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Proprietà e azione negatoria: ultime sentenze

4 Settembre 2020
Proprietà e azione negatoria: ultime sentenze

Il requisito di legittimazione attiva; il presupposto dell’actio negatoria servitutis; la domanda di riduzione in pristino per aggravamento di servitù esistente; il titolare di un diritto reale diverso da quello di proprietà.

L’azione negatoria

L’azione “ negatoria servitutis” tende alla negazione di qualsiasi diritto, anche dominicale, affermato dal terzo sul bene e, quindi, non al mero accertamento dell’inesistenza della pretesa servitù ma al conseguimento della cessazione della dedotta situazione antigiuridica, al fine di ottenere la libertà del fondo, mentre la domanda di riduzione in pristino per aggravamento di servitù esistente prospetta un’alterazione dei luoghi compiuta dal titolare di una servitù prediale, trovando fondamento nei rimedi di cui agli artt. 1063 e 1067 c.c.

Tribunale Catania sez. III, 19/11/2019, n.4512

Negatoria servitutis e proprietà del terreno

Nell’azione negatoria servitutis la titolarità del bene costituisce il requisito di legittimazione attiva e non è mai oggetto della controversia, pertanto, l’attore non ha l’onere di fornire prova compiuta della proprietà (che quindi può essere provata con ogni mezzo, anche in via presuntiva), posto che fine ultimo dell’azione è ottenere la cessazione dell’attività lesiva.

Corte appello Napoli sez. IV, 08/05/2020, n.1642

Litisconsorzio necessario

In tema di “actio negatoria servitutis”, sussiste un’ipotesi di litisconsorzio necessario allorché il fondo, nel quale sono state realizzate le opere di cui si chieda la rimozione, appartenga a più soggetti; ne deriva, in fase di appello, la inscindibilità delle cause, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., e, quindi, la necessità della partecipazione a tale fase di tutte le parti originarie, la quale deve essere verificata dal giudice del gravame preliminarmente ad ogni altra pronuncia, con l’emissione di un eventuale ordine d’integrazione del contraddittorio; in difetto, si determina la nullità, rilevabile di ufficio pure in sede di legittimità, dell’intero processo di secondo grado e della sentenza che lo ha concluso.

Cassazione civile sez. VI, 12/03/2020, n.7040

La rivendicazione di diritti da parte di un terzo

La “actio negatoria servitutis” ha come essenziale presupposto la sussistenza di altrui pretese sul bene immobile, non potendo essere esercitata in presenza di turbative o molestie che non si sostanzino in una pretesa di diritto sulla cosa.

Tribunale Lecce sez. I, 11/02/2020, n.433

La dimostrazione del possesso sulla cosa

Chi intende proporre l’actio negatoria servitutis non è tenuto a fornire una prova rigorosa sull’esistenza di un diritto di proprietà del bene, ma è tenuto a dimostrare di esercitare legittimamente il possesso sulla res. Di conseguenza, l’azione non può essere legittimamente proposta ove la questione abbia ad oggetto un’area a cui è permesso l’accesso da parte di una collettività indistinta di persone.

Cassazione civile sez. II, 03/12/2019, n.31510

L’azione negatoria del proprietario del fondo servente

Nel caso di servitù le quali, pur avendo lo stesso contenuto, siano distinte, perché poste a servizio di fondi diversi, non è ravvisabile alcun litisconsorzio necessario tra i relativi titolari, rispetto all'”actio negatoria” esperita contro alcuno di essi dal proprietario del fondo servente, anche se questi domandi di essere autorizzato ad eseguire nel suo fondo opere che impediscano l’esercizio dell’attività comune alle diverse servitù.

Cassazione civile sez. II, 03/10/2019, n.24724

Il riparto dell’onere probatorio

In tema di “actio negatoria servitutis”, ai sensi dell’art. 2697 c.c., il proprietario del fondo servente che ammetta l’esistenza legittima della servitù, deducendo solo che la stessa debba esercitarsi con determinate modalità ed entro certi limiti, ha l’onere di provare l’esistenza delle dedotte modalità e limitazioni.

Tribunale Grosseto, 12/07/2019, n.535

La dimostrazione della legittimità del peso

Nell’azione negatoria servitutis, ai sensi dell’art. 949 c.c., la parte che agisce può limitarsi a dimostrare, anche in via presuntiva, di possedere il fondo in forza di un titolo valido, presumendosi il fondo preteso servente libero da pesi e limitazioni, mentre spetta al convenuto dimostrare la legittimità del peso imposto all’altrui fondo. Invero la prova di un diritto limitativo di quello dell’attore grava sul convenuto al quale spetta di offrire in prova l’esistenza del diritto di compiere l’attività lesiva dell’altrui diritto di proprietà.

Tribunale Imperia, 13/05/2019, n.335

Azione negatoria: la legittimazione attiva

L’onere che incombe sulla parte che agisce in negatoria è attenuato rispetto all’impegno probatorio che caratterizza l’azione in rivendica; la titolarità del diritto, che si afferma leso, rileva solo ai fini della legittimazione all’azione, ma non costituisce oggetto dell’accertamento, diretto a dimostrare l’inesistenza delle pretese altrui e a far cessare eventuali turbative; spetta al contrario al convenuto provare il proprio diritto sul bene, ovvero la titolarità di condizioni che giustifichino la condotta.

Infatti, in tema di azione negatoria, poiché la titolarità del bene si pone come requisito di legittimazione attiva e non come oggetto della controversia, la parte che agisce in giudizio non ha l’onere di fornire la prova rigorosa della proprietà, come accade nell’azione di rivendica, essendo sufficiente la dimostrazione con ogni mezzo, anche in via presuntiva, del possesso del fondo in forza di un titolo valido, mentre incombe sul convenuto l’onere di provare l’esistenza del diritto di compiere l’attività lamentata come lesiva dall’attore.

Tribunale Torino sez. II, 13/02/2019, n.641

La sussistenza di altrui pretese sul bene immobile

La “actio negatoria servitutis” ha come essenziale presupposto la sussistenza di altrui pretese sul bene immobile, non potendo essere esercitata in presenza di turbative o molestie che non si sostanzino in una pretesa di diritto sulla cosa. Ne consegue che un’opera astrattamente idonea a consentire il transito da un fondo ad un altro, come un cancello, non può essere posta a fondamento di una servitù di passaggio per usucapione se tale passaggio non venga concretamente esercitato.

Cassazione civile sez. VI, 05/12/2018, n.31382

L’azione negatoria e l’azione di rivendicazione: differenze

L’azione negatoria servitutis mira alla negazione di qualsiasi diritto, anche dominicale, affermato dal terzo sulla res dell’attore e, dunque, non soltanto all’accertamento dell’inesistenza della pretesa servitù ma anche al conseguimento della cessazione della situazione antigiuridica posta in essere dal vicino, al fine di ottenere la libertà del fondo. Tale azione si differenzia dall’azione di rivendicazione, caratterizzata invece da un eventuale conflitto tra titoli.

Pertanto, l’onere della prova che grava sull’attore nel possesso del bene è meno rigoroso che nell’azione di rivendicazione, essendo sufficiente provare l’esistenza del titolo di proprietà e anche il possesso del terreno qualora il convenuto eccepisca l’intervenuta usucapione.

Nel caso di specie, qualificandola come negatoria servitutis, il Tribunale ha accolto la domanda volta a dichiarare l’inesistenza di diritti di servitù di passaggio e di parcheggio in favore della proprietà del convenuto sulla corte esclusiva di pertinenza del locale garage dell’attore.

Tribunale Frosinone, 12/10/2018, n.920

La manomissione del godimento del fondo

L’azione negatoria ex art. 949 c.c. è proponibile non solo contro colui che vanti un preteso diritto configurabile come ius in re aliena, ma anche contro chi si affermi proprietario, sebbene non ne abbia il possesso, in quanto mira a rimuovere una situazione che comporti una manomissione del godimento del fondo stesso.

Tribunale Milano sez. IV, 30/07/2018, n.8413

Azione negatoria: l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa

L’art. 949 c.c. in tema di azione negatoria afferma al primo comma che «il proprietario può agire per far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio. La legittimazione attiva a proporre tale azione è estesa non solo al proprietario, ma anche al titolare di un diritto reale diverso da quello di proprietà.

Cassazione civile sez. II, 15/05/2018, n.11823



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