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Azione di rivendicazione: ultime sentenze

2 Settembre 2020
Azione di rivendicazione: ultime sentenze

Probatio diabolica a carico dell’attore; sussistenza di un titolo idoneo all’acquisto; restituzione di terreni occupati da soggetti senza titolo o con titolo inefficace.

Azione di rivendicazione

L’attore in rivendicazione ha l’onere di dimostrare il suo diritto: pertanto, in linea di principio, è tenuto a provare che il bene rivendicato è stato da lui acquistato a titolo originario o, in caso di acquisto a titolo derivativo, gli è pervenuto attraverso una serie ininterrotta di trasferimenti da chi lo aveva acquistato a detto titolo originario, non potendo limitarsi ad invocare il titolo – ad esempio un contratto di vendita – ma dovendo provare che anche i suoi danti causa (l’alienante ed i suoi predecessori) potevano legittimamente disporre della proprietà, e ciò in ossequio al principio nemo plus iuris in alium transferre potest quam ipse habet, ossia nessuno può trasferire un diritto che non ha o con ampiezza maggiore rispetto a quella goduta.

L’attore deve, dunque, dimostrare la sussistenza di un titolo idoneo all’acquisto e, poi, provare che gli stessi requisiti si ravvisino riguardo agli atti di acquisto dei suoi danti causa, risalendo a tutti i precedenti proprietari fino ad un acquisto a titolo originario: nella disciplina dell’azione di rivendicazione, il concetto di dominus non si identifica, dunque, con quello di titolare, occorrendo anche che la titolarità risulti legittima (potendo risultare che il titolo vantato, proprio perché basato su una serie di passaggi traslativi da un soggetto ad un altro, riveli l’acquisto da chi, in realtà, non era proprietario).

Rispetto ai beni immobili, al fine di assolvere la probatio diabolica richiesta, è tuttavia sufficiente che l’attore, unendo al tempo per cui è durato il suo possesso quello dei suoi autori (art. 1146 c.c.), provi il possesso continuato ex art. 1158 c.c. che gli avrebbe in ogni caso fatto acquistare per usucapione la proprietà sulla cosa, anche in virtù di un’eventuale successione o accessione nel possesso.

Tribunale Foggia sez. III, 06/07/2020, n.924

Proprietà e azione di rivendicazione

In materia di rivendicazione, la legittimazione passiva del convenuto viene meno (con diritto ad essere estromesso dalla causa) solo allorquando egli alleghi una mera detenzione del bene in nome di un terzo, indichi il nome del terzo e non si opponga alla pretesa del rivendicante.

Tribunale Palermo sez. II, 01/06/2020

Azione di rivendicazione: nozione e natura

In tema di azioni a tutela della proprietà, con l’azione di rivendicazione, di carattere reale, l’attore assume di essere proprietario del bene e, non essendone in possesso, agisce contro chiunque di fatto ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso, previo riconoscimento del suo diritto di proprietà. Nel giudizio di rivendicazione l’attore è onerato della prova dell’asserito diritto dominicale.

Tribunale Bergamo sez. IV, 20/02/2020, n.414

Azione di rivendicazione: l’onere probatorio

Il rigore dell’onere probatorio in materia di rivendicazione si attenua quando il convenuto non contesti l’originaria appartenenza del bene rivendicato al comune autore o ad uno dei danti causa dell’attore.

Tribunale Ragusa, 05/05/2020, n.360

Azione di rivendicazione: la probatio diabolica

In tema di domanda di accertamento della proprietà di un bene colui il quale agisca per ottenere il mero accertamento della proprietà o comproprietà di un bene, anche unicamente per eliminare uno stato di incertezza circa la legittimità del potere di fatto esercitato sullo stesso, è tenuto, al pari che per l’azione di rivendicazione ex art. 948 c.c., alla “probatio diabolica” della titolarità del proprio diritto, trattandosi di onere da assolvere ogni volta che sia proposta un’azione, inclusa quella di accertamento, che fonda sul diritto di proprietà tutelato “erga omnes”.

Corte appello Catania sez. I, 08/10/2019, n.2176

Azione di rivendicazione: l’acquisto a titolo originario

L’azione di rivendicazione esige che l’attore provi il proprio diritto di proprietà risalendo sino all’acquisto a titolo originario attraverso i propri danti causa, o dimostrando il compimento dell’usucapione in suo favore, mentre il convenuto può limitarsi a formulare l’eccezione possideo quia possideo, senza onere di prova. Quando tuttavia il convenuto rinunci a questa posizione, opponendo, ad esempio, un proprio diverso diritto, senza contestare quello dell’attore, il giudice del merito non può respingere la domanda per difetto di prova, ma deve tener conto delle ammissioni del convenuto e degli altri fatti di causa, ricavandone possibili elementi presuntivi.

Tribunale Firenze sez. II, 04/05/2020, n.1014

Azione di accertamento e azione di rivendicazione della proprietà

L’azione di accertamento della proprietà è differente da quella di rivendica poiché non mira alla modifica di uno stato di fatto, bensì solo all’eliminazione di una situazione di incertezza circa la legittimità del potere di fatto sulla cosa di cui l’attore è già investito. Nel diverso caso in cui l’attore proponga una domanda di accertamento della proprietà e non abbia il possesso della cosa oggetto del preteso diritto, ha l’onere di offrire la stessa prova rigorosa richiesta per l’azione di rivendicazione. Ciò in ragione del fatto che tale actio ha una natura petitoria ed è diretta al conseguimento di una pronuncia giudiziale utilizzabile per ottenere la consegna della cosa da parte di chi la possiede e la detiene.

Tribunale Vibo Valentia, 24/04/2020, n.239

Azione di rivendicazione: la prova della proprietà del bene

Nell’azione di rivendicazione ex art. 948 cod. civ., la quale tende al riconoscimento del diritto di proprietà dell’attore ed al rilascio in suo favore del bene rivendicato, l’attore è soggetto ad un onere probatorio rigoroso, in quanto è tenuto a provare la proprietà del bene risalendo, anche attraverso i propri danti causa, sino ad un acquisto originario, ovvero dimostrando il compimento dell’usucapione, mediante il cumulo dei successivi possessi “uti dominus”.

Tribunale Pisa, 17/04/2020, n.429

L’inefficacia dei contratti di locazione

La decisione del Tribunale di restituzione di terreni occupati da soggetti senza titolo o con titolo inefficace costituisce azione tipica di rivendicazione. (Nel caso di specie , il comune aveva locato il terreno di proprietà di un soggetto a due società di telefonia per l’installazione di due antenne di telefonia mobile, la Corte d’Appello riteneva corretta la qualificazione giuridica dell’azione come rivendicazione per aver il giudice restituito il terreno al legittimo proprietario e nel contempo dichiarato l’inefficacia dei contratti di locazione del Comune con le due società di telefonia essendo inopponibili al legittimo proprietario).

Corte appello Lecce, 04/03/2020, n.89

L’eccezione riconvenzionale del convenuto 

Nell’azione di rivendicazione, qualora il convenuto proponga una domanda ovvero un’eccezione riconvenzionale, invocando un possesso ad usucapionem iniziato successivamente al perfezionarsi dell’acquisto ad opera dell’attore in rivendica (o del suo dante causa), l’onere probatorio gravante su quest’ultimo si riduce alla prova del suo titolo d’acquisto, nonché della mancanza di un successivo titolo di acquisto per usucapione da parte del convenuto, attenendo il tema della controversia all’appartenenza attuale del bene al convenuto per effetto dell’invocata usucapione e non già all’acquisto del bene medesimo da parte dell’attore.

Corte appello L’Aquila, 14/02/2020, n.293

Azione di rivendicazione e azione di restituzione: differenze

Con riferimento alle distinzioni e alle similitudini tra l’azione di rivendicazione e restituzione, l’azione di rivendicazione e quella di restituzione, pur tendendo al medesimo risultato pratico del recupero della materiale disponibilità del bene, hanno natura e presupposti diversi: con la prima, di carattere reale, l’attore assume di essere proprietario del bene e, non essendone in possesso, agisce contro chiunque di fatto ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso, previo riconoscimento del suo diritto di proprietà; con la seconda, di natura personale, l’attore non mira ad ottenere il riconoscimento di tale diritto, del quale non deve, pertanto, fornire la prova, ma solo ad ottenere la riconsegna del bene stesso, e, quindi, può limitarsi alla dimostrazione dell’avvenuta consegna in base ad un titolo e del successivo venir meno di questo per qualsiasi causa, o ad allegare l’insussistenza ab origine di qualsiasi titolo; in tale seconda ipotesi, la difesa del convenuto che pretenda di essere proprietario del bene in contestazione, non è idonea a trasformare in reale l’azione personale proposta nei suoi confronti, atteso che, per un verso, la controversia va decisa con esclusivo riferimento alla pretesa dedotta, per altro, la semplice contestazione del convenuto non costituisce strumento idoneo a determinare l’immutazione, oltre die dell’azione, anche dell’onere della prova incombente sull’attore, imponendogli, una prova ben più onerosa — la probatio diabolica della rivendica — di quella cui sarebbe tenuto alla stregua dell’azione inizialmente introdotta.

Tribunale Crotone, 31/01/2020, n.107

La pronuncia di accertamento del diritto di proprietà

L’onere probatorio posto a carico dell’attore nell’azione di rivendicazione non è di regola attenuato dalla proposizione da parte del convenuto di una domanda o di una eccezione riconvenzionale di usucapione, salvo che quest’ultimo non invochi un acquisto per usucapione il cui dies a quo sia successivo a quello del titolo del rivendicante. In siffatta ipotesi, l’onere della prova del rivendicante può ritenersi assolto con la dimostrazione della validità del titolo in base al quale il bene gli era stato trasmesso dal precedente titolare.

Del resto, l’attenuazione del rigore dell’onere probatorio non può ritenersi esclusa in considerazione della posizione del convenuto in rivendica che, pur opponendo un proprio diritto, può comunque avvalersi del principio “possideo quia possideo” senza alcuna rinuncia di tale situazione vantaggiosa, atteso che, quando invoca l’acquisto per usucapione, il convenuto non si limita ad opporre la tutela garantita dalla legge a favore del possessore a prescindere da un corrispondente diritto di proprietà, ma deduce di possedere nella qualità di proprietario, chiedendo, nell’ipotesi di domanda riconvenzionale, addirittura una pronuncia di accertamento di tale diritto di proprietà con efficacia di giudicato.

Corte appello Napoli sez. II, 21/10/2019, n.5119



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