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Detrazione figlio a carico: anche senza matrimonio?

10 Ottobre 2020 | Autore:
Detrazione figlio a carico: anche senza matrimonio?

Requisiti per beneficiare della detrazione fiscale per i figli: matrimonio o convivenza con l’altro genitore sono necessari?

Hai a tuo carico uno o più figli? Forse non sai che potresti aver diritto alla detrazione per figli a carico. Per ogni figlio a carico, difatti, il contribuente beneficia di una detrazione fiscale, cioè di un importo che sottrae dall’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Di questa detrazione beneficiano normalmente entrambi i genitori: non sono richiesti particolari requisiti per accedere al beneficio, ma è essenziale che il figlio per il quale si fruisce della detrazione risulti fiscalmente a carico.

Che cosa vuol dire? In quali casi un figlio si considera fiscalmente a carico? E se i genitori non sposati, o non convivono? Spetta la detrazione figlio a carico anche senza matrimonio?

Il matrimonio non è un requisito essenziale per fruire di questo beneficio: va detto, però, che, nonostante la detrazione sia normalmente ripartita al 50% tra genitori, in alcuni casi può spettare il 100% a un solo genitore. I casi di separazione, divorzio, affido esclusivo devono essere affrontati con notevole attenzione: in particolare, è fondamentale che i genitori non fruiscano entrambi della detrazione nella misura del 100%, per evitare rimborsi e sanzioni.

E se ad essere sposato è il figlio a carico, si può sempre fruire della detrazione? Procediamo con ordine e facciamo chiarezza.

Quando un figlio è a carico?

In quali casi puoi considerare tuo figlio fiscalmente a carico? Basta vivere con lui? È sufficiente mantenerlo, o passargli un piccolo aiuto mensile? Oltre una certa età non si può più fruire della detrazione?

Niente di tutto ciò: perché un figlio sia considerato a carico non è necessaria la convivenza, salvo alcune eccezioni in cui la convivenza, pur non costituendo un requisito essenziale, assume rilevanza nella suddivisione della detrazione tra genitori; può assumere rilevanza anche l’affido.

Non è inoltre necessario il versamento di un assegno mensile per fruire della detrazione, ma può acquisire rilevanza, ugualmente, nella suddivisione della detrazione tra genitori.

L’età del figlio, poi, rileva solo in rapporto all’ammontare della detrazione ed a quanto da lui guadagnato nell’anno.

La condizione di carico fiscale dipende infatti dal reddito prodotto dal figlio, che non può superare i 2.840,51 euro all’anno, se ha oltre 24 anni, o i 4mila euro all’anno, se non ha più di 24 anni.

In buona sostanza, a partire dall’anno 2019, puoi considerare fiscalmente a carico tuo figlio se il suo reddito:

  • non supera 2.840,51 euro annui, se la sua età è superiore a 24 anni;
  • non supera 4mila euro annui, se la sua età è sino a 24 anni.

Marianna ha tre figli: Ersilio, 27 anni, che nell’anno ha avuto redditi saltuari, per i quali non ha raggiunto 2mila euro totali; Erminia, 25 anni, che nell’anno ha avuto ugualmente solo redditi saltuari, raggiungendo un reddito complessivo di 3mila euro; Piergianni, 23 anni, che come Erminia ha avuto ugualmente solo redditi saltuari, raggiungendo un reddito complessivo di 3mila euro. Marianna può considerare a carico solo Ersilio, che avendo oltre 24 anni non ha superato i 2.840,51 euro di redditi annui, assieme a Piergianni, che non avendo oltre 24 anni non ha superato i 4mila euro di reddito. Erminia non può essere considerata a carico, in quanto ha oltre 24 anni e ha superato la soglia di reddito di 2.840,51 euro. Purtroppo, non rileva che, di fatto, Marianna mantenga anche Erminia, che comunque ha un reddito bassissimo. Questa è la normativa fiscale, che considera la persona capace di mantenersi da sola con un reddito annuo di 2840,51 euro, ossia di nemmeno 237 euro al mese.

Che cos’è la detrazione per figli a carico?

Che cos’è, precisamente, una detrazione e specificamente in che cosa consiste la detrazione per figli a carico? La detrazione per i figli a carico consiste in un importo che si può sottrarre dalle imposte: più precisamente, l’importo della detrazione per figli a carico abbassa l’Irpef dovuta, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che viene calcolata sul reddito complessivo del contribuente.

Ma di quanto la diminuisce? L’importo da sottrarre dalle tasse varia a seconda del numero dei figli a carico (più sono i figli a carico, più è elevata), della loro età (è più elevata per i figli sotto i 3 anni), della presenza di figli disabili (per i figli portatori di handicap risulta più elevata) e del reddito complessivo del genitore.

La detrazione è unica per tutti i figli? No, spetta una detrazione per ogni figlio.

Come si applica la detrazione per figli a carico?

Devo aspettare la dichiarazione dei redditi per beneficiare della detrazione per figli a carico? Non sempre: se sei un lavoratore dipendente, percepisci un’indennità dall’Inps, come la disoccupazione Naspi, o sei pensionato, puoi fruire ogni mese della detrazione in busta paga, o nel cedolino della pensione, o del diverso trattamento che ti spetta.

E quali vantaggi conseguo fruendo della detrazione nel cedolino mensile? In questo modo, che tu sia dipendente, o disoccupato beneficiario di indennità, o collaboratore parasubordinato (i redditi dei co.co.co. sono equiparati a quelli di lavoro dipendente), o pensionato, subisci una trattenuta più bassa sullo stipendio, o sui compensi, sull’indennità spettante o sulla pensione.

Tieni presente, però, che i calcoli effettuati nel cedolino sono provvisori e non prendono in considerazione tutti i redditi da te percepiti, ossia il reddito complessivo valido ai fini fiscali: solo con il conguaglio fiscale (qualora consideri tutti i redditi percepiti) o con la dichiarazione dei redditi puoi conoscere l’importo definitivo della detrazione spettante.

Se sei un lavoratore autonomo o un libero professionista, puoi beneficiare della detrazione soltanto nella dichiarazione dei redditi, perché non ricevi l’equivalente di un cedolino paga, d’indennità o di pensione mensile. Attenzione, però: se sei nel regime fiscale forfettario e percepisci soltanto il reddito soggetto alla tassazione sostitutiva, del 5% o del 15%, non hai modo di applicare la detrazione.

Non hai prodotto redditi e quindi non paghi le tasse? Non puoi applicare alcuna detrazione, in quanto non c’è un’imposta lorda da abbassare, l’Irpef è già pari a zero. Peraltro, non hai diritto ad alcun rimborso, o credito d’imposta, nemmeno da riportare per i prossimi anni.

Come si calcola la detrazione per figli a carico?

La detrazione per figli a carico corrisponde a quello che ho speso per loro? No, la detrazione per figli a carico non è commisurata a quello che hai eventualmente speso per il loro mantenimento: ci sono comunque delle spese per i figli che puoi detrarre in percentuale, come le spese mediche e per l’acquisto di farmaci, le spese scolastiche, universitarie e per lo sport. Ma non divaghiamo.

La detrazione per figli a carico prescinde da assegni di mantenimento e spese: si calcola invece con una formula, che varia a seconda dell’età dei figli e dell’eventuale riconoscimento di un handicap, del reddito del genitore e del numero dei figli:

  • formula da applicare per calcolare la detrazione per ogni figlio minore di 3 anni: 1.220 × [(95mila – reddito complessivo) / 95mila];
  • formula da applicare per calcolare la detrazione per ogni figlio da 3 anni in su: 950 × [(95mila – reddito complessivo) / 95mila].

Per ogni figlio, il minuendo e il divisore della formula (cioè i 95mila euro) sono aumentati di 15mila euro.

Marco ha tre figli a carico: Francesco e Giuseppe hanno 5 e 7 anni, Maria è minore di 3 anni. Per Maria spetta la detrazione si calcola in questo modo: 220 × [(125mila – reddito complessivo) / 125mila] in quanto ha meno di 3 anni. Per Francesco la detrazione si calcola invece utilizzando la seguente formula: 950 × [(125mila – reddito complessivo) / 125mila] perché ha compiuto 3 anni. Anche in relazione a Giuseppe deve essere applicata la stessa formula. I 95mila euro sono dunque aumentati di 15mila per il 2° figlio e di ulteriori 15mila per il 3° figlio, sino ad arrivare a 125mila euro.

Dal 4° figlio in su, le detrazioni teoriche di 1.220 e 950 euro sono aumentate, rispettivamente, a 1.420 euro, per i figli minori di 3 anni e 1.250 euro per quelli da 3 anni in su, cioè sono aumentate di 200 euro.

Se un figlio è portatore di handicap, la detrazione teorica è aumentata di 400 euro.

Se entrambi i genitori fruiscono della detrazione al 50%, ovviamente l’importo risultante dall’applicazione della formula va diviso per due.

Come si divide la detrazione tra genitori?

La detrazione, normalmente, spetta ad entrambi i genitori al 50%, a meno che non ci sia un accordo che prevede la detrazione al 100% a favore del genitore col maggior reddito.

Un genitore può detrarre l’80% e l’altro genitore il 20%, oppure 90% e 10%, 60% e 40%, 70% e 30%? No, nessuna di queste suddivisioni è ammessa, solo 50% e 50%, oppure 100% e zero.

Ma quando posso fruire della detrazione per figli a carico al 100%?

Puoi fruire della detrazione al 100% in varie ipotesi, ad esempio se l’altro genitore è a tuo carico.

Posso beneficiare di percentuali di carico differenti?

Capita, non di rado, che assieme ai genitori si “separino” anche i fratelli, ad esempio che un figlio conviva col padre e un altro figlio con la madre, anche se la scelta è discutibile e le ultime sentenze in materia di diritto di famiglia sono contrarie a simili soluzioni.

In questo caso, è possibile fruire al 100% della detrazione solo per il figlio convivente?

Caterina e Diego hanno due figli, Anna e Tobia. Si separano, Anna va a vivere con Caterina e Tobia con Diego. Caterina può beneficiare del 100% della detrazione per Anna e Diego del 100% per Tobia?

Non è possibile beneficiare di percentuali diverse, ma va applicata la stessa percentuale di detrazione per tutti i figli. Ad esempio, non è ammesso neanche detrarre un figlio al 50% e l’altro al 100%, due figli al 50% e uno al 100% e così via.

Sono separato, a chi spetta la detrazione per i figli a carico?

Per i genitori separati, o divorziati, la detrazione varia a seconda delle modalità dell’affidamento dei figli:

  • se è previsto l’affidamento ad uno solo dei genitori: la detrazione spetta al 100% al genitore affidatario; può essere però concluso un accordo diverso, che ripartisca la detrazione al 50% o la attribuisca interamente al genitore col reddito più elevato;
  • se è previsto l’affidamento congiunto o condiviso, o se il figlio è maggiorenne, quindi non sussiste un provvedimento di affido: la detrazione spetta al 100% al genitore con cui il figlio convive, ma può esserci un diverso accordo che ripartisca la detrazione al 50% o la attribuisca interamente al genitore col reddito più elevato.

Non ho potuto fruire di tutta la detrazione per figli a carico perché il suo importo supera l’Irpef lorda: e adesso? Perdo la detrazione?

In caso di imposta incapiente (cioè più bassa della detrazione) per uno dei genitori, il genitore incapiente può devolvere all’altro la detrazione non fruita; il beneficiario è allora tenuto a riversare l’intera detrazione, o il 50%, in caso di affidamento congiunto.

Come si divide la detrazione tra genitori non sposati?

Per i genitori non sposati, se ci sono provvedimenti di affido, vale la disciplina applicabile ai genitori separati o divorziati; se non ci sono provvedimenti di affido, vale la disciplina applicabile ai genitori coniugati.

Come abbiamo osservato, dunque, il matrimonio tra i genitori non è indispensabile per fruire della detrazione per figli a carico, ma quando i genitori non sono sposati sorgono diverse criticità che devono essere valutate con attenzione. Ma se il matrimonio riguarda il figlio a carico, che succede?

Il figlio sposato può essere a carico?

Normalmente, il beneficio della detrazione per figli a carico cessa quando il figlio si sposa, in quanto beneficia del carico fiscale il coniuge. Ma se il coniuge non beneficia di questa detrazione? Il figlio sposato può continuare ad essere a carico del genitore? L’Agenzia delle Entrate, con una circolare [1], ha risposto positivamente alla questione: ha infatti precisato che la detrazione per figlio a carico spetta anche qualora quest’ultimo sia sposato, purché non abbia un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro, o superiore a 4mila euro se di età non superiore a 24 anni.

Come si chiede la detrazione per figli a carico?

Come chiedo la detrazione per figli a carico? Devo presentare una domanda all’Agenzia delle entrate? Oppure si deve presentare un’apposita domanda solo se non si è sposati per ottenere un’autorizzazione, come avviene con gli assegni per il nucleo familiare?

Non devi presentare nessuna domanda per beneficiare della detrazione per figli a carico, né è necessaria un’autorizzazione, come per gli Anf: si tratta infatti di un beneficio diverso, a carattere fiscale e non previdenziale.

La detrazione per figli a carico viene invece automaticamente calcolata in sede di dichiarazione dei redditi; devi però aver cura di inserire nella dichiarazione, 730 o modello redditi, all’interno del quadro familiari a carico, i codici fiscali dei figli che risultano a carico, specificando:

  • per quanti mesi il figlio in questione risulta a carico (i mesi risultano meno di 12 se il figlio è nato in corso d’anno, oppure se nel corso dell’anno compie 3 anni, in quanto la formula da applicare per il calcolo della detrazione è differente, o se nell’anno si sposa e risulta a carico del coniuge);
  • se il figlio è minore di 3 anni o portatore di handicap;
  • qual è la percentuale di carico (deve essere uguale per tutti i figli, come abbiamo osservato).

Osserva la seguente immagine, relativa al quadro familiari a carico del modello 730.

Sei un lavoratore e vuoi fruire della detrazione per figli a carico in busta paga? In questo caso, devi compilare un’apposita richiesta indirizzata al datore di lavoro, dichiarando il numero di figli a carico, la percentuale di carico e la presenza di figli minori di 3 anni o portatori di handicap. Il datore di lavoro applicherà la detrazione in busta paga sulla base dei dati che gli hai fornito.

Se vuoi fruire della detrazione nel cedolino di pensione, o nel cedolino relativo alla diversa prestazione erogata dall’Inps (ad esempio la disoccupazione Naspi), devi inoltrare telematicamente un’apposita domanda all’istituto, cosiddetto “Modulo MV detrazioni”; puoi inviare la domanda di detrazioni per figli a carico:

  • attraverso il servizio online “Detrazioni fiscali – domanda e gestione”, accessibile se sei in possesso delle credenziali dispositive per l’accesso ai servizi dell’Inps (Pin, Spid, carta nazionale dei servizi o carta d’identità elettronica);
  • attraverso il call center Inps, chiamando il numero 803.164 o 06.164.164 da telefono mobile;
  • attraverso i servizi di un patronato.

note

[1] Ag. Entrate circolare n. 95/E/2000 punto 3.1.4.


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