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Salvini come Trump: la retromarcia sulle mascherine

4 Agosto 2020 | Autore:
Salvini come Trump: la retromarcia sulle mascherine

Il leader della Lega adesso invita a indossarle «quando è necessario», dopo il poco edificante spettacolo del rifiuto di coprire naso e bocca a un convegno al chiuso al Senato. Per Trump, che diceva che non l’avrebbe mai portata, adesso metterla è «un atto patriottico».

Chissà se è stato anche un po’ merito di quel ragazzino che, invitato sul palco della Festa della Lega a Milano Marittima, ha rifiutato di togliersi la mascherina. «Mi piace molto perché rappresenta il Veneto e io sono Veneto», ha detto il bambino, scattando una foto col suo leader preferito, Matteo Salvini. Una lezione l’ha data senz’altro al numero uno della Lega che, solo pochi giorni fa, entrava bellamente al Senato con bocca e naso scoperti e ne andava pure fiero. «La mascherina non ce l’ho e non me la metto», diceva fieramente il 27 luglio al convegno – ribattezzato «dei negazionisti» – «Covid-19 in Italia, tra informazione scienza e diritti».

L’ex ministro dell’Interno, adesso, sembra tornato a più miti consigli. E ne dispensa pure, sull’uso di quella stessa mascherina che sembrava rifiutare: «Quando è necessario si mette, nei luoghi chiusi, sui treni. Ai giovani dico usate la testa, rispettate la distanza, fate quello che la scienza chiede di fare». Questo il contenuto di una sua intervista ai microfoni di Skytg24 rilasciata durante l’ultimo giorno di vacanza a Milano Marittima, durante la quale è tornato anche sul contrasto all’immigrazione clandestina, da sempre prioritario per la Lega, anche nell’ambito dell’emergenza Coronavirus: «È surreale – ha detto a Sky – che il problema siano giovani e anziani e non chi fa sbarcare migliaia di clandestini». E oggi al Tempo ha rincarato la dose, sostenendo che il virus «rischia di diffondersi per gli sbarchi e i responsabili andranno cercati a Palazzo Chigi e al Viminale».

Nel frattempo, si registra anche un altro dietrofront illustre sulle mascherine: quello di Donald Trump, passato dal rifiuto all’elogio delle protezioni per il viso. Si era già fatto vedere in pubblico con una mascherina blu scuro. Ora pare abbia scelto la – certo più prudente – linea dell’invito a metterla, sposandone la necessità impellente ai fini del contrasto al virus. «I patrioti indossano la mascherina», ha scritto l’inquilino della Casa Bianca in una email ai suoi aficionados.

«So che c’è stata qualche confusione intorno all’uso della mascherina, ma penso che sia qualcosa che tutti dobbiamo provare a fare quando non siamo in grado di mantenere la distanza sociale», scrive ancora Trump nella mail, dove ammette comunque che non ama indossarla, ma «potrebbe aiutarci a tornare al modo di vivere americano che molti di noi giustamente amavano prima di essere colpiti così terribilmente dal virus cinese».

Sono lontani i tempi in cui scherniva il suo rivale alle presidenziali, Joe Biden, proprio perché portava la mascherina: condotta vile da liberal debole, secondo l’attuale presidente. «Idiota – invece, secondo Biden – snobbarne l’uso contro il parere dei medici», primo della lista Antony Fauci, l’influente immunologo a capo della task force antiCovid Usa che, puntualmente, ha preso a picconate le stravaganze di Trump, arrivando a sfidarlo: «Siate più energici possibile nell’imporre la mascherina in pubblico: indossarla è importante», aveva raccomandato, senza temere uno scontro al vertice.

E così l’iniziale rifiuto del presidente a emettere un ordine nazionale per l’uso obbligatorio della mascherina, sul presupposto che bisognava lasciare alle persone «una certa libertà», diventa «qualche confusione intorno all’uso della mascherina» e la «condotta vile» un «atto patriottico».

L’ennesima dimostrazione che a certa politica è concesso dire/fare tutto e il suo contrario. La coerenza non è più una virtù.



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