Coronavirus, ora abbiamo il numero dei contagi reali

4 Agosto 2020
Coronavirus, ora abbiamo il numero dei contagi reali

I risultati della campagna dei test sierologici di Istat e ministero della Salute. Finalmente, si ha un’idea precisa del moltiplicatore da adottare per capire quanto è effettivamente diffuso il Covid.

Prendere il dato della Protezione civile e moltiplicarlo per sei: si ottiene così il vero numero dei contagi da Coronavirus in Italia. Dopo mesi di polemiche sui bollettini giornalieri della Protezione civile, non rispondenti ai numeri della reale circolazione del Covid, un primo indizio della diffusione effettiva arriva dalla campagna di test sierologici. Di primi indizi si tratta perché i dati sono ancora provvisori, estrapolati dai risultati dei test su 64mila persone circa, che hanno accettato di sottoporsi al prelievo per vedere se avevano sviluppato anticorpi al Sars-CoV2.

Gli esiti della campagna

Risultato: un milione e mezzo di persone (precisamente un milione e 482mila), in Italia, sarebbe entrato in contatto con il virus, secondo quanto comunicato dall’Istat. Cioè il 2,5% degli italiani. Sei volte in più rispetto ai casi di pazienti Covid intercettati che, come da ultimo bollettino del 3 agosto, ammontano a 248.229.

La campagna dell’Istat e del ministero della Salute si è svolta dal 25 maggio e il 15 luglio. Ha interessato 64.660 persone, quantità nettamente inferiore ai 150mila che si pensava di «arruolare». L’Istituto nazionale di statistica ritiene che questo sia dovuto alla conduzione della campagna in condizioni emergenziali, ma in molti, probabilmente, non se la sono sentita anche perché, in caso di positività, avrebbero dovuto trascorrere due settimane in casa in quarantena.

La sieroprevalenza nelle regioni

Ci sono forti differenze territoriali, secondo quando emerso dall’indagine, presentata ieri in conferenza stampa all’Auditorium del Ministero di Lungotevere Ripa, alla presenza, tra gli altri, del ministro della Salute Roberto Speranza e del presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo.

La Lombardia si conferma al primo posto per numero di persone positive al virus (7,5%), dato sul quale c’era poco da dubitare, essendo stata la regione più colpita dall’epidemia. Seconda la Valle D’Aosta, con il 4% di persone residenti entrate in contatto con il virus. Subito dopo, un gruppo di regioni e province autonome intorno al 3%: Bolzano, Trento, Marche, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna. 1,9% è il valore del Veneto, mentre in tutte le regioni del Meridione ha sviluppato anticorpi l’1% della popolazione o poco meno.

Età, genere, asintomatici

La campagna è stata eseguita allo scopo di ottenere informazioni per stimare la portata dell’infezione in Italia e studiarne la diffusione effettiva anche in relazione a fattori quali sesso, età, regione, attività economica. Differenze significative da un punto di vista del genere non emergono, nonostante l’argomento abbia appassionato molti, soprattutto all’inizio dell’emergenza: «uomini e donne – si legge sulla relazione – sono stati colpiti nella stessa misura dal Sars-CoV-2 così come emerso anche da studi di altri Paesi».

L’Istat nota anche come, per quanto concerne l’età, «il dato di sieroprevalenza più basso sia riscontrabile per i bimbi da 0 a 5 anni (1,3%) e per gli ultra 85enni (1,8%)». Ha sviluppato anticorpi, dopo essere venuta a contatto col virus, il 9,8% della categoria del personale sanitario: medici, infermieri e altri lavoratori di ospedali e strutture mediche. Interessante anche il dato che riguarda i ristoratori, che risultano anche loro aver sperimentato il Covid in quantità significativa (più del 4%).

I risultati della campagna fotografano anche un altro dato di cui si era a conoscenza: il 27,3 per cento delle persone con anticorpi è asintomatica. Ciò «evidenzia quanto ampia sia la quota di popolazione che può contribuire alla diffusione del virus. E quindi quanta attenzione ciascun cittadino deve porre alla scrupolosa applicazione delle misure basilari di sicurezza a difesa di se stesso e degli altri».

Gli esiti dell’indagine, diffusi in forma anonima e aggregata, potranno essere usati anche per altri studi e per l’analisi comparata con altri Paesi europei.



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