Dichiarazioni fiscali: le società rischiano di più

3 Agosto 2020 | Autore:
Dichiarazioni fiscali: le società rischiano di più

I reati tributari ora sono previsti anche come illeciti amministrativi a carico delle società. Un valido Mogc 231 rende esenti da responsabilità.

Le prossime dichiarazioni fiscali da presentare avranno un rischio aggiuntivo se si tratta di società anziché di persone fisiche: da quest’anno, infatti, sono in vigore le nuove norme sulla responsabilità amministrativa degli enti, che ora comprendono anche i reati tributari.

I reati tributari in materia di dichiarazioni fiscali

I principali reati tributari sono legati proprio alla presentazione (o alla mancata presentazione) delle dichiarazioni: potremo avere, ad esempio, la dichiarazione fraudolenta (con fatture per operazioni inesistenti o altri artifici), quella infedele ed anche quella semplicemente omessa.

Questi reati si consumano nel momento in cui la dichiarazione fraudolenta o infedele viene presentata (per la dichiarazione omessa quando sono trascorsi 90 giorni dalla scadenza fissata).

La responsabilità amministrativa degli enti

Ma le società d’ora in poi dovranno fare i conti anche con la responsabilità amministrativa degli enti, che prevede l’applicazione di apposite sanzioni a carico della società stessa per numerosi illeciti penali, tra i quali le ultime modifiche normative [1]  hanno compreso proprio i delitti tributari cosiddetti dichiarativi.

La responsabilità amministrativa degli enti è disciplinata da un’apposita normativa [2] che prevede l’applicazione di sanzioni alla società stessa, considerata come persona giuridica, nel caso di reati, commessi nel suo interesse o a suo vantaggio dai rappresentanti, amministratori o dirigenti e dalle persone sottoposte alla loro direzione o vigilanza.

Le conseguenze pecuniarie di queste sanzioni, quindi, saranno a carico della società alla quale esse vengono comminate e così verranno sopportate, sia pur indirettamente, dall’intera compagine sociale.

Le sanzioni per le società

Oltre alla normale responsabilità penale (di natura personale) per amministratori, soci, dirigenti che hanno realizzato o concorso a realizzare le condotte delittuose, la legge sulla responsabilità amministrativa prevede specifiche sanzioni per le società, di natura pecuniaria e irrogate quando viene riconosciuta la responsabilità penale degli autori.

Queste sanzioni si esprimono in quote: l’importo di ciascuna quota va da un minimo di euro 258,23 ad un massimo di euro 1.549,37.

Per i reati tributari dichiarativi, le sanzioni [4] sono le seguenti:

  • dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti o con altri artifici: fino a 500 quote (400 se l’imponibile sottratto a tassazione non supera il milione di euro);
  • dichiarazione infedele: fino a 300 quote;
  • omessa dichiarazione: fino a 400 quote.

Per la dichiarazione infedele ed omessa queste sanzioni si applicano solo se le violazioni sono commesse nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri e al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un importo complessivo non inferiore a 10 milioni di euro.

La dichiarazione fraudolenta, invece, non ha una soglia minima di importo evaso: può bastare una singola fattura falsa o gonfiata per farla scattare.

I modelli 231: l’efficacia esimente

L’ente però può andare esente da questo tipo di responsabilità se dimostra di essersi dotato di modelli di organizzazione, gestione e controllo (Mogc) idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi e se questi modelli (spesso, composti di numerosi codici e protocolli specifici di comportamento, nel caso di imprese di grandi dimensioni), sono stati efficacemente introdotti ed attuati nell’azienda, prima della commissione del fatto delittuoso.

Le società che già dispongono del loro modello 231 dovranno adeguarlo, inserendo nelle attività a rischio i reati tributari in materia di dichiarazione fiscale ed esponendo i metodi ritenuti adatti per prevenirli; quelle che ancora non lo hanno, potranno adottarlo ora, prevedendo anche questi reati tributari nel più ampio “catalogo” che comprende numerose fattispecie, dall’omicidio colposo alla corruzione alla violazione delle norme penali sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro o sull’ambiente e i rifiuti.

I modelli 231 non sono obbligatori, ma volontari: la loro introduzione è legata proprio a questa loro efficacia esimente che può salvare l’azienda dall’applicazione delle pesanti sanzioni che abbiamo visto.

Attenzione, però: per essere validi, i modelli organizzativi devono essere adattati alla concreta realtà aziendale. Non c’è un modello predeterminato, un documento valido per tutti, anche se alcune federazioni di categoria, come Confindustria, propongono ai propri iscritti delle linee guida, indicando i contenuti minimi.

Non si può fare, cioè, il “copia e incolla” di modelli standard o predisposti da altri: tutte le procedure previste vanno attagliate alla specifica situazione organizzativa della società.

L’applicazione delle sanzioni sulla responsabilità amministrativa degli enti, infatti, è demandata alla magistratura penale, che esaminerà proprio l’effettiva conoscenza ed osservanza, da parte di tutto il personale, delle prescrizioni  contenute nei modelli organizzativi.

Inoltre, occorre la presenza in seno alla società di un effettivo organismo di vigilanza (che dovrà essere indipendente dai vertici amministrativi e decisionali) chiamato a controllare periodicamente l’applicazione e l’aderenza del modello organizzativo e gestionale ad eventuali mutamenti di fatto della realtà aziendale.


note

[1] D.L. n.124/2019 (c.d. Decreto fiscale) e D.Lgs. n. 75 del 14 luglio 2020 “Attuazione della direttiva (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale“.

[2] D.Lgs. n. 231/2001 del 8 giugno 2001 e s.m.i.

[3] Art.25 quinquiesdecies del D.Lgs. n.231/2001.


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