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Mancato pagamento Tfr: ultime sentenze

27 Agosto 2020
Mancato pagamento Tfr: ultime sentenze

Onere probatorio a carico del lavoratore; intervento del fondo di garanzia dell’Inps; datore di lavoro non assoggettabile a fallimento.

Mancato pagamento del Tfr

Ove non sia possibile l’applicazione della legge fallimentare, il lavoratore, allo scopo di conseguire il t.f.r., deve fornire – oltre alla prova dell’avvenuta conclusione del rapporto di lavoro e all’inadempimento, in tutto o in parte, del datore di lavoro – anche l’ulteriore prova che quest’ultimo non è soggetto alle procedure esecutive concorsuali e deve, inoltre, dimostrare che manchino o siano insufficienti le garanzie patrimoniali del debitore.

Tribunale Trapani sez. lav., 12/10/2018

Domanda di pagamento del Tfr

In caso di mancato pagamento del trattamento di fine rapporto da parte del datore di lavoro sottoposto a procedura concorsuale, l’intervento del fondo di garanzia ex art. 2 l. n. 297 del 1982 è subordinato alla sussistenza di formalità procedurali di accertamento del credito, quali il deposito dello stato passivo ed il successivo decorso del termine di quindici giorni, che – essendo dirette alla tutela di ogni creditore e di ogni debitore, anche in quanto potenzialmente legittimati alla contestazione – non possono essere sostituite da attestazioni degli organi della procedura concorsuale (nella specie, commissario liquidatore dell’amministrazione controllata) circa la sussistenza del credito; pertanto, l’assenza del deposito e del successivo decorso del tempo prescritto, determinando l’insufficiente svolgimento della procedura e precludendo l’indicata tutela, rende inammissibile la domanda di pagamento del t.f.r. da parte del fondo di garanzia.

Cassazione civile sez. lav., 21/03/2000, n.3340

Ricorso per mancato pagamento del Tfr

A seguito della successione “ex lege” dell’Inps all’Inpdap, in caso di accoglimento di ricorso proposto avverso l’Inpdap per mancato pagamento di interessi maturati sul t.f.r. la condanna va pronunciata nei confronti dell’Inps.

T.A.R. Potenza, (Basilicata) sez. I, 31/03/2014, n.204

Insolvenza del datore di lavoro 

In tema di insolvenza del datore di lavoro, l’art. 2, comma 1, d.lg. n. 80 del 1992, nel prevedere l’obbligo del Fondo di garanzia dell’Inps di pagare ai lavoratori le retribuzioni delle ultime tre mensilità del rapporto, si riferisce a quelle per le quali sussiste effettivamente il diritto alla retribuzione, purché le stesse siano temporalmente collocate nel periodo di dodici mesi anteriori rispetto all’insorgere dell’insolvenza del datore di lavoro (nella specie, dall’inizio dell’esecuzione), dovendosi ritenere che la disposizione fondi una presunzione “ex lege” di imputabilità dell’inadempimento allo stato di insolvenza solo ove il mancato pagamento si verifichi entro tale lasso di tempo.

Cassazione civile sez. lav., 03/11/2009, n.23286

Inammissibilità della domanda di pagamento del Tfr

In caso di mancato pagamento del trattamento di fine rapporto da parte del datore di lavoro sottoposto a procedura concorsuale, l’intervento del fondo di garanzia ex art. 2 l. n. 297 del 1982 è subordinato alla sussistenza di formalità procedurali di accertamento del credito, quali il deposito dello stato passivo ed il successivo decorso del termine di quindici giorni, che – essendo dirette alla tutela di ogni creditore e di ogni debitore, anche in quanto potenzialmente legittimati alla contestazione – non possono essere sostituite da attestazioni degli organi della procedura concorsuale (nella specie, commissario liquidatore dell’amministrazione controllata) circa la sussistenza del credito; pertanto, l’assenza del deposito e del successivo decorso del tempo prescritto, determinando l’insufficiente svolgimento della procedura e precludendo l’indicata tutela, rende inammissibile la domanda di pagamento del t.f.r. da parte del fondo di garanzia.

Cassazione civile sez. lav., 21/03/2000, n.3340

L’immediato pagamento del Tfr

A norma dell’art. 2, dal comma 1 al comma 7, l. 29 maggio 1982 n. 297, qualora il datore di lavoro sia un imprenditore commerciale soggetto alle disposizioni di cui al r.d. 16 marzo 1942 n. 267, il lavoratore, per potere ottenere l’immediato pagamento (nel rispetto del termine di sessanta giorni dalla domanda) del trattamento di fine rapporto da parte del Fondo di garanzia istituito presso l’Inps, deve provare, oltre alla cessazione del rapporto di lavoro e all’inadempimento, in tutto o in parte, posto in essere dal debitore, anche lo stato di insolvenza in cui versa quest’ultimo, utilizzando, a tal fine, la presunzione legale prevista dalla legge (l’apertura del fallimento o della liquidazione coatta amministrativa o del concordato preventivo nei confronti del medesimo debitore); viceversa, ove non sia possibile l’applicazione della legge fallimentare perché non ricorre la condizione soggettiva di cui all’art. 1 del r.d. n. 267 del 1942, il lavoratore, allo scopo sopra indicato, oltre alla prova dell’avvenuta conclusione del rapporto di lavoro e all’inadempimento, in tutto o in parte, posto in essere dal datore di lavoro, deve fornire anche l’ulteriore prova che quest’ultimo non è soggetto alle procedure esecutive concorsuali e deve, inoltre, dimostrare, in base alla diversa presunzione legale pure prevista dalla legge (l’esperimento di una procedura esecutiva individuale, senza che ne sia necessario il compimento), che mancano o sono insufficienti le garanzie patrimoniali del debitore.

Cassazione civile sez. lav., 27/10/2009, n.22647

Mancato pagamento della tredicesima mensilità e del Tfr

Sulla soma erogata dall’Inps al fine di soddisfare i crediti vantati nei suoi confronti da un dipendente cessato dal servizio, a seguito di provvedimento di destituzione (nella specie, crediti per mancato pagamento della tredicesima mensilità, del trattamento di fine rapporto e dell’indennità una tantum prevista dall’art. 35 del Regolamento di Previdenza) vanno computati gli interessi legali a decorrere dalla data di maturazione del diritto fino al soddisfo con esclusione della rivalutazione monetaria, ove trattasi di crediti sorti in data successiva all’entrata in vigore della disposizione normativa che vieta il cumulo tra interessi e rivalutazione (art. 16 comma 6, l. n. 412 del 1991).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 15/01/2003, n.125

L’insolvenza del datore di lavoro

Ai fini della tutela prevista dalla legge n. 297 del 1982 in favore dei lavoratori per il pagamento del TFR in caso di insolvenza del datore di lavoro, ove quest’ultimo, pur assoggettabile al fallimento, non possa in concreto essere dichiarato fallito per aver cessato l’attività da oltre un anno, è ammissibile un’azione nei confronti del Fondo di garanzia, ai sensi dell’art. 2, quinto comma della legge n. 297 citata, purché il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione forzata, salvo che risulti l’esistenza di altri beni aggredibili con l’azione esecutiva.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 1/07/2010, n. 15662

Mancato pagamento del Tfr: l’onore del lavoratore

In caso di fallimento del datore di lavoro, il pagamento del trattamento di fine rapporto da parte del fondo di garanzia istituito presso l’Inps richiede, secondo la disciplina di cui all’art. 2 legge n. 297 del 1982 che il lavoratore assolva all’onere di dimostrare che è stata emessa la sentenza dichiarativa del fallimento e che il suo credito è stato ammesso nello stato passivo.

Ove, peraltro, l’ammissione del credito nello stato passivo sia reso impossibile dalla chiusura della procedura per insufficienza dell’attivo intervenuta dopo la proposizione, da parte del lavoratore, della domanda di insinuazione ma prima dell’udienza fissata per l’esame della domanda suddetta, il lavoratore che intenda chiedere l’intervento del fondo di garanzia ha l’onere di procedere preventivamente, ai sensi del quinto comma dell’art. 2, ad esecuzione forzata nei confronti del datore di lavoro tornato “in bonis” con la chiusura del fallimento.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 22/05/2007, n. 11945

Richiesta di pagamento a carico del fondo di garanzia istituito presso l’Inps

Il lavoratore, creditore del trattamento di fine rapporto nei confronti di datore di lavoro non soggetto a fallimento, per poter chiedere il pagamento del trattamento al Fondo di garanzia istituito presso I.N.P.S., è tenuto a verificare la mancanza o l’insufficienza della garanzia del patrimonio del datore di lavoro attraverso un serio tentativo di esecuzione forzata e, qualora, eseguita infruttuosamente una forma di esecuzione, si prospetti la possibilità di ulteriori forme di esecuzione, è tenuto ad esperire quelle che, secondo l’ordinaria diligenza, si prospettino fruttuose, mentre non è tenuto ad esperire quelle che appaiano infruttuose o aleatorie, allorquando i loro costi certi si palesino superiori ai benefici futuri, valutati secondo un criterio di probabilità.

(Sulla base di tale principio la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che, in relazione a lavoratore che aveva esercitato infruttuosamente l’esecuzione mobiliare, aveva affermato la necessità dell’esperimento dell’esecuzione immobiliare, ancorché essa si prospettasse infruttuosa).

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 29/07/2004, n. 14447

Domanda di intervento del fondo di garanzia per il Tfr

In caso di insolvenza del datore di lavoro non soggetto alle disposizioni della legge fallimentare, ai fini dell’accoglimento della domanda di intervento del fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto, istituito presso l’INPS dall’art. 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297, grava sul lavoratore l’onere di dimostrare che, a seguito dell’esperimento dell’esecuzione forzata -che deve conformarsi all’ordinaria diligenza- per la realizzazione del relativo credito, le garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti.

A tal fine non basta l’esistenza di una mera parvenza di esecuzione, quale deve considerarsi l’inutile esperimento di un tentativo di pignoramento mobiliare presso il debitore, quando non risultino effettuate idonee ricerche sul debitore medesimo -nonché sugli altri soggetti personalmente e solidalmente obbligati ex art. 38 cod. civ., ove il debitore sia un’associazione non riconosciuta- in ordine alla eventuale titolarità, in capo allo stesso, di crediti verso terzi o di beni e diritti immobiliari seguite, se positive, da esecuzione forzata ai sensi, rispettivamente, degli artt. 543 segg. e 555 segg. cod. proc. civ.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 2/04/2002, n. 4666



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7 Commenti

  1. Vorrei sapere innanzitutto come si calcola il Tfr… E cosa posso fare il mio datore di lavoro non vuole pagarmelo? cosa accade in caso di malattia o cassa integrazione?

    1. Il Tfr si calcola su tutte le retribuzioni erogate al dipendente. Ci sono, tuttavia, dei casi in cui il dipendente non riceve la normale retribuzione da parte del datore di lavoro ma una indennità di natura sociale. Basti pensare ai casi in cui il lavoratore deve astenersi dalla prestazione di lavoro per malattia, infortunio, gravidanza. In questi casi, il rapporto di lavoro resta sospeso ed il lavoratore riceve una indennità a carico dell’Inps ed erogata per il tramite del datore di lavoro. Su queste somme, non avendo natura retributiva, non spetta il Tfr. La legge, tuttavia, con una fictio iuris, prevede che, in caso di sospensione della prestazione di lavoro da parte del lavoratore nel corso dell’anno per eventi come la malattia, l’infortunio o la gravidanza [3], oppure in caso di sospensione totale o parziale dell’attività di lavoro del dipendente per la quale sia prevista la cassa integrazione salariale, il Tfr sia comunque dovuto. In particolare, in questi casi, deve essere computato nella retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro. Ne consegue che malattia, infortunio, gravidanza o cassa integrazione non incidono negativamente sulla maturazione del Tfr da parte del lavoratore.

    2. Ci sono dei casi in cui il rapporto di lavoro cessa ma del Tfr non c’è traccia. Il tempo passa e nulla: l’azienda non eroga il Tfr al suo ex dipendente.A questo punto il dipendente deve cercare innanzitutto di recuperare la somma in via bonaria.Sarà dunque necessario predisporre una lettera di diffida per recupero Tfr con cui il dipendente, o di suo pugno o per il tramite di un avvocato, intima alla società di pagare entro una certa data il trattamento di fine rapporto, avvertendola che, in caso di mancato pagamento, dovrà rivolgersi alle vie legali con conseguente aggravio di costi per il datore di lavoro.Se, nonostante la diffida, l’azienda non si decide a pagare la situazione si complica. In questo caso, infatti, il dipendente dovrebbe avviare la procedura di esecuzione forzata per il recupero coattivo del proprio credito.Sappiamo tutti, però, quanto sia sconveniente questa procedura che ha tempi molto lunghi e non sempre garantisce l’effettivo recupero di quanto dovuto.

  2. Il mio capo non mi ha pagato il trattamento di fine rapporto a fronte della cessazione del rapporto di lavoro. Io ho aspettato con pazienza… dopo un periodo di tolleranza fisiologico per l’effettuazione dei conteggi e dopo aver atteso il termine di pagamento previsto dal Ccnl, ho capito che non posso più restare con le mani in mano. Voglio ottenere il pagamento che mi spetta

    1. Per farlo può, innanzitutto, iniziare con un contatto diretto ed informale con la direzione risorse umane, chiedendo informazioni circa il pagamento del trattamento di fine rapporto. Se le acque, tuttavia, non si muovono occorre inviare una lettera sollecito mancato pagamento Tfr o di pugno oppure per il tramite di un patronato o di un legale. Puoi inviare una lettera da recapitare alla società via pec o raccomandata a/r.La funzione del Tfr è tutelare sul piano economico il lavoratore a fronte della perdita del lavoro e, dunque, della retribuzione. Soprattutto quando a concludersi è un rapporto di lavoro duraturo, il Tfr può consistere anche in una somma di denaro considerevole che garantisce al lavoratore ed alla sua famiglia una disponibilità economica per affrontare la perdita del lavoro e dello stipendio. Per quanto concerne il momento in cui il Tfr deve essere erogato, il diritto al Tfr matura con la cessazione del rapporto di lavoro e, dunque, almeno in teoria, andrebbe pagato contestualmente alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

  3. Ho pensato di provare ad inoltrare una denuncia all’Ispettorato del lavoro perché il mio datore di lavoro è responsabile del mancato pagamento del Tfr. Come posso fare la denuncia? Questo tirchio deve pagare!!!

    1. Occorre premettere che l’Ispettorato nazionale del lavoro è una istituzione pubblica istituita proprio per controllare che i datori di lavoro rispettino tutte le norme di legge poste a tutela dei dipendenti. Il pagamento del trattamento di fine rapporto rappresenta, senza dubbio, uno dei diritti principali del dipendente e l’Ispettorato può dunque senza alcun dubbio essere chiamato a verificare il rispetto di questo onere da parte delle aziende. Ma come si inoltra questa denuncia? Innanzitutto occorre verificare qual è la sede dell’Ispettorato nazionale del lavoro competente per territorio. L’istituzione infatti ha una diramazione territoriale molto capillare, almeno in ogni provincia.
      Individuata la sede dell’Ispettorato territoriale del lavoro, il dipendente deve compilare una denuncia che contenga:
      generalità del denunciante;
      dati sul rapporto di lavoro e la sua cessazione;
      dati identificativi della società datore di lavoro;
      esposizione dei fatti illeciti posti in essere dal datore di lavoro.Insieme alla denuncia andranno depositati dei documenti. È utile, ad esempio, depositare l’ultima busta paga con cui sono state liquidate le competenze di fine rapporto e nella quale è assente il pagamento del Tfr.
      A questo punto l’Ispettorato del lavoro prende in carico la denuncia che è soggetta ad una istruttoria interna.Il principale effetto delle denunce presentate all’Ispettorato nazionale del lavoro è l’organizzazione, da parte degli ispettori del lavoro, di un accesso ispettivo.Gli ispettori, con l’accesso diretto in azienda, cercano di verificare la veridicità delle circostanze dedotte nella denuncia.Qui sta la forza della denuncia. Le aziende non gradiscono l’accesso degli ispettori i quali, oltre al mancato pagamento del Tfr, potrebbero riscontrare altre irregolarità. Da ciò discende la forza della denuncia che potrebbe indurre l’azienda a pagare il Tfr.

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