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Circonvenzione di incapaci: quando è reato?

8 Agosto 2020
Circonvenzione di incapaci: quando è reato?

A seguito di ricerche personali sulla situazione di una mia amica non vedente, ho scoperto una situazione di soggiogazione, sottomissione e plagio. Le ricerche mi hanno anche portato a sapere dell’esistenza di maltrattamenti per cui sono già state fatte opportune denunce.

La mia amica non vedente convive da un anno, ma già da venti ha conferito una delega per la riscossione a questo suo compagno. Relativamente alla delega, il delegato potrebbe essere denunciato per illegalità?

Il quesito riguarda una persona non vedente, convivente da meno di un anno con uomo che però già in passato ha ottenuto la delega alla riscossione delle somme di cui la signora è titolare.

Orbene, premesso che non serve la convivenza per poter ricevere delega, nella situazione prospettata potrebbero configurarsi alcune ipotesi di reato.

Innanzitutto, l’art. 572 del codice penale punisce con la reclusione da tre a sette anni chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte.

La convivenza di cui parla la norma prescinde da un’iscrizione formale presso il registro anagrafe. Pertanto, se la signora di cui parla ha di fatto convissuto e/o convive con una persona che la maltratta, anche solo psicologicamente, allora sarà possibile sporgere denuncia.

È appena il caso di ricordare che il delitto di maltrattamenti sopra descritti è procedibile d’ufficio; ciò significa che chiunque può sporgere denuncia, anche soggetto diverso dalla vittima.

È possibile (in teoria) ravvisare un ulteriore delitto: quello di circonvenzione di persona incapace. Secondo l’art. 643 del codice penale, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 206 a euro 2.065 chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso.

Anche il delitto di circonvenzione di persona incapace è perseguibile d’ufficio e, pertanto, può essere denunciato alle autorità da chiunque, anche da persona diversa dalla vittima.

Non esiste più il delitto di plagio, il quale puniva con la reclusione da cinque a quindici anni chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione. L’articolo 603 del codice penale che prevedeva tale reato è stato dichiarato incostituzionale con sentenza del 9 aprile 1981, n. 96, della Corte Costituzionale.

Orbene, in merito alla sussistenza del requisito della convivenza, va chiarito che:

  • il delitto di maltrattamenti presuppone la convivenza, anche solo di fatto e non formalmente riconosciuta all’ufficio anagrafe. Quindi, se ad esempio la signora conviveva già da diversi anni e già all’epoca subiva maltrattamenti, il reato si integra comunque, a prescindere da ciò che risulta in Comune;
  • il delitto di circonvenzione di persona incapace può essere commesso da chiunque, a prescindere dalla convivenza;
  • la delega per la riscossione di emolumenti può essere conferita a chiunque, a prescindere dalla convivenza.

Da un punto di vista civile, l’illegalità (o meglio, invalidità) della delega sarebbe invocabile solamente nel caso in cui sia dimostrato che il delegato ha approfittato dell’incapacità della delegante, facendole sottoscrivere un atto di cui non aveva piena cognizione. Tuttavia, poiché la signora di cui parla soffre di un’infermità fisica ma non psichica, penso sia difficile provare ciò. Peraltro, se la procura è notarile, il notaio garantisce la validità della stessa.

Il delegante, però, può agire solamente nei limiti della procura che gli è stata conferita: pertanto, se egli si è approfittato della situazione e ha trattenuto per sé i soldi che spettavano alla signora, allora può sicuramente configurarsi un reato.

A questo punto, però, diventa importante capire quale sia il contenuto della delega, come sia stata scritta e quali poteri conferisca al delegato. Se quest’ultimo ha solamente il potere di prelevare i soldi per darli al delegante, allora ogni trattenuta equivarrebbe a un furto o a un’appropriazione indebita (art. 646 cod. pen.); se, invece, la delega è ben scritta e conferisce ampi poteri (in pratica, si tratta di una procura), allora l’unico modo per inficiarla sarebbe quella di dimostrare che essa è stata in qualche modo “estorta”, cioè ottenuta approfittando della debolezza o dell’infermità altrui. Ma ciò può essere dimostrato solamente attraverso un’accurata indagine da parte delle autorità.

Pertanto, tirando le fila di quanto detto sinora, a sommesso avviso dello scrivente sarebbe il caso di sporgere una denuncia per circonvenzione di incapaci, al fine di far approfondire la questione alle autorità. Così facendo, dalle indagini potranno emergere anche altri reati, tipo i maltrattamenti, le appropriazioni indebite e altri illeciti nascosti. Peraltro, se le autorità dovessero rinvenire anche una sorta di incapacità al momento del conferimento delle delega, quest’ultima sarebbe annullabile.

Il consiglio è di sporgere la denuncia ai Carabinieri, alla Polizia o direttamente alla Procura della Repubblica territorialmente competente; in quest’ultimo caso, però, è bene presentarsi con una denuncia già scritta.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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