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Vigna: ultime sentenze

1 Settembre 2020
Vigna: ultime sentenze

Furto aggravato dall’esposizione a pubblica fede; asportazione di un grosso quantitativo di uva da una vigna; riconoscimento dell’usucapione speciale di un fondo rurale; asportazione, previa recisione, di tutte le viti.

La sottrazione di frutti pendenti da alberi

Integra il reato di furto aggravato ai sensi dell’art. 625, comma 1, n. 7 c.p., la sottrazione di frutti pendenti da alberi, trattandosi di cose esposte alla pubblica fede per destinazione naturale, non essendo necessario che l’esposizione consegua alla volontà del proprietario o possessore del bene. (Fattispecie relativa alla asportazione di un grosso quantitativo di uva da una vigna).

Cassazione penale sez. V, 13/12/2019, n.11000

Interclusione del fondo dominante

Ai sensi dell’art. 1051 c.c., per stabilire se, in caso di interclusione del fondo dominante, la servitù debba costituirsi solo per il passaggio pedonale ovvero anche per il transito dei veicoli, è necessario valutare comparativamente gli opposti interessi da tutelare.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, nel procedere alla costituzione di una servitù di passaggio a piedi e con veicoli, aveva considerato che il fondo servente era costituito da una minuscola striscia di terreno priva di valore, mentre il fondo dominante era potenzialmente destinato a vigna e utilizzabile come terreno agricolo o deposito materiale).

Cassazione civile sez. II, 08/05/2019, n.12088

Valore della vigna sul mercato dei fondi agricoli

Nel caso di procedura di scelta dei contraenti in contratti comportanti entrate per l’ente, alcuna plausibile ragione di pubblico interesse può comportare l’esclusione di offerte di importo (asseritamente) troppo elevato, per le quali la lex specialis non prevede affatto l’anomalia.

In ogni caso, l’obbligo di dar corso alla media delle offerte presentate al fine di far emergere il corrispettivo da pagare da parte di colui che intenda esercitare il proprio diritto di prelazione riduce conseguentemente la corrispondente alea, nella quale il maggior valore della vigna sul mercato dei fondi agricoli troverà soltanto una concorrente presenza senza che sia apprezzabilmente incisa l’aspettativa dei precedenti affittuari a proseguire nella coltivazione in atto.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 17/12/2009, n.311

Raccolto della vigna coltivata sul fondo

Per il riconoscimento dell’usucapione speciale di un fondo rurale, concretamente destinato ad attività agraria, la parte richiedente deve fornire la prova del possesso ultra quindicennale di esso, nonché dell'”animus” (“possidendi uti dominus”), requisiti non configurabili quando il terreno sia posto vicino all’abitato, venga dato un corrispettivo per alcuni dei quindici anni richiesti dall’usucapione (quota del raccolto della vigna coltivata sul fondo) o le parti stesse abbiano trattato per la vendita del fondo senza concludere l’affare, circostanze tutte che depongono in favore di un possesso “nomine alieno”, anziché “nomine proprio”.

Corte appello Roma, 29/10/2002

Impianto abusivo di nuovo vigneto

L’obbligo di estirpazione delle viti previsto, dall’art. 4, comma 3 d.l. 7 settembre 1987 n. 370 (come convertito nella l. 4 novembre 1987 n. 460) deve ritenersi fissato sia in relazione al caso di impianto abusivo di nuovo vigneto su terreno in precedenza non coltivato a vigna, sia in caso di reimpianto senza l’osservanza delle condizioni e procedure per acquistarne il diritto.

Cassazione civile sez. I, 01/12/1998, n.12183

L’azione di reintegrazione contro il proprietario del fondo

Colui che in forza di un rapporto agrario è detentore qualificato di un fondo coltivato a vigna può agire con l’azione di reintegrazione contro il proprietario del fondo che abbia asportato, previa recisione, tutte le viti. In tal caso, infatti, poiché oggetto della detenzione è il fondo e non le viti che ad esso accedono, l’eliminazione delle piantagioni non comporta il perimento della cosa oggetto della detenzione, che rimane suscettibile di utilizzazione. Ne consegue l’ammissibilità dell’azione di spoglio volta al ripristino della situazione preesistente, da individuarsi nella restituzione allo spogliato, della possibilità di godere pienamente del fondo.

Cassazione civile sez. II, 05/11/1998, n.11116

Configurabilità di una casa con vigna come bene unitario

In relazione al principio secondo cui l’obbligo del proprietario del fondo vicino di non fabbricare a distanza inferiore ai tre metri dai lati della finestra da cui si sia acquisito il diritto di esercitare sia veduta diretta che veduta obliqua (art. 907, comma 2, c.c.) sussiste solo nel caso in cui la duplice veduta si eserciti sullo stesso fondo, non osta all’unicità del fondo l’esistenza di più particelle catastali e la diversità delle relative destinazioni d’uso, se sussiste un’unitaria destinazione economico sociale del bene, tenuto conto della conformazione, ubicazione, funzione e reciproca interrelazione delle varie componenti immobiliari, alla luce anche dell’atto di acquisto. (Nella specie la sentenza impugnata, annullata dalla S.C. per la violazione dei principi suindicati, aveva dato preminente rilievo alla destinazione catastale di una particella ad abitazione e dell’altra a vigna, senza considerare la configurabilità di una casa con vigna come bene unitario).

Cassazione civile sez. II, 11/03/1997, n.2180

Persona entrata nella vigna per recuperare il bestiame

Colui che ha creato una fonte di pericolo è tenuto a quella particolare forma di garanzia, chiamata di controllo, la quale, insieme con l’altra definita di protezione, costituisce il contenuto dell’art. 40 comma 2 c.p. che detta la disciplina del reato omissivo improprio.

(Nella fattispecie, relativa ad omicidio colposo in danno di persona entrata nella vigna di proprietà dell’imputato per recuperare il bestiame ed annegata in una pozza d’acqua artificialmente creata, è stato ritenuto che quest’ultimo, avendo posto in essere una fonte di pericolo per l’altrui incolumità, si fosse collocato, rispetto ad essa, in una posizione di controllo, concretantesi nell’obbligo di evitare che la stessa potesse recare danni a terzi mediante la predisposizione di adeguate cautele).

Cassazione penale sez. IV, 01/10/1993

Valutazione dell’inadempimento

Fuori dai casi previsti dall’art. 5, comma 2 legge n. 203/82, altri addebiti di “inadempimento” (nella specie l’agitare una zappa per costringere la controparte ad allontanarsi dalla vigna o lo scagliare con un calcio contro la stessa una cassettina d’uova), sono ai fini della valutazione dell’inadempimento privi di giuridica rilevanza, tenuto conto che non compare nella previsione casistica dell’art. 5 la c.d. fedeltà nella esecuzione del contratto. Quest’ultima era formula tanto ampia quanto idonea a contenere le più svariate contestazioni, come i fatti sopradenunziati obiettivamente non riconducibili al concetto di inadempienza confliggente con la normale e razionale coltivazione del fondo e con la conservazione e manutenzione del medesimo.

Tribunale Ascoli Piceno, 26/10/1984

Coltivazione di un piccolo appezzamento di vigna

Perché si verifichi possesso “ad usucapionem” è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo e non interrotto che dimostri inequivocamente l’intenzione di esercitare un potere di signoria sulla cosa corrispondente a quello del proprietario o del titolare di un “jus in re aliena”. È da escludere che sussistano tali requisiti quando i singoli atti e le singole attività traggano origine da spirito di condiscendenza o da ragioni di amicizia e di buon vicinato come nella fattispecie nella quale l’I.N.P.S. aveva consentito ad un suo dipendente di coltivare un piccolo appezzamento di vigna trattenendone il prodotto.

Pretura Forli’, 29/03/1984

Decesso del lavoratore

È indennizzabile come infortunio il decesso del lavoratore ucciso da colpi di fucile sparatigli volontariamente dal confinante mentre lavorava con il trattore la propria vigna.

Pretura Arezzo, 01/04/1982

La lavorazione della vigna e dell’orto

La ripartizione dei prodotti a perfetta metà, contro il carico totale delle spese per i proprietari, nonché l’espressa previsione del mantenimento della casa in stato di normale abitabilità, con tutta la manutenzione a carico dei proprietari, sono elementi tali da consentire l’applicazione al rapporto delle norme dettate per il contratto di lavoro subordinato, ai sensi del comma 5 dell’art. 13 della legge n. 756 del 1964.

Pertanto, la lavorazione della vigna e dell’orto ed il godimento della casa di abitazione devono ritenersi ulteriori benefici concessi al salariato nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato. Venuto meno il rapporto di lavoro, dunque, è legittima la pretesa del proprietario al rilascio della casa di abitazione.

Tribunale Firenze, 28/01/1982



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