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Prova simulazione assoluta: ultime sentenze

25 Agosto 2020
Prova simulazione assoluta: ultime sentenze

Scopo perseguito dalle parti; controdichiarazione; presunzioni; singoli fatti noti da valutarsi analiticamente e nella loro globalità.

La simulazione assoluta

E’ ammessa la prova per presunzioni della simulazione assoluta del contratto nel caso in cui la relativa domanda sia stata proposta da terzi estranei al negozio, dovendo il giudice apprezzare l’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti che devono essere valutati non solo analiticamente, ma anche nella loro convergenza globale, in un giudizio di sintesi.

Tribunale Roma sez. XVII, 11/05/2020, n.7050

Simulazione assoluta ed onere probatorio

La simulazione assoluta si verifica nell’ipotesi in cui le parti, di comune accordo, dichiarano di voler porre in essere un contratto ma in realtà entrambe non ne vogliono nessuno. Al fine di configurare la fattispecie della simulazione, è necessaria la sussistenza di un accordo simulatorio (controdichiarazione), il quale deve essere necessariamente bilaterale.

Le limitazioni alla facoltà di prova della simulazione previste per i contraenti dall’art. 2722 c.c., non operano nei confronti dei terzi e dei creditori, i quali, non avendo accesso alla controdichiarazione, possono provare l’esistenza di un accordo simulato con qualsiasi mezzo, comprese le presunzioni, che possono fondarsi anche sul contratto impugnato di simulazione.

In tema di prova per presunzioni della simulazione assoluta di un contratto, spetta dunque al giudice del merito apprezzare l’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti, che devono essere valutati non solo analiticamente, ma anche nella loro globalità, all’esito di un giudizio di sintesi, non censurabile in sede di legittimità se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico.

Tribunale Arezzo, 14/01/2020, n.31

Simulazione assoluta: può essere provata per presunzioni?

In tema di simulazione assoluta di un atto di compravendita immobile, ai sensi dell’art. 1417 c.c., la prova non incontra limiti di ammissibilità qualora la domanda di accertamento provenga da terzi. In tali casi la prova può essere fornita anche a mezzo presunzioni, quindi analizzando singoli fatti noti da valutarsi non solo analiticamente, ma anche nella loro globalità all’esito di un giudizio di sintesi, secondo un percorso motivazionale corretto da un punto di vista logico e giuridico.

Corte appello L’Aquila, 29/06/2020, n.908

La domanda di simulazione assoluta promossa dal terzo

Qualora la domanda di simulazione assoluta sia proposta da un soggetto terzo rispetto al contratto oggetto di contestazione, trova applicazione l’art. 1417 c.c. secondo cui la prova della simulazione può essere data dai terzi senza i limiti previsti per la prova testimoniale dagli art. 2722 ss. c.c. e dunque anche per presunzioni ai sensi dell’art. 2729 c.c.. Al riguardo è opportuno ricordare che la prova della simulazione di un contratto può essere fondata anche su elementi presuntivi, purché gravi, precisi e concordanti, di talché nessun dubbio deve permanere sul carattere fittizio dell’atto impugnato.

Tribunale Lanciano, 03/06/2020, n.124

La valutazione dell’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti

In tema di prova per presunzioni della simulazione assoluta di un contratto, spetta al giudice del merito apprezzare l’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti, che debbono essere valutati non solo analiticamente, ma anche nella loro globalità all’esito di un giudizio di sintesi, non censurabile in sede di legittimità se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico.

Cassazione civile sez. III, 13/05/2020, n.8892

Quando il contratto stipulato dal contraente è simulato?

Con riferimento ai contratti che possano integrare una frode ai fisco, in base al criterio stabilito in via ordinaria dall’art.2697 c.c., l’Amministrazione finanziaria, qualora faccia valere la simulazione assoluta o relativa di un contratto stipulato dal contribuente, ai fini della regolare applicazione delle imposte, non è dispensata dall’onere della relativa prova, la quale, tenuto conto della qualità di terzo dell’Amministrazione, può essere offerta con qualsiasi mezzo, e quindi anche mediante presunzioni. Ed è evidente che, incidendo l’accordo simulatorio sulla volontà stessa dei contraenti, detta prova non può rimanere circoscritta ad elementi di rilevanza meramente oggettiva, ma deve necessariamente proiettarsi anche su dati idonei a disvelare convincentemente i profili negoziali di carattere soggettivo, riflettentisi sugli scopi perseguiti, in concreto, dalle parti.

Comm. trib. reg. Palermo, (Sicilia) sez. IX, 23/09/2019, n.5456

Azione di simulazione e azione revocatoria: contenuto e di finalità

La azione di simulazione e quella revocatoria sono del tutto diverse, per contenuto e finalità. La prima, infatti, mira ad accertare la esistenza di un negozio apparente, la seconda tende a ottenere la declaratoria di inefficacia di un contratto esistente e realmente voluto, previo accertamento dell’eventus damni e, nei negozi a titolo oneroso, anche della esistenza del consilium fraudis, elementi da cui si prescinde nella simulazione.

Inoltre il contratto simulato si differenzia anche dal contratto in frode alla legge che è una specie del contratto indiretto, caratterizzato dal fatto che lo scopo ulteriore perseguito dalle parti (il contratto fine) è illecito, sebbene sia possibile raggiungere il medesimo scopo illecito attraverso le due diverse vie della simulazione e del negozio indiretto. (Sulla scorta delle differenze concettuali richiamate – ha osservato la Suprema corte – deve essere confermata la sentenza di merito che, nel dichiarare la simulazione assoluta considera l’intento fraudolento di sottrarre i beni alla garanzia del credito come elemento concorrente – e non unico – della prova della simulazione).

Cassazione civile sez. II, 02/08/2019, n.20875

Prova della simulazione: la controdichiarazione

La prova della simulazione, sia essa assoluta o relativa, può essere data soltanto mediante controdichiarazione, costituente atto di riconoscimento o di accertamento della simulazione avente carattere negoziale, che può essere anche posteriore all’accordo simulatorio e può provenire da una sola parte (ovvero quella contro il cui interesse è stata redatta), purché sia consegnata alle altre parti che hanno redatto l’atto simulato, non potendo avere valenza probatoria – al fine dell’accertamento della pattuita simulazione – nemmeno la confessione stragiudiziale.

Cassazione civile sez. II, 07/01/2019, n.123

Interrogatorio formale tra le parti

In tema di prova della simulazione di contratti di compravendita di immobili, che esigono la forma scritta “ad substantiam”, è ammissibile l’interrogatorio formale tra le parti, in quanto sia diretto a provocare la confessione del soggetto cui è deferito e a dimostrare la simulazione assoluta del contratto, poiché, in tal caso, oggetto del mezzo di prova è l’inesistenza della compravendita.

Cassazione civile sez. II, 10/04/2018, n.8804

Simulazione assoluta: la prova scritta

Il documento che può costituire principio di prova per iscritto (art. 2724, n. 1 c.c.), sì da consentire l’ammissione della prova testimoniale per accertare, tra le parti, la simulazione assoluta (art. 1417 c.c.) di un contratto con forma scritta ad substantiam (art. 1350 c.c.), deve provenire dalla controparte e non dalla parte che chiede la prova, né da un terzo e non è necessario un preciso riferimento al fatto controverso, ma l’esistenza di un nesso logico tra lo scritto e il fatto stesso, da cui scaturisca la verosimiglianza del secondo (nella specie si è dato rilievo ad un assegno circolare firmato per girata dall’acquirente simulata, nipote della defunta apparente venditrice).

Cassazione civile sez. II, 20/03/2017, n.7093

Prova della simulazione: la mancanza della controdichiarazione 

In tema di prova della simulazione di una compravendita immobiliare, contratto che esige la forma scritta “ad substantiam”, la mancanza della controdichiarazione osta all’ammissibilità dell’interrogatorio formale, ove rivolto a dimostrare la simulazione soggettiva relativa, giacché la confessione, in cui si risolve la risposta positiva ai quesiti posti, non può supplire al difetto dell’atto scritto, necessario per il contratto diverso da quello apparentemente voluto; viceversa, ove sia diretto a dimostrare la simulazione assoluta del contratto, l’interrogatorio formale è ammissibile, anche tra i contraenti, perché, in tal caso, oggetto del mezzo di prova è l’inesistenza della compravendita.

Cassazione civile sez. II, 10/03/2017, n.6262

Insufficienza della prova dell’esistenza di una simulazione assoluta

Posto che non è emersa sufficiente prova della esistenza di una simulazione assoluta del contratto di vendita, né invero di una simulazione relativa, quanto al credito dell’attrice, la circostanza che il credito traente titolo nella pacifica ed omessa corresponsione del legato sia litigioso, ovvero oggetto di giudizi pendenti, non comporta il venir meno del presupposto di cui all’art. 2901 c.c.

Sussiste anche l’eventus damni, in quanto deve aversi riguardo non solo al mutamento della consistenza quantitativa del patrimonio oggetto della garanzia del creditore, ma anche di quella qualitativa: in particolare, proprio in considerazione della maggior facilità di cessione del denaro rispetto ad un bene immobile, la sostituzione di quest’ultimo con il corrispettivo di una compravendita comporta di per sé, indipendentemente dalla congruità o meno della somma versata, una rilevante modifica, comportante una maggiore difficoltà e incertezza nella esazione coattiva del credito.

Tribunale Mantova sez. II, 06/11/2015, n.1059



6 Commenti

  1. Buongiorno. Sto cercando di capire questa simulazione, ma non mi sono chiare alcune cose. In pratica, si fingerebbe? Si nasconde l’effettiva volontà delle parti che decidono di concludere un contratto. Ma quali effetti produce la simulazione tra le parti e nei confronti delle altre persone?

    1. Effetti nei confronti delle parti
      Nei confronti delle parti, la simulazione assoluta non crea alcun effetto visto che sono gli stessi contraenti a non volerlo. Ad esempio, se una vendita era simulata, la cosa oggetto del contratto non passa in proprietà al compratore né questi è tenuto al pagamento del prezzo nei confronti del venditore. Se uno dei soggetti che ha partecipato all’accordo simulatorio avanza delle pretese, la controparte può agire in giudizio per fare dichiarare la simulazione del negozio impedendo che questo produca i suoi effetti. Nella simulazione relativa, invece, tra le parti ha effetto il contratto dissimulato, ossia il negozio diverso che esse hanno realmente voluto concludere, sempre che questo abbia i requisiti di validità e liceità.
      Effetti nei confronti dei terzi
      Solo eventuali terzi danneggiati possono agire in giudizio per dimostrare la simulazione e far valere la situazione reale. Si pensi al padre che, volendo regalare una casa al figlio ma non volendo che gli altri figli possano contestarlo, insceni una vendita simulata. All’atto dell’apertura della successione, gli altri fratelli possono però far dichiarare la vendita simulata e considerare quella casa come una forma di “anticipazione” dell’eredità. A tal fine la casa sarà considerata come donata e concorrerà alla quantificazione della quota della legittima.

  2. Chi acquista in buona fede un bene da chi, a sua volta, l’ha acquistato con un contratto simulato viene tutelato dall’ordinamento?

    1. Chi compra un bene da un soggetto che lo ha fittiziamente acquistato con un contratto simulato, può far valere la validità del suo acquisto anche se il soggetto da cui l’acquisto è avvenuto non è, in realtà, il proprietario del bene. Nel caso di beni mobili, l’avente causa dal simulato acquirente che, in buona fede, ha conseguito il possesso della cosa mobile oggetto del contratto simulato, prevale sull’avente causa dal simulato venditore. Quando invece il contratto simulato è soggetto a trascrizione, il terzo acquirente di buona fede può opporre il suo acquisto se il suo titolo è stato trascritto prima della trascrizione della domanda di accertamento della simulazione.

  3. Una persona che ha una causa in corso con un’altra, temendo di perdere il processo, inizia a regalare tutti i propri beni ai figli. Questa persona è arrivata a fingere di separarsi dalla moglie intestandole la casa. Il creditore può agire contro l’atto simulato per farlo dichiarare inefficace?

    1. Qui, seppur non siamo dinanzi a un reato, il comportamento attuato dal debitore può essere considerato illecito e, quindi, contestato. Il creditore pregiudicato da un atto che lede le sue garanzie può difendersi in due modi. Il primo è la cosiddetta azione revocatoria. Ogni creditore può agire contro l’atto simulato per farlo dichiarare inefficace a condizione che l’azione sia intrapresa entro massimo cinque anni dall’atto stesso (dopodiché non è più possibile contestarlo) e che:
      se si tratta di una donazione: il debitore, a seguito della cessione del/dei bene/i, deve essere rimasto pressoché povero o comunque senza redditi sufficienti da poterli aggredire in una eventuale esecuzione forzata;
      se si tratta di una vendita: oltre alla condizione precedente, è anche necessario dimostrare che l’acquirente fosse consapevole della situazione debitoria del venditore.
      Con l’azione revocatoria, la cessione (vendita o donazione che sia) è come se non fosse mai avvenuta e il creditore potrà pignorare il bene nonostante il passaggio di proprietà. Oltre all’azione revocatoria, i creditori possono comunque far accertare la simulazione del contratto e, quindi, impugnarla senza bisogno delle prove che abbiamo appena elencato. Dovranno cioè azionare la cosiddetta azione di simulazione (di cui parleremo a breve) e dimostrare che tra le parti era in atto un accordo dissimulato in forza del quale il contratto simulato non avrebbe dovuto sortire effetti.

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