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Disoccupazione stagionali

2 Agosto 2020 | Autore:
Disoccupazione stagionali

I lavoratori dipendenti con contratto stagionale hanno diritto a particolari benefici per la liquidazione dell’indennità di disoccupazione Naspi?

Il contratto stagionale è un particolare contratto di lavoro a tempo determinato, utilizzato per le attività svolte ciclicamente, normalmente legate a un determinato periodo o a più periodi dell’anno (ad esempio tutte le estati o tutti gli inverni).

Il lavoro stagionale si caratterizza dunque per la sua ciclicità: a periodi di lavoro, spesso intenso, si susseguono periodi non lavorati, anche di notevole durata.

Il dipendente stagionale deve “fare i conti” con lunghi periodi non lavorati: sino a pochi anni fa, l’interruzione periodica dell’attività non costituiva un problema, dal momento che la disciplina, in materia di indennità di disoccupazione stagionali, era piuttosto elastica.

La normativa precedente all’operatività della Naspi, infatti, offriva al dipendente stagionale una tutela economica continuativa, grazie alla quale era garantito un reddito anche per i periodi dell’anno non lavorati. Più precisamente, se il dipendente aveva lavorato per almeno 52 settimane (1 anno) nel biennio precedente la fine del contratto, la durata dell’indennità per disoccupazione era pari a un minimo di 8 mesi e poteva arrivare, per gli over 55, sino a un massimo di 16 mesi. In pratica, la durata della vecchia disoccupazione (Aspi) era bastata unicamente sull’età e non sui contributi posseduti. Ai fini del diritto al sussidio non erano considerati, poi, eventuali sussidi di disoccupazione già liquidati.

Grazie a queste regole, allo stagionale era sufficiente lavorare 6 mesi all’anno per ricevere la disoccupazione per gli altri 6 mesi e per garantirsi un reddito per tutto l’anno. Questa disciplina garantiva sicuramente stabilità economica al lavoratore, ma non condizionava il sussidio alla ricerca di un impiego alternativo durante i mesi di pausa dall’attività stagionale e pesava eccessivamente sulle casse pubbliche: secondo i dati esposti dall’Inps nell’operazione Porte Aperte, ogni euro di contributi versati fruttava al lavoratore stagionale 84 euro di prestazioni a suo favore.

Il quadro, per i lavoratori stagionali, è notevolmente cambiato con l’entrata in vigore del decreto di riordino degli ammortizzatori sociali in materia di disoccupazione [1], che ha istituito la nuova indennità di disoccupazione Naspi.

Quali sono i requisiti per ottenere la disoccupazione?

La Naspi, a differenza della precedente indennità di disoccupazione Aspi e della vecchia disoccupazione ordinaria Ds, non si basa sull’età e non ignora i precedenti periodi di disoccupazione fruiti. Inoltre, non viene liquidata se il disoccupato non cerca attivamente un nuovo lavoro o non partecipa alle iniziative di politica attiva per lui predisposte dal centro per l’impiego, come incontri di orientamento, corsi di formazione e riqualificazione.

La Naspi si ottiene difatti, nella generalità dei casi, se si soddisfano le seguenti condizioni (vedi anche: Requisiti per la disoccupazione):

  • cessazione involontaria del contratto di lavoro (fine contratto a termine, licenziamento, dimissioni per giusta causa o nel periodo tutelato per maternità, nonché in alcune specifiche ipotesi di risoluzione consensuale del rapporto);
  • presentazione della Did, la dichiarazione d’immediata disponibilità al lavoro ed alle iniziative di politica attiva;
  • possesso di un minimo di 13 settimane di contributi accreditati nei 4 anni precedenti;
  • aver lavorato per almeno 30 giornate nell’anno.

Per approfondire: Quanto tempo devo lavorare per avere la disoccupazione?

Qual è l’importo dell’indennità di disoccupazione?

L’importo della Naspi è pari al 75% del reddito medio mensile imponibile Inps degli ultimi 4 anni, sino al tetto massimo di 1.227,55 euro (valore 2020). Se il reddito medio supera questo valore, bisogna aggiungere il 25% della differenza tra il reddito medio e il tetto massimo di 1.227,55, senza però superare 1.335,40 euro, importo mensile massimo della Naspi.

Durante il periodo di percezione della disoccupazione spetta l’accredito dei contributi figurativi da parte dell’Inps.

Qual è la durata dell’indennità di disoccupazione?

La durata della Naspi è pari alla metà delle settimane contribuite negli ultimi 4 anni, dedotte le settimane che hanno già dato luogo all’indennità di disoccupazione.

Marcello ha lavorato per 24 mesi negli ultimi 4 anni, ma di questi 24 mesi 18 sono già stati utilizzati per liquidare precedenti sussidi per disoccupazione. Ai fini della Naspi si devono considerare solo i 6 mesi per i quali la prestazione non è stata ancora liquidata. Marcello, di conseguenza, ha diritto a 3 mesi di indennità di disoccupazione, ossia alla metà del periodo lavorato, dedotte le settimane che hanno già dato luogo alla liquidazione dell’ammortizzatore sociale. Quindi: 24 mesi lavorati – 18 mesi per i quali l’indennità di disoccupazione è stata già liquidata= 6 mesi utili al calcolo della durata della Naspi. Durata della Naspi= 6 mesi/ 2= 3 mesi.

Qual è la durata dell’indennità di disoccupazione per gli stagionali?

Questo sistema di calcolo della durata della Naspi sicuramente appare sfavorevole agli stagionali, che con le precedenti Ds e Aspi riuscivano a percepire, a fronte di 6 mesi di lavoro ogni anno, 6 mesi di disoccupazione.

Ad oggi, per gli stagionali, importo, durata e requisiti previsti per il diritto alla Naspi sono gli stessi, ma è applicata un’agevolazione. Nel dettaglio, se dal calcolo del sussidio risulta che la sua durata è inferiore a quella calcolata contando anche i periodi contribuiti negli ultimi 4 anni che hanno già dato luogo a prestazioni di disoccupazione, il lavoratore stagionale ha diritto ad un mese in più di Naspi.

Questo beneficio, tuttavia, è riconosciuto solo se la differenza non è inferiore a 12 settimane.

Maurizio, dipendente stagionale del settore turismo, ha lavorato, negli ultimi 4 anni, per 6 mesi ogni anno, quindi per un totale di 24 mesi. Ha già utilizzato 18 mesi lavorati per la liquidazione di precedenti prestazioni per disoccupazione, quindi restano “liberi”, per il calcolo della Naspi, solo 6 mesi, che danno luogo a 3 mesi di indennità. Se Maurizio avesse potuto utilizzare tutti i 24 mesi lavorati negli ultimi 4 anni, per il diritto alla Naspi, avrebbe ricevuto l’indennità per ben 12 mesi anziché per 3. La differenza tra i due termini di durata dell’indennità supera dunque le 12 settimane. Maurizio ha dunque diritto a una mensilità in più di indennità, quindi a 4 mesi di Naspi anziché 3.

Il beneficio non è riconosciuto a tutti i lavoratori stagionali, ma soltanto ai lavoratori stagionali del settore turismo dipendenti da:

  • strutture ricettive;
  • esercizi di ristorazione, con o senza somministrazione, anche ambulanti;
  • bar, gelaterie e pasticcerie;
  • stabilimenti balneari e termali;
  • agenzie e tour operator.

Quando si verifica la decadenza dalla disoccupazione per gli stagionali?

La decadenza dalla Naspi, per i lavoratori stagionali, si verifica, come avviene per la generalità dei lavoratori subordinati disoccupati, se il beneficiario del sussidio:

  • rifiuta un’offerta congrua di lavoro; per approfondire: Quando un’offerta di lavoro è congrua?
  • non partecipa più volte alle iniziative per lui predisposte nel patto di servizio (un programma che deve essere obbligatoriamente sottoscritto dall’interessato, predisposto dagli operatori del centro per l’impiego);
  • trova un nuovo lavoro subordinato di durata fino a 6 mesi (in questo caso non decade dalla Naspi, ma il sussidio è sospeso);
  • trova un nuovo lavoro, subordinato o parasubordinato, dal quale percepisce un reddito superiore alla soglia d’incapienza, attualmente pari ad 8145 euro lordi all’anno (si tratta del limite di reddito annuo entro il quale l’Irpef lorda, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche, risulta inferiore alle detrazioni per redditi di lavoro dipendente);
  • trova un nuovo lavoro autonomo, dal quale percepisce un reddito inferiore a 4800 euro lordi all’anno (si tratta del limite di reddito annuo entro il quale l’Irpef lorda risulta inferiore alle detrazioni per redditi di lavoro autonomo).

Alcuni lavori svolti nell’ambito di particolari progetti non determinano la decadenza dalla Naspi, a prescindere dal reddito percepito.

Se il disoccupato, poi, svolge un’attività lavorativa attraverso il contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia, cioè con i cosiddetti nuovi voucher, non perde l’indennità di disoccupazione, sino a un limite pari a 5mila euro annui.

Per approfondire: “Quando si perde la disoccupazione?“.


note

[1] D. Lgs. 22/2015.


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