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Trasferta lavoro: paga il datore?

4 Agosto 2020 | Autore:
Trasferta lavoro: paga il datore?

A cosa ha diritto il dipendente che viaggia per lavoro: rimborso benzina, biglietti, albergo, ristorante, indennità di trasferta, esenzioni fiscali.

I lavoratori obbligati a spostarsi per lavoro sono numerosi: può trattarsi di dipendenti in trasferta, trasfertisti o trasferiti. Mentre il lavoratore trasferito è spostato definitivamente di sede, il trasfertista è tenuto, per contratto, a svolgere la propria attività in sedi differenti. Il dipendente in trasferta, invece, deve spostarsi solo temporaneamente.

La trasferta è infatti lo spostamento temporaneo del lavoratore verso un’altra sede rispetto a quella in cui svolge normalmente la propria attività.

Certamente, il dipendente in trasferta subisce dei disagi connessi agli spostamenti, oltre a dover affrontare maggiori spese rispetto al dipendente che permane in sede. Ma in caso di trasferta lavoro paga il datore? Sono i contratti collettivi a rispondere a questa domanda, dato che la trasferta non è disciplinata in modo specifico dalla legge. Il datore di lavoro, tolte le previsioni della contrattazione collettiva applicata, non ha limiti in relazione alla possibilità di collocare il dipendente in trasferta, se non quello del rispetto della libertà e della dignità dello stesso.

Tuttavia, è necessario che il datore di lavoro verifichi la sussistenza di tutti gli elementi che caratterizzano la trasferta (individuati dalla Cassazione sulla base della Costituzione, del Codice civile e dello Statuto dei lavoratori): se illegittima, può essere tenuto a versare pesanti sanzioni e, a seconda della violazione commessa, a risarcire il danno al lavoratore.

Quali sono i requisiti della trasferta?

Gli elementi che caratterizzano la trasferta e che devono essere verificati sono:

  • la temporaneità dello spostamento: deve essere previsto il rientro in sede;
  • la presenza di esigenze organizzative e produttive oggettive del datore di lavoro di carattere transitorio, non prevedibili al momento dell’assunzione;
  • il rispetto della libertà e della dignità del lavoratore;
  • l’esecuzione dell’attività in un luogo diverso rispetto a quello stabilito nel contratto.

Il lavoratore in trasferta continua a essere soggetto alle direttive del datore di lavoro e non di terzi, diversamente lo spostamento configura un distacco.

L’indennità di trasferta è obbligatoria?

Non esiste un obbligo di legge relativo alla corresponsione dell’indennità di trasferta, ma è necessario rispettare ciò che è previsto dal contratto collettivo applicato.

È comunque necessario compensare il maggior disagio per il lavoratore, legato allo svolgimento dell’attività lavorativo in un luogo differente rispetto a quello abituale: questo disagio può essere compensato con un’indennità o con il rimborso delle spese sostenute (benzina, tax, treno, nave, aereo, bus, albergo, ristorante), o con entrambi.

Occorre comunque fare riferimento al contratto collettivo e individuale applicabile che definiscono l’ammontare spettante. L’indennità si aggiunge alla normale retribuzione.

Al lavoratore in trasferta spetta l’indennità per il tempo di viaggio?

Alcuni contratti collettivi, come il Ccnl Metalmeccanica [1], prevedono un’indennità anche per il cosiddetto «tempo di viaggio», cioè un compenso dovuto per tutta la durata del viaggio, sulla base dei mezzi di trasporto autorizzati dal datore di lavoro per raggiungere la località di destinazione e viceversa.

Il tempo di viaggio [2], in generale, viene retribuito ai soli lavoratori privi di sede fissa, ma non viene remunerato se già il lavoratore riceve un’indennità di trasferta, poiché questa è in parte diretta a compensare il disagio psicofisico e materiale dato dalla faticosità degli spostamenti. Sono pienamente valide, però, le disposizioni più favorevoli.

Il compenso dovuto per il tempo di viaggio è solitamente pari:

  • alla normale retribuzione, per tutto il tempo di viaggio che coincide col normale orario giornaliero di lavoro;
  • a una percentuale della normale retribuzione oraria, per le ore che eccedono l’orario normale di lavoro: il contratto collettivo Metalmeccanica, ad esempio, retribuisce le ore di viaggio eccedenti con l’85% della retribuzione ordinaria, il contratto collettivo del settore Tessile col 100% e il contratto collettivo del settore alimentare col 65%.

Anche il contratto collettivo aziendale [3] può stabilire un determinato trattamento per il tempo di viaggio, ad esempio prevedendo che, per gli spostamenti effettuati in giornate festive, venga riconosciuto al dipendente un riposo compensativo, pari alla durata del viaggio.

Osserviamo ora più dettagliatamente le disposizioni dei singoli contratti collettivi di lavoro sul trattamento economico dovuto per la trasferta e per il tempo di viaggio.

Trasferta per i dipendenti del settore alimentare

I dipendenti delle aziende del settore alimentare hanno diritto, in caso di trasferta, cioè in caso di assegnazione di un incarico temporaneo al di fuori della circoscrizione del comune in cui ha sede lo stabilimento presso il quale sono in forza:

  • al rimborso delle spese di viaggio, di vitto e di alloggio, in base alle note spese documentate, salvo accordo per la corresponsione di un importo forfettario;
  • per le attività svolte oltre la normale durata dell’orario giornaliero spetta una maggiorazione del 45%;
  • per il tempo di viaggio, se lo spostamento avviene in orario di lavoro, spetta il 100% della retribuzione normale; al di fuori dell’orario di lavoro spetta il 65% della retribuzione normale.

Trasferta per i dipendenti del settore autotrasporto

I dipendenti delle aziende del settore autotrasporto- trasporto merci hanno diritto, in caso di trasferta:

  • all’apposita indennità per personale viaggiante e assimilato, che differisce in base allo spostamento, su territorio nazionale o estero;
  • all’indennità di disagio se la trasferta è di 18/24 ore o coincide con l’orario notturno;
  • al rimborso spese:
    • effettive di viaggio, corrispondenti ai normali mezzi di trasporto
    • di vitto ed alloggio, entro determinati tetti massimi;
    • eventualmente necessarie per lo svolgimento della missione.

Se la trasferta dura oltre 30 giorni, il rimborso può essere modificato e concordato in modo differente.

Trasferta per i dipendenti del settore calzature

I dipendenti delle aziende del settore calzature hanno diritto, in caso di trasferta, cioè in caso di missione temporanea al di fuori del comune luogo di lavoro:

  • al rimborso delle spese di viaggio, di vitto e di alloggio, in base alle note spese documentate, salvo accordo per la corresponsione di un importo forfettario;
  • durante il tempo di viaggio, alla retribuzione normale.

Trasferta per i dipendenti del settore chimico

I dipendenti delle aziende del settore chimico hanno diritto, in caso di trasferta, cioè in caso di missione temporanea al di fuori della sede di lavoro:

  • a un’indennità in percentuale sulla retribuzione giornaliera, che in base alla durata ed alla frequenza delle trasferte può andare dal 20% al 50%;
  • al rimborso delle spese effettive di viaggio con i normali mezzi di trasporto, delle spese di vitto ed alloggio, nei limiti della normalità e delle spese vive eventualmente necessarie;
  • al compenso per lavoro straordinario per prestazioni oltre la normale durata dell’orario giornaliero.

Trasferta per i dipendenti del settore gomma/plastica

I dipendenti delle aziende del settore gomma/plastica hanno diritto, in caso di trasferta, cioè in caso di missione temporanea al di fuori della sede di lavoro:

  • a un’indennità in percentuale sulla retribuzione giornaliera, pari al 30%;
  • al rimborso delle spese effettive di viaggio con i normali mezzi di trasporto, delle spese di vitto ed alloggio, nei limiti della normalità e delle spese vive eventualmente necessarie.

Trasferta per i dipendenti del settore legno/arredamento

I dipendenti delle aziende del settore legno/arredamento hanno diritto, in caso di trasferta, cioè in caso di missione temporanea al di fuori della sede di lavoro:

  • a un’indennità in percentuale sulla retribuzione giornaliera, che in base alla durata ed alla frequenza delle trasferte può andare dal 20% al 30%;
  • al rimborso delle spese effettive di viaggio con i normali mezzi di trasporto, delle spese di vitto ed alloggio, nei limiti della normalità e delle spese vive eventualmente necessarie.

Trasferta per i dipendenti del settore metalmeccanica

I dipendenti delle aziende del settore metalmeccanica hanno diritto, in caso di trasferta, cioè in caso di missione temporanea al di fuori della sede di lavoro:

  • al rimborso spese:
  • per il pasto: (meridiano, serale o entrambi, in base alla distanza e alla durata della trasferta)
  • per il pernottamento, se è impossibile per il lavoratore, usando i normali mezzi di trasporto o i mezzi messi a disposizione dell’azienda, rientrare nella propria abitazione entro le ore 22.;
  • per il viaggio, corrispondenti ai mezzi di trasporto forniti o autorizzati dall’azienda (spese anticipate);
  • delle spese vive necessarie per lo svolgimento della trasferta (anticipate).

In alternativa, a un’indennità forfettaria pari a:

  • 43,90 euro per la trasferta intera;
  • 11,89 euro per il pasto (meridiano o serale);
  • 20,12 euro per il pernottamento.

Il rimborso o l’indennità non vengono erogati se risulta dai documenti di viaggio che il lavoratore non ha sopportato spese per il pernottamento e per i pasti

È retribuito anche il tempo di viaggio:

  • se le ore di viaggio coincidono con l’orario ordinario di lavoro, spetta la normale retribuzione;
  • se le ore di viaggio eccedono l’orario normale, spetta l’85% della retribuzione (con esclusione delle maggiorazioni per lavoro straordinario, notturno e festivo).

Trasferta per i dipendenti del terziario

I dipendenti delle aziende del terziario a cui si applica il contratto Confcommercio hanno diritto, in caso di trasferta, cioè in caso di missione temporanea al di fuori della residenza:

  • a una diaria non inferiore al doppio della quota giornaliera della retribuzione di fatto (ridotta di 1/3 se non c’è pernottamento); l’importo è ridotto del 10% se le missioni hanno durata superiore al mese o se le attribuzioni del lavoratore comportano viaggi abituali;
  • al posto della diaria, il datore di lavoro può corrispondere il rimborso a piè di lista delle spese di vitto e alloggio, purché il trattamento sia uniforme per tutto il personale.

Esenzione fiscale e contributiva

Le spese documentate di vitto, alloggio, di viaggio o trasporto sono normalmente esenti da imposizione contributiva e fiscale, se la trasferta avviene al di fuori del Comune sede di lavoro. Sono invece esenti fino ad un importo giornaliero di 15,49 euro ulteriori spese, o spese non documentate.

Per l’indennità forfetaria si può beneficiare di un’esenzione massima di 46,48 euro al giorno, per le trasferte in Italia, o di 77,47 euro al giorno, se lo spostamento avviene all’estero. La soglia di esenzione si abbassa se sono rimborsate anche le spese del solo vitto o del solo alloggio, si abbassa ancora se vi è rimborso delle spese di vitto e di alloggio. Per approfondire: “Quanto spetta per la trasferta?”.

La trasferta va comunicata dal datore di lavoro?

Il datore di lavoro non deve comunicare la trasferta con modello Unilav, anche se all’estero, ma deve comunicarla all’Inail se il lavoratore viene esposto a rischi differenti rispetto a quelli per i quali risulta già assicurato.


note

[1] Art. 7 Ccnl Metalmeccanica.

[2] Cass. sent. n. 5359/2001.

[3] Art.1.2 Ccl Enea.


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