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Azione di rivendicazione: ultime sentenze

11 Gennaio 2022
Azione di rivendicazione: ultime sentenze

Probatio diabolica a carico dell’attore; sussistenza di un titolo idoneo all’acquisto; restituzione di terreni occupati da soggetti senza titolo o con titolo inefficace.

Onere probatorio in capo al rivendicante

Essendo l’usucapione un titolo d’acquisto a carattere originario, la sua invocazione, da parte del convenuto con l’azione di rivendicazione, non suppone, di per sé, alcun riconoscimento idoneo ad attenuare il rigore dell’onere probatorio a carico del rivendicante, il quale, anche in caso di mancato raggiungimento della prova dell’usucapione, non è esonerato dal dover provare il proprio diritto, risalendo anche attraverso i propri danti causa fino ad un acquisto a titolo originario o dimostrando che egli stesso o alcuno dei suoi danti causa abbia posseduto il bene per il tempo necessario ad usucapirlo.

Il rigore probatorio rimane tuttavia attenuato quando il convenuto, nell’opporre l’usucapione, abbia riconosciuto, seppure implicitamente, o comunque non abbia specificamente contestato, l’appartenenza del bene al rivendicante o uno dei suoi danti causa all’epoca in cui assume di avere iniziato a possedere. Per contro la mera deduzione, da parte del convenuto, di un acquisto per usucapione il cui dies a quo sia successivo al titolo del rivendicante o di uno dei suoi danti causa, disgiunta dal riconoscimento o dalla mancata contestazione della precedente appartenenza, non comporta alcuna attenuazione del rigore probatorio a carico dell’attore, che a maggior ragione rimane invariato qualora il convenuto si dichiari proprietario per usucapione in forza di un possesso remoto rispetto ai titoli vantati dall’attore.

Cassazione civile sez. II, 19/10/2021, n.28865

Azione di rivendica e rigore della prova

Sull’attore in rivendicazione incombe un onere probatorio particolarmente gravoso, ove si osservi che lo stesso deve provare il proprio diritto di proprietà sul bene anche attraverso i propri danti causa, fino a risalire ad un acquisto a titolo originario o dimostrando il compimento dell’usucapione. Tale onere non è attenuato dal fatto che la controparte proponga domanda riconvenzionale oppure eccezione di usucapione, in quanto chi è convenuto nel giudizio di rivendicazione non deve fornire alcuna prova, potendo avvalersi del principio ‘possideo quia possiedo’, anche nel caso in cui opponga un proprio diritto di dominio sulla cosa rivendicata, dal momento che tale difesa non implica alcuna rinuncia alla più vantaggiosa posizione di possessore.

Corte appello Catanzaro sez. I, 04/10/2021, n.1294

Rivendicazione: onere della prova

A fronte della domanda riconvenzionale di accertamento dell’acquisto a titolo originario dell’immobile per usucapione, l’onere della prova gravante sull’attore in rivendicazione è da valutarsi attenuato.

Corte appello L’Aquila sez. I, 30/09/2021, n.1452

Rivendicazione: onere della prova attenuato

In ipotesi di rivendicazione, qualora il convenuto non contesti l’originaria appartenenza del bene conteso ad un comune dante causa, l’attore può limitarsi a dimostrare di aver acquistato tale bene in base ad un valido titolo di acquisto.

Corte appello Perugia sez. I, 24/09/2021, n.542

La probatio diabolica incombente sull’attore

Nell’azione per rivendicazione l’onere della cosiddetta “probatio diabolica” incombente sull’attore si attenua quando il convenuto si difenda deducendo un proprio titolo d’acquisto, quale l’usucapione, che non sia in contrasto con l’appartenenza del bene rivendicato ai danti causa dell’attore; in tali ipotesi, detto onere può ritenersi assolto, in caso di mancato raggiungimento della prova dell’usucapione, con la dimostrazione della validità del titolo di acquisto da parte del rivendicante e dell’appartenenza del bene ai suoi danti causa in epoca anteriore a quella in cui il convenuto assuma di aver iniziato a possedere.

Cassazione civile sez. II, 23/09/2021, n.25865

La dimostrazione dell’effettiva proprietà dell’immobile

Chi agisca con un’azione di rivendica deve fornire la cd. probatio diabolica, ossia la dimostrazione della effettiva proprietà dell’immobile risalendo, anche attraverso i propri danti causa, fino all’acquisto a titolo originario, ovvero dimostrando il compimento

Tribunale Rieti sez. I, 26/07/2021, n.420

Onere probatorio incombente sull’attore

L’azione di rivendica si caratterizza per un onere probatorio particolarmente rigoroso imposto a carico di chi la eserciti: l’attore deve infatti dimostrare non solo l’esistenza del proprio diritto di proprietà – dando prova del possesso del bene -, ma anche il possesso del bene in capo ai propri danti causa, fino a risalire ad un acquisto a titolo originario.

Ciononostante, va evidenziato che il rigore della c.d. probatio diabolica si attenua in situazioni particolari, quando il convenuto proponga domanda riconvenzionale o eccezione di usucapione, sebbene l’alleviamento dell’onere opera solo se venga opposto l’acquisto per usucapione fondato su un possesso che ha avuto inizio, anche attraverso i danti causa del convenuto, in epoca successiva a quella in cui si è formato il titolo di acquisto del rivendicante. In questi casi, l’attore in rivendicazione è gravato della meno onerosa prova di un valido titolo di acquisto da parte sua e dell’appartenenza del bene ai suoi danti causa in epoca anteriore a quella in cui parte convenuta assume di aver iniziato a possedere uti dominus.

Corte appello L’Aquila sez. I, 15/07/2021, n.1129

Contenuto dell’azione di rivendicazione

L’azione di rivendicazione, che tende al recupero della materiale disponibilità del bene, ha carattere reale e con essa l’attore assume di essere proprietario del bene e, non essendone in possesso, agisce contro chiunque di fatto ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso, previo riconoscimento del suo diritto di proprietà, la cui prova dev’essere fornita in modo rigoroso.

Corte appello Milano sez. II, 10/06/2021, n.1822

Azione personale di restituzione e azione di rivendicazione

L’azione personale di restituzione è destinata a ottenere l’adempimento dell’obbligazione di ritrasferire un bene in precedenza volontariamente trasmesso dall’attore al convenuto, in forza di negozi giuridici, come la locazione, il comodato e il deposito, che non presuppongono necessariamente nel tradens la qualità di proprietario. Tale azione si distingue da quella di rivendicazione, con la quale il proprietario chiede la condanna al rilascio o alla consegna nei confronti di chi dispone di fatto del bene nell’assenza anche originaria di ogni titolo, per il cui accoglimento è necessaria la “probatio diabolica” della titolarità del diritto di chi agisce.

Nel caso di specie, avente ad oggetto l’accertamento della proprietà di un immobile, per il Tribunale l’attore non ha adempiuto all’onere della prova sullo stesso gravante, avendo prodotto esclusivamente le visure catastali relative e la nota di trascrizione della denuncia di successione in forza della quale avrebbe acquistato la titolarità dell’immobile oggetto di causa dal proprio dante causa. Trattasi però di atti che risultano del tutto inidonei ad assolvere la “probatio diabolica”.

Tribunale Rieti, 01/06/2021, n.309

Prova di acquisto a titolo originario

L’azione di rivendicazione, con cui si aspira ad una pronuncia giudiziale che dichiari la proprietà rispetto ad un bene, impone all’attore di provare il proprio titolo, cosa che può fare dando prova di un acquisto a titolo originario, eventualmente risalendo al titolo originario dei propri danti causa, o mediante prova del possesso continuato del bene conforme al titolo protratto per il tempo necessario all’usucapione del bene.(1)(2)

Cassazione civile sez. II, 19/03/2021, n.7883

Cosa deve provare l’attore?

In tema di azione di rivendicazione, grava sull’attore l’onere di provare non soltanto del proprio titolo di acquisto, bensì anche dei titoli di acquisto dei precedenti proprietari, fino a giungere ad un acquisto a titolo originario, non essendo sufficiente a tal fine la mera produzione di documentazione amministrativa (quali note di trascrizione nei registri immobiliari, denuncia di successione del presunto dominus, dati ricavati dai registri catastali, atti di accettazione ereditaria) ovvero l’assenza di contestazioni da parte del convenuto, sul quale, inoltre, non può ritenersi gravante alcun onere di allegazione o dimostrazione della legittimità del possesso da lui esercitato.

Tribunale La Spezia, 16/03/2021, n.149

Verifica dell’esistenza, della validità e della rilevanza del titolo dedotto dall’attore

In tema di rivendicazione, il giudice di merito è tenuto innanzitutto a verificare l’esistenza, la validità e la rilevanza del titolo dedotto dall’attore a fondamento della pretesa, e ciò a prescindere da qualsiasi eccezione del convenuto, giacchè, investendo tale indagine uno degli elementi costitutivi della domanda, la relativa prova deve essere fornita dall’attore e l’eventuale insussistenza deve essere rilevata dal giudice anche d’ufficio. .

Tribunale Reggio Calabria sez. II, 08/01/2021, n.14

Azione di rivendicazione: oggetto dell’accertamento

In tema di rivendicazione, come in ogni caso in cui si chieda l’accertamento del diritto di proprietà contro chi possieda un immobile, il giudice di merito è tenuto innanzitutto a verificare l’esistenza, la validità e la rilevanza del titolo dedotto dall’attore a fondamento della pretesa, e ciò a prescindere da qualsiasi eccezione del convenuto, giacché, investendo tale indagine uno degli elementi costitutivi della domanda, la relativa prova deve essere fornita dall’attore e l’eventuale insussistenza deve essere rilevata dal giudice anche d’ufficio.

È ammesso poi un affievolimento del siffatto onere della prova limitatamente all’ipotesi in cui il convenuto non contesti l’originaria appartenenza del bene rivendicato al comune autore ovvero ad uno dei danti causa dell’attore, con la conseguenza che in tal caso il rivendicante possa limitarsi alla dimostrazione di come il bene in contestazione abbia formato oggetto di un proprio, valido titolo di acquisto.

Tribunale Potenza, 03/12/2020, n.945

Poteri cognitivi del giudice

In tema di azione di rivendicazione, avente ad oggetto l’individuazione del bene rivendicato, del quale si chiede il rilascio (o per stabilire esattamente l’unità immobiliare contesa), l’indagine del giudice di merito è finalizzata anzitutto all’esame ed alla valutazione dei titoli di acquisto delle rispettive proprietà, quando essi sono stati esibiti in giudizio; difatti, solo la mancanza o l’insufficienza di indicazioni sui dati di individuazione delle unità rilevabile dai titoli, oppure la loro mancata produzione, giustifica il ricorso ad altri mezzi di prova, ivi comprese le mappe catastali.

Tribunale Vibo Valentia, 02/12/2020, n.673

Azione di rivendicazione

L’attore in rivendicazione ha l’onere di dimostrare il suo diritto: pertanto, in linea di principio, è tenuto a provare che il bene rivendicato è stato da lui acquistato a titolo originario o, in caso di acquisto a titolo derivativo, gli è pervenuto attraverso una serie ininterrotta di trasferimenti da chi lo aveva acquistato a detto titolo originario, non potendo limitarsi ad invocare il titolo – ad esempio un contratto di vendita – ma dovendo provare che anche i suoi danti causa (l’alienante ed i suoi predecessori) potevano legittimamente disporre della proprietà, e ciò in ossequio al principio nemo plus iuris in alium transferre potest quam ipse habet, ossia nessuno può trasferire un diritto che non ha o con ampiezza maggiore rispetto a quella goduta.

L’attore deve, dunque, dimostrare la sussistenza di un titolo idoneo all’acquisto e, poi, provare che gli stessi requisiti si ravvisino riguardo agli atti di acquisto dei suoi danti causa, risalendo a tutti i precedenti proprietari fino ad un acquisto a titolo originario: nella disciplina dell’azione di rivendicazione, il concetto di dominus non si identifica, dunque, con quello di titolare, occorrendo anche che la titolarità risulti legittima (potendo risultare che il titolo vantato, proprio perché basato su una serie di passaggi traslativi da un soggetto ad un altro, riveli l’acquisto da chi, in realtà, non era proprietario).

Rispetto ai beni immobili, al fine di assolvere la probatio diabolica richiesta, è tuttavia sufficiente che l’attore, unendo al tempo per cui è durato il suo possesso quello dei suoi autori (art. 1146 c.c.), provi il possesso continuato ex art. 1158 c.c. che gli avrebbe in ogni caso fatto acquistare per usucapione la proprietà sulla cosa, anche in virtù di un’eventuale successione o accessione nel possesso.

Tribunale Foggia sez. III, 06/07/2020, n.924

Proprietà e azione di rivendicazione

In materia di rivendicazione, la legittimazione passiva del convenuto viene meno (con diritto ad essere estromesso dalla causa) solo allorquando egli alleghi una mera detenzione del bene in nome di un terzo, indichi il nome del terzo e non si opponga alla pretesa del rivendicante.

Tribunale Palermo sez. II, 01/06/2020

Azione di rivendicazione: nozione e natura

In tema di azioni a tutela della proprietà, con l’azione di rivendicazione, di carattere reale, l’attore assume di essere proprietario del bene e, non essendone in possesso, agisce contro chiunque di fatto ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso, previo riconoscimento del suo diritto di proprietà. Nel giudizio di rivendicazione l’attore è onerato della prova dell’asserito diritto dominicale.

Tribunale Bergamo sez. IV, 20/02/2020, n.414

Azione di rivendicazione: l’onere probatorio

Il rigore dell’onere probatorio in materia di rivendicazione si attenua quando il convenuto non contesti l’originaria appartenenza del bene rivendicato al comune autore o ad uno dei danti causa dell’attore.

Tribunale Ragusa, 05/05/2020, n.360

Azione di rivendicazione: la probatio diabolica

In tema di domanda di accertamento della proprietà di un bene colui il quale agisca per ottenere il mero accertamento della proprietà o comproprietà di un bene, anche unicamente per eliminare uno stato di incertezza circa la legittimità del potere di fatto esercitato sullo stesso, è tenuto, al pari che per l’azione di rivendicazione ex art. 948 c.c., alla “probatio diabolica” della titolarità del proprio diritto, trattandosi di onere da assolvere ogni volta che sia proposta un’azione, inclusa quella di accertamento, che fonda sul diritto di proprietà tutelato “erga omnes”.

Corte appello Catania sez. I, 08/10/2019, n.2176

Azione di rivendicazione: l’acquisto a titolo originario

L’azione di rivendicazione esige che l’attore provi il proprio diritto di proprietà risalendo sino all’acquisto a titolo originario attraverso i propri danti causa, o dimostrando il compimento dell’usucapione in suo favore, mentre il convenuto può limitarsi a formulare l’eccezione possideo quia possideo, senza onere di prova. Quando tuttavia il convenuto rinunci a questa posizione, opponendo, ad esempio, un proprio diverso diritto, senza contestare quello dell’attore, il giudice del merito non può respingere la domanda per difetto di prova, ma deve tener conto delle ammissioni del convenuto e degli altri fatti di causa, ricavandone possibili elementi presuntivi.

Tribunale Firenze sez. II, 04/05/2020, n.1014

Azione di accertamento e azione di rivendicazione della proprietà

L’azione di accertamento della proprietà è differente da quella di rivendica poiché non mira alla modifica di uno stato di fatto, bensì solo all’eliminazione di una situazione di incertezza circa la legittimità del potere di fatto sulla cosa di cui l’attore è già investito. Nel diverso caso in cui l’attore proponga una domanda di accertamento della proprietà e non abbia il possesso della cosa oggetto del preteso diritto, ha l’onere di offrire la stessa prova rigorosa richiesta per l’azione di rivendicazione. Ciò in ragione del fatto che tale actio ha una natura petitoria ed è diretta al conseguimento di una pronuncia giudiziale utilizzabile per ottenere la consegna della cosa da parte di chi la possiede e la detiene.

Tribunale Vibo Valentia, 24/04/2020, n.239

Azione di rivendicazione: la prova della proprietà del bene

Nell’azione di rivendicazione ex art. 948 cod. civ., la quale tende al riconoscimento del diritto di proprietà dell’attore ed al rilascio in suo favore del bene rivendicato, l’attore è soggetto ad un onere probatorio rigoroso, in quanto è tenuto a provare la proprietà del bene risalendo, anche attraverso i propri danti causa, sino ad un acquisto originario, ovvero dimostrando il compimento dell’usucapione, mediante il cumulo dei successivi possessi “uti dominus”.

Tribunale Pisa, 17/04/2020, n.429

L’eccezione riconvenzionale del convenuto 

Nell’azione di rivendicazione, qualora il convenuto proponga una domanda ovvero un’eccezione riconvenzionale, invocando un possesso ad usucapionem iniziato successivamente al perfezionarsi dell’acquisto ad opera dell’attore in rivendica (o del suo dante causa), l’onere probatorio gravante su quest’ultimo si riduce alla prova del suo titolo d’acquisto, nonché della mancanza di un successivo titolo di acquisto per usucapione da parte del convenuto, attenendo il tema della controversia all’appartenenza attuale del bene al convenuto per effetto dell’invocata usucapione e non già all’acquisto del bene medesimo da parte dell’attore.

Corte appello L’Aquila, 14/02/2020, n.293

Azione di rivendicazione e azione di restituzione: differenze

Con riferimento alle distinzioni e alle similitudini tra l’azione di rivendicazione e restituzione, l’azione di rivendicazione e quella di restituzione, pur tendendo al medesimo risultato pratico del recupero della materiale disponibilità del bene, hanno natura e presupposti diversi: con la prima, di carattere reale, l’attore assume di essere proprietario del bene e, non essendone in possesso, agisce contro chiunque di fatto ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso, previo riconoscimento del suo diritto di proprietà; con la seconda, di natura personale, l’attore non mira ad ottenere il riconoscimento di tale diritto, del quale non deve, pertanto, fornire la prova, ma solo ad ottenere la riconsegna del bene stesso, e, quindi, può limitarsi alla dimostrazione dell’avvenuta consegna in base ad un titolo e del successivo venir meno di questo per qualsiasi causa, o ad allegare l’insussistenza ab origine di qualsiasi titolo; in tale seconda ipotesi, la difesa del convenuto che pretenda di essere proprietario del bene in contestazione, non è idonea a trasformare in reale l’azione personale proposta nei suoi confronti, atteso che, per un verso, la controversia va decisa con esclusivo riferimento alla pretesa dedotta, per altro, la semplice contestazione del convenuto non costituisce strumento idoneo a determinare l’immutazione, oltre die dell’azione, anche dell’onere della prova incombente sull’attore, imponendogli, una prova ben più onerosa — la probatio diabolica della rivendica — di quella cui sarebbe tenuto alla stregua dell’azione inizialmente introdotta.

Tribunale Crotone, 31/01/2020, n.107

La pronuncia di accertamento del diritto di proprietà

L’onere probatorio posto a carico dell’attore nell’azione di rivendicazione non è di regola attenuato dalla proposizione da parte del convenuto di una domanda o di una eccezione riconvenzionale di usucapione, salvo che quest’ultimo non invochi un acquisto per usucapione il cui dies a quo sia successivo a quello del titolo del rivendicante. In siffatta ipotesi, l’onere della prova del rivendicante può ritenersi assolto con la dimostrazione della validità del titolo in base al quale il bene gli era stato trasmesso dal precedente titolare.

Del resto, l’attenuazione del rigore dell’onere probatorio non può ritenersi esclusa in considerazione della posizione del convenuto in rivendica che, pur opponendo un proprio diritto, può comunque avvalersi del principio “possideo quia possideo” senza alcuna rinuncia di tale situazione vantaggiosa, atteso che, quando invoca l’acquisto per usucapione, il convenuto non si limita ad opporre la tutela garantita dalla legge a favore del possessore a prescindere da un corrispondente diritto di proprietà, ma deduce di possedere nella qualità di proprietario, chiedendo, nell’ipotesi di domanda riconvenzionale, addirittura una pronuncia di accertamento di tale diritto di proprietà con efficacia di giudicato.

Corte appello Napoli sez. II, 21/10/2019, n.5119



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