Licenziamenti: in bilico la proroga del blocco

1 Agosto 2020 | Autore:
Licenziamenti: in bilico la proroga del blocco

Il termine scade il 17 agosto e il Governo non ha ancora deciso sulla prosecuzione. Pesa il nodo della Cig e il timore di crisi sociali.

La proroga del blocco dei licenziamenti, attesa nella manovra d’estate che il Governo si accinge a varare, è a rischio. E il tempo stringe, perché il 17 agosto scade l’attuale divieto di licenziare, posto dalla normativa emergenziale con i Decreti Cura Italia e Rilancio.

Nel Decreto Agosto «ci sarà il blocco dei licenziamenti con piccole modifiche», aveva assicurato la ministra Catalfo ai sindacati, ipotizzando anche l’ulteriore incentivo di una decontribuzione per chi assume a tempo indeterminato; ma adesso all’interno del Governo sorgono forti dubbi sulla possibilità di prorogare il blocco dei licenziamenti fino alla fine dell’anno.

Si fanno strada le ipotesi di differenziare il regime in base al settore di operatività dell’impresa, ad esempio mantenendo il divieto di licenziare solo per le aziende destinatarie di contributi pubblici, come già fanno in Francia ed in Germania, oppure di introdurre deroghe per le imprese in grave crisi, come quelle poste in fallimento o in liquidazione coatta amministrativa.

«La proroga del blocco non si applica nelle ipotesi di licenziamenti per cessazione definitiva dell’attività dell’impresa e in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione», si legge nella bozza, ancora provvisoria, della manovra.

I nodi critici si intrecciano con l’estensione della cassa integrazione per ulteriori 18 settimane, anch’essa prevista nella bozza del Decreto Agosto. Nella bozza di Decreto, infatti, la proroga del blocco dei licenziamenti – per giustificato motivo oggettivo, collettivi ed individuali, e indipendentemente dal numero dei dipendenti dell’azienda – è legata proprio al periodo di proroga della Cig.

E qui emergono incertezze su quali aziende ammettere, visto che di recente sono emersi i “furbetti” che avevano ottenuto il trattamento pur non avendo riportato cali di fatturato durante l’emergenza. Così il Governo pensa di limitare l’accesso solo a quelle che abbiano riportato una perdita di almeno il 20% e di introdurre un contributo a carico delle imprese stesse, in una misura variabile tra il 9 ed il 15% dell’importo.

Ad aggravare il quadro c’è il fatto che senza proroga, al termine del blocco ci sarebbe una probabile ondata di licenziamenti, da cui deriverebbe il rischio di gravi tensioni sociali che potrebbero esplodere in autunno. Tutte questioni incandescenti sul tavolo del Governo, che nei prossimi giorni dovrà sciogliere i nodi. E non è più tempo di misure provvisorie e a termine, come il Reddito di emergenza, che non ha registrato un grande successo, con un numero di richieste presentate molto inferiore alla platea dei potenziali beneficiari.



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