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Repressione condotta antisindacale: ultime sentenze

24 Agosto 2020
Repressione condotta antisindacale: ultime sentenze

Riconoscimento della legittimazione ad agire alle associazioni sindacali nazionali; stipula o partecipazione a contratti collettivi nazionali; azione lesiva del datore di lavoro; giurisdizione del giudice ordinario.

Libertà e attività sindacale

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini del riconoscimento della legittimazione ad agire ex art. 28 dello Statuto alle “associazioni sindacali nazionali”, è necessario e sufficiente lo svolgimento di un’effettiva azione sindacale non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale, senza che sia indispensabile che l’associazione faccia parte di una confederazione, né che sia maggiormente rappresentativa o che abbia stipulato contratti collettivi a livello nazionale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto la legittimazione attiva dello S.L.A.I. Cobas, desumendola da una serie di elementi, quali la costituzione di comitati provinciali su circa la metà del territorio nazionale e lo svolgimento di attività di rilievo nazionale, come la presentazione del “referendum” popolare sull’art. 19 st.lav. o la richiesta di ripristino degli automatismi della contingenza).

Cassazione civile sez. lav., 02/01/2020, n.1

La cessazione della condotta antisindacale

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai sensi dell’art. 28 st.lav., il solo esaurirsi della singola azione lesiva del datore di lavoro non può precludere l’ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo ove questo, alla stregua di una valutazione globale non limitata ai singoli episodi, risulti tuttora persistente e idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne consegue, suscettibile di determinare in qualche misura una restrizione o un ostacolo al libero esercizio dell’attività sindacale.

Corte appello Bari sez. lav., 16/07/2019, n.1371

Azione di repressione della condotta antisindacale

Promuovere l’azione prevista dall’art.28 L.300/1970, per associazioni sindacali nazionali devono intendersi quelle che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, mentre non è necessario che tale azione abbia anche comportato la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali, che, pur rimanendo un indice tipico rilevante per l’individuazione del requisito della nazionalità, non è l’unico.

Corte appello Milano sez. lav., 07/02/2020, n.2121

Esaurimento della singola condotta antisindacale

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai sensi dell’art. 28 st.lav., il solo esaurirsi della singola azione lesiva del datore di lavoro non può precludere l’ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo ove questo, alla stregua di una valutazione globale non limitata ai singoli episodi, risulti tuttora persistente e idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne consegue, suscettibile di determinare in qualche misura una restrizione o un ostacolo al libero esercizio dell’attività sindacale.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la lesione dell’immagine del sindacato – prodotta dal mancato avvio della procedura preventiva di consultazione prevista, in relazione al problema delle eccedenze di personale, da una disposizione collettiva – non fosse destinata ad esaurirsi in modo istantaneo o in correlazione con i licenziamenti, avendo idoneità a produrre effetti duraturi e a rendere quindi attuale la condotta antisindacale).

Cassazione civile sez. lav., 22/05/2019, n.13860

La tutela individuale del lavoratore

Nella repressione della condotta antisindacale, il fondamento dell’azione riposa sulla violazione di norme costituzionali, o, quanto meno, generali dell’ordinamento, non di posizioni giuridiche di origine contrattuale, cui si riferisce, invece, esclusivamente la normale tutela individuale del lavoratore.

Pertanto, con l’azione giudiziaria promossa ex art. 28 della legge n. 300 del 1970, non è possibile conseguire il soddisfacimento di pretese contrattuali del lavoratore dipendente, ma è dato soltanto ottenere la rimozione, nell’interesse del sindacato attore, della condotta lesiva delle prerogative giuridiche di questo ultimo, con l’ulteriore conseguenza che, di regola, per ottenere la piena soddisfazione dei diversi interessi, è necessario l’esperimento parallelo dell’azione sindacale (art. 28 citato) e dell’azione contrattuale secondo la previsione dell’art. 409 cod.proc.civ.

Tribunale Arezzo sez. lav., 06/11/2018, n.257

La domanda di repressione di condotta antisindacale

La domanda di un’organizzazione sindacale diretta alla repressione di una condotta antisindacale è devoluta alla cognizione del giudice ordinario, senza che possa rilevare la circostanza che si chieda altresì l’annullamento di atti amministrativi, dovendo trovare applicazione il principio del “petitum” sostanziale e quello secondo cui, nel procedimento per la repressione della condotta antisindacale, non vige il divieto, per il giudice ordinario, di annullamento di atti amministrativi.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 06/08/2018, n.736

Legittimazione attiva dell’associazione sindacale

L’art. 28 Stat. Lav. riconosce la legittimazione ad agire per la repressione della condotta antisindacale non a tutte le associazioni sindacali, ma solo agli “organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse”. E’ evidente che può ritenersi sussistente tale interesse sussiste quando l’organizzazione sia titolare della prerogativa sindacale per la quale si invoca la repressione della condotta datoriale, asseritamente lesiva. Tuttavia, qualora nell’area dirigenziale non si sia proceduto alla costituzione della RSU aziendale, ne deriva che solo le articolazioni territoriali delle organizzazioni sindacali di categoria territoriali firmatarie del CCNL possano costituire la delegazione trattante, vantando il diritto ad essere convocate al tavolo dei negoziati.

Tribunale Frosinone sez. lav., 19/06/2018

La capacità di stipulare contratti collettivi nazionali

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini del riconoscimento del carattere “nazionale” dell’associazione sindacale legittimata all’azione ex art. 28 st.lav., assume rilievo decisivo la capacità di stipulare con il datore di lavoro contratti collettivi che trovino applicazione su tutto il territorio nazionale in riferimento al settore produttivo di riferimento, conseguentemente, nel pubblico impiego contrattualizzato, tale legittimazione non può essere esclusa per quelle organizzazioni sindacali cui l’ARAN abbia riconosciuto la rappresentatività a livello nazionale ai sensi dell’art. 43, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001.

Cassazione civile sez. lav., 05/06/2018, n.14402

Legittimazione a costituire rappresentanza sindacale

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini della legittimazione a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 st.lav., per “associazioni sindacali nazionali” devono intendersi quelle che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, mentre non è necessaria la sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali, che rimane un indice tipico, ma non l’unico, rilevante ai fini della “nazionalità”; sono, viceversa, diversi i requisiti previsti per la legittimazione a costituire le rappresentanze sindacali titolari dei diritti di cui al titolo terzo della legge citata, posto che l’art. 19, a questo specifico scopo, richiede la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali, o anche provinciali o aziendali, purché applicati in azienda.

Cassazione civile sez. lav., 20/07/2017, n.17915

Svolgimento di un’effettiva azione sindacale

In tema di repressione della condotta antisindacale, la legittimazione a promuovere l’azione prevista dall’art. 28 st.lav. deve riconoscersi agli organismi locali delle “associazioni sindacali nazionali”, per la cui identificazione è necessario e sufficiente lo svolgimento di un’effettiva azione sindacale non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale, senza che sia indispensabile che l’associazione faccia parte di una confederazione, né che sia maggiormente rappresentativa.

Cassazione civile sez. lav., 02/03/2017, n.5321

L’ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo

In tema di repressione della condotta antisindacale, ai sensi dell’art. 28 st.lav., il solo esaurirsi della singola azione lesiva del datore di lavoro non può precludere l’ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo ove questo, alla stregua di una valutazione globale non limitata ai singoli episodi, risulti tuttora persistente e idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne consegue, suscettibile di determinare in qualche misura una restrizione o un ostacolo al libero esercizio dell’attività sindacale.

Cassazione civile sez. lav., 26/02/2016, n.3837

Legittimazione attiva per la repressione della condotta antisindacale

L’art. 28 St. Lav. riconosce la legittimazione ad agire per la repressione della condotta antisindacale non già a tutte le associazioni sindacali, ma solo agli “organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse”. In sostanza il legislatore ha dettato una disciplina differenziata, operando una distinzione tra associazioni sindacali che hanno accesso anche a questo strumento processuale di tutela rafforzata dell’attività sindacale e altre associazioni sindacali che hanno accesso solo alla tutela ordinaria attivabile ex artt. 414 e ss. c.p.c.

Tribunale Napoli sez. lav., 15/11/2018



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