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Prodotto difettoso in garanzia: chi deve provare cosa

4 Agosto 2020
Prodotto difettoso in garanzia: chi deve provare cosa

Difetti bene entro sei mesi: il consumatore dimostra l’esistenza del vizio e la controparte ne prova la conformità.

Hai acquistato un oggetto presso un negozio di articoli elettronici. Senonché, dopo pochi giorni, il prodotto ha iniziato a manifestare dei difetti di funzionamento. Consapevole del fatto che la garanzia prevista dalla legge è di due anni, lo hai riportato dal venditore affinché lo riparasse o lo sostituisse con un altro. Lui però ha negato ogni responsabilità: a suo dire, la causa del guasto sarebbe un uso non corretto dell’oggetto imputabile alla tua incuria.

La situazione va in stallo: tra te che ritieni di non aver fatto nulla per provocarne la rottura e il venditore che invece ti addossa la colpa. Cosa prevede la legge in casi come questo? Come dimostrare che ti spetta la garanzia? Nell’ipotesi di un prodotto difettoso in garanzia, chi deve provare cosa?

La risposta è contenuta nel codice del consumo [1] per come di recente interpretato dalla Cassazione [2]. Qui di seguito risponderemo alle domande più frequenti che si pongono sul tema. 

Che succede se un prodotto si guasta?

Quando un prodotto si guasta, il venditore è obbligato a riconoscere all’acquirente la garanzia. Con la garanzia l’acquirente può scegliere, a proprio insindacabile giudizio, tra una delle seguenti opzioni:

  • la riparazione del prodotto in un ragionevole lasso di tempo;
  • la sostituzione del prodotto con uno identico.

Se la riparazione dovesse essere eccessivamente gravosa sotto un profilo economico o la sostituzione impossibile (ad esempio, perché l’oggetto non si produce più), l’acquirente può optare per una di queste soluzioni:

  • la restituzione dell’oggetto acquistato dietro rimborso della somma spesa (la cosiddetta “risoluzione del contratto”);
  • la riduzione del prezzo già pagato, proporzionale alla riduzione della funzionalità, mantenendo però la proprietà dell’oggetto.

Quanto dura la garanzia?

Per chi acquista nelle vesti di consumatore (e quindi senza chiedere fattura e senza dare la partita Iva) la garanzia è di 2 anni. Quindi, tutti i difetti del prodotto che dovessero manifestarsi in quest’arco di tempo sono coperti dalla garanzia e danno diritto alle tutele che abbiamo appena elencato. È però necessario che l’acquirente denunci al venditore la presenza dei difetti entro 60 giorni da quando questi si sono verificati. Se infatti dovesse tardare in tale attività, la garanzia cesserebbe. La denuncia dei difetti però non è dovuta se il venditore ha taciuto dolosamente l’esistenza dei difetti al momento della vendita.

Invece, per chi acquista nell’esercizio della propria attività lavorativa (quindi, con la propria Partita Iva e chiedendo la fattura) la garanzia è di 1 anno soltanto. In tal caso, è necessario denunciare al venditore la presenza dei vizi entro solo 8 giorni.

Garanzia: chi deve provare la colpa del non funzionamento?

Vediamo ora come si risolve il problema della prova. È l’acquirente che deve dimostrare che il difetto di funzionamento dell’oggetto era preesistente rispetto al momento dell’acquisto (e che quindi non è dovuto a sua colpa) oppure è il venditore a dover provare che lo stesso difetto è stato causato da un uso non corretto del consumatore?

Il codice del consumo usa una via di mezzo e stabilisce:

  • nei primi sei mesi dall’acquisto (o meglio, dalla consegna del bene), tutti i difetti di funzionamento si presumono essere preesistenti all’acquisto stesso. Quindi, spetta al consumatore dimostrare solo la sussistenza del vizio mentre al venditore spetta dimostrare che il vizio si è verificato per causa dell’acquirente [3];
  • per i difetti che invece si manifestano dopo sei mesi dalla consegna, vale la regola opposta, per cui è l’acquirente a dover provare che il prodotto è stato acquistato già non funzionante. 

Con termini più tecnici, la Cassazione ha sintetizzato le predette regole con le seguenti parole. Ove il difetto si manifesti entro i primi sei mesi, il consumatore gode di un’agevolazione probatoria, dovendo semplicemente allegare la sussistenza del vizio e gravando conseguentemente sulla controparte l’onere di provare la conformità del bene consegnato rispetto al contratto di vendita.

Superato il suddetto termine, trova nuovamente applicazione la disciplina generale posta in materia di onere della prova: ciò implica che il consumatore che agisce in giudizio sia tenuto a fornire la prova che il difetto fosse presente sin dall’origine nel bene, poiché il vizio ben potrebbe qualificarsi come sopravvenuto e dipendere conseguentemente da cause del tutto indipendenti dalla non conformità del prodotto.


note

[1] Cod. consumo, artt. 128 e ss. 

[2] Cass. sent. n. 13148/20 del 30.06.2020.

[3] Art. 132 cod. consumo.


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