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Unioni civili: ultime sentenze

23 Giugno 2021
Unioni civili: ultime sentenze

Rettificazione del sesso di un coniuge; disciplina del cognome comune; diritti e doveri nascenti dall’unione civile.

Unione civile: cause di scioglimento

L’unione civile, così come il matrimonio, può sciogliersi esclusivamente in presenza di una delle cause previste dalla legge, individuate nella morte o nella dichiarazione di morte presunta di una parte, nella rettificazione di sesso, in una delle cause previste dall’art. 3, n. 1, 2, lett. a), c), d), e) l. n. 898/1970 sul divorzio, ovvero, come nel caso di specie, nella manifestazione della volontà di scioglimento dell’unione resa da una o da entrambe le parti dinanzi all’ufficiale dello stato civile, con la precisazione che quest’ultima legittima la proposizione della domanda di scioglimento dell’unione decorsi tre mesi tra la predetta manifestazione di volontà e la proposizione della domanda (nel caso di specie risultavano rispettate anche le formalità dell’invio della lettera raccomandata ed infine attesa la contumacia del resistente che ha impedito il tentativo di conciliazione e l’assenza di prole e di domande di contenuto economico il Tribunale non ha ritenuto di dover assumere altre statuizioni.)

Tribunale Milano sez. IX, 03/06/2020

Scioglimento unione civile: la manifestazione di volontà

L’unione civile può sciogliersi per cause automatiche (art. 1 commi 22, 23, 26 l. 76/2016) ovvero in seguito alla manifestazione di volontà, congiunta o unilaterale, da parte dei componenti della coppia. Nell’ipotesi in cui l’intenzione di scioglimento dell’unione civile provenga da una sola delle parti, questa è tenuta ad informare l’altra mediante l’invio di una raccomandata o altra comunicazione similare e, solo dopo, la stessa potrà presentarsi dinnanzi all’ufficiale di stato civile per formalizzare tale volontà che verrà annotata a margine dell’atto costitutivo dell’unione e da cui decorre il termine di tre mesi per proporre la domanda giudiziale.

Tribunale Milano sez. IX, 03/06/2020

Rettifica di sesso di entrambi i coniugi: il matrimonio è valido?

Riguardo al rapporto tra rettifica di sesso e precedente matrimonio, va rilevato che gli artt. 4 della L 164/1982 e 31 co. 6 d.lgs 150/2011 prevedevano come conseguenza della rettifica di sesso lo scioglimento del matrimonio sul presupposto che, con il mutamento di sesso di uno dei coniugi, viene meno la diversità di sesso, requisito essenziale per l’ordinamento italiano affinché la vita di coppia si collochi all’interno del modello matrimoniale. Non vi è alcuna disciplina espressa, invece, in merito alle conseguenze sul rapporto matrimoniale del cambiamento di sesso da parte di entrambi i coniugi.

Peraltro, tale (apparente) vuoto normativo può essere colmato attraverso una interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata della disciplina vigente. La norma sopra richiamata, che prevede lo scioglimento automatico del matrimonio, come è noto, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui non prevede che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi consenta, comunque, ove entrambi i coniugi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore.

Peraltro oggi, come noto, l’ordinamento non lascia sfornite di tutela tali situazioni, prevedendo che alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la volontà di non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili, consegue l’automatica instaurazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso (vd. artt. 1 co. 27, L. n. 76/2016 e art. 31 co. 4-bis D.lgs 150/2011). Ne consegue che, nel caso di rettifica di attribuzione di sesso di entrambi i coniugi, l’unico modo per tutelare il diritto all’unità familiare delle parti e dare rilievo alla volontà di non vedere annullato il pregresso vissuto della coppia è la conservazione del matrimonio, posto a base della loro famiglia, la cui tutela è interesse primariamente perseguito dall’ordinamento, che di certo esprime un favor per la conservazione del matrimonio.

Tribunale Grosseto, 03/10/2019, n.740

Diritti e doveri nascenti dall’unione civile

Non è manifestamente infondata la q.l.c. dell’art. 1, comma 20, l. n. 76/2016, nella parte in cui limita la tutela delle coppie di donne civilmente unite ai soli diritti e doveri nascenti dall’unione civile, nonché dell’art. 29, comma 2, d.P.R. n. 396/2000, nella parte in cui limita la possibilità di indicare il solo genitore legittimo, nonché quelli che rendono o che hanno reso il consenso ad essere nominati, e non anche le donne tra loro civilmente unite e che abbiano fatto ricorso all’estero a procreazione medicalmente assistita, in riferimento agli art. 2,3,30 e 117 Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 24 della carta di Nizza dei diritti fondamentali dell’Unione europea, agli art. 8 e 14 Cedu e alla convenzione di New York dei diritti del fanciullo.

Tribunale Venezia, 03/04/2019

Scioglimento congiunto di un’unione civile

La domanda di scioglimento congiunto dell’unione civile, proposta decorsi tre mesi dalla data di manifestazione di volontà di scioglimento dell’unione, va accolta, laddove le condizioni congiuntamente precisate dalle ricorrenti risultino frutto di libero accordo, nella parte in cui hanno ad oggetto diritti disponibili, e conformi all’interesse della figlia minorenne, nella parte in cui riguardano la stessa.

Tribunale Bologna sez. I, 25/03/2019, n.742

Rettificazione di sesso del coniuge e conversione dell’atto

In  assenza di normativa che contempli espressamente la possibilità di procedere alla conversione dell’atto di stato civile avente ad oggetto l’unione civile in atto di matrimonio per effetto di rettificazione di sesso da parte di uno dei due coniugi, deve ritenersi applicabile l’art. 70-octies Dpr 396/2000 a norma del quale: Nell’ipotesi di cui all’articolo 31, comma 4-bis, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150, l’ufficiale dello stato civile del comune di celebrazione del matrimonio o di trascrizione se avvenuto all’estero, ricevuta la comunicazione della sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso, procede all’iscrizione dell’unione civile nel registro delle unioni civili con le eventuali annotazioni relative alla scelta del cognome ed al regime patrimoniale.

Tribunale Brescia sez. III, 17/10/2019, n.11990

Scioglimento dell’unione civile e determinazione dell’assegno divorzile

Fermo restando che per ragioni di pari trattamento costituzionalmente orientato, a seguito dello scioglimento dell’unione civile, devono applicarsi all’assegno le medesime argomentazioni interpretative espresse dalle Sezioni Unite con la nota sentenza n. 18287/2018 in tema di assegno divorzile, al fine di valutare lo squilibrio delle condizioni economico-patrimoniali delle parti devono tenersi in considerazione anche le scelte assunte dalle stesse in fase di convivenza “di fatto” prima della celebrazione dell’unione civile.

Tribunale Pordenone, 13/03/2019

Unione civile e cognome comune

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3, lett. c), n. 2), d.lg. 19 gennaio 2017, n. 5, censurato per violazione degli artt. 2, 3, 11, 76 e 117, comma 1, Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 8 CEDU e agli artt. 1 e 7 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nella parte in cui inserisce nell’art. 20 d.P.R. 30 maggio 1989, n. 223, il comma 3-bis, il quale prevede che «[p]er le parti dell’unione civile le schede devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile». Con la disposizione censurata il legislatore delegato, ferma restando la facoltà di scegliere ed utilizzare il cognome comune per la durata della unione, espressamente esclude la necessità di modificare la scheda anagrafica individuale, la quale resta, pertanto, intestata alla stessa parte con il cognome posseduto prima della costituzione dell’unione.

Tale scelta rappresenta il coerente sviluppo dei principi posti dalla legge di delega, laddove espressamente delimita la durata del cognome comune a quella dell’unione civile, ed è espressiva di un principio caratterizzante l’ordinamento dello stato civile secondo cui il cognome anagrafico è tendenzialmente definitivo e irreversibile. Che il diritto al nome, quale elemento costitutivo dell’identità personale, debba concretizzarsi nel cognome comune, rendendo così doverosa la modifica anagrafica di quello originario, non discende, poi, né dalle norme della nostra Costituzione, né da quelle interposte che essa richiama.

La natura paritaria e flessibile della disciplina del cognome comune da utilizzare durante l’unione civile e la facoltà di stabilirne la collocazione accanto a quello originario — anche in mancanza di modifiche della scheda anagrafica — costituiscono comunque garanzia adeguata dell’identità della coppia unita civilmente e della sua visibilità nella sfera delle relazioni sociali in cui essa si trova ad esistere (sentt. nn. 50, 182, 229 del 2014, 194 del 2015).

Corte Costituzionale, 22/11/2018, n.212

Unioni civili: scioglimento e dichiarazione innanzi all’ufficiale di stato civile

La dichiarazione di voler sciogliere l’unione, prevista dall’art. 1, comma 24, l. n. 76/2016, nelle forme previste dal d.m. 27 febbraio 2017, non costituisce condizione di procedibilità della domanda di scioglimento dell’unione civile che, dunque, può essere pronunziata anche in assenza della fase amministrativa; in questa ipotesi, però, tra l’udienza presidenziale – in cui la parte richiedente abbia ribadito la propria volontà di cessare l’unione – e la sentenza devono decorrere almeno tre mesi, ovvero quel lasso temporale che, secondo la norma richiamata, deve decorrere tra la dichiarazione resa all’Ufficiale di stato civile e la presentazione del ricorso.

Tribunale Novara, 05/07/2018

La trascrizione del matrimonio omosessuale

Riconoscimento di matrimonio omosessuale contratto all’estero da cittadino italiano e da cittadino straniero – Trascrizione del matrimonio come unione civile – L. 20 maggio 2016 n. 76 – L. 31 maggio 1995 n. 218, articoli 32-bis, 32-quinquies, 64, 65, 66 – Ordine pubblico – Convenzione europea dei diritti dell’uomo, articoli 8 e 12 – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 9.

La definizione, ai sensi degli articoli 32-bis e 32-quinquies della l. 31 maggio 1995 n. 218, degli effetti del matrimonio e dell’unione civile contratti all’estero da cittadini italiani non può essere temporalmente limitata alle relazioni coniugali o alle unioni giuridicamente riconosciute contratte dopo l’entrata in vigore della l. 20 maggio 2016 n. 76, né può essere condizionata dalla data d’instaurazione del giudizio. L’applicazione di tali disposizioni ai rapporti sorti prima della entrata in vigore della legge n. 76 del 2016 non costituisce una deroga al principio d’irretroattività della legge, ma una conseguenza della specifica funzione di coordinamento e legittima circolazione degli status posta alla base della loro introduzione.

La non contrarietà all’ordine pubblico internazionale del riconoscimento del matrimonio e delle unioni civili o istituti analoghi contratti all’estero è consacrata dagli articoli 32-bis e 32-quinquies della legge n. 218 del 1995. Infatti, gli atti di matrimonio e di unioni riconosciute producono senz’altro effetti giuridici nell’ordinamento italiano secondo il regime di convertibilità stabilito da tali norme.

L’art. 32-bis comporta la preminenza del modello dell’unione civile, adottato nel diritto interno. Pertanto, il matrimonio contratto all’estero da coppia omoaffettiva formata da cittadino italiano e da cittadino straniero non è trascrivibile come tale, ma come unione civile. L’art. 32-bis non trova invece applicazione nell’ipotesi in cui venga richiesto il riconoscimento di un matrimonio contratto all’estero da due cittadini stranieri.

La trascrizione del matrimonio omosessuale come unione civile (c.d. downgrading) non produce effetti discriminatori per ragioni di orientamento sessuale, dal momento che la scelta del modello di unione riconosciuta tra persone dello stesso sesso negli ordinamenti degli Stati membri del Consiglio d’Europa è rimessa al libero apprezzamento degli Stati stessi, salva la definizione di uno standard di tutele coerenti con l’interpretazione del diritto alla vita familiare fornita dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Cassazione civile sez. I, 14/05/2018, n.11696

L’unione civile è equiparabile al matrimonio?

Ai fini della applicazione del Regolamento (CE) n. 2201/2003, l’unione civile di cui alla l. n. 76 del 2016 è equiparabile al matrimonio: ne consegue che è applicabile anche l’articolo 19 del menzionato Regolamento, ove sono contenute norme regolative della litispendenza internazionale.

Tribunale Bologna, 18/10/2018

Componenti di un’unione civile

La causa di non punibilità prevista dall’art. 384 c.p. è applicabile anche nei confronti dei componenti di una famiglia di fatto e dei loro prossimi congiunti, dovendosi recepire un’interpretazione “in bonam partem” che consenta la parificazione, sul piano penale, della convivenza “more uxorio” alla famiglia fondata sul matrimonio.

(In motivazione, la Corte ha precisato che l’equiparazione ai coniugi dei soli componenti di un’unione civile, prevista dal d.lg. 19 gennaio 2017, n. 6, non esclude l’estensione della causa di non punibilità ai conviventi “more uxorio”, trattandosi di soluzione già consentita dal preesistente quadro normativo, oltre che dalla nozione di famiglia desumibile dall’art. 8 Cedu, ricomprendente anche i rapporti di fatto).

Cassazione penale sez. VI, 19/09/2018, n.11476

Matrimonio contratto all’estero tra un cittadino italiano e uno straniero

Il matrimonio contratto all’estero da un cittadino italiano e da uno straniero rientra nel campo di applicazione dell’art. 32-bis l. 218/1995 e, di conseguenza, esso produce in Italia gli effetti di un’unione civile .

Cassazione civile sez. I, 14/05/2018, n.11696

La sentenza di rettificazione di sesso

La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso determina come automatica conseguenza, in assenza della dichiarazione congiunta delle parti di volere costituire una unione civile, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, con conseguente relativa annotazione sull’atto di matrimonio.

Tribunale Milano sez. IX, 23/10/2017, n.10622

Celebrazione di unioni civili: l’illegittimità della delibera comunale

Deve essere dichiarata l’illegittimità della delibera comunale che, per le celebrazioni delle unioni civili, assegna uno spazio diverso e distinto rispetto a quelli previsti per i matrimoni civili; pertanto, le disposizioni del regolamento comunale per la celebrazione dei matrimoni civili devono intendersi automaticamente valevoli e applicabili anche nel caso di celebrazione delle unioni civili disciplinate dalla legge n. 76 del 2016.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 29/12/2016, n.1791

Delibera comunale per le unioni civili

È illegittima la delibera comunale che escluda l’applicazione alle unioni civili delle disposizioni regolamentari introdotte per la celebrazione dei matrimoni civili, riguardanti luoghi, orari e tariffe connessi a tali procedimenti; ciò soprattutto nel caso in cui il regime riservato agli uniti civili abbia carattere deteriore rispetto a quello riservato ai coniugi.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. I, 07/12/2016, n.640

Dichiarazioni di costituzione delle unioni civili

Sussiste il presupposto del “fumus boni iuris” necessario per l’accoglimento di un’istanza cautelare presentata in sede di ricorso per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, dei provvedimenti attraverso i quali il comune di Padova ha designato alcuni particolari giorni dedicati alle dichiarazioni di costituzione delle unioni civili di cui alla l. 20 maggio 2016 n. 76, considerando non applicabili alle stesse le norme previste per la celebrazione dei matrimoni civili e riguardanti luoghi, orari e tariffe connessi a tali procedimenti, senza fornire, in merito alle proprie scelte, chiarimenti idonei a fugare i sospetti di un intento discriminatorio.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. I, 07/12/2016, n.640



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6 Commenti

  1. Le unioni civili sono un grande passo in avanti. Sicuramente, c’è ancora molto da fare. I pregiudizi sono tanti. Ne sento tutti i giorni. Ci fanno le barzellette sulle storie tra gay e di fronte l’ignoranza umana, rido e passo avanti. So chi sono e non ho bisogno di farmi accettare dai trogloditi che ancora oggi non riescono a capire… Prima di fare coming out, ho dovuto tirare fuori tanto coraggio e cercare di sopportare tante situazioni, ma finalmente ora sono felice e penso di convolare a nozze con il mio partner.

  2. C’è ancora chi pensa che essere gay sia una scelta. Un giorno ti alzi e dici: mi piacciono gli uomini oppure mi piacciono le donne. No, non è così. Sappiatelo. Magari ti senti diverso perché i tuoi compagni di classe iniziano ad andare dietro alle ragazzine e tu provi qualcosa verso il tuo stesso sesso ed hai difficoltà ad esternarlo, perché magari gli altri poi ti isolano in quanto non riescono a capire come sia possibile, quali assurde deviazioni hai… Vallo a spiegare che non dipende da te e non è una scelta, vallo a spiegare che siamo tutti uguali di fronte agli occhi di Dio e quei santocchi che vanno in chiesa sono gli stessi che poi ti puntano il dito contro…

  3. Bisogna vivere con serenità e essere sinceri prima di tutto con se stessi. Ho conosciuto tanti ragazzi che erano fidanzati solo per salvare le apparenze e non farsi scoprire dalla famiglia, pensando di deluderli. Sono le stesse persone che si iscrivono sulle chat di incontri, tradiscono la propria fidanzata andando con altri uomini, fanno sentire sbagliata la stessa fidanzata perché non dedicano a lei le loro attenzioni e distruggono inutilmente la loro vita e quella degli altri, quando basterebbe solo essere sinceri e accettare il proprio essere

  4. Dopo anni di convivenza, io e il mio compagno abbiamo deciso di realizzare il nostro sogno d’amore e organizzare una bella festa per i nostri cari, i quali fortunatamente ci sostengono sempre e tifano per il nostro amore. Non è stato semplice all’inizio, ma col tempo siamo riusciti a costruire insieme il nostro futuro. L’unione civile è un desiderio che avevamo entrambi da sempre, perché vogliamo “sigillare” con un patto il nostro legame.

  5. Buongiorno, io e il mio compagno siamo pronti per questo ulteriore step che rappresenta per noi la conferma della nostra unione. Qual è l’iter da seguire? Una volta che saremo uniti civilmente quali diritti ci verranno riconosciuti?

    1. La coppia che desidera costituire un’unione civile dovrà recarsi presso l’Ufficio di Stato Civile comunale, insieme a due testimoni, e dichiarare, di fronte all’Ufficiale, la volontà di perfezionare davanti alla legge il vincolo personale che lega le due parti: non vengono richieste formule particolari ma una semplice manifestazione di intenti. L’Ufficiale provvederà pertanto a compilare un certificato contenente i dati anagrafici delle parti e dei testimoni, il regime patrimoniale scelto e il luogo di residenza. Tale documento verrà registrato nell’archivio di Stato Civile e la registrazione renderà l’unione civile effettiva.
      Ai partner uniti civilmente verranno riconosciuti diritti, ossia:
      – diritto di visita, di informazione e di assistenza in caso di ricovero in ospedale;
      – diritto alla pensione di reversibilità e al TFR in caso di morte;
      – diritto all’eredità nella stessa quota prevista per i coniugi di un matrimonio;
      e doveri, ossia:
      – dovere di contribuire ai bisogni comuni in relazione alla propria capacità lavorativa;
      – dovere di assistere il partner in caso di necessità o malattia.
      Contrariamente a quanto previsto ad esempio per il matrimonio, la fedeltà non figura tra i doveri dei partner uniti civilmente.
      Con riferimento ai rapporti economici, le parti, con la sottoscrizione dell’unione civile, scelgono il regime patrimoniale a cui sottoporsi, ossia comunione o separazione dei beni, ma possono decidere anche di stipulare un contratto, sotto forma di atto pubblico o scrittura privata, redatto da un professionista, avvocato o notaio, da registrare entro dieci giorni dalla stipula presso l’Ufficio Anagrafe del luogo di residenza.

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