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Come provare che il figlio maggiorenne lavora

2 Agosto 2020
Come provare che il figlio maggiorenne lavora

Mantenimento figli: cosa fare quando iniziano a percepire uno stipendio?

Hai tradito tua moglie e questo errore ha determinato la fine del tuo matrimonio. Ora, sei un padre separato che cerca di tirare avanti tra l’affitto da pagare e una moglie e un figlio da mantenere. Da qualche mese, però, hai scoperto che il ragazzo lavora come commesso in un grande negozio di abbigliamento. Tu speravi che continuasse gli studi e si iscrivesse alla facoltà di medicina, ma ormai è troppo tardi considerati i suoi 25 anni. In questo articolo, vedremo come provare che il figlio maggiorenne lavora. I genitori, infatti, devono provvedere al mantenimento della prole fino alla loro indipendenza economica. Se sei curioso di saperne di più sull’argomento, ti consiglio di proseguire nella lettura. 

Il dovere di mantenere i figli

Genitori si è per sempre, anche se separati o divorziati. In altre parole, papà e mamma sono tenuti a mantenere i figli dalla nascita fino al raggiungimento della loro stabilità economica. È un dovere a cui non ci si può sottrarre e al quale devono provvedere entrambi i genitori. In fase di separazione, tuttavia, accade spesso che i coniugi non riescano a mettersi d’accordo sul mantenimento della prole. In casi come questi, è necessario rivolgersi al giudice, il quale stabilirà un importo che il coniuge con un reddito più alto dovrà corrispondere all’altro per contribuire alle esigenze del figlio e consentire a quest’ultimo di continuare a godere del medesimo tenore di vita goduto prima della separazione. Ovviamente, non è possibile fare un calcolo matematico per sapere esattamente la misura del mantenimento, questa infatti varia in base a diversi fattori, come ad esempio i redditi di entrambi i genitori e il tempo di permanenza del minore presso ciascuno di essi.

Mantenimento figlio maggiorenne

Spesso, si cade nell’errore di pensare che i figli vadano mantenuti fino ai loro diciotto anni. Non c’è niente di più sbagliato. Come già detto poc’anzi, i genitori sono tenuti a mantenere un figlio fino a quando lo stesso non diventi autosufficiente dal punto di vista economico. Questo vuol dire che il ragazzo o la ragazza devono avere un lavoro stabile che consenta loro di vivere e di arrivare a fine mese senza problemi, seppur con qualche sacrificio. Ti faccio qualche esempio.

I genitori di Tizia si sono separati quando lei aveva solo 10 anni. Ora, ne ha 19 ed è pronta a trasferirsi a Firenze per studiare all’accademia di belle arti. Suo padre, però, si rifiuta di continuare a corrisponderle l’assegno di mantenimento di 300 euro mensili, in quanto la ragazza è ormai maggiorenne.

Caio ha 27 anni e vive ancora con i genitori. Dopo il diploma, ha deciso di non proseguire gli studi. Tuttavia, a causa della sua mancanza di volontà, non riesce a combinare nulla ed è svogliato. Il suo unico pensiero, infatti, è quello di divertirsi con gli amici.

Sempronio è un ragazzo di 30 anni. Laureato con lode alla facoltà di fisica nucleare, salta da un lavoro precario ad un altro senza riuscire a guadagnare uno stipendio dignitoso che gli permetta di andare via di casa.

Ebbene, i tre esempi mettono in luce tre situazioni diverse: nel primo caso, la giovane Tizia ha tutto il diritto di studiare belle arti e il padre ha l’obbligo di continuare a corrisponderle il mantenimento; nel secondo caso, invece, troviamo il fannullone Caio a cui piace vivere alle spalle dei genitori perché svogliato e troppo pigro per cercarsi un lavoro; infine, c’è Sempronio che, nonostante sia laureato, fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro. 

Caio, rispetto a Tizia e Sempronio, è l’unico a non aver diritto al mantenimento, in quanto il suo stato di disoccupazione dipende unicamente dalla sua pigrizia. Cosa può fare, dunque, un genitore che ha un figlio maggiorenne svogliato come Caio? In sostanza, può rivolgersi al giudice per ottenere la revoca del mantenimento dimostrando la mancanza di volontà del figlio a trovarsi un lavoro. La giurisprudenza, infatti, è intervenuta sul punto e ha chiarito che dall’età dei 35 anni in poi si può presumere che l’incapacità economica del figlio dipenda più da sua pigrizia che non dalle difficili condizioni di mercato e dalla disoccupazione. In tal caso, quindi, è lecito, per il genitore, chiedere la cessazione del mantenimento.

Pertanto, un figlio che abbandona gli studi (oppure è da tanti anni fuori corso), non trova lavoro o non si pone alla ricerca di un impiego, più va avanti con l’età, più non ha alcun diritto ad essere mantenuto dalla madre e dal padre.

Come provare che il figlio maggiorenne lavora

Partiamo da un esempio pratico.

Mevio corrisponde al figlio disoccupato di 25 anni, un assegno mensile di 400 euro a titolo di mantenimento così come previsto dalla sentenza di separazione. Dopo qualche tempo, però, Mevio viene a sapere che il figlio lavora da due anni come cameriere in una pizzeria e che si è comprato anche una macchina.

In quest’altro esempio, Mevio può chiedere al giudice la revoca dell’assegno di mantenimento che versa ogni mese? Certamente, a condizione che riesca a dimostrare che il figlio, ormai, è indipendente economicamente. La prova può essere fornita tramite testimoni (ad esempio, i colleghi e il datore di lavoro) o documenti (come, ad esempio, il contratto di lavoro, il certificato di proprietà dell’auto, la dichiarazione dei redditi, ecc.) e di ogni altro elemento utile a dimostrare la stabilità economica raggiunta dal figlio. Attenzione però: non deve trattarsi di un impiego occasionale e precario, ma di un lavoro che assicuri una retribuzione sufficiente a garantirgli da vivere (ad esempio, anche un part-time potrebbe bastare se lo stipendio è dignitoso).

E se una volta revocato il mantenimento, il figlio maggiorenne torna alla carica sostenendo di aver perso in lavoro? Ebbene, in tal caso, avrà diritto solo a chiedere gli alimenti, ossia il vitto e l’alloggio, sempre che versi in uno stato di bisogno.



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3 Commenti

  1. un sito eccellente che seguo da tempo!
    In questo articolo mi farebbe piacere vedere esempi dove è il padre ma anche alla madre che devono retribuire, grazie

  2. un articolo fazioso, di parte in quanto parte dall’assunto che sia l’uomo che tradisce la moglie, e che debba essere il padre a mantenere e non il contrario. alla faccia dei dati e della realtà !!

    1. Ti suggeriamo la lettura dei seguenti articoli:
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