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Licenziamento illegittimo se ci può essere il repechage

11 Novembre 2013
Licenziamento illegittimo se ci può essere il repechage

Non si può procedere al giustificato per motivo oggettivo se c’è anche un solo indizio in favore del repechage del lavoratore licenziato.

L’azienda in crisi non può licenziare il lavoratore se c’è la possibilità del cosiddetto repechage, ossia di destinare il dipendente ad altre funzioni all’interno dello stesso circolo produttivo. Si deve però trattare di mansioni equivalenti o, in mancanza, anche di mansioni inferiori, purché non calpestino la dignità del lavoratore.

Il licenziamento per “giustificato motivo oggettivo” (quello cioè determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva o all’organizzazione dell’impresa) deve essere, infatti, visto come l’ultima spiaggia. Pertanto, l’obbligo di “repechage” è imposto proprio per evitare che dietro una riorganizzazione dell’azienda si possa nascondere un pretesto per silurare il dipendente, aggirando la normativa sui licenziamenti.

Dunque, il licenziamento per crisi è valido solo se il lavoratore non può essere impiegato in altro modo o settore, tenuto anche conto della possibilità anche di un demansionamento.

Un caso tipico in cui il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è illecito si ha, per esempio, quando, dopo il licenziamento del dipendente, e comunque in un arco di tempo non superiore ai sei mesi, l’azienda effettua nuove assunzioni per lo svolgimento delle medesime mansioni (in tal caso, i fatti dimostrano che non vi è stata alcuna soppressione del posto di lavoro).

Recentemente, sul tema, è intervenuta una sentenza della Cassazione [1]. La Suprema Corte ha precisato che è escluso che si configuri il giustificato motivo oggettivo del licenziamento quando esiste anche un solo indizio a favore della possibilità del repechage del lavoratore.

È quindi illegittimo il provvedimento espulsivo del dipendente, motivato con l’intervenuta esternalizzazione della mansione (ossia l’affidamento a soggetti esterni all’azienda), se il dipendente svolgeva anche altre mansioni (era un “factotum”), che esulavano dal servizio soppresso e risultano comunque compatibili con il suo inquadramento.

È il datore di lavoro che, in caso di contestazione del licenziamento da parte del dipendente, deve dimostrare l’impossibilità di riutilizzare quest’ultimo in qualche altro modo.

Anche “a livello solo indiziario” – precisa la Cassazione – esiste una possibilità di riciclare chi si adatta a fare un po’ tutto.  E quindi, in questi casi, il licenziamento è illegittimo.


note

[1] Cass. sent. n. 25197/13.


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