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Adozione unioni civili: ultime sentenze

14 Aprile 2021
Adozione unioni civili: ultime sentenze

Assenza di un legame biologico tra il minore adottato ed entrambi i genitori adottivi dello stesso sesso; stepchild adoption; riconoscimento della sentenza straniera di adozione legittimante.

Adozione di minore da coppie dello stesso sesso

Saranno le sezioni Unite a decidere se, in assenza di un legame biologico tra il minore adottato ed entrambi i genitori adottivi dello stesso sesso, è possibile il riconoscimento della sentenza straniera di adozione legittimante, e se, in tal caso, il sindacato del giudice italiano si debba estendere anche alla fase della valutazione straniera sullo stato di adottabilità. A rimettere la questione al Supremo consesso è la prima sezione civile della Cassazione con la quale i giudici di legittimità si sono chiesti se la nostra disciplina costituzionale, nonché la legge n. 183/1984 (Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori) e la legge n. 76/2016 “Cirinnà (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso)”, oltre al principio dell’ordine pubblico, siano di ostacolo al provvedimento straniero che abbia consentito a una coppia omosessuale l’adozione legittimante.

Cassazione civile sez. I, 11/11/2019, n.29071

Le coppie omogenitoriali

La costante e crescente tutela del minore non è stata fermata o rallentata dall’entrata in vigore della l. n. 76/2016, istitutiva delle unioni civili tra persone dello stesso sesso che, pur largamente equiparando le unioni civili stesse al matrimonio, esclude – art. 1 comma 20 – l’applicabilità alle prime sia delle disposizioni del codice civile non espressamente richiamate, sia della l. n. 184/1983; tuttavia, quanto a quest’ultima, “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”. In forza di tale pur ambiguo inciso finale l’interpretazione “evolutiva” dell’art. 44, comma 1, lett. d) della citata legge adozioni, così come le altre aperture alla omogenitorialità, in forza anche del diritto internazionale privato, hanno conservato valore (e infatti sono state ampiamente ribadite e estese) anche sotto l’impero della nuova legge. Infatti tale disposizione non è di stretta interpretazione, né può essere letta nel senso di escludere la condivisione della responsabilità genitoriale nel caso in cui l’adottante non sia coniuge del genitore biologico. Ciò perché – alla luce dell’unicità dello status di figlio – non può esservi alcuno spazio per l’introduzione di distinzioni circa l’esercizio della responsabilità genitoriale sui figli, in relazione alla fonte dello status medesimo.

Più precisamente, le disposizioni generali (per ogni tipo di filiazione) ed inderogabili sulla responsabilità genitoriale sono quelle dettate dal codice civile (art. 316 c.c.) che appunto prevedono la condivisione tra i genitori della responsabilità in oggetto, non rilevando “come” divenuti tali.

Corte appello Napoli, 04/07/2018, n.145

Atti di nascita: la stepchild adoption

Nel rispetto dell’interesse preminente del minore, il sindaco non può rifiutare di trascrivere nei registri degli atti di nascita la stepchild adoption, concessa all’estero a una coppia omosessuale, regolarmente sposata in base alla legge del paese di origine.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Civile, Ordinanza, 31/05/2018, n. 14007

Coppia formata da due uomini: ammissibilità stepchild adoption

Nell’ipotesi di minore concepito e cresciuto nell’ambito di una coppia dello stesso sesso, sussiste il diritto ad essere adottato dalla madre non biologica, secondo le disposizioni sulla adozione in casi particolari ex art. 44 lett. D della Legge 4 maggio 1983, n. 184, sussistendo, in ragione del rapporto genitoriale di fatto instauratosi fra il genitore sociale ed il minore, l’interesse concreto del minore al suo riconoscimento.

Questa interpretazione è stata di recente avallata dall’articolo 1 della legge 76 del 2016. Infatti, la «clausola di salvaguardia» che chiude il comma 20 di detto articolo apre alla possibilità di un’applicazione alle unioni civili delle disposizioni in materia di adozioni, ma solo, per l’appunto, nei limiti del diritto vigente. La sua funzione, dunque, è quella di chiarire all’interprete che la mancata previsione legislativa dell’accesso all’adozione coparentale non deve essere letta come un segnale di arresto o di contrarietà rispetto all’orientamento consolidatosi negli ultimi anni in giurisprudenza in favore dell’adozione coparentale ai sensi della lettera d) dell’art. 44 l. 184 del 1983.

Tribunale per i Minorenni Bologna, Civile, Sentenza, 6/07/2017

Adozione in casi particolari

Deve essere accolta la domanda di adozione del figlio biologico del partner dello stesso sesso con il quale il richiedente è iscritto nel registro delle unioni civili.

Corte appello Milano sez. famiglia, 09/02/2017

Il diritto del partner di adottare il figlio minore del compagno stabilmente convivente

L’esame dei requisiti e delle condizioni imposte dalla legge per l’adozione in casi particolari, prevista dall’art. 44 lett. d) l. n. 184 del 1983, non può essere svolta dando rilievo “all’orientamento sessuale del richiedente e alla conseguente natura della relazione da questo stabilita con il proprio partner”. La prima sezione civile della Cassazione ha così riconosciuto la cosiddetta stepchild adoption il diritto del partner di adottare il figlio minore del compagno stabilmente convivente – anche a una coppia gay. Nella specie, si trattava di due donne italiane sposatesi in Spagna e conviventi stabilmente dal 2003 con un progetto genitoriale realizzato con la procreazione assistita, da cui è nata una bambina. I giudici di legittimità hanno riconosciuto l’adozione nei confronti di coppie gay, come già fatto d’altronde da diversi giudici di merito, applicando le norme vigenti interpretandole alla luce di una minuziosa ricostruzione del quadro costituzionale e delle convenzioni internazionali nonché della giurisprudenza costituzionale e comunitaria.

Cassazione civile sez. I, 22/06/2016, n.12962

Unioni civili e rigetto della domanda di adozione

Va rigettata la domanda di adozione del figlio biologico del partner dello stesso sesso con il quale il richiedente è iscritto nel registro delle unioni civili.

Tribunale minorenni Milano, 17/10/2016, n.261

L’accertamento della stabile convivenza

Avendo la convivenza natura “fattuale”, e, cioè, traducendosi in una formazione sociale non esternata dai partners a mezzo di un vincolo civile formale, la dichiarazione anagrafica è strumento privilegiato di prova e non anche elemento costitutivo e ciò si ricava, oggi, dall’art. 1 c. 36 della L. 76 del 2016, in materia di “regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.

La definizione normativa che il Legislatore ha introdotto per i conviventi è scevra da ogni riferimento ad adempimenti formali: “si intendono per «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

In altri termini, il convivere è un “fatto” giuridicamente rilevante da cui discendono effetti giuridici ora oggetto di regolamentazione normativa. Tant’è che la dichiarazione anagrafica è richiesta dalla L. 76 del 2016 «per l’accertamento della stabile convivenza», quanto a dire per la verifica di uno dei requisiti costitutivi ma non anche per appurarne l’effettiva esistenza fattuale.

Tribunale Milano, Sezione 9, Civile, Ordinanza, 31/05/2016

Adozione richiesta da donna convivente

Ritenuto che due conviventi (nella specie, due donne), quale che siano il genere e l’orientamento sessuale di ciascun convivente, hanno il diritto (art. 2 e 3 cost.) di vivere liberamente la propria condizione di coppia, con gli obblighi ed i diritti che a tale condizione sono legati, e ritenuto, altresì, che il desiderio di avere figli, di sangue o adottati, rientra nel diritto di ciascuno alla vita familiare, desiderio riconosciuto come diritto fondamentale, essendone una delle espressioni più naturali e rappresentative, va concessa l’adozione “in casi particolari” ai sensi e per gli effetti di cui al punto d) dell’art. 25 legge 28 marzo 2001 n. 149 (l. 4 maggio 1983 n. 184) qualora sussista l’“impossibilità di un diverso affidamento pre-adottivo”, qualora l’adozione venga richiesta da donna convivente, stabilmente e da non poco tempo, con altra donna, entrambe omosessuali, in favore di una minore in età infantile nata dalla convivente della ricorrente a seguito di procreazione artificiale conseguita, su accodo di entrambe, all’estero, qualora le donne si siano sempre prodigate, in maniera efficacissima, nella cura della minore, assai legata anche alla ricorrente fino a considerare entrambe le donne come le “sue due madri” e sempre in ottima salute psicofisica, mai sfiorata da dubbi e complessi, sempre serena e di ottimo profitto scolastico, nonché molto legata ai compagni, dai quali è voluta assai bene per il suo carattere amabile ed espansivo (come hanno constatato e certificato un’assistente sociale, una psicologa del GIL Adozioni e la responsabile della scuola per l’infanzia frequentata dalla minore); le due donne, sempre d’accordo, fanno altresì studiare alla piccola musica in una struttura affidabile perché qualificata e specializzata: manca, perciò, ogni più piccolo stato di abbandono e, data la situazione, sussiste chiaramente la constatata impossibilità di un affidamento ad altri della minore, che ne ricaverebbe, tra l’altro, un enorme e sterile pregiudizio sotto ogni riguardo, peraltro vietato dalla competente normativa.

Rilevanza positiva va poi attribuita: all’accordo stipulato dalle due conviventi, subito dopo la stabilizzazione del loro rapporto, per regolamentare la loro relazione anche riguardo ai rapporti con la minore; al matrimonio da esse contratto in Spagna; alla loro iscrizione, in Italia, nel Registro delle unioni civili; all’inserimento della piccola, da parte della ricorrente, nella propria assicurazione sanitaria ENPAP ed in una polizza assicurativa integrativa da lei accesa; alla adesione piena, motivata ed incondizionata della madre alla richiesta adottiva della ricorrente.

Tribunale minorenni Roma, 30/07/2014, n.299



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