt. 45-49 del d.P.R. n. 328 del 2001, enti di diritto pubblico, ferma restando la necessità di verificare che la riprovazione non trasmodi in un attacco personale portato direttamente alla sfera privata dell’offeso e non sconfini nella contumelia e nella lesione della reputazione dell’avversario.

Cassazione penale sez. V, 30/10/2013, n.4031

Utilizzo di indirizzi e-mail dì soggetti inconsapevoli

Qualora la diffamazione sia commessa attraverso e-mail inviate da indirizzi di posta elettronica di soggetti ignari, la sola copia cartacea dei predetti messaggi, in assenza della copia digitale, rende tecnicamente impossibile risalire al reale mittente autore del reato. (Nel caso di specie, il g.i.p. chiariva che l’unico elemento tecnico capace di consentire il tracciamento della provenienza del messaggio, nonché l’identificazione fisica del mittente sarebbe stato il cosiddetto numero “header” ricavabile dalla copia digitale).

Tribunale Milano sez. uff. indagini prel., 21/06/2012

Invio di e-mail a contenuto diffamatorio

L’invio di e-mail a contenuto diffamatorio, realizzato tramite l’utilizzo di internet, integra un’ipotesi di diffamazione aggravata e l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, non consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria.

Cassazione penale sez. V, 16/10/2012, n.44980



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7 Commenti

  1. Ho ricevuto un’email a dir poco vergognosa da una mia vecchia amica che ha messo in copia altre ragazze dicendo che io le ho fregato il suo fidanzato prima di andare all’altare. Il matrimonio sarà tra un mese. Io sarei stata la sua damigella d’onore. Questa cosa è impossibile perché io sono rimasta nella mia residenza, praticamente in un’altra regione causa coronavirus, questo futuro sposo non lo vedo da mesi ed ho favorito io il loro incontro. Lei ha trovato una chat con una ragazza che ha il mio stesso nome e mi accusa di avere un altro numero segreto. Insomma, mi sono sentita umiliata davanti alle altre damigelle…. Ora, capisco che è in preda alla disperazione, ma accusarmi di una cosa così infima davanti alle altre pettegole del gruppo mi fa imbestialire e mi delude in quanto ha gettato fango sulla nostra amicizia. Ora, non farò nulla semplicemente perché mi fa pena, però chiarirò la situazione soltanto perché sono sicura del fatto mio e non voglio che il mio nome passi come quella che rovina il matrimonio dell’amica

  2. Ho ricevuto un’email da un mio dipendente… Lo sciocco si sarà sbagliato ad inserire il mio indirizzo, perché il messaggio era chiaramente diretto ad altre persone. In questa e-mail, parlava male dell’azienda, diceva che era costretto a fare cose illecite e altre sciocchezze. Il giorno dopo allora ,quando è venuto a lavoro, nel suo ufficio gli ho fatto trovare l’email stampata e gli ho detto di trovarsi un bravo avvocato. Lui era con gli occhi spalancati, mai si sarebbe immaginato di aver fatto un errore simile.

  3. Una mia collega ha inviato una email ad un’altra persona X, mettendo in copia nascosta anche Y e Z. La persona X ha risposto offendendomi, senza sapere però che a leggere il messaggio sono anche altre due persone. C’è diffamazione in questo caso?

    1. La risposta è negativa. Per il reato è infatti necessaria la consapevolezza (coscienza e volontà) di ledere l’altrui reputazione in presenza di più persone. In questo caso, invece, tale consapevolezza non c’è essendo gli indirizzi email di Y e Z “nascosti”.

  4. In un messaggio inviato tramite WhatsApp con cui una persona, parlando con un amico, ho riferito delle offese nei confronti di un’altra persona. Grazie ai vostri articoli ho capito di non aver commesso diffamazione, cioè posso parlare male di una terza persona se la conversazione non avviene alla presenza di altri.

  5. ho ricevuto un’offesa pesante tramite email. Ora, vorrei capire se divulgo questa email per far capire a certe persone di che persona infima si tratta rischio di commettere il reato di diffamazione tramite email? o magari posso postarla su Facebook o su un altro social? Grazie in anticipo

    1. La risposta si trova nel codice penale (Articolo 599 comma 2) secondo cui non è possibile punire chi commette ingiuria o diffamazione nello stato d’ira scatenato da un fatto ingiusto altrui, e immediatamente dopo di esso. Se reagisci a fronte di una provocazione, non puoi subire alcuna punizione, quindi non puoi essere querelato né processato (se dovesse capitare, sarai assolto). Quindi, è consentito inviare un’email con l’offesa ricevuta per danneggiare la reputazione del colpevole. Tuttavia, la reazione deve essere immediata, non deve trascorrere un lungo lasso di tempo.

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