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Periodo di prova: ultime sentenze

24 Agosto 2020
Periodo di prova: ultime sentenze

Requisiti di validità e conseguenze in caso di nullità; recesso del datore di lavoro; interruzione per malattia e conservazione del posto del lavoratore.

Patto di prova

Requisito essenziale per la validità del patto di prova, oltre alla forma scritta, è che la specifica sottoscrizione del patto di prova avvenga anteriormente o contestualmente all’inizio dell’esecuzione della prestazione lavorativa; la nullità del patto di prova comporta la costituzione del rapporto tra le parti fin dall’inizio del periodo di prova.

Tribunale Civitavecchia sez. lav., 16/07/2020, n.394

Rapporti di lavoro privatizzati con la PA

Nei rapporti di lavoro privatizzati con la Pubblica Amministrazione il recesso del datore di lavoro nel corso del periodo di prova è discrezionale tuttavia non è configurabile il periodo di prova se le modalità dell’esperimento non siano adeguate ad accertare la capacità lavorativa del prestatore d’opera. (Nel caso di specie, nessun incarico era stato mai assegnato al dirigente attestando una sostanziale assenza di contenuti e mansioni).

Tribunale Lecce sez. lav., 26/03/2020, n.627

Le dichiarazioni rilasciate durante un’ispezione dell’Inps

Le dichiarazioni rilasciate dalle lavoratrici in occasione di un’ispezione dell’Inps all’interno di un esercizio commerciale, con le quali esse affermano di aver percepito un compenso fisso mensile e di aver sperimentato un periodo di prova prima della formalizzazione del rapporto, costituiscono circostante univoche, descritte con intrinseca coerenza e verosimiglianza rispetto ai canoni di normalità sociale cui risponde la gestione di un esercizio commerciale e l’adibizione ivi di lavoratori addetti alla vendita delle merci; esse sono da considerarsi più veritiere e genuine rispetto alle dichiarazioni rese successivamente – dietro richiesta delle lavoratrici stesse giustificata dalla volontà di chiarire le precedenti dichiarazioni – in quanto le prime sono espresse nell’immediatezza dell’accesso ispettivo, in assenza del datore di lavoro – dunque, senza alcuna soggezione reverenziale nei confronti del soggetto interessato dall’ispezione – e in carenza di riscontri processuali rivelatori, anche solo in via indiziaria, di un loro interesse a riferire fatti non rispondenti al vero.

Corte appello Roma sez. IV, 03/03/2020, n.340

Reclutamento iscritti alle liste di collocamento

Il precedente svolgimento delle mansioni oggetto di bando comunale in forza di contratto a tempo determinato (che prevedeva un periodo di prova ed era stato altresì prorogato), non comprova l’idoneità del lavoratore allo svolgimento delle mansioni. Si osserva infatti che tra il pregresso contratto a tempo determinato intercorso tra le parti e la procedura selettiva per l’assunzione a tempo indeterminato ex art. 16 legge 28 febbraio 1987 n. 56 non vi è alcun nesso giuridico, trattandosi di contratti e procedure del tutto autonomi. Pertanto, le vicende relative a precedente contratto a tempo determinato non possono avere effetti diretti sulla procedura di reclutamento e non vincolano il Comune nella valutazione di idoneità professionale del lavoratore espletata in tale sede.

Corte appello Milano sez. lav., 28/02/2020, n.2136

Licenziamento durante il periodo di prova

Nel contrasto fra la disciplina collettiva e quella risultante nel caso concreto dal contratto individuale, occorre fare applicazione del cosiddetto criterio dell’assorbimento, mettendo a raffronto non le singole clausole contrapposte ma i trattamenti complessivi desumibili dalle due discipline in conflitto e ciò sia per una razionale interpretazione del principio della clausola più favorevole al lavoratore sia per una oggettiva necessità di carattere economico, la quale postula che al lavoratore sia riservato il trattamento più favorevole nel suo complesso, in esso restando assorbiti specifici benefici propri dell’altro.

Ciò premesso, è inefficace il recesso datoriale intervenuto per mancato superamento del periodo di prova, qualora il contratto individuale preveda un periodo di prova più lungo rispetto a quello previsto nei c.c.n.l. e, a quella data, il rapporto di lavoro a tempo determinato era divenuto “definitivo” ai sensi dell’art. 2096, 3° comma, del codice civile.

Tribunale Foggia sez. lav., 17/02/2020, n.729

Pubblico impiego privatizzato: recesso intimato durante il periodo di prova

La pacifica sindacabilità astratta della motivazione del recesso dell’Amministrazione dal rapporto di lavoro con un dipendente nel periodo di prova, non esclude che spetti comunque al lavoratore ricorrente fornire validi elementi di prova circa l’intento discriminatorio. Infatti, in tema di pubblico impiego privatizzato, l’obbligo — imposto dalle parti collettive alle amministrazioni — di motivare il recesso intimato durante il periodo di prova, in quanto finalizzato a consentire la verificabilità giudiziale della coerenza delle ragioni del recesso rispetto alla finalità della prova e all’effettivo andamento della prova stessa, non porta ad omologare il predetto recesso al licenziamento disciplinare, anche ove fondato sull’assenza di diligenza nell’esecuzione della prestazione, poiché tale mancanza ben può essere valorizzata al solo fine di giustificare il giudizio negativo sull’esperimento; né l’obbligo in parola incide sulla ripartizione degli oneri probatori, spettando comunque al lavoratore dimostrare il perseguimento di finalità discriminatorie o altrimenti illecite o la contraddizione tra recesso e funzione dell’esperimento medesimo.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. I, 08/04/2019, n.743

Il recesso del datore di lavoro nel corso del periodo di prova

Il recesso del datore di lavoro nel corso del periodo di prova ha natura discrezionale e dispensa dall’onere di provarne la giustificazione, fermo restando che l’esercizio del potere di recesso deve essere coerente con la causa del patto di prova, che consiste nel consentire alle parti del rapporto di lavoro di verificarne la reciproca convenienza.

Tribunale Bologna sez. lav., 27/02/2019, n.101

Scadenza del patto di prova

Una volta accertato che il periodo di prova era già scaduto, licenziare motivando solo sul mancato superamento della prova equivale a licenziare ad nutum, cioè perché si è voluto licenziare e basta, senza alcuna ragione a fondamento della scelta, in violazione di quanto sancito dall’art. 1 L. 604 del 1966, ossia che il licenziamento del prestatore di lavoro non può avvenire che per giusta causa ai sensi dell’art. 2119 del Codice civile o per giustificato motivo.

Tribunale Sassari sez. lav., 29/01/2019, n.14

Assegnazione di incarico ed obiettivi durante la prova

Il c.c.n.l. 8 giugno 2000 per la dirigenza non medica del servizio sanitario esclude che, durante il periodo di prova del dirigente, debba essere a lui assegnato un incarico con relativa individuazione degli obiettivi generali da conseguire, in coerenza con il sistema dell’impiego pubblico contrattualizzato, nell’ambito del quale esiste una scissione fra l’acquisto della qualifica di dirigente, tramite il contratto individuale di lavoro concluso all’esito della procedura concorsuale, e il successivo conferimento delle funzioni; ne deriva che l’esperimento deve ritenersi validamente effettuato ogniqualvolta al neoassunto vengano affidati compiti riconducibili alla qualifica rivestita.

Cassazione civile sez. lav., 19/12/2018, n.32877

Assegnazione di mansioni diverse da quelle previste nel patto di prova

In caso di vizio funzionale del patto di prova validamente apposto (nella specie, per l’assegnazione in concreto di mansioni diverse da quelle indicate nella clausola accessoria) non trova applicazione la disciplina del licenziamento individuale – come nel caso di vizio genetico, ad esempio per difetto di forma scritta o per mancata specificazione delle mansioni da espletarsi – bensì lo speciale regime del recesso in periodo di prova, che prevede il diritto del lavoratore alla prosecuzione dell’esperimento, ove possibile, ovvero al ristoro del pregiudizio sofferto.

Cassazione civile sez. lav., 03/12/2018, n.31159

Patto di prova e periodo di comporto

In tema di patto di prova, la disposizione del contratto collettivo che, attribuendo rilevanza sospensiva del periodo di prova alla malattia, stabilisca un periodo di comporto più breve rispetto a quello previsto per la generalità dei lavoratori, è legittima, poiché, da un lato, è coerente con la causa del contratto in prova, connotata della reciproca verifica di convenienza del rapporto – in cui rileva anche l’esigenza della parte datoriale di vagliare i tempi coessenziali all’esercizio della sua attività e la possibilità di proseguire nel rapporto stesso -, e, dall’altro, tutela sia il diritto alla salute che quello alla conservazione del posto del lavoratore, salvaguardando, in un’ottica di equo bilanciamento di interessi, il diritto al lavoro e quello al libero esercizio dell’impresa.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto nulla la clausola contrattuale che, in caso di interruzione per malattia del periodo di prova di durata trimestrale, prevedeva che il lavoratore fosse ammesso a completare il periodo stesso solo ove le assenze, cumulativamente, non avessero superato i trenta giorni di calendario).

Cassazione civile sez. lav., 02/10/2018, n.23898



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