Dpcm incostituzionali secondo il giudice

3 Agosto 2020 | Autore:
Dpcm incostituzionali secondo il giudice

I Dpcm sono illegali? Una nuova sentenza dice di sì: sono illegittimi lo stato di emergenza e la privazione della libertà personale avvenuta durante il lockdown.

Cosa accadrebbe se si scoprisse che i provvedimenti varati dal Governo durante l’emergenza Coronavirus, cioè i famosi Dpcm, sono illegittimi, e addirittura incostituzionali? Il primo bersaglio a cadere è il lockdown: se fosse illegale, bisognerebbe riconoscere che tutti i cittadini hanno avuto, illecitamente, più di due mesi di arresti domiciliari.

Molti hanno subìto il lockdown come una costrizione, oltre che come un sacrificio necessario. Alcuni si sono chiesti se le restrizioni agli spostamenti e le altre misure di contenimento contenute nei Dpcm fossero illegittime e dunque si sia trattato di un vero e proprio abuso.

Adesso, arriva la sentenza di un giudice ad affermare, nero su bianco, che il lockdown è stato illegale: l’obbligo di permanenza in casa è stato imposto senza una valida copertura legislativa e costituzionale.

Il clamoroso provvedimento è del giudice di pace di Frosinone, secondo il quale la dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio è illegittima e i conseguenti Dpcm, i Decreti emanati dal presidente del Consiglio dei ministri, sono incostituzionali.

Nella lunga sentenza [1] il giudice ha esaminato il caso di un cittadino che era uscito di casa durante il lockdown senza validi motivi ed era stato sanzionato dalla Polizia per la violazione del divieto di spostamento. Il giudice di pace ha così annullato la multa, contro la quale il cittadino aveva presentato ricorso.

Lo stato di emergenza è illegittimo

La nuova sentenza “demolisce” dalle fondamenta l’impianto normativo varato dal Governo durante l’emergenza: il giudice ritiene che la legge che consente di dichiarare lo stato di emergenza, il cosiddetto codice di protezione civile [2], è applicabile solo a calamità naturali, come terremoti, valanghe, alluvioni e incendi, oppure ad eventi calamitosi causati da attività umane, come ad esempio sversamenti inquinanti, «ma nulla nella fattispecie è riconducibile al rischio sanitario».

Insomma, la pandemia di Coronavirus non giustificherebbe l’adozione dello stato di emergenza che il Consiglio dei ministri ha invece dichiarato il 31 gennaio scorso (ed ora ha prorogato fino al 15 ottobre) richiamando una norma che il giudice di pace ritiene inapplicabile.

Inoltre, si legge in sentenza che c’è solo un’ipotesi, espressamente prevista dalla Costituzione, in cui il Governo può ricevere poteri straordinari, ed è quella dello stato di guerra.

Quindi, secondo il giudice di pace di Frosinone, in mancanza di un valido supporto legislativo e della necessaria copertura costituzionale il Governo non aveva il potere di dichiarare lo stato di emergenza nazionale: così ha ritenuto che la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio è illegittima.

Ma questo, come vedremo ora, è stato solo il primo passo per far crollare tutto l’impianto normativo messo a punto dal Governo nel periodo emergenziale.

I Dpcm sono incostituzionali

La conseguenza più importante è che, se è illegittimo il provvedimento a monte, lo sono anche i successivi, quelli che poggiano su di esso come presupposto: appunto, i Dpcm, che però non sarebbero soltanto illegittimi, ma addirittura incostituzionali.

Per il giudice, di fronte all’emergenza Coronavirus, il premier Conte avrebbe dovuto operare con gli strumenti già previsti in Costituzione, cioè il Decreto legge ed il Decreto legislativo, ma non attraverso i Dpcm che sono atti amministrativi, di rango inferiore e subordinato alla legge.

Invece, ad avviso del giudice di pace, le disposizioni contenute nei vari Dpcm, a partire da quello con cui si è imposto il lockdown, non solo non hanno un’adeguata copertura legislativa ma sono anche incostituzionali perché impongono un obbligo di permanenza domiciliare che costituisce a tutti gli effetti una restrizione della libertà personale, vietata dalla Costituzione al di fuori dei casi espressamente stabiliti.

Trattenere le persone in casa equivale sottoporle ad una sanzione di tipo penale, che consiste nella privazione della libertà personale. È consentito farlo solo nei casi espressamente previsti.

Il giudice evidenzia che, secondo quanto stabilisce l’art. 13 della Carta costituzionale, una sanzione penale deve essere adottata solo con un atto motivato dell’autorità giudiziaria: questa è l’unica possibilità consentita. Invece, il legislatore e il Governo non possono limitare la libertà dei cittadini in via generale.

Secondo il giudice, non può nemmeno accogliersi la tesi della legittimità delle restrizioni alla libertà di circolazione per motivi di sanità in base all’art. 16 della Costituzione, che può essere limitata solo con riferimento a luoghi circoscritti, ad esempio il divieto di accedere a zone pericolose perché infette.

Ma questa limitazione – dice la sentenza – «giammai può comportare un obbligo di permanenza domiciliare». Invece, il presidente del Consiglio ha imposto alle persone, con i suoi Dpcm, un generale divieto di spostamento, che la Costituzione vieta e che non può neppure trovare valida motivazione nello stato di emergenza inizialmente adottato.

Multe illegali?

Con questo percorso argomentativo il giudice di pace di Frosinone ha annullato il verbale applicativo delle sanzioni amministrative pecuniarie che erano state irrogate al cittadino per la trasgressione del divieto di spostamento durante il lockdown.

In questo caso, il giudice ha ritenuto di dover disapplicare direttamente il Dpcm in quanto atto amministrativo ritenuto incostituzionale. Questo rientra nei suoi poteri [3];  se invece si fosse trattato di una fonte legislativa, anziché amministrativa, avrebbe dovuto promuovere la questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale.

Ciò non significa, però, che tutte le multe per le varie violazioni dei Dpcm sono automaticamente nulle e d’ora in poi non si pagano: la vicenda decisa dal giudice di pace di Frosinone ha valore solo nel singolo caso, che rimane specifico e circoscritto; anche se potrebbe “fare giurisprudenza” se il suo ragionamento fosse ritenuto persuasivo da altri giudici chiamati a risolvere ricorsi analoghi.


note

[1] Giudice di pace di Frosinone, sent. n. 516/2020 del 29 luglio 2020 (giudice Emilio Manganiello).

[2] Art. 7, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n.1 del 2 gennaio 2018.

[3] Art. 5 della Legge n.2248/1865, all. E.

Giudice di Pace di Frosinone, sentenza 15 – 29 luglio 2020, n. 516

Avvocato Manganiello

Svolgimento del processo

Con ricorso tempestivamente depositato e successivamente notificato il ricorrente si opponeva all’atto di cui all’oggetto, con il quale ha ricevuto la contestazione della violazione del divieto di spostarsi in conseguenza della emergenza sanitaria ai sensi del DPCM non specificato.

L’Ente opposto non si costituiva e la causa veniva decisa come da separato dispositivo, letto in udienza.

Motivi della decisione

Il ricorso è fondato e, pertanto, deve essere accolto.

A) SULLA ILLEGITTIMITA’ DELLA DICHIARAZIONE DELLO STATO DI EMERGENZA PER VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 95 E 78 COST. E DEI CONSEGUENTI DPCM.

Con deliberazione del 31.1.2020 il Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, pubblicata in G.U. Serie generale n. 26 del 1.2.2020, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale in conseguenza del rischio sanitario derivante da agenti virali trasmissibili “ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c) e dell’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, è dichiarato per sei mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili; 2) per l’attuazione degli interventi di cui all’articolo 25, comma 2, lettre a) e b) …”. Se si esamina la fattispecie richiamata dalla deliberazione sopra citata si potrà notare che non si rinviene alcun riferimento a situazioni di “rischio sanitario” da, addirittura, “agenti virali”.

Infatti, l’articolo 7, comma 1, lettera c), del D.Lgs. n. 1/18 stabilisce che “gli eventi emergenziali di protezione civile si distinguono: … c) emergenze di rilievo nazionale connessi con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo”. Sono le calamità naturali, cioè terremoti; valanghe; alluvioni, incendi ed altri; oppure derivanti dall’attività dell’uomo, cioè sversamenti, attività umane inquinanti ed altri. Ma nulla delle fattispecie di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c), del D.Lgs. n. 1/18 è riconducibile al “rischi sanitario”. A ciò è doveroso aggiungere che i nostri Padri Costituenti hanno previsto nella Costituzione della Repubblica una sola ipotesi di fattispecie attributiva al Governo di poteri normativi peculiari ed è quella prevista e regolata dall’articolo 78 e dall’articolo 87 relativa alla dichiarazione dello stato di guerra. Non vi è nella Costituzione italiana alcun riferimento ad ipotesi di dichiarazione dello stato di emergenza per rischio sanitario e come visto neppure nel D.Lgs. n. 1/18. In conseguenza, la dichiarazione adottata dal Consiglio dei Ministri il 31.1.2020 è illegittima, perché emanata in assenza dei presupposti legislativi, in quanto nessuna fonte costituzionale o avente forza di legge ordinaria attribuisce il potere al Consiglio dei Ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario. Pertanto, poiché gli atti amministrativi, compresi quelli di Alta Amministrazione, come lo stato di emergenza sono soggetti al principio di legalità, la delibera del C.d.M. del 31.1.2020 è illegittima perché emessa in assenza dei relativi poteri da parte del C.d.M. in violazione degli 95 e 78 che non prevedono il potere del C.d.M. della Repubblica Italiana di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria/Da ciò consegue la illegittimità di tutti gli atti amministrativi conseguenti, come il DPCM invocato dal verbale qui opposto, con conseguente dovere del Giudice di pace, quale Giudice ordinario, di disapplicare la dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria ed il DPCM attuativo ai sensi dell’art. 5 della legge n. 2248 del 1865 All. E.

2. Inoltre, deve ritenersi condivisibile autorevole dottrina costituzionale (S. Cassese) secondo cui la previsione di norme generali e astratte, peraltro limitative di fondamentali diritti costituzionali, mediante Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri sia contraria alla Costituzione. In particolare, non appare meritevole di accoglimento la tesi di chi invoca la legittimità di tali previsioni in virtù del rinvio a tali atti amministrativi, i DPCM, da parte di decreti-legge, che avendo natura di atti aventi forza di legge equiparerebbero alla fonte legislativa i DPCM evitandone in tal guisa la loro nullità e la conseguente disapplicazione da parte del Giudice Ordinario. Ed in effetti, l’ultimo DPCM emanato il 26.4.2020, deriverebbe la sua efficacia dal Decreto-legge n. 19, del 25.3.2020, così come gli atti amministrativi della Regione Lazio. Tale tesi, peraltro, è inapplicabile al DPCM oggetto del caso qui giudicato, essendo antecedente al 26.4.2020. In ogni caso, la funzione legislativa delegata è disciplinata dall’articolo 76 Cost., il quale, nel prevedere “l’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi ” impedisce, anche alla legge di conversione di decreti legge la possibilità di delegare la funzione di porre norme generali astratte ad altri organi diversi dal Governo, inteso nella sua composizione collegiale, e quindi con divieto per il solo Presidente del Consiglio dei Ministri di emanare legittimamente norme equiparate a quelle emanate in atti aventi forza di legge. In conclusione, solo un decreto legislativo, emanato in stretta osservanza di una legge delega, può contenere norme aventi forza di legge, ma giammai un atto amministrativo, come le Ordinanze sindacali o regionali od il DPCM, ancorché emanati sulla base di una delega concessa da un decreto-legge tempestivamente convertito in legge. Da ciò discende la illegittimità delle disposizioni del DPCM del 26.4.2020, in G.U del 27.4.2020, n. 108.

B) SULLA ILLEGITTIMITA’ DEL DPCM PER VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 13 COST.

In ogni caso, in via assorbente, deve rilevarsi la indiscutibile illegittimità del DPCM del 9.3.2020, invocato dal verbale opposto, ove prevede che “1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 le misure di cui all’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 sono estese all’intero territorio nazionale”, e del rinviato DPCM del 8.3.2020, ove stabilisce che “Art. 1 Misure urgenti di contenimento del contagio nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia.

1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus” COVID-19 nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia, sono adottate le seguenti misure:

a) evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute”.

Tale disposizione, stabilendo un divieto generale ed assoluto di spostamento al di fuori della propria abitazione, con limitate e specifiche eccezioni, configura un vero e proprio obbligo di permanenza domiciliare. Tuttavia, nel nostro ordinamento giuridico penalistico, l’obbligo di permanenza domiciliare è già noto e consiste in una sanzione penale restrittiva della libertà personale che viene irrogata dal Giudice di pace penale per alcuni reati. Sicuramente nella giurisprudenza è indiscusso che l’obbligo di permanenza domiciliare costituisca una misura restrittiva della libertà personale. Peraltro, la Corte Costituzionale ha ritenuto configurante una misura restrittiva della libertà personale ben più lievi dell’obbligo di permanenza domiciliare come ad esempio, il “prelievo ematico” (Sentenza n. 238 del 1996). Anche l’accompagnamento coattivo alla frontiera dello straniero è stata ritenuta misura restrittiva della libertà personale e dichiarazione d’illegittimità costituzionale della disciplina legislativa che non prevedeva il controllo del Giudice ordinario sulla misura poi introdotto dal legislatore in esecuzione della decisione della Corte costituzionale: Infatti, l’art. 13 Cost., stabilisce che le misure restrittive della personale possono essere adottate solo su motivato atto dell’autorità giudiziaria. Pertanto, neppure una legge potrebbe prevedere nel nostro ordinamento l’obbligo della permanenza domiciliare, direttamente irrogato a tutti i cittadini dal legislatore, anziché dall’autorità giudiziaria con atto motivato, senza violare il ricordato art. 13 Cost. Peraltro, nella fattispecie, poiché trattasi di DPCM, cioè di un atto amministrativo, questo Giudice non deve rimettere la questione di legittimità costituzionale alla Corte costituzionale, ma deve procedere al disapplicazione dell’atto amministrativo illegittimo per violazione di legge. Infine, non può neppure condividersi l’estremo tentativo dei sostenitori, ad ogni costo, della conformità a costituzione dell’obbligo di permanenza domiciliare sulla base della considerazione che il DPCM sarebbe conforme a Costituzione, in quanto prevederebbe delle legittime limitazioni della libertà di circolazione ex art. 16 Cost. e non della libertà personale. Infatti, come ha chiarito la Corte Costituzionale la libertà di circolazione riguarda i limiti di accesso a determinati luoghi, come ad esempio, l’affermato divieto di accedere ad alcune zone, circoscritte che sarebbero infette, ma giammai può comportare un obbligo di permanenza domiciliare (Corte Cost., n. 68 del 1964). In sostanza la libertà di circolazione non può essere confusa con la libertà personale: i liniti della libertà di circolazione attengono a luoghi specifici il cui accesso può essere precluso, perché ad esempio pericolosi; quando invece il divieto di spostamento non riguarda i luoghi, ma le persone allora la limitazione si configura come limitazione della libertà personale. Certamente quando il divieto di spostamento è assoluto, come nella specie, in cui si prevede che il cittadino non può recarsi in nessun luogo al di fuori della propria abitazione è indiscutibile che si versi in chiara e illegittima limitazione della libertà personale, perché, nell’ordinamento giuridico italiano, l’ordine di rimanere nella propria abitazione non può essere imposto dal legislatore, ma solo dall’Autorità giudiziaria con atto motivato. Del resto, tali illegittime misure di sanità pubblica sono state recepite dal DPCM sul modello di quelle adottate in Stati non democratici, come la Cina, che hanno un ordinamento costituzionale autoritario giuridicamente incompatibile con il nostro ordinamento costituzionale, fondate”

su garanzie individuali inviolabili, ignote agli ordinamenti autoritari ed agli esperti sanitari di quei paese e del nostro, in quanto non competenti in diritto costituzionale.

In conclusione deve affermarsi la illegittimità del DPCM invocato dal verbale qui opposto per violazione dell’art. 13 Cost., con conseguente dovere del Giudice di pace, quale Giudice ordinario, di disapplicare tale DPCM ai sensi dell’art. 5 della legge n. 2248 del 1865 All. E.

La novità della controversia e la mancata costituzione dell’Ente opposto giustificano la compensazione delle spese.

P.Q.M.

Il Giudice di pace,

visto l’art. 23 della L. 689/1981, definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda ed eccezione reietta, disattesa o assorbita, così provvede:

accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla l’atto opposto con compensazione delle spese.

 


9 Commenti

  1. ah, bè, se lo dice un giudice di pace di Frosinone si può serenamente elevare a rango costituzionale. Io non so se qualcuno di voi si è mai imbattuto in un giudice di pace. Se sì, suggerirei titoli meno altisonanti (il mio ultimo, ottantenne, quasi non si ricordava di cosa stessimo discutendo; in precedenza a un altro si confusero le idee su due udienze, e parlava metà di una e metà dell’altra tra l’ilarità malcelata dei presenti). Non sostengo che siano tutti rincoglioniti, ma tra i giudici (che nel titolo non specificate, immagino volutamente) è di certo la parte meno imponente

  2. Questo “genio”, questo “principe del foro”, questo “Perry Mason” de’ noantri, è lecito sapere quale sopraffina cultura medica (e, nella fattispecie, epidemiologica) possiede? A parte il fatto che sembra neanche tanto ferrato nella sua materia dacchè ignora i poteri speciali che la Costituzione attribuisce a chi governa proprio in casi particolarissimi come quello del S.A.R.S.-CoViD II…Tutta questa ignoranza, accompagnata ad una evidente sicumèra, mi riporta ad un partito paranegazionista che rientra nell’area politica che, da tempo, cerca di aggredire l’attuale PdC tramite fandonie prive di senso e concretezza….E che, per fortuna (e grazie alle mosse “accorte” del suo leader) perde quotidianamente consenso ed appeal presso l’elettorato

  3. …ancora una cosa (mi sovviene or ora, da un’attenta lettura della sentenza emanata dal succitato principe): qualcuno gli spieghi che l’evento pandemico ha -in sè- la connotazione scientifica -e, di conseguenza, giuridica- di “catastrofe naturale” (Catastrofe: [dal lat. tardo catastrŏpha, catastrŏphe, gr. καταστροϕή, propr. «rivolgimento, rovesciamento», der. di καταστρέϕω «capovolgere»]) proprio perchè trattasi di “improvviso disastro che colpisce una nazione, una città, una famiglia, un complesso industriale o commerciale, ecc.” (cit. Diz.Enc.Treccani) la cui origine NON è determinata dall’Uomo (gli si spieghi che i virus esistono in natura e che sono microorganismi viventi, cioè entità biologiche con caratteristiche di parassiti obbligati, in quanto si replicano esclusivamente all’interno delle cellule degli “ospiti”, infettando tutte le forme di vita, dagli animali, alle piante, ai microrganismi)…. Auspico che la controparte soccombente ricorra e l’ulteriore grado di giudizio metta un po’ d’ordine nella confusione ingenerata

  4. Lo sapevo che prima o poi sarebbe uscito qualche giudice con una decisione di questo tipo. Ma io non sono d’accordo. Che me ne frega se sono incostituzionali o meno se in gioco c’è la mia salute e quella di milioni di persone? Cioè qui dobbiamo mettere a confronto le priorità. Io ho rinunciato alla mia libertà consapevolmente anche quando potevo iniziare ad uscire e non è perché mi prendeva l’ansia di uscire, ma perché non volevo rischiare di ammalarmi e trasmettere il virus ai miei cari. Ci vuole così tanto per capirlo? E poi chi andava ad uscire per motivi futili si facesse un esame di coscienza se poi si è infettato e ha trasmesso il covid a qualcuno che poi c’è rimasto secco

  5. La pandemia è una catastrofe naturale. Ma vogliamo ancora negare che il covid ha ucciso milioni di persone? E’ tutto uno scherzo? Si tratta di una gag? Di una trovata per motivi economici? Qualsiasi cosa si nasconda dietro il Coronavirus, abbiamo potuto appurare che tanta gente è stata in terapia intensiva, è morta, molte persone hanno visto i loro cari entrare in ospedale e non uscire pure. E questo giudice e altri geni vorrebbero negare che si tratta di una catastrofe? Beh, no comment

  6. Vorrei vedere se il giudice si fosse ammalato o se si fossero ammalati i suoi cari. Cosa avrebbe fatto o detto? Esco e diffondo il virus? Per gli effetti che ha il coronavirus sul corpo e sul cervello non bisognerebbe sottovalutare l’infezione. Perché sono serviti i dpcm a restringere la nostra libertà personale? Perché gli uomini in generale sono una massa di caproni che finché non toccano sulla loro pelle i disagi e le conseguenze di qualcosa non ci credono o sottovalutano i rischi. Ora, Trump e Salvini la indossano la mascherina, eh? Prima facevano tanto gli sbruffoni dicendo che non l’avevano e non volevano indossarla.Ma se tu stai al centro dell’attenzione perché ricopri una carica pubblica politica, prima di sparare sciocchezze dovresti ragionare. Non è che gli scienziati si alzano la mattina e dicono oggi indossa la mascherina per evitare di infettarti. Ci sono studi dietro

    1. Non cambia niente.
      Per la legge e così!
      i nostri governatori se non sono preparati non e colpa di nazione.
      Hanno fatto decreti che non hanno potuto fare.
      Poi hanno fatto loro questa legge.
      Cioè : combatti con la spada? sarai ucciso con la spada.
      Punto.

  7. Che vi piaccia o no i DCPM sono illegali, ma è stato anche fatto terrorismo mediatico e psicologico dove molti hanno abboccato, ma doveva intervenire la corte dei diritti dell’uomo e le multe non le doveva pagare nessuno, sicuramente era giusto fare riforme o leggi per il contenimento del virus (ma senza violare la costituzione), poi i morti ci sono stati pure per tante altre malattie che in inverno ci sono sempre state, di sicuro i popoli non staranno 1 casa o con una mascherina inutile per altri 2 anni, è più facile che scoppia la guerra civile, perché ormai il malcontento è alle stelle, hanno distrutto una nazione economicamente e socialmente che già se la spassava male.

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