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Aspi: beneficiari e requisiti

14 Novembre 2013
Aspi: beneficiari e requisiti

Soggetti beneficiari e requisiti per la nuova indennità di disoccupazione.

In un precedente articolo avevamo parlato di come avviene il calcolo dell’Aspi, la nuova indennità di disoccupazione (leggi “Il calcolo dell’Aspi”). Oggi ci occuperemo, invece, dei soggetti che ne possono usufruire e a quali condizioni.

 

Lavoratori beneficiari

Sono destinatari dell’Aspi:

– tutti i lavoratori dipendenti (titolari di rapporto di lavoro subordinato);

– gli apprendisti;

– i soci lavoratori di cooperativa che abbiano con la cooperativa, oltre a quello associativo, anche un rapporto di lavoro in forma subordinata;

– il personale artistico (ex Enpals confluito all’Inps) avente rapporto di lavoro subordinato.

Sono invece esclusi dalla tutela Aspi:

– i dipendenti pubblici a tempo indeterminato;

– gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato (i cosiddetti “Otd” e “Oti”) per i quali continua a trovare applicazione la vecchia e specifica normativa [1];

– i lavoratori extracomunitari entrati in Italia con permesso di soggiorno di lavoro stagionale per i quali resta confermata la specifica normativa.

 

I requisiti

L’indennità Aspi è riconosciuta in presenza dei seguenti requisiti:

1. stato di disoccupazione;

2. involontarietà dello stato di disoccupazione;

3. due anni di anzianità di iscrizione previdenziale;

4. un anno di contribuzione previdenziale.

Requisito della disoccupazione

Lo stato di disoccupazione dev’essere comprovato dalla presentazione dell’interessato presso il servizio competente nel cui ambito territoriale si trovi il suo domicilio, al quale l’interessato dovrà rendere una dichiarazione attestante l’eventuale attività di lavoro svolta in precedenza, nonché l’immediata disponibilità a svolgere attività lavorativa [2].

Al fine di semplificare l’erogazione della indennità di disoccupazione Aspi e mini-Aspi, la riforma Fornero ha previsto la facoltà, in capo al lavoratore disoccupato, di rilasciare all’Inps la predetta dichiarazione al momento della presentazione della domanda di indennità nell’ambito dell’Aspi [3]. È stato quindi dato all’istituto previdenziale il compito di ricevere e, successivamente, mettere a disposizione dei Centri per l’impiego territorialmente competenti in base al domicilio dei beneficiari, le dichiarazioni dei richiedenti l’Aspi o mini-Aspi (documenti indispensabili ai fini delle verifiche sullo stato di disoccupazione nonché dell’attivazione delle politiche attive) attraverso il Sistema informativo della banca dati percettori [4].

Al fine di dare concreta attuazione a tale dettato normativo l’Inps ha provveduto ad aggiornare la modulistica per la richiesta delle prestazioni Aspi (SR134) e mini-Aspi (SR133) pubblicata nell’apposita sezione del sito (www.inps.it), implementando conseguentemente la procedura di presentazione della domanda telematica da parte dei cittadini, Patronati e contact center integrato [5].

Requisito della “involontarietà” dello stato di disoccupazione

Lo stato di disoccupazione non basta da solo, perché deve essere anche “involontario”; pertanto non hanno diritto all’Aspi quei lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni volontarie oppure di risoluzione consensuale (insomma, serve il licenziamento). Ma valgono alcune eccezioni. Prima di tutto ha diritto all’Aspi il lavoratore che abbia rassegnato le proprie dimissioni:

– durante il periodo tutelato di maternità (da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio);

– per giusta causa, ipotesi che, sulla base delle precedenti indicazioni dell’Inps che restano valide [6], ricorre, per esempio, quando le dimissioni siano state motivate dal mancato pagamento della retribuzione; o dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro; o dalle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative; o da mobbing; o dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda; o dallo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” [7]; o dal comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.

In secondo luogo si continua ad avere diritto all’Aspi nel caso in cui la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sia intervenuta:

– per trasferimento del dipendente ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 Km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici [8];

– nell’ambito della procedura di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro, secondo le modalità previste dal cd. nuovo rito Fornero per i licenziamenti per motivi economici [9].

In tal caso, infatti, la procedura conciliativa è prevista come passaggio obbligato e, nei casi in cui la conciliazione abbia esito positivo e preveda la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, è riconosciuta la possibilità per il lavoratore di ottenere la liquidazione dell’Aspi.

 

Requisito dei due anni di anzianità di iscrizione previdenziale

Per il diritto all’Aspi occorrono, ancora, almeno due anni di assicurazione. Ciò si verifica quando siano trascorsi almeno due anni dal versamento del primo contributo contro la disoccupazione. Il biennio va determinato a partire dal primo giorno in cui il lavoratore risulta disoccupato.

Esempio: lavoro cessato il 13 gennaio 2012; il primo giorno da disoccupato è il 14 gennaio 2012; il biennio è calcolato a ritroso dal 14 gennaio 2012 fino, quindi, al 14 gennaio 2010; e a tale data (14 gennaio 2010) oppure evidentemente anche prima, deve risultare presente almeno un contributo all’ Inps per la disoccupazione involontaria (vecchio contributo (“DS” e/o nuovo contributo Aspi in vigore dal 1 gennaio 2013) per soddisfare il requisito di anzianità biennale (attenzione; basta anche un solo giorno).

 

Requisito di 1 anno di contribuzione previdenziale

Così come per il precedente requisito di iscrizione previdenziale anche il requisito di contribuzione, di almeno un anno, deve riguardare la contribuzione contro la disoccupazione (vecchio contributo “DS” e/o nuovo contributo “Aspi” in vigore dal 1 gennaio 2013) nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione. Per contribuzione utile si intende anche quella dovuta ma non versata dal datore di lavoro; ciò per effetto del principio della cosiddetta automaticità delle prestazioni [10].

Nello specifico è utile la seguente contribuzione:

– i contributi previdenziali comprensivi di quota “DS” e/o “Aspi” versati durante il rapporto di lavoro subordinato;

– i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata contribuzione e i periodi di congedo parentale purchè regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;

– i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione;

– l’astensione dal lavoro per periodi di malattia dei figli fino agli anni 8 di età nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Non sono utili, anche se coperti da contribuzione figurativa, i seguenti periodi:

– di lavoro all’estero in stati con i quali l’Italia non abbia stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale;

– malattia e infortunio sul lavoro solo nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro ovviamente nel rispetto del minimale retributivo;

– cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore;

– assenze per permessi e congedi fruiti dal coniuge convivente, dal genitore, dal figlio convivente, dai fratelli o sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravità.

I requisiti contributivi e di anzianità d’iscrizione previdenziale possono ritorcersi contro le nuove categorie di lavoratori ammessi alla tutela Aspi (ad esempio, i soci di operative). Loro, infatti, in via teorica, potranno fruire l’Aspi soltanto fra due anni, quando sarà trascorso il periodo minimo di iscrizione previdenziale, a meno che non hanno avuto precedenti rapporti di lavoro diversi. Infatti, queste categorie di lavoratori, poiché prima erano esclusi dal diritto all’indennità di disoccupazione, non versavano neppure la relativa contribuzione; pertanto è solamente con l’Aspi, a partire cioè con il 1 gennaio 2013, che iniziano a maturare l’anzianità assicurativa e il requisito contributivo.

Tuttavia l’eventuale esistenza di precedente contribuzione contro la disoccupazione, versata in relazione ad altri rapporti di lavoro coperti ai fini della tutela della disoccupazione, produce i suoi effetti ai fini dell’accertamento del diritto all’Aspi. In altre parole un socio lavoratore dipendente dal 1 gennaio 2013 presso una cooperativa, per il quale risulta versato il contributo “DS” per precedenti rapporti di lavoro, potrà far valere questo contributo per la verifica dei requisiti per ottenere l’Aspi.


note

[1] Sebbene con le modifiche della legge di riforma n. 92/2012.

[2] Ai sensi del dlgs n. 181/2000.

[3] Art. 4 comma 38, della L. 92/2012.

[4] Di cui al comma 35, del predetto art. 4 della legge n. 92/2012.

[5] Ciò è avvenuto, in particolare, con la circolare n. 154 del 28 ottobre 2013.

[6] Circolare INPS n. 163/2003.


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2 Commenti

  1. sono stata licenziata il 29.7.2014 ,la mia assunzione risaliva al 2012 per quanti mesi percepirò l’aspi?

  2. ricevo un’indennità ridicola perchè ex dipendente di cooperativa. da quello che leggo nell’articolo sopra, mi rendo conto che non posso pretendere più di quanto mi arriva. Vorrei sapere, però, cosa è giusto fare se so che un mio collega (che ha avuto lo stesso trattamento contributivo) ha ricevuto un’indennità più alta?

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