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Rettifica cognome: ultime sentenze

7 Luglio 2021
Rettifica cognome: ultime sentenze

Atto di nascita recante l’attribuzione al neonato del cognome paterno in contrasto con la volontà dei genitori.

Perdita del cognome del padre

L’accoglimento della domanda di disconoscimento della paternità comporta, in affermazione del favor veritatis che si accompagna all’esercizio delle azioni sullo status, che il soggetto in precedenza riconosciuto perda il cognome del padre e che là dove egli intenda conservarlo tanto debba fare attraverso l’esercizio dell’autonomo diritto al nome, tratto caratterizzante della personalità ex art. 2 Cost., che, come definito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 13 del 1994, deve essere introdotto a mezzo di una distinta domanda di attribuzione senza che valga a contrastare l’automatismo insito nel sopra indicato meccanismo – cui segue la rettifica del cognome come atto dovuto – una posizione processuale di mera resistenza all’azione principale sullo status o, ancora, una condotta di non contestazione di colui che abbia proposto domanda di disconoscimento.

Cassazione civile sez. I, 06/11/2019, n.28518

Rettifica del cognome

Le autorità nazionali di uno Stato membro possono respingere la trascrizione di un cognome acquisito da un proprio cittadino in un altro Stato membro se nel cognome è incluso il titolo nobiliare e procedere alla rettifica del cognome. Il divieto di prevedere titoli di tal genere nel cognome è una misura compatibile con il diritto Ue perché mira alla tutela di un valore fondamentale di rango costituzionale come il principio di uguaglianza, oltre a trattarsi di una misura proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito.

Corte giustizia UE sez. II, 22/12/2010, n.208

Risarcimento del danno

In tema di diffamazione a mezzo della stampa, la risarcibilità del danno non patrimoniale esige la verifica del superamento del filtro rappresentato dalla serietà del danno, che, insieme a quello della gravità della lesione, presidia l’esigenza di non risarcire danni meramente bagatellari.

(Nella specie, relativa ad un caso in cui la locandina di un quotidiano aveva dato la notizia dell’arresto di una persona indicata solo con il cognome, comune al diffamato, la S.C. ha escluso la sussistenza di una lesione all’immagine di quest’ultimo, in quanto i quotidiani pubblicati lo stesso giorno di esposizione della locandina avevano fornito tutti i ragguagli sulla persona effettivamente arrestata e, il giorno successivo, il quotidiano collegato alla locandina aveva pubblicato una lettera di rettifica inviata dallo stesso presunto diffamato).

Corte di Cassazione, Sezione 3, Civile, Sentenza, 10/10/2014, n. 21424

Trascrizione cognome acquisito in un altro Stato membro

Le autorità nazionali di uno Stato membro possono respingere la trascrizione di un cognome acquisito da un proprio cittadino in un altro Stato membro se nel cognome è incluso il titolo nobiliare e procedere alla rettifica del cognome. Il divieto di prevedere titoli di tal genere nel cognome è una misura compatibile con il diritto Ue perché mira alla tutela di un valore fondamentale di rango costituzionale come il principio di uguaglianza, oltre a trattarsi di una misura proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito.

Corte giustizia UE sez. II, 22/12/2010, n.208

Rettificazione dell’atto di nascita

Vanno rimessi al primo presidente della Corte di cassazione, affinché valuti l’opportunità dell’assegnazione alle sezioni unite, gli atti del ricorso sulla questione se possa disporsi la rettificazione dell’atto di nascita nella parte in cui abbia attribuito al figlio minore legittimo il cognome del padre, invece che quello materno, come invece congiuntamente richiesto dai coniugi, adottandosi al riguardo una interpretazione costituzionalmente orientata delle norme internazionali di riferimento ovvero rimettendo la questione medesima alla Corte costituzionale.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Civile, Ordinanza, 22/09/2008, n. 23934

Richiesta di rettifica dell’atto con attribuzione del cognome materno

Nell’attuale quadro normativo, in cui è rinvenibile una norma di sistema – presupposta da una serie di disposizioni regolatrici di fattispecie diverse (artt. 143-bis, 236, 237, secondo comma, 266, 299, terzo comma, cod. civ.; 33 e 34 del d.P.R. n. 396 del 2000) – che prevede l’attribuzione automatica del cognome paterno al figlio legittimo, sia pure retaggio di una concezione patriarcale della famiglia non in sintonia con le fonti sopranazionali, che impongono agli Stati membri l’adozione di misure idonee alla eliminazione delle discriminazioni di trattamento nei confronti della donna, ma che (come avvertito anche dalla sentenza della Corte costituzionale n.61 del 2006) spetta comunque al legislatore ridisegnare in senso costituzionalmente adeguato, non può trovare accoglimento la domanda dei genitori di attribuzione al figlio del cognome materno.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Civile, Sentenza, 14/07/2006, n. 16093

Cambiamento del cognome

Dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 262 del codice civile, nella parte in cui non prevede che il figlio naturale, nell’assumere il cognome del genitore che lo ha riconosciuto, possa ottenere dal giudice il riconoscimento del diritto a mantenere, anteponendolo, o a sua scelta, aggiungendolo a questo, il cognome precedentemente attribuitogli con atto formalmente legittimo, ove tale cognome sia divenuto autonomo segno distintivo della sua identità personale.

Corte Costituzionale, Sentenza, 23/07/1996, n. 297

Segno distintivo dell’identità personale

E’ costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 2 Cost., l’art. 262 cod. civ., nella parte in cui non prevede che il figlio naturale, nell’assumere il cognome del genitore che lo ha riconosciuto, possa ottenere dal giudice il riconoscimento del diritto a mantenere, anteponendolo o, a sua scelta, aggiungendolo a questo, il cognome precedentemente attribuitogli con atto formalmente legittimo, ove tale cognome sia divenuto autonomo segno distintivo della sua identità personale, in quanto – premesso che la disposizione censurata, prescrivendo (al secondo comma) che, se la filiazione nei confronti del padre e’ accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio naturale possa assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre, appronta una specifica e peculiare tutela del diritto all’identità personale, che comprende il diritto al nome come principale segno identificativo della persona – la medesima disposizione non prevede analoga tutela nel caso, sostanzialmente similare, in cui il primo riconoscimento di uno dei due genitori avvenga (come nel caso di specie) in epoca ampiamente successiva alla attribuzione del nome e del cognome da parte dell’ufficiale di stato civile. Anche in tale ipotesi, invero, il figlio naturale ha visto intanto radicarsi la sua identità in tale nome, la cui conservazione non viene pero’ salvaguardata – come invece nel caso precedente – con il riconoscimento della facoltà di aggiungere il cognome del genitore che ha operato il riconoscimento al cognome originariamente attribuitogli. – Cfr. S. n. 13/1994, nella quale la Corte ha affermato che il cognome

Corte Costituzionale, Sentenza, 23/07/1996, n. 297

Violazione del diritto all’identità personale

Posto che nella disciplina giuridica del nome confluiscono esigenze di natura sia pubblica che privata, ove si accerti che il cognome gia’ attribuito ad un soggetto non e’ quello spettantegli per legge in base allo ‘status familiae’, l’interesse pubblico a garantire la fede del registro degli atti dello stato civile e’ soddisfatto mediante la rettifica dell’atto riconosciuto non veritiero, ma non puo’ condurre a sacrificare l’interesse individuale a conservare il cognome mantenuto fino a quel momento nella vita di relazione e divenuto ormai segno distintivo dell’identita’ personale, tutelata dall’art. 2 Cost.; tanto piu’ che, nel caso in cui la rettifica riguardi persona in eta’ avanzata con discendenti, la negazione dell’interesse individuale finirebbe col pregiudicare lo stesso interesse generale alla certa e costante identificazione delle persone.

Pertanto, l’art. 165 del r.d. 9 luglio 1939 n. 1238 va dichiarato costituzionalmente illegittimo – per contrasto con l’art. 2 Cost. – nella parte in cui non prevede che, quando la rettifica degli atti dello stato civile, intervenuta per ragioni indipendenti dal soggetto cui si riferisce, comporti il cambiamento del cognome, il soggetto stesso possa ottenere dal giudice il riconoscimento del diritto a mantenere il cognome originariamente attribuitogli ove questo sia ormai da ritenersi autonomo segno distintivo della sua identita’ personale. – Sul diritto all’identita’ personale, v. massima precedente. red.: L.I. rev.: S.P.

Corte Costituzionale, Sentenza, 3/02/1994, n. 13



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5 Commenti

  1. Io vorrei tanto cambiare il mio cognome, a mio parere è umiliante e vergognoso e non mi firmo appunto perché ritengo sia una barzelletta. Mi indicate la procedura per cambiare cognome?

    1. Per ottenere il cambio del nome o del cognome è necessario seguire una precisa procedura indicata nel Regolamento per la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile. Non è necessaria l’assistenza di un avvocato, anche se può essere senz’altro di aiuto nella redazione della domanda e l’espletamento degli adempimenti richiesti.Allo scopo, l’interessato (che deve essere cittadino italiano) deve presentare (anche tramite persona munita di delega) una apposita domanda al Prefetto della provincia di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello Stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce, spiegando le motivazioni a sostegno della domanda.Nei casi di domanda riferita a un minore, occorre il consenso di entrambi i genitori, salvo che non vi siano peculiari e comprovate circostanze familiari tali da arrecare pregiudizio al minore stesso (ad esempio la decadenza della responsabilità genitoriale a carico di uno di loro). In tali casi, perciò, la domanda può anche essere presentata da un solo genitore.Se il Prefetto ritiene che la domanda non possa essere accolta, ne informa per iscritto l’interessato, indicando con precisione i motivi che ostano all’accoglimento della stessa.Il richiedente può, quindi, proporre eventuali controdeduzioni, anche supportandole con documenti aggiuntivi.
      Ricevute le controdeduzioni, il Prefetto può:
      – emettere un provvedimento motivato di diniego,
      – o, se la domanda appare meritevole di accoglimento, autorizzare il richiedente all’affissione sull’albo pretorio del Comune di nascita e di attuale residenza, un avviso con il sintetico contenuto della istanza.
      Il decreto di autorizzazione alle affissioni può anche stabilire l’obbligo per l’interessato di notificare il sunto dell’istanza a determinate persone che potrebbero avere motivo di conoscere la richiesta di cambiamento del nome, così da essere messi in condizione di presentare ricorso.Durante il periodo di affissione (di durata non inferiore a trenta giorni), è data facoltà a chiunque ne abbia interesse di fare opposizione alla richiesta; l’opposizione va presentata entro trenta giorni dalla data dell’ultima affissione o notificazione.
      Decorso tale termine senza che vi siano opposizioni, l’interessato deve presentare alla Prefettura una copia dell’avviso attestante i tempi di affissione, nonché quella che esso sia stato notificato, nei casi richiesti, ai soggetti interessati.
      Di seguito, il Ministero dell’Interno emana il decreto di concessione al cambiamento del cognome richiesto, che va notificato all’interessato; questi – nel caso in cui vi siano state delle opposizioni – dovrà a sua volta notificarlo agli opponenti allo scopo di consentire loro di attivarsi per la eventuale tutela in sede giudiziaria.

  2. ho un po’ di domande. Ci tengo davvero tanto a conoscere le risposte. Spero potrete aiutarmi…È possibile cambiare il proprio cognome perché ridicolo o vergognoso? Quali sono i criteri per l’accoglimento della domanda di cambio del cognome?

    1. L’interessato deve presentare in Prefettura apposita domanda, sottoscritta in presenza del dipendente addetto a riceverla o inviata per posta ordinaria allegando fotocopia di un documento di riconoscimento. Per i minori la domanda va redatta e sottoscritta da entrambi i genitori.Nei casi di istanze presentate da cittadini residenti all’estero, queste saranno inoltrate per il tramite dell’autorità consolare al Prefetto del luogo di ultima residenza in Italia e cioè del comune di iscrizione all’Aire.Se il richiedente non ha mai avuto residenza in Italia perché nato all’estero, competente a provvedere sulla istanza sarà ugualmente il Prefetto della provincia in cui è situato il comune di iscrizione all’Aire dell’interessato.Le richieste di cambio cognome devono rivestire carattere eccezionale e sono ammesse esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata documentazione e da significative motivazioni.In nessun caso può essere richiesta l’attribuzione di cognome di importanza storica o comunque tali da indurre in errore circa l’appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova l’atto di nascita del richiedente o nel luogo di sua residenza.

    2. La richiesta non viene accolta in modo automatico, ma solo in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da una documentazione adeguata e da motivazioni significative (che possono essere anche di tipo affettivo).Non esiste, infatti, un diritto al cambiamento del nome e/o del cognome; si tratta, invece, di un provvedimento soggetto alla discrezionalità dell’autorità competente la quale non solo dovrà ritenere la richiesta meritevole di tutela, ma dovrà anche verificare che non vi sia conflitto con situazioni giuridiche facenti capo a terzi o che non sussistano esigenze di pubblico interesse tali da giustificare il rigetto della domanda.In ogni caso, non può mai richiedersi l’attribuzione di cognome di importanza storica o comunque tale da indurre in errore circa l’appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova l’atto di nascita del richiedente o nel luogo di sua residenza.

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