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Videogiochi e legge: tutto ciò che c’è da sapere

31 Luglio 2020
Videogiochi e legge: tutto ciò che c’è da sapere

App e videogames pongono spesso gli utilizzatori dinanzi problemi di carattere legale come quelli derivanti dalla vendita dell’usato o dal download illegale dalla pirateria. 

Il diritto entra in ogni angolo della vita quotidiana. Anche in quello dei videogiochi. Anzi, soprattutto nel mondo della tecnologia, passare dal legale all’illegale è assai facile. E questo perché si scambiano spesso i limiti del «tecnicamente possibile» con quelli del «legalmente lecito». Si tratta invece di campi con confini differenti che solo parzialmente coincidono. In buona parte dei casi – molti, in realtà – ciò che si può fare con il computer non è necessariamente consentito dalla legge.

In questo articolo proveremo a rispondere alle domande più frequenti in materia di videogiochi e legge in modo da confutare i luoghi comuni che spesso si tramandano tra gli addetti ai lavori e rispondere alla domande più frequenti sull’argomento. Ma procediamo con ordine.

Posso vendere un videogame usato?

Se possiedi un videogioco usato che non usi più, chiaramente originale e con tanto di licenza, puoi rivenderlo a chi vuoi. La legge ti consente infatti non solo di regalare ma anche di scambiare o vendere cd, dvd o qualsiasi altro supporto contenente software per computer o consolle, anche dopo solo un giorno dal loro acquisto. 

Non commetti alcun reato quindi nel rivendere videogames, né la casa produttrice ti potrà accusare di aver violato il copyright. 

A questo importante principio è arrivata la Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1] secondo cui il titolare del diritto d’autore – diritto che consente a quest’ultimo di avere il “monopolio” sulla distribuzione del proprio prodotto – consuma tale suo potere dopo la prima vendita. Dopodiché, il prodotto è di chi lo ha comprato, che può farne quello che vuole. 

Ma attenzione: per non violare la legge dovete vendere il supporto fisico originale. Non potete vendere una copia non originale o quella di backup che vi siete procurati masterizzando il prodotto originale.

Inoltre, vendendo il prodotto originale dovete dinsinstallarlo dal vostro computer in modo che non lo possiate più utilizzare: e ciò per via del fatto che avete acquistato una sola licenza d’uso. Allo stesso modo, non potete conservare per voi una copia di riserva del programma. In pratica, il videogame non può mai avere più utilizzatori nello stesso tempo, a meno che non sia stata acquistata una multilicenza.

Leggi “Si può vendere un programma per computer di seconda mano?“.

Lo stesso principio vale anche se avete acquistato solo un link per un download, il cui accesso vi è stato dato, dopo il pagamento, tramite una username e una password. Anche in questo caso potete cedere, dietro pagamento, le credenziali di accesso e quindi la possibilità di scaricare il videogioco. Ciò che infatti vi è consentito vendere di seconda mano non è solo il supporto fisico – ad esempio, il cd o il dvd – ma la licenza d’uso che, appunto, si può acquisire anche tramite download da un link.

In sintesi, potete vendere un videogioco di seconda mano. Non violate il diritto d’autore. Questo perché il supporto fisico, una volta acquistato, è vostro e ne potete fare ciò che volete. 

Insomma, secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, così come è possibile rivendere libri, cd e dvd usati, è possibile farlo anche con i programmi scaricati da internet. Né valgono eventuali clausole contrattuali contrarie che avete accettato al momento del download e che limitino la possibilità di rivendita.

Ciò che non potete fare è, se riuscite a superare le protezioni, sbloccare il programma e cederlo a più persone. In quel caso, violate il copyright.

Cosa rischia chi scarica un videogioco pirata?

Diverso è invece il discorso per chi scarica un videogame dalla pirateria, craccato e non munito di licenza. In questo caso, si viola la legge sul diritto d’autore. Ma se lo fate per un uso personale, ossia solo per giocarci voi stessi, non commettete alcun reato ma solo un illecito amministrativo punito con una sanzione fino a 154 euro per ciascun download (quindi, se scaricate 5 videogiochi pagherete 154 euro x cinque ossia 770 euro). In più, vi viene confiscato il materiale. 

Se invece lo fate per scopo di lucro – ossia con l’intento di rivendere il videogioco che avete scaricato illegalmente – commettete un vero e proprio reato.

Allo stesso modo, viene trattata la condivisione del file pirata ossia la distribuzione su larga scala, ad esempio con piattaforme di peer to peer (p2p) come Torrent: se lo fate senza scopo di lucro, vi beccate solo una sanzione amministrativa, altrimenti anche in questo caso c’è il penale e si arriva alla reclusione da sei mesi a tre anni e la multa fino a 15mila euro circa.

Naturalmente, il reato si commette solo se il file scaricato e venduto o condiviso è protetto dal diritto d’autore. Se invece si tratta di software freeware potete fare ciò che volete (ma leggete bene le istruzioni fornite dal produttore che potrebbe aver imposto altre, seppur minime, restrizioni). 

Craccare videogiochi è legale?

Vediamo ora se è legale braccare, ossia togliere la protezione a un software o a un videogioco. Il tipico caso è quello di chi riesce a togliere la restrizione all’uso gratuito per un particolare limite di tempo, rendendo libero il videogame per sempre. Oppure chi consente alla propria consolle di leggere anche i supporti pirata. Questo tipo di azioni è illegale.

Ma ci sono dei casi in cui craccare una consolle è lecito. Infatti, se lo scopo è quello di rendere le consolle interoperabili tra loro, anche con altri videogiochi prodotti da case terze, non c’è alcuna violazione dei diritti di proprietà intellettuale. Esistono infatti delle sentenze secondo cui le misure di protezione devono essere sempre proporzionate, senza esagerare: non possono cioè impedire l’utilizzo di qualsiasi altro programma, gioco o contenuto multimediale che sia diverso da quello della casa produttrice.

Come tutelare il codice sorgente di un gioco che ho creato? 

Immaginiamo ora che lo sviluppatore di un videogame, dopo aver realizzato la propria app, voglia tutelarne il codice sorgente da eventuali abusi di terzi. Il nemico più temuto è chiaramente il plagio. Come far conoscere la propria opera senza che possa essere copiata?

Il codice di un videogame è un’opera protetta dal diritto d’autore, proprio come una canzone, il testo di un libro, una poesia. Pertanto, la protezione è automatica e scatta con la nascita dell’opera stessa. Il realizzatore dell’opera ha il diritto di tutelarla da eventuali utilizzi o plagi altrui. 

Per farlo egli deve dimostrare di essere il primo autore di tale prodotto. E per provare l’anteriorità non è necessario né depositare l’opera alla Siae né tantomeno brevettarla. 

È possibile, ad esempio, recarsi da un notaio con il codice stampato su fogli di carta e farsi apporre una data certa, in modo che nessuno possa dire che quello stesso codice esisteva da prima. Oppure è possibile spedirlo a se stessi con una raccomandata senza busta (ossia un foglio ripiegato su se stesso e con i timbri di congiunzione): l’attestazione del postino con la data di spedizione funge infatti da certificazione di pubblico ufficiale. Lo stesso scopo viene realizzato inviando una Pec a se stessi. Anche in questo caso, si ottiene la data certa.

Ci sono videogiochi vietati ai minori?

Non esistono norme che vietino determinati videogames ai minori. Si tratta solo di raccomandazioni dalle case produttrici. Ma se un negoziante vende un videogame a un minore di 18 anni non c’è modo di sanzionarlo.

In realtà, l’unica cosa che possono fare i genitori è impugnare il contratto e chiederne l’annullamento entro cinque anni perché concluso da un soggetto minore, cioè incapace d’agire, e pretendere la restituzione dei soldi. Si tratta di un rimedio generale consentito per qualsiasi tipo di acquisto fatto da chi non ha ancora compiuto 18 anni, non solo per i videogame.

Invece, non esiste una tutela specifica per proteggere i più piccoli dai videogiochi violenti o che creano dipendenza. 

Iptv e abbonamenti pirata

Non potevamo che finire che con la tanto diffusa Iptv e gli abbonamenti pirata oggi così diffusi.

Chi acquista o recupera online abbonamenti pirata gratis rischia il penale, comportando tale comportamento una condanna per il reato di acquisto di cose di sospetta provenienza. A poter salvare la persona sotto processo è però l’ipotesi della particolare tenuità del fatto, a patto, comunque, che non vi siano elementi idonei a certificare la gravità e l’abitualità della condotta e la conseguente evidente colpevolezza.


note

[1] C. Giust. Ue sent. n. 21563/12.

[2] Art.171-ter della L. 633/41.

[3] Cass. sent. n. 22478/20 del 24.07.2020.


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