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Minorenni al lavoro: 10 cose che devi sapere

9 Ottobre 2020
Minorenni al lavoro: 10 cose che devi sapere

Le prime leggi a tutela dei lavoratori si sono occupate proprio di proteggere i minori adibiti ad attività lavorative.

Sei un bambino con forti doti comunicative e vorresti fare pubblicità in Tv? Sei un ragazzo che non ama molto studiare e vorresti cimentarti subito con un’esperienza lavorativa sul campo? In questo articolo, parleremo proprio dei minorenni al lavoro e ti indicheremo 10 cose che devi sapere per essere consapevole dei tuoi diritti come lavoratore minore. Non esiste, infatti, un divieto per i minori di lavorare ma, comprensibilmente, la legge prevede delle regole particolarmente stringenti per il lavoro minorile.

Il minore non può lavorare con gli stessi ritmi di un adulto e per questo si prevedono delle regole speciali in materia di orario di lavoro, riposo settimanale, lavoro notturno, etc.

Qual è l’età minima per poter lavorare?

In Italia se sei minore di 18 anni puoi lavorare solo se hai già compiuto 16 anni di età e hai assolto il cosiddetto obbligo di istruzione [1].

Ma cosa significa aver assolto l’obbligo di istruzione? Significa che devi aver frequentato per almeno 10 anni una scuola e devi aver conseguito un titolo di studio di scuola secondaria superiore oppure una qualifica professionale di durata almeno triennale. Se hai compiuto 16 anni di età ma non hai ancora assolto l’obbligo di istruzione, fino a che non avrai compiuto 18 anni, puoi lavorare solo se consegui una qualifica di durata almeno triennale.

Per conseguire questa qualifica ed assolvere all’obbligo formativo hai tre diverse possibilità tra cui scegliere:

  • puoi decidere di frequentare una scuola superiore oppure un corso triennale di istruzione e formazione professionale;
  • puoi decidere di entrare nel mercato del lavoro con un contratto di apprendistato professionalizzante finalizzato a conseguire una qualifica professionale;
  • puoi frequentare un corso di istruzione per adulti presso un Centro provinciale per l’Impiego e assolvere così l’obbligo formativo.

Posso lavorare se ho meno di 16 anni?

Se hai meno di 16 anni le possibilità di lavorare sono essenzialmente due.

La prima possibilità di lavoro, prima di aver compiuto 16 anni di età, è svolgere delle piccole attività lavorative a condizione che abbiano carattere culturale, artistico, sportivo, pubblicitario o che avvengano nell’ambito dello spettacolo.

Oltre a dover essere riconducibile a queste materie, l’attività lavorativa per il minore di 16 anni è possibile solo con l’autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro e l’assenso di entrambi i genitori. Inoltre, il minore dovrà essere adibito ad una tipologia di lavoro compatibile con la propria età e che non crei problemi alla sua salute psicofisica.

Le attività di lavoro per il minore di 16 anni, inoltre, non devono pregiudicare la frequenza scolastica del minore stesso. Quando vedi in televisione bambini piccoli protagonisti di fiction, pubblicità, oppure che si cimentano in competizioni sportive, devi sapere che queste attività si svolgono seguendo le regole che abbiamo appena illustrato.

Posso lavorare se ho 15 anni?

L’altra possibilità di lavoro per il minore di 16 anni di età è il contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, la specializzazione tecnica e il diploma di istruzione secondaria [2].

La possibilità di lavorare tramite questa tipologia di contratto è riservata ai quindicenni ancora soggetti all’obbligo scolastico. Il contratto di apprendistato per il conseguimento della qualifica è una tipologia di contratto pensata proprio per quei ragazzi che, consapevoli di non voler seguire un lungo percorso di studi, vogliono entrare subito nel mondo del lavoro mettendo in pratica le conoscenze che gli vengono insegnate sui banchi di scuola.

Con il contratto di apprendistato per il conseguimento della qualifica il minore passerà un po’ di tempo sui banchi di scuola, dovendo assolvere all’obbligo di istruzione, e un po’ di tempo direttamente in azienda, mettendo in pratica le competenze acquisite.

Il datore di lavoro e l’istituto formativo dovranno sottoscrivere un apposito protocollo condividendo il percorso formativo individuale che il minore deve seguire.

Il lavoro minorile è soggetto a regole speciali?

Chiarito quando un minore può lavorare, dobbiamo ricordare che lo svolgimento del rapporto di lavoro con un minore non può avvenire seguendo le stesse regole che valgono per gli adulti. Il minore, infatti, ha una resistenza fisica limitata, è ancora in fase di sviluppo e deve essere, dunque, maggiormente protetto. Non stupisce, allora, che le prime leggi che sono state introdotte in Italia per tutelare i lavoratori hanno riguardato proprio il lavoro dei minori.

I minori, infatti, nella prima rivoluzione industriale, venivano adibiti al lavoro come gli adulti senza particolari tutele e questo poteva avere delle conseguenze dannose per il loro sviluppo fisico e psicologico. Per questo, sia la nostra Costituzione che il Diritto dell’Unione europea prevedono regole stringenti per adibire i minori al lavoro. La conseguenza di questa esigenza di protezione del minore è che ai lavoratori minorenni si applicano delle regole speciali, diverse da quelle dei lavoratori adulti, finalizzate alla tutela della loro salute.

Qual è l’orario di lavoro del minorenne?

L’orario di lavoro ordinario del minore non può superare le 8 ore giornaliere e le 40 ore settimanali. Inoltre, il minorenne può lavorare per un massimo di 4 ore e mezza consecutive, che si riducono a 3 ore se i lavori sono particolarmente pesanti, cui deve seguire una pausa di almeno un’ora.

Regole speciali sono previste anche per il riposo settimanale. Infatti, al minore spettano almeno 2 giorni di riposo settimanale di cui uno deve essere obbligatoriamente la domenica.

I quindicenni avviati al lavoro con contratto di apprendistato possono lavorare per un massimo di 7 ore giornaliere e 35 ore settimanali.

Il minore può lavorare di notte?

La legge prevede che i minorenni non possono lavorare durante le ore notturne, dalle ore 22 alle ore 6 oppure dalle ore 23 alle ore 7 [3]. In alcuni settori, come quello culturale, artistico e sportivo, il minore può lavorare anche nelle ore notturne ma fino, al massimo, a mezzanotte. Inoltre, dopo aver svolto lavoro notturno, gli deve essere assicurato successivamente un riposo di almeno 14 ore consecutive.

La regola generale che vieta di adibire i minori al lavoro notturno prevede delle eccezioni in casi eccezionali e temporali. Può essere, ad esempio, necessario chiamare il minore a lavorare di notte per cause di forza maggiore e perché non vi sono altri adulti disponibili. In questo caso il minore deve essere adibito al lavoro notturno solo per il tempo strettamente necessario e il datore di lavoro deve inviare una comunicazione all’Ispettorato territoriale del lavoro indicando la causa di forza maggiore, il tempo di occupazione ed il nominativo del minore.

Inoltre, il minore ha diritto ad ottenere un periodo di riposo retribuito entro le tre settimane successive allo svolgimento del turno notturno.

Quali mansioni può svolgere un minore?

Come abbiamo detto, il minore ha una resistenza fisica inferiore rispetto ad un adulto e, considerato che si trova ancora in una fase di sviluppo, l’adibizione a determinate mansioni potrebbe danneggiarlo dal punto di vista fisico e psichico. Per questo, i minori, in generale, possono svolgere qualsiasi attività lavorativa purché non infici la loro integrità psicofisica.

Le uniche attività lavorative vietate sono quelle nelle quali si utilizzano sostanze nocive, agenti chimici o macchinari pericolosi. Inoltre, il minore non può essere adibito al trasporto di materiale per più di 4 ore al giorno. Parimenti vietata è l’adibizione del minore alla somministrazione di bevande alcoliche. Esiste un apposito elenco di attività vietate al minore in quanto lesive del suo stato di salute.

Il minore deve ottenere l’idoneità al lavoro per poter lavorare?

Da quello che abbiamo detto fino ad ora emerge con chiarezza che la principale preoccupazione della legge è tutelare la salute del minore ed evitare che l’adibizione al lavoro infici la sua integrità psicofisica. Per questo, prima di iniziare a lavorare, il minore deve essere sottoposto ad una visita medica preventiva presso la Asl competente per territorio. La struttura sanitaria dovrà verificare l’idoneità del minore al lavoro che è chiamato a svolgere.

Il documento che attesta l’idoneità si chiama idoneità al lavoro. In assenza dell’idoneità al lavoro il minore non può iniziare a lavorare.

Al minore spetta la stessa retribuzione dell’adulto?

Oltre a prevedere una serie di regole per proteggere la salute del minore, la legge afferma che il minore non può essere discriminato sul lavoro rispetto ad un adulto.

Il principio di parità di trattamento del lavoratore minore comporta l’obbligo del datore di lavoro di retribuire il minore con una retribuzione pari a quella dell’adulto, ovviamente a parità di mansioni e di livello di inquadramento.

Essere minore, dunque, non può giustificare il pagamento di uno stipendio inferiore a quello di un adulto. Il principio di parità di trattamento non si applica solo allo stipendio ma, in generale, al trattamento economico e normativo spettante al minore. Il minore, a parità di lavoro e di mansioni di un adulto, ha, quindi, diritto agli stessi diritti riconosciuti agli adulti come, ad esempio, ferie, permessi retribuiti, tredicesima, quattordicesima, scatti di anzianità, premi di produzione e qualsiasi altra attribuzione economica prevista dalla legge o dal contratto collettivo di lavoro.

Per il contratto di lavoro del minore ci vuole l’assenso dei genitori?

Per avviare il minore al lavoro occorre sottoscrivere un normale contratto di lavoro tra lavoratore e datore di lavoro. Al pari di ogni altro rapporto di lavoro, l’assunzione del minore deve essere comunicata alle autorità competenti entro la mezzanotte del giorno precedente all’inizio della prestazione di lavoro.

Vista la minore età del lavoratore, per l’assunzione del giovane, oltre al certificato di idoneità al lavoro rilasciato dall’Asl, è necessario l’assenso dei genitori o di chi esercita la potestà genitoriale.


note

[1] Art. 1 co. 622, L. n. 296 del 27.12.2006.

[2] Art. 43 D. Lgs. 81/2015.

[3] Art. 15 L. n. 977/ 1967.


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