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Testamento: può indicare a chi vanno i beni dopo la morte dell’erede?

3 Agosto 2020
Testamento: può indicare a chi vanno i beni dopo la morte dell’erede?

Divieto di sostituzione fedecommissaria e soluzioni alternative per lasciare la proprietà in testamento a un’altra persona. 

Un lettore ci espone il particolare caso che si è verificato all’interno della propria famiglia. Il padre vorrebbe fare testamento lasciando la casa al figlio. Nello stesso testamento, però, vorrebbe prevedere che, alla morte di quest’ultimo, l’immobile vada a finire al nipote (il figlio del figlio). Si pone così il dubbio sulla validità di tale clausola. Essa infatti da un lato limiterebbe il diritto di proprietà del primo erede (impedendogli di vendere l’immobile) e, dall’altro lato, porrebbe un ostacolo alla sua libertà testamentaria che, per legge, non può essere arginata. 

La domanda che ci viene quindi fatta è la seguente: il testamento può indicare a chi vanno i beni dopo la morte dell’erede?

Cerchiamo di fare il punto della situazione. In questo articolo verificheremo come può essere superato questo tipo di problema da un punto di vista legale.

Il divieto di sostituzione fedecommissaria 

Il codice civile stabilisce il divieto, per chiunque, di limitare la libertà testamentaria di un’altra persona. Non si può cioè imporre a una persona – neanche dietro pagamento – di disporre di un proprio bene alla sua morte.

Così, ad esempio, è vietato il testamento in cui una persona dispone in favore di un’altra a condizione che quest’ultima, nel proprio testamento, faccia altrettanto. 

Una disposizione di questo tipo è valida solo se l’erede è un soggetto incapace. A norma, infatti, dell’articolo 692 del codice civile, i genitori o il coniuge dell’interdetto, nel lasciare i propri beni in eredità a quest’ultimo, possono prevedere che, alla sua morte, i beni medesimi vadano in favore di chi si è preso cura di lui finché è rimasto in vita. È questa la cosiddetta sostituzione fedecommissaria, possibile solo in presenza di un incapace, ma nulla in tutti gli altri casi.

Il che significa che un soggetto non può fare testamento in favore di una persona vincolando quest’ultima a disporre, con testamento, del bene ricevuto in favore di qualcun altro. Un atto di questo tipo sarebbe illegittimo per due ragioni. La prima è stata già accennata: la libertà testamentaria è sacra e inviolabile. Non si può cioè vincolare il testamento di un’altra persona, la quale peraltro potrebbe sempre modificarlo in un successivo momento. E ciò vale anche dietro compenso. Non si può, ad esempio, lasciare del denaro a una persona a condizione che questa faccia testamento in favore di un’altra.

La seconda ragione per cui il testamento non può indicare a chi vanno i beni dopo la morte dell’erede è legata al concetto di proprietà: essa consente al titolare di un bene di fare ciò che vuole del bene stesso, quindi anche di venderlo, donarlo o lasciarlo in eredità a chiunque voglia. 

Il divieto a vendere o donare in testamento

Esistono però due soluzioni al problema che abbiamo evidenziato in partenza. La prima di questa è costituita dalla cosiddetta condizione risolutiva. Il testatore potrebbe cioè imporre all’erede, nel proprio testamento, il divieto a vendere o comunque cedere il bene a terzi. Questo divieto è valido solo entro un limite di tempo ragionevole e non per l’eternità posta, come detto, l’impossibilità di arginare i poteri del proprietario. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo “Testamento con divieto di vendere: è valido?“.

Quindi, tanto per fare un esempio, il nonno potrebbe lasciare al proprio figlio la casa di famiglia, vietandogli di venderla sino a quando il nipote non sia divenuto maggiorenne, magari sperando che, in tal modo, quest’ultimo possa manifestare l’eventuale intenzione di continuare a vivere nell’abitazione in questione.

Il testamento con trasferimento dell’usufrutto

La seconda soluzione per arginare il divieto a limitare la libertà testamentaria dell’erede è di cedere a quest’ultimo non già la proprietà dell’immobile ma solo il suo usufrutto, lasciando invece la nuda proprietà al “successivo” erede. Per tornare all’esempio precedente, il nonno potrebbe lasciare, col proprio testamento, la nuda proprietà dell’immobile al proprio nipote e, nello stesso tempo, l’usufrutto al padre (nonché figlio del testatore). In questo modo, al decesso di quest’ultimo, l’erede diventerà proprietario pieno del bene e potrà disporne liberamente, cosa che invece gli è impedita fino a quando sussiste l’usufrutto paterno. 



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