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Alienazione dei beni ereditari: ultime sentenze

20 Agosto 2020
Alienazione dei beni ereditari: ultime sentenze

Divieto di alienare il patrimonio ereditario contenuto entro limiti di tempo ragionevoli e sorretto da un apprezzabile interesse del testatore.

Azione di riduzione e domanda di retratto

Non sussiste un vincolo di pregiudizialità tecnica, tale da determinare la sospensione necessaria del processo, tra l’azione di riduzione e la domanda di retratto proposta dal legittimario pretermesso avverso l’alienazione dei beni ereditari compiuta dal soggetto che, allo stato, riveste la qualità di erede, giacché le disposizioni testamentarie eventualmente lesive della quota di legittima esplicano la loro efficacia fino alla pronuncia di accoglimento della domanda di riduzione, momento anteriormente al quale difetta, pertanto, uno stato di comunione tra erede e legittimario leso.

Cassazione civile sez. VI, 16/11/2017, n.27160

Divieto di alienazione dei beni ereditari imposto per testamento

È valido il divieto di alienazione dei beni ereditari imposto per testamento, se il divieto stesso viene contenuto entro limiti di tempo ragionevoli e sorretto da un apprezzabile interesse del testatore, secondo la previsione dell’art. 1379 c.c., applicabile anche al negozio giuridico di ultime volontà.

Tribunale Palermo sez. II, 11/12/2013

Compimento di atti di straordinaria amministrazione

L’autorizzazione giudiziale prevista dall’art. 493 c.c. per l’alienazione dei beni ereditari riguarda soltanto il compimento di atti di straordinaria amministrazione che possono incidere direttamente o indirettamente sul patrimonio ereditario. Pertanto, sono oggetto di autorizzazione la cessione delle quote sociali e la rinuncia ai diritti di opzione sull’acquisto delle quote sociali, in quanto costituente comunque un atto di disposizione patrimoniale, idoneo a ridurre la garanzia costituita dal patrimonio ereditario.

Tribunale Salerno sez. I, 01/06/2007

L’alienazione dei beni ereditari del datore di lavoro defunto

La verifica giudiziale del credito per trattamento di fine rapporto vantato dal lavoratore nei confronti dell’erede del datore di lavoro inadempiente, che ha accettato con beneficio di inventario, e il vano esperimento dell’esecuzione forzata sono presupposti indefettibili per l’intervento del fondo, che non può, in mancanza, indennizzare un credito rimasto insoddisfatto dall’alienazione dei beni ereditari del datore di lavoro defunto.

Tribunale Milano, 21/03/2001

Atti di trasferimento di beni

A norma dell’art. 100 d.P.R. 29 gennaio 1958 n. 645, per la tassabilità con l’imposta di ricchezza mobile delle plusvalenze per il realizzo di beni relativi ad una impresa, sono presupposti necessari, da un lato, la qualificazione dei beni stessi come appartenenti all’impresa e, dall’altro, la natura di imprenditore commerciale del soggetto passivo del tributo; di conseguenza, non vanno assoggettati all’imposta di ricchezza mobile gli atti di trasferimento di beni già appartenenti ad una impresa, compiuti dagli eredi che non hanno mai continuato l’attività imprenditoriale del “de cuius”, in quanto tali atti non rappresentano cessione di beni nell’esercizio di una impresa ma solo mera alienazione di beni ereditari.

Comm. trib. centr. sez. IX, 02/10/1980, n.9012

Contenzioso tributario: il valore dei beni immobili ereditari alienati

In tema di contenzioso tributario, il coerede, cui non sia stata conferita procura generale o speciale da parte degli altri coeredi, non è legittimato ad impugnare anche in nome e per conto di costoro l’avviso di accertamento di maggior valore di beni immobili ereditari alienati insieme agli altri coeredi, non trovando applicazione in tal caso la disciplina della comunione ereditaria e/o della comunione e, in particolare, le regole relative alla rappresentanza in giudizio della comunione o degli altri comunisti da parte del singolo comunista, ma le regole speciali di cui all’art. 30 del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 636 (nella specie applicabile ratione temporis), il quale prevede che il ricorrente può agire davanti alla commissione tributaria personalmente o mediante procuratore generale o speciale e che la procura speciale può essere conferita con atto pubblico o con scrittura privata autenticata.

Corte di Cassazione, Sezione TRI, Civile, Sentenza, 21/11/2000, n. 15041

L’alienazione delle quote dei beni appartenenti agli eredi beneficiati

In caso di pluralità di eredi, di cui alcuni soltanto siano qualificabili come eredi beneficiati, la vendita dei cespiti, a fini liquidatori, non deve necessariamente avvenire per intero ed, in ogni caso, il giudice ha titolo ad autorizzare l’alienazione delle sole quote dei beni appartenenti agli eredi beneficiati, mentre gli eredi puri e semplici, che per l’opzione compiuta rispondono dei debiti ereditari con l’intero personale patrimonio, restano liberi di alienare o meno le quote dei beni oggetto del loro acquisto “mortis causa”.

Tribunale Salerno, 21/04/1999

Alienazione dei beni ereditari: diritto dei creditori del defunto di soddisfarsi sul prezzo ricavato

In caso di accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, la vendita di un bene ereditario, ai sensi dell’art. 747 cod. proc. civ., ed il reinvestimento del denaro così ricavato, non rendono il bene stesso impignorabile da parte dei creditori del “de cuius”, i quali ben potranno, pertanto, sottoporlo ad esecuzione e rivalersi sul ricavato, nei limiti del valore del bene, ove l’erede, proponendo la relativa eccezione, faccia valere il beneficio.

Corte di Cassazione, Sezione 3, Civile, Sentenza, 26/07/2012, n. 13206



4 Commenti

  1. Buongiorno. Vorrei esporvi la mia situazione. sono coerede di una quota di immobile. Ora mi domando se mi possono obbligare a vendere la mia quota. Inoltre, mio fratello è obbligato a vendere la sua quota oppure ad acquistare da me la sua quota? Attendo vostri chiarimenti, vi ringrazio in anticipo

    1. Il lettore può fin da subito vendere la sua quota di proprietà dell’immobile (dopo aver consentito a suo fratello di esercitare il diritto di prelazione) anche se dal punto di vista commerciale è assai difficile trovare sul mercato chi voglia acquistare una quota di un immobile. Oppure può dividere l’immobile o amichevolmente (con un atto stilato davanti ad un notaio decidendo nel modo che più è utile come ed in che misura dividere l’appartamento) o in alternativa (in assenza di accordo con suo fratello nel modo con cui operare la divisione) chiedendo la divisione giudiziale dei beni ereditati (secondo le modalità sopra indicate). Chiaramente la divisione amichevole richiede un lasso di tempo relativamente breve, ma comunque la necessità di sopportare i costi del perito incaricato di verificare se ed in che modo (secondo gli accordi dei comproprietari) sia possibile tecnicamente dividere l’immobile e dell’onorario del notaio da cui far stilare l’atto di divisione (con successive imposte e oneri relativi alla trascrizione dell’atto di divisione). La divisione giudiziale, invece, richiede tempi notevolmente più lunghi e i costi del legale che dovrà difendere in giudizio il lettore (oltre a quelli necessari per le tasse per l’avvio del processo e quelle per la trascrizione della sentenza). Si consideri, infine, che la procedura di divisione (amichevole o giudiziaria) non necessariamente al suo termine permetterà al lettore di restare proprietario esclusivo (al 100% cioè) dell’immobile in quanto, come sopra detto, questi potrebbe:
      1) accordarsi nella divisione amichevole con suo fratello (ma non sembra questo il caso) perché tutto l’appartamento sia assegnato a lui (con conguaglio in danaro per il lettore),
      2) oppure nel corso della procedura di divisione dinanzi al giudice potrebbe accadere (se l’immobile non fosse divisibile in porzioni esattamente pari al 50%) che il magistrato decida di mettere all’asta l’immobile (con successiva attribuzione al lettore e a suo fratello del 50% del ricavato della vendita): questa situazione si verificherà nel caso in cui entrambi non fossero disposti a vedersi assegnato il 100% dell’immobile (pagando all’altro erede il valore stimato della metà dell’appartamento).

  2. Salve, ho ricevuto in eredità una quota di 2 immobili intestati a mio padre insieme al coniuge superstite e a mio fratello, che non abbiamo mai diviso. Posso mettere in vendita la mia quota prima di arrivare alla divisione ereditaria?

    1. Nell’ipotesi in cui un bene appartenga a diversi soggetti in comunione, in base al codice civile ciascun comproprietario può disporre del proprio diritto e cedere ad altri il godimento della cosa nei limiti della sua quota. Qualora sussista una comunione ereditaria, la situazione presenta maggiori complessità poiché la quota ereditaria riguarda l’intero asse ereditario.Sul punto gli autori della dottrina sono divisi sulla corretta interpretazione da dare alla fattispecie. Secondo l’orientamento più datato il singolo coerede è titolare soltanto di una quota sull’intero asse (cosiddetta “quotona”) e non di una quota di comproprietà su ogni singolo bene (cosiddetta “quotina”). Il risultato è che egli non potrebbe mai vendere la quota indivisa di un singolo bene ereditario. Dovrebbe, cioè, attendere la divisione ereditaria prima di poter disporre del proprio bene ormai frazionato. Secondo, invece, altri autori il coerede potrebbe disporre della propria quota su ogni singolo bene. Riguardo, però, agli effetti determinati da tale alienazione si registrano diverse impostazioni; alcuni ritengono che l’atto di cessione sopra un singolo bene facente parte della massa comune abbia immediato effetto traslativo e, di conseguenza, il cessionario diviene comproprietario del bene medesimo e può, in quanto tale, esercitare le facoltà di uso e di amministrazione in relazione al solo bene oggetto di disposizione e non anche agli altri beni comuni.Secondo una diversa impostazione che può ritenersi maggioritaria prima della divisione il condividente può disporre dell’intera quota ereditaria con efficacia reale e della quota su un singolo bene della comunione solo con atto ad esecuzione differita; il disponente continua, pertanto, a fare parte della comunione e mantiene il diritto di chiedere la divisione alla quale il cessionario è chiamato a intervenire affinché la divisione sia opponibile nei suoi riguardi.

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