Richiedenti asilo: illegittima l’esclusione dall’anagrafe

3 Agosto 2020 | Autore:
Richiedenti asilo: illegittima l’esclusione dall’anagrafe

Il divieto è incostituzionale: lo ha stabilito la Consulta bocciando la norma del primo Decreto Sicurezza. Ora, via libera alla carta d’identità.

È illegittimo escludere i richiedenti asilo dall’iscrizione all’anagrafe: lo ha stabilito la Corte Costituzionale [1], bocciando la norma del Decreto Sicurezza del Governo Conte 1, che ora è stata ritenuta irrazionale e discriminatoria.

Come avevamo anticipato il giorno dell’udienza, l’incostituzionalità è stata ravvisata dalla Consulta nell’irragionevole disparità di trattamento di questi stranieri, che ostacola il loro accesso a servizi garantiti. Inoltre, negare l’iscrizione anagrafica significa limitare la capacità di controllo dell’autorità pubblica su persone che soggiornano regolarmente nel territorio statale, mentre attendono la decisione sulla loro richiesta di asilo.

«Negare l’iscrizione all’anagrafe a chi dimora abitualmente in Italia significa trattare in modo differenziato e indubbiamente peggiorativo, senza una ragionevole giustificazione, una particolare categoria di stranieri», si legge nella motivazione della sentenza ora depositata.

Ma le critiche della Corte involgono anche la struttura dell’art. 13 del Decreto Sicurezza, che viola l’art. 3 della Costituzione perché la norma ora riconosciuta incostituzionale «è viziata da irrazionalità intrinseca in quanto, rendendo problematica la stessa individuazione degli stranieri esclusi dalla registrazione, è incoerente con le finalità del decreto che mira ad aumentare il livello di sicurezza».

Inoltre – prosegue la sentenza – la disposizione del Dl Sicurezza «riserva agli stranieri richiedenti asilo un trattamento irragionevolmente differenziato rispetto ad altre categorie di stranieri legalmente soggiornanti nel territorio statale, oltre che ai cittadini italiani».

Ma vi è di più: la Consulta rileva anche che «per la sua portata e per le conseguenze che comporta anche in termini di stigma sociale, di cui è espressione non solo simbolica l’impossibilità per i richiedenti asilo di ottenere la carta d’identità, la violazione del principio di uguaglianza enunciato all’articolo 3 della Costituzione assume in questo caso anche la specifica valenza di lesione della pari dignità sociale».

Piena uguaglianza di diritti e parità di trattamento, dunque: ora, a seguito della dichiarata incostituzionalità, i richiedenti asilo potranno iscriversi nelle liste anagrafiche e così ottenere la carta di identità, senza più bisogno di utilizzare, come documento di riconoscimento, il permesso di soggiorno. E l’accesso ai servizi erogati dalle strutture pubbliche, come quelli comunali, saranno loro riconosciuti nel luogo dove avranno stabilito la propria residenza.


note

[1] Corte Costituzionale, sentenza n. 186/20 del 31 luglio 2020.


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