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Ricorso per decreto ingiuntivo: giurisprudenza

23 Agosto 2020
Ricorso per decreto ingiuntivo: giurisprudenza

Trasformazione del giudizio a seguito di opposizione e riparto dell’onere probatorio; inammissibilità delle domande proposte da eventuale terzo per difetto di legittimazione attiva.

Ricorso per decreto ingiuntivo

A seguito della opposizione, il giudizio introdotto con il ricorso per decreto ingiuntivo si trasforma da sommario in giudizio a cognizione piena, pertanto, il creditore-opposto (al quale compete la posizione sostanziale di attore, per aver richiesto l’emissione del decreto) ha l’onere di provare tutti i fatti costitutivi del diritto vantato e, in particolare, l’esistenza e la misura del credito, ed il debitore-opponente (sostanzialmente convenuto, anche se formalmente attore in opposizione) deve dare dimostrazione dei fatti impeditivi, modificativi o estintivi del credito “ex adverso” fatto valere, se eccepiti, ovvero di eventuali pretese fatte valere in via riconvenzionale.

Corte appello Potenza, 16/07/2020, n.423

Caducazione del titolo esecutivo

In caso di azione esecutiva intrapresa in forza di un titolo giudiziale provvisoriamente esecutivo, la caducazione dello stesso in un momento successivo alla fruttuosa conclusione dell’espropriazione forzata legittima il debitore, che l’abbia subita, a promuovere nei confronti del creditore procedente un autonomo giudizio di ripetizione dell’indebito, che, essendo fondato su prova scritta, può avere inizio anche mediante la presentazione di ricorso per decreto ingiuntivo.

Cassazione civile sez. III, 09/07/2020, n.14601

Notificazione del ricorso per decreto ingiuntivo

L’opposizione a decreto ingiuntivo instaura un ordinario giudizio di cognizione, nel quale il giudice non deve limitarsi ad esaminare se l’ingiunzione sia stata legittimamente emessa ma deve procedere ad un’autonoma valutazione di tutti gli elementi offerti sia dal creditore, per dimostrare la fondatezza della pretesa fatta valere con il ricorso, sia dell’opponente per contestarla; a tal fine, non è necessario che la parte che chiede l’ingiunzione formuli una specifica ed espressa domanda per ottenere una pronuncia sul merito della propria pretesa creditoria, essendo, invece, sufficiente che resista alla proposta opposizione e chieda la conferma del decreto opposto. Invero, con la notificazione del ricorso per decreto ingiuntivo il creditore propone domanda di condanna per l’intero importo ingiunto (cfr. art. 643 c.p.c.); tale essendo l’oggetto del giudizio, il giudice della opposizione, ove ritenga il credito solo parzialmente fondato, deve revocare il decreto ingiuntivo ed emettere condanna per il minor importo, come si evince anche dal comma due dell’art. 653 c.p.c.

Cassazione civile sez. lav., 14/05/2020, n.8954

Chi può proporre domande riconvenzionali?

La particolare struttura del procedimento per decreto ingiuntivo, nel quale non si verifica alcuna inversione della posizione sostanziale delle parti, si rilette non soltanto sulla distribuzione dell’onere della prova, ma anche sulla possibilità della proposizione di domande riconvenzionali in senso tecnico, oltre che sulla possibilità della emendatio libelli e della introduzione da parte dell’opposto di domande accessorie, soltanto impropriamente definite domande riconvenzionali. Mentre l’opponente, convenuto in senso sostanziale, può proporre domande riconvenzionali con l’atto di opposizione, l’opposto, in quanto attore in senso sostanziale, può semplicemente precisare oppure modificare la domanda ai sensi del quinto comma dell’articolo 183 c.p.c., ma non può operare una mutatio libelli proponendo una domanda diversa da quella fatta valere con il ricorso per decreto ingiuntivo, ad eccezione della domanda riconvenzionale che sia conseguenza di quella proposta dall’opponente (reconventio reconventionis).

Tribunale Potenza, 19/02/2020, n.198

Poteri cognitivi del giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo

Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non è limitato alla verifica delle condizioni di ammissibilità e validità del decreto, ma si estende anche all’accertamento dei fatti costitutivi, modificativi ed estintivi del diritto in contestazione, con riferimento alla situazione esistente al momento della sentenza, per cui la conferma o meno del decreto ingiuntivo è collegata nel giudizio di opposizione non tanto ad un giudizio di legalità e di controllo riferito esclusivamente al momento della sua emanazione, quanto piuttosto ad un giudizio di piena cognizione in ordine all’esistenza e alla validità del credito posto a base della domanda di ingiunzione. In quest’ottica, non rileva se il credito vantato dalla parte opposta con il ricorso per decreto ingiuntivo sia “fondato su prova scritta”, se sia “certo, liquido ed esigibile” al momento dell’emissione del decreto ingiuntivo ma se tale credito è effettivamente sussistente o meno.

Tribunale Perugia sez. II, 18/02/2020, n.248

Terzo estraneo al giudizio monitorio

Le parti nella fase di opposizione a decreto ingiuntivo possono essere: da un lato colui che ha ottenuto il decreto ingiuntivo e, dall’altro colui contro il quale tale decreto ingiuntivo è stato ottenuto. L’ingresso di un terzo nel giudizio di opposizione può avvenire soltanto mediante la richiesta dell’ingiunto-opponente di autorizzazione a chiamare in giudizio il terzo al quale ritiene comune la causa sulla base dell’esposizione dei fatti e delle considerazioni giuridiche contenute nel ricorso per decreto ingiuntivo, con contestuale istanza nell’atto di opposizione, di spostamento dell’udienza. In ogni caso, non è consentito proporre opposizione, tantomeno spiegare domande con l’atto di opposizione, a chi non sia il destinatario dell’ingiunzione di pagamento. In quest’ultimo caso va, dunque, dichiarata l’inammissibilità delle domande proposte da eventuale terzo per difetto di legittimazione attiva.

Tribunale Salerno sez. I, 03/02/2020, n.452

Prova scritta ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo

Gli estratti del conto certificati conformi ai sensi dell’art. 50 TUB allegati al ricorso per decreto ingiuntivo per fondare la pretesa creditoria costituiscono prova idonea ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo.

Tribunale Brescia sez. II, 23/01/2020, n.135

Opposizione a decreto ingiuntivo

Mentre l’opponente, convenuto in senso sostanziale, può proporre domande riconvenzionali con l’atto di opposizione, l’opposto, in quanto attore in senso sostanziale, può semplicemente precisare oppure modificare la domanda ai sensi del quinto comma dell’articolo 183 c.p.c., ma non può operare una mutatio libelli, proponendo una domanda diversa da quella fatta valere con il ricorso per decreto ingiuntivo, ad eccezione della domanda riconvenzionale che sia conseguenza di quella proposta dall’opponente.

Tribunale Potenza, 15/01/2020, n.50

L’iscrizione del ricorso

Il decreto ingiuntivo  non può essere emesso  laddove la società sia stata posta in Liquidazione Coatta Amministrativa precedentemente all’iscrizione del ricorso per decreto ingiuntivo. L’azione, in tali casi, è pertanto improponibile.

Tribunale Terni, 07/01/2020, n.7

Opposizione al decreto ingiuntivo e domande riconvenzionali

La particolare struttura del procedimento per decreto ingiuntivo, nel quale non si verifica alcuna inversione della posizione sostanziale delle parti, si rilette non soltanto sulla distribuzione dell’onere della prova, ma anche sulla possibilità della proposizione di domande riconvenzionali in senso tecnico, oltre che sulla possibilità della emendatio libelli e della introduzione da parte dell’opposto di domande accessorie, soltanto impropriamente definite domande riconvenzionali.

Mentre l’opponente, convenuto in senso sostanziale, può proporre domande riconvenzionali con l’atto di opposizione, l’opposto, in quanto attore in senso sostanziale, può semplicemente precisare oppure modificare la domanda ai sensi del quinto comma dell’articolo 183 c.p.c., ma non può operare una mutatio libelli proponendo una domanda diversa da quella fatta valere con il ricorso per decreto ingiuntivo, ad eccezione della domanda riconvenzionale che sia conseguenza di quella proposta dall’opponente (reconventio reconventionis).

Tribunale Potenza, 18/12/2019, n.1048



2 Commenti

  1. Buongiorno. Vorrei capire chi può ottenere un decreto ingiuntivo? Quale prova deve fornire il creditore? Come si propone la domanda d’ingiunzione? Come bisogna notificare il ricorso all’ingiunto?

    1. Può ottenere un decreto ingiuntivo (art. 633):
      chi è creditore di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili;
      chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata;
      gli avvocati, i cancellieri, gli ufficiali giudiziari e chiunque abbia prestato la sua opera in occasione di un processo, per il pagamento di onorari dovuti per le loro prestazioni;
      i notai ed altri esercenti una libera professione o arte per la quale esiste una tariffa legalmente approvata, per onorari o rimborsi di spese.
      La prova che il creditore deve fornire in ordine alla esistenza del suo diritto è, di regola, una prova scritta.
      La domanda d’ingiunzione si propone con ricorso che va depositato in cancelleria con i documenti che si allegano.
      Il giudice, in base alle prove documentali fornite inaudita altera parte, emette la decisione:
      se ritiene non sufficientemente giustificata la domanda, dispone che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente, invitandolo a provvedere alla prova. se il ricorrente non vi provvede o, comunque, se la domanda non è accoglibile, il giudice rigetta il ricorso con decreto motivato. Il decreto di rigetto non pregiudica, però, la possibilità di riproporre la domanda, in via ingiuntiva o in via ordinaria; infatti, essendo stato pronunciato senza contraddittorio, il decreto non dà luogo al giudicato e non è impugnabile, nemmeno per Cassazione ex 111 Cost.;
      se non sussiste alcun motivo per respingere il ricorso (ad es.: nel caso di insufficiente prova del credito), il giudice pronuncia decreto motivato col quale ingiunge all’altra parte di pagare la somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose richieste, nel termine di quaranta giorni (art. 641), con l’avvertimento espresso che nello stesso termine può essere fatta opposizione e che, in mancanza di questa, si procederà ad esecuzione forzata. se l’intimato risiede in uno stato dell’unione europea, il termine è di 50 giorni; se risiede in altri stati, è di 60 giorni.
      Si deve ricordare che comunque il giudice può immediatamente concedere la provvisoria esecuzione al decreto (art. 642). Il decreto, insieme col ricorso, deve essere notificato all’ingiunto, e dalla data di notifica decorre il termine per l’opposizione e per il pagamento. Il decreto diviene inefficace se non è notificato entro 60 giorni dalla pronuncia se deve avvenire nel territorio della repubblica, 90 giorni negli altri casi (art. 644); ma domanda può essere sempre riproposta successivamente.

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