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Separazione consensuale: quando conviene?

2 Agosto 2020
Separazione consensuale: quando conviene?

Vantaggi e svantaggi della separazione consensuale e giudiziale: la revisione dell’assegno di mantenimento. 

Quando una coppia decide di separarsi, la prima scelta da fare è se intraprendere il percorso di una separazione consensuale o quello di una separazione giudiziale. Detto in termini pratici, bisogna scegliere se arrivare a un accordo congiunto, che regoli tutti gli aspetti del distacco, oppure farsi causa. 

Secondo un adagio popolare «è meglio un cattivo accordo che una buona sentenza»: si tratta di un modo velato per dire che, da un processo, si esce sempre sconfitti. Non fosse altro che per il tempo e i costi che bisogna sostenere.

In materia di separazione, però, ci sono numerose variabili da tenere in considerazione, prima tra tutte quella secondo cui la pronuncia che dispone l’assegno di mantenimento può essere sempre soggetta a revisione in caso di eventi successivi, suscettibili di mutare i rapporti economici tra le parti. Senza contare che, per poter ottenere i soldi dal coniuge, non c’è bisogno di attendere la fine della causa, venendo infatti pronunciati, già in prima udienza (dinanzi al Presidente del tribunale), i cosiddetti “provvedimenti provvisori”, quelli cioè da rispettare in attesa della decisione finale del giudice. Così, mentre il processo va avanti, si può già ottenere il sostegno economico di cui si necessita per mantenersi.

Alla luce di tali considerazioni è giusto e normale chiedersi quando conviene la separazione consensuale e quando invece è preferibile quella giudiziale. Premesso che ogni situazione ha le sue particolarità e regole, qui di seguito proveremo a fornire dei consigli di massima che, comunque, vanno sempre tenuti in considerazione. 

I diritti dei coniugi in caso di separazione

«Separazione consensuale» significa che i coniugi riescono a trovare un’intesa su tutti gli aspetti del distacco. Quindi, decidono l’eventuale previsione di un assegno di mantenimento a favore del coniuge più povero e il relativo ammontare, l’assegnazione della casa coniugale, la collocazione e l’affidamento dei figli, la divisione dei beni nel caso di coppia in comunione. 

Attenzione però: tutti gli accordi presi in sede di separazione decadono al momento del divorzio. In altri termini, al momento del divorzio non si è obbligati a riconfermare le concessioni e le intese strette all’atto della separazione, neanche se un impegno del genere viene messo per iscritto. Insomma, nulla è irretrattabile. Pertanto, con il divorzio gli eventuali accordi stretti all’atto della separazione possono essere rimessi in discussione. 

Trovare un accordo in sede di separazione non è affatto semplice e richiede innanzitutto la conoscenza dei propri diritti. Ecco perché, quasi sempre, ci si affida a un avvocato. Possiamo tuttavia sintetizzare i diritti e i doveri dei coniugi in caso di separazione nel seguente elenco:

  • il coniuge con il reddito più basso ha diritto a un assegno di mantenimento da parte dell’altro coniuge a meno che la separazione non avviene per propria colpa (ad esempio, abbandono del tetto coniugale, tradimento, ecc.). Quindi, in presenza di coniugi con un reddito sostanzialmente simile non è dovuto alcun mantenimento;
  • il coniuge presso cui i figli andranno a vivere acquisisce il diritto di abitazione in quella che era la casa coniugale (sia che fosse in affitto o di proprietà dell’ex). Questo diritto non spetta quindi se la coppia non ha figli o se i figli vivono da soli o sono indipendenti dal punto di vista economico. Il genitore non convivente ha diritto a vedere periodicamente i figli secondo un calendario che garantisca rapporti stabili (di norma due o tre volte alla settimana, oltre alle feste e ai weekend alternati);
  • l’affidamento dei figli è di norma congiunto (salvo in caso di gravi carenze e problematiche dell’ex). Il che significa che le decisioni più importanti per la vita dei figli spettano in pari misura al padre e alla madre.

Separazione consensuale: vantaggi

Il principale vantaggio di una separazione consensuale è sicuramente dato dalla celerità del procedimento. Ci si separa consensualmente in tribunale in una sola udienza, sottoponendo al giudice un accordo già redatto dagli avvocati. 

La coppia può avvalersi anche di un solo avvocato, così dimezzando i costi. Costi che variano da professionista a professionista, ma che di norma non superano 1.500 euro a procedimento. 

Se i coniugi non hanno figli e, nei loro accordi, non sono previsti spostamenti di patrimonio (tranne per l’assegno di mantenimento), la separazione consensuale può avvenire dinanzi all’ufficiale di Stato civile del Comune, gratuitamente.

Una terza via per separarsi consensualmente è quella della negoziazione assistita. In questo caso, l’accordo viene firmato dinanzi ai rispettivi avvocati (uno a testa) e da questi ultimi sottoposto poi all’approvazione del tribunale. Anche qui, la procedura è snella e veloce.

Sotto l’aspetto economico, la separazione consensuale è più vantaggiosa. Anche se le parti infatti decidono di avere due avvocati a testa, una cosa è la parcella per una causa che può durare anni, un’altra è invece la parcella per una procedura immediata come la separazione consensuale.

Un altro vantaggio della separazione consensuale riguarda i tempi necessari per avviare il divorzio: solo 6 mesi. Invece, in caso di separazione giudiziale, per il divorzio bisogna attendere 1 anno (che decorre però dalla prima udienza della causa, quella innanzi al Presidente del tribunale).

Come detto, quanto deciso in sede di separazione consensuale non è vincolante al momento di divorzio. Di qui l’ulteriore vantaggio di poter dar vita a un distacco veloce e immediato, riservandosi poi, al momento del divorzio, di assestare diversamente le condizioni a seconda delle esigenze emerse in tale periodo intermedio.

Anche l’assegno di divorzio potrà essere successivamente messo in discussione se elementi ulteriori dovessero emergere cambiando le condizioni reddituali delle parti (ad esempio, una disoccupazione o una malattia).

Sotto un aspetto emotivo, la separazione consensuale non crea traumi e anzi favorisce il dialogo tra le parti, agevolando quella collaborazione che, specie per una coppia con figli, è sempre necessaria anche dopo il distacco.

Quando conviene la separazione consensuale?

La separazione consensuale conviene quindi tutte le volte in cui le posizioni dei due coniugi non siano così distanti tra loro. A volte, fare una causa per una differenza di poche decine di euro sull’assegno di mantenimento non ha alcun risvolto pratico, tenendo soprattutto conto che, in sede di divorzio, è possibile chiedere un aumento. 

Si tenga peraltro conto che, molto spesso, succede che, pur a fronte di una sentenza che riconosca un sostanzioso assegno di mantenimento, l’ex coniuge poi non sia in concreto in grado di sopportarlo. Il che dà origine a una serie di azioni giudiziali rivolte al recupero del credito e al proliferare di cause. 

La separazione giudiziale è necessaria quando le posizioni sono del tutto inconciliabili (si pensi a un coniuge che chiede il mantenimento e l’altro lo neghi o ne voglia riconoscere una minima parte; o al caso in cui entrambi i coniugi pretendano la collocazione dei figli non riuscendo a trovare una via di mezzo).



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