Diritto e Fisco | Editoriale

Cancellare video da internet: Google responsabile. La dirompente sentenza

11 Novembre 2013 | Autore:
Cancellare video da internet: Google responsabile. La dirompente sentenza

Cancellata la neutralità della rete: Google deve garantire l’oblio e la rimozione automatica di tutti i contenuti contrari alla privacy; per la prima volta, con una sentenza che non ha precedenti, il Tribunale civile di Parigi afferma la responsabilità del motore di ricerca per le condotte di terzi.

Una sentenza imprevedibile, contraria a qualsiasi previsione e, soprattutto, dirompente negli effetti che potrebbe avere sulla rete: sono queste le prime riflessioni che fuoriescono dopo la lettura della decisione firmata, pochi giorni fa, dal Tribunal de Grande Istance di Parigi.

Il caso è ormai a tutti noto. Il famoso pilota di Formula 1, Max Mosley, era stato segretamente immortalato, alcuni anni fa, durante un festino “privato”, con incontri sadomaso. Il video aveva fatto il giro della rete cosicché l’interessato aveva  intimato a Google la cancellazione immediata, dalla lista delle ricerche, di tutte le immagini private costategli la reputazione.

Qualsiasi giurista o esperto della rete non avrebbe scommesso un euro sulle possibilità di riuscita dell’azione. È noto ormai anche a chi non ha studiato legge che il “principio di neutralità della rete”, sposato dalla direttiva comunitaria sul commercio elettronico [1], nonché da tutti i tribunali europei e nazionali, stabilisce un concetto semplice e chiaro: i fornitori di servizi in rete (i cosiddetti Internet Service Providers) non sono responsabili per le condotte illecite poste da terzi. A tutto voler concedere, ad essi potrebbe essere imputata una responsabilità (di tipo “omissivo”) solo qualora, una volta informati dell’illecito, non si attivino per predisporre le dovute tutele.

Dunque, la decisione più coerente, alla luce di tale normativa, sarebbe stata quella di respingere al mittente la richiesta, consigliandogli, piuttosto, di bussare alla porta dei singoli siti che ospitavano il contenuto illegale, chiedendo a loro la rimozione.

E invece, a sorpresa, il Tribunale de Grande Istance di Parigi – che si occupa dei diritti della persona – ha dato ragione a Mosley, ordinando a Google di far cadere nell’oblio della rete il festino privato, con donne abbigliate a tema.

La decisione, che ha suscitato non poche preoccupazioni all’interno della rete, potrebbe sconvolgere gli attuali asset della responsabilità tra i fornitori di servizi come Google, Yahoo!, YouTube, Myspace, ma anche Facebook, Twitter, eBay e tutte le grandi piattaforme. Infatti, essa va nel senso diametralmente opposto a quanto affermato dalla Corte di Giustizia Europea nella storica sentenza di fine 2011 (leggi l’articolo “Corte di Giustizia: la rete rimane neutrale nella lotta contro la pirateria”). In detta occasione, i giudici di Lussemburgo ebbero modo di osservare che imporre sui provider un obbligo di preventiva vigilanza significherebbe assegnare ad essi una funzione di sceriffi della rete, “controllori non controllati”, con evidenti lesioni della privacy degli utenti. Non solo: ad essere sconvolto sarebbe anche quel principio democratico di ogni moderno Stato secondo cui qualsiasi limitazione di diritti dei terzi (ivi compresi quelli a pubblicare un contenuto sulla rete) può derivare solo da una decisione di un giudice e non di un soggetto privato.

Peraltro – argomentava la Corte in tale occasione – allo stato attuale non esistono strumenti tecnici in grado di scandagliare la rete e garantire un filtraggio automatico e preventivo dei testi e video illeciti che circolano sul web. Così, svolgere l’attività di commercio elettronico, in presenza di tali responsabilità oggettive, potrebbe essere antieconomica e, praticamente, impossibile. Con buona pace del web libero e indipendente che oggi conosciamo.

Insomma, di tutte queste giuste argomentazioni il tribunale francese di Grande Istance fa carta straccia. Anche se limita il filtraggio automatico ai prossimi cinque anni – e fissa in 1 euro simbolico il risarcimento per l’ex patron della Formula 1 – la decisione del giudice Marie Mongin ha completamente ignorato l’esistenza del principio della net neutrality.

La giurisprudenza italiana, dopo un primo avvio piuttosto incerto [2], ha finalmente iniziato ad applicare in modo pieno i principi della neutralità della rete. Così, per esempio, quando ha trattato il diritto all’oblio sul web, la Cassazione [3] ne ha scaricato la responsabilità per i contenuti diffamatori sui singoli siti editoriali e non sui motori di ricerca. Se una notizia è collocata nell’archivio storico della testata e resa disponibile tramite l’intervento dei motori di ricerca, è il titolare dell’organo di informazione che deve curarne anche l’aggiornamento continuo.


note

[1] Direttiva UE n. 2000/31 art. 15: “Nella prestazione dei servizi (…) gli Stati membri non impongono ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano né un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite”. L’Italia ha attuato la direttiva con il Dlgs 70/2003.

[2] Note sono la sentenza che hacondannato YouTube a cancellare i video della trasmissione “Il Grande Fratello” perché la pubblicazione non era stata autorizzata da RTI s.p.a., o ancora quella che ha ritenuto responsabili i vertici di Google per il video del pestaggio di un bambino down caricato su YouTube dai compagni di classe.

[3] Cass. sent. n. 5525/12.


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