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Fecondazione assistita: ultime sentenze

31 Agosto 2020
Fecondazione assistita: ultime sentenze

Preventivo consenso manifestato dal coniuge o convivente; occultamento al coniuge dell’avvenuta interruzione unilaterale del progetto di procreazione; domanda di trascrizione dell’atto di nascita del minore.

Fecondazione assistita eterologa

In caso di fecondazione assistita eterologa il marito è ammesso a esercitare l’azione di disconoscimento di paternità allorché si accerti che non vi è stato il suo consenso ad adottare tale pratica. Il termine annuale di decadenza per esperire l’azione ex art. 244 c.c. decorre dal momento in cui si sia acquisita la certezza del ricorso a tale metodo di procreazione.

Cassazione civile sez. I, 11/07/2012, n.11644

La genitorialità della madre non biologica

In tema di fecondazione assistita, va disposta la rettifica dell’atto di nascita di una minore nata in Italia tramite fecondazione in vitro da una coppia omosessuale in quanto la genitorialità della madre non biologica deve avere un riscontro formale nel certificato di nascita emesso dall’Ufficiale di stato civile a cui consegue la medesima tutela garantita ai figli di coppie eterosessuali.

Tribunale Genova sez. IV, 08/11/2018

Trascrizione dell’atto di nascita formato all’estero

L’inserimento del figlio in una coppia omosessuale, quale conseguenza del riconoscimento degli effetti di un atto formato all’estero, non può ritenersi contrario all’ordine pubblico e, pertanto, in considerazione dell’interesse preminente del minore, nonché del diritto alla genitorialità delle madri che hanno fatto ricorso alla tecnica della fecondazione assistita eterologa, deve essere accolta la domanda di trascrizione dell’atto di nascita del minore.

Corte appello Perugia, 22/08/2018

Tecniche di fecondazione assistita alle coppie omosessuali

È dichiarata rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 5 e 12 l. n. 40/2004 nella parte in cui permettono l’accesso alla PMA solo alle coppie di sesso diverso e sanzionano chiunque applichi le tecniche di fecondazione assistita a coppie dello stesso sesso.

Tribunale Pordenone, 02/07/2018

Fecondazione assistita: il consenso del padre

Nella fecondazione assistita eterologa, così come per l’omologa, il preventivo consenso manifestato dal coniuge o convivente può essere revocato fino al momento della fecondazione dell’ovulo, sicchè ove la revoca intervenga successivamente, ai sensi dell’art. 9, comma 1, della l. n. 40 del 2004, il partner non ha azione per il disconoscimento della paternità del bambino concepito e partorito in esito a tale inseminazione.

Cassazione civile sez. VI, 18/12/2017, n.30294

La trascrizione dell’atto di nascita estero

Deve essere accolta la richiesta di due cittadine italiane, coniugate nel Regno Unito, di rettificare l’atto di nascita del figlio, nato a seguito di fecondazione assistita, che originariamente indicava come genitore la sola madre biologica, mentre successivamente era stato integrato con l’indicazione quale genitore anche della compagna della madre, atteso che tale atto, così integrato, non può considerarsi contrario all’ordine pubblico, nella sua accezione di ordine pubblico internazionale.

Cassazione civile sez. I, 15/06/2017, n.14878

Il licenziamento della lavoratrice 

Il licenziamento basato sull’intenzione della lavoratrice di sottoporsi a pratiche di fecondazione assistita rappresenta una discriminazione basata sul sesso. La discriminazione – diversamente dal motivo illecito di cui all’art. 1345 c.c. – opera obiettivamente, ovvero in ragione del mero rilievo del trattamento deteriore riservato al lavoratore quale effetto della sua appartenenza alla categoria protetta ed a prescindere dalla volontà illecita del datore di lavoro.

Va perciò distinta l’ipotesi del licenziamento discriminatorio ai sensi dell’art. 4 l. n. 604 del 1966 e dell’art. 15 l. n. 300 del 1970, che, come disposto dall’art. 3 l. n. 108 del 1990, è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta, dalla ipotesi del licenziamento ritorsivo per il quale è invece necessaria la prova del motivo illecito unico e determinante.

Cassazione civile sez. lav., 05/04/2016, n.6575

Coppia omoaffettiva: adozione del figlio della convivente

Può disporsi l’azione in casi particolari, ai sensi dell’art. 44 lett. d) l. n. 184/1983, in favore della convivente della madre biologica di una minore, nata con il ricorso a tecniche di fecondazione assistita, all’esito di un progetto familiare condiviso da parte delle due donne.

Tribunale minorenni Roma, 22/10/2015, n.291

Embrioni crioconservati per volontà dei coniugi

Qualora due coniugi (prima dell’entrata in vigore della l. 19 febbraio 2004 n. 40 e delle Linee guida del 21 luglio 2004 e dell’aprile 2008) si siano rivolti ad un Centro di fecondazione assistita presso un ospedale Policlinico per ricorrere, dopo aver manifestato il proprio consenso informato, alla procreazione (tecniche FIVET), dando vita non ad ovociti, ma ad otto embrioni che erano stati crioconservati per volontà dei coniugi (non essendo riuscito un primo intervento), i quali, più volte, avevano manifestato formalmente al Policlinico la comune volontà di “non abbandonare” gli embrioni (da essi destinati ad ulteriori tentativi), e, successivamente, essendo il marito deceduto senza avere manifestato alcuna volontà contraria alla conservazione ed all’utilizzo inter coniuges degli embrioni prodotti, la moglie (che dopo assai breve tempo dalla morte del marito aveva invano richiesto al Centro, ex art. 700 c.p.c., di proseguire gli originali tentativi, ottenendo, invece, un rifiuto da parte della struttura sanitaria), ha un diritto esclusivo ed insopprimibile al trasferimento su di sé degli embrioni a suo tempo prodotti e congelati: il rifiuto opposto dal Policlinico è da considerarsi del tutto illegittimo, non ostando, tra l’altro, alla richiesta della moglie né la legge n. 40 del 2004, né le Linee guida di cui ai decreti ministeriali del 2004 e del 2008.

Tribunale Bologna, 16/01/2015

Fecondazione eterologa e surrogazione di maternità all’estero

In caso di fecondazione eterologa e surrogazione di maternità all’estero (c.d. “utero in affitto”), non si configura il delitto di alterazione di stato previsto dall’art. 567 comma 2 c.p. qualora il neonato sia dichiarato figlio dell’uomo e della donna per conto dei quali è stata portata avanti la gravidanza se l’atto di nascita è stato formato validamente nel Paese dove il bambino è nato e all’esito di una procreazione medicalmente assistita conforme alla lex loci (nel caso di specie gli imputati hanno fatto ricorso in Ucraina alla fecondazione assistita con donazione di ovocita e alla maternità surrogata e sono poi rientrati in Italia con una coppia di gemelli nati a Kiev).

Tribunale Varese, 08/10/2014

Inseminazione artificiale o fecondazione assistita

Il divieto di fecondazione assistita eterologa (cioè con gameti provenienti da donatore) vigente nell’ordinamento austriaco – riguardante la fecondazione in vitro con donazione sia di ovuli che di spermatozoi (ma non quella in vivo con donazione di spermatozoi o inseminazione artificiale) – pur costituendo un’interferenza con il diritto al rispetto della vita privata e familiare degli aspiranti genitori, riguarda una materia controversa ed eticamente sensibile per la cui disciplina normativa spetta agli stati un ampio margine di apprezzamento, ed è il frutto di un bilanciamento accettabile tra i diritti degli aspiranti genitori e quelli dei terzi e della collettività, non lesivo degli art. 8 e 14 Cedu.

Corte europea diritti dell’uomo sez. grande chambre, 03/11/2011, n.57813

Violazione dell’obbligo di lealtà coniugale e inosservanza degli impegni reciproci

L’occultamento al coniuge dell’avvenuta interruzione unilaterale del progetto di fecondazione assistita, della dipendenza da alcool, così come il sottrarsi volontario ai tentativi di disintossicazione, costituiscono gravi violazioni del dovere di lealtà reciproca che caratterizza la comunione affettiva posta a base del vincolo coniugale; tali violazioni sono destinate a perdurare nei loro effetti e devono ritenersi così gravi da poter fondare la richiesta di addebito della responsabilità della frattura coniugale anche qualora il ricorso sia depositato a distanza di tempo dai fatti.

Cassazione civile sez. I, 09/04/2015, n.7132



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