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Presunzione di comunione del muro divisorio: ultime sentenze

2 Settembre 2020
Presunzione di comunione del muro divisorio: ultime sentenze

Produzione degli atti notarili di compravendita; proprietà esclusiva in forza di un titolo di acquisto derivativo; interesse dei proprietari confinanti alla costruzione e all’utilizzazione del muro.

La presunzione di comunione del muro divisorio

La presunzione di comunione del muro divisorio stabilita dall’art. 880 c.c. è vinta dall’accertamento che il muro è stato costruito nella sua interezza su di una sola delle aree contigue, con conseguente acquisto per accessione (art. 934 cod. civ.), salvi gli effetti di un titolo pattizio successivamente intervenuto ovvero dell’usucapione. Nel caso di specie, tale presunzione è stata superata, atteso che la convenuta ha documentato, attraverso la produzione degli atti notarili di compravendita, che il suo acquisto comprendeva anche tutti “muri di recinzione“, dimostrandone, quindi, la proprietà esclusiva in forza di un titolo di acquisto derivativo.

Tribunale Messina sez. I, 10/05/2015, n.1089

L’operatività della presunzione

In tema di presunzione di comunione del muro divisorio tra edifici prevista dall’art. 880 c.c., i limiti di operatività di detta presunzione sono determinati dallo stesso articolo (secondo periodo del comma 1) facendo espresso riferimento “al punto i cui uno degli edifici comincia ad essere più alto”, nel senso che, in ipotesi che uno dei due edifici sia più alto rispetto all’altro, la presunzione suddetta opera sino al punto in cui le altezze dei due edifici combaciano.

(Nel caso di specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito per difetto di motivazione, per non avere la stessa considerato che il resistente aveva inserito le travi di sostegno di una sua tettoia nella parte più alta del muro divisorio, dove questo proseguiva per cingere soltanto la fabbrica dell’edificio dei ricorrenti).

Cassazione civile sez. II, 10/03/2006, n.5261

Muro divisorio: l’interesse dei proprietari confinanti

La presunzione di comunione del muro divisorio prevista dall’art. 880 c.c., essendo stabilita a tutela dell’uguale interesse dei proprietari confinanti alla sua costruzione ed utilizzazione, riguarda solo il muro che divide immobili di uguale natura.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano escluso la presunzione di comunione del muro che divideva un edificio da un orto, presunzione strumentale all’applicazione della norma che riconosce al proprietario del muro il diritto di immettervi una trave).

Cassazione civile sez. II, 24/02/2000, n.2102

Contemporanea esistenza di due edifici

La presunzione di comunione del muro divisorio fra due edifici stabilita dall’art. 880 c.c. non viene meno per la demolizione di uno di essi, restando a carico di chi invoca la proprietà esclusiva del muro l’onere di dimostrare che in realtà la comunione non sussisteva al tempo della contemporanea esistenza dei due edifici o era venuta a cessare per un fatto posteriore idoneo a trasferire il dominio.

Cassazione civile sez. II, 03/08/1995, n.8497

Modi di acquisto della proprietà

La presunzione di comunione del muro divisorio, stabilita dall’art. 880 c.c. ha carattere relativo e spiega la sua piena operatività – sino a rendere irrilevante nel caso di muro di separazione fra due edifici l’eventuale anteriorità di uno di questi rispetto all’altro – soltanto in mancanza di prova contraria, non operando invece quando risulti altrimenti che il muro rientra nel dominio esclusivo di uno dei due confinanti in forza di uno qualunque dei modi di acquisto, a titolo originario o derivativo, della proprietà immobiliare.

Pertanto, poiché tra i modi di acquisto della proprietà si annovera l’accessione, a norma dell’art. 934 c.c., la presunzione anzidetta è vinta anche dall’accertamento che il muro è stato costruito nella sua interezza su una sola delle aree contigue, salvi gli effetti di un titolo pattizio successivamente intervenuto ovvero dell’usucapione.

Cassazione civile sez. II, 24/12/1994, n.11162

Muro divisorio tra un vano coperto ed una costruzione

La presunzione di comunione del muro divisorio, prevista dall’art. 880 c.c. postula l’analoga natura degli immobili confinanti, ma non anche l’omogeneità della loro materiale struttura. (Nella specie la C.S. ha confermato la decisione dei giudici del merito che avevano ritenuto operante detta presunzione con riguardo al muro divisorio esistente tra un vano coperto ed una costruzione – sia pure rudimentale – costituita da una tettoia in muratura separata per mezzo di un muro dalla rimanente parte del fondo destinata a cortile).

Cassazione civile sez. II, 11/01/1989, n.78

Presunzione di comunione del muro divisorio: quando non sussiste?

La presunzione di comunione del muro divisorio prevista dalla norma dell’art. 880 c.c., riguarda soltanto il muro che divide entità prediali omogenee (edificio da edificio, cortile da cortile, orto da orto), e non è, quindi, operante quando trattasi di entità prediali diverse.

Pertanto, detta presunzione non sussiste rispetto alla parte di muro che divide un edificio da un cortile interno di altro edificio contiguo, neppure nel caso in cui i corpi di fabbrica di quest’ultimo che circondano il cortile, si appoggiano ad altri tratti del muro stesso e debba presumersi che per tali tratti il muro sia comune.

Cassazione civile sez. II, 20/12/1985, n.6539

La presunzione di comunione e di proprietà esclusiva del muro divisorio

La presunzione di comunione del muro divisorio stabilita dall’art. 880 c.c. ha carattere relativo e spiega la sua piena operatività fino a rendere irrilevante, nel caso di muro di separazione fra due edifici, l’eventuale anteriorità di uno di questi rispetto all’altro soltanto in mancanza di prova contraria, non operando invece quando risulti altrimenti, che il muro rientra nel dominio esclusivo di uno dei due confinanti, in forza di uno qualunque dei modi di acquisto, originario o derivativo, della proprietà immobiliare.

Pertanto, la presunzione anzidetta è vinta anche dall’accertamento che il muro è stato costruito nella sua interezza su di una sola delle aree contigue, con conseguente acquisto per accessione (art. 934 c.c.), salvi gli effetti di un titolo pattizio successivamente intervenuto ovvero dell’usucapione.

Cassazione civile sez. II, 17/06/1999, n.6034



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