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Appropriazione indebita: come tutelarsi

10 Ottobre 2020 | Autore:
Appropriazione indebita: come tutelarsi

Querela e azione di rivendicazione per ottenere il bene oggetto di appropriazione indebita: gli strumenti per tutelarsi.

Molte persone hanno il brutto vizio di prendere le cose altrui e di non restituirle. Quasi sempre questo comportamento viene tollerato, anche se chi lo pone in essere passa per maleducato. In realtà, questa condotta costituisce un vero e proprio reato, che prende il nome di appropriazione indebita. In pratica, a differenza del comune furto, l’appropriazione indebita consiste nell’impadronirsi di una cosa altrui di cui si era già in possesso, magari perché presa in prestito o ricevuta per motivi di lavoro. Come tutelarsi da un’appropriazione indebita?

Se si volesse essere assolutamente certi di non finire vittima di un reato del genere, bisognerebbe non spogliarsi mai del possesso di un proprio bene. Il punto è che ciò è difficilissimo, se non impossibile. Pensa all’auto che devi necessariamente consegnare al meccanico per la riparazione: in un’ipotesi del genere, dovresti per forza affidare un tuo bene a un’altra persona la quale, se non volesse restituirtela, commetterebbe il reato di cui stiamo trattando. Tutelarsi dall’appropriazione indebita potrebbe essere un invito a diffidare sempre e di chiunque. In realtà, da un punto di vista giuridico, la maggior protezione offerta è solamente quella che può esercitarsi dopo, cioè successivamente al fatto, chiedendo al giudice penale la condanna alla pena di giustizia e al giudice civile la restituzione del bene. Vediamo come fare.

Il reato di appropriazione indebita

Come anticipato in premessa, l’appropriazione indebita è la condotta di colui che, trovandosi in possesso di un bene appartenente a terzi, decide consapevolmente di non restituirlo senza alcuna fondata pretesa giuridica [1].

Insomma, commette appropriazione indebita chi decide di far suo un bene mobile che è di proprietà di terzi.

Appropriazione indebita e furto

La differenza tra appropriazione indebita e furto è evidente:

  • nell’appropriazione indebita, il colpevole è già nel possesso legittimo di un bene mobile altrui. L’illiceità scatta nel momento in cui il possessore decide di comportarsi come il proprietario, decidendo di non restituirlo e/o di servirsene come bene proprio;
  • nel furto, il ladro deve sottrarre fisicamente il bene altrui al legittimo proprietario, con l’intento di impossessarsene.

Appropriazione indebita: com’è punita?

L’appropriazione indebita è punita con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da mille a tremila euro.

La procedibilità del reato è subordinata alla querela di parte. Ciò significa che, senza denuncia della vittima dell’appropriazione indebita, non potrà procedersi contro l’autore del fatto.

Inoltre, poiché il reato è procedibile solo a querela, la segnalazione alle forze dell’ordine deve essere fatta entro tre mesi da quando si è scoperta l’appropriazione indebita. Resta ferma la possibilità per la vittima di ritirare la querela e di estinguere il procedimento, anche se già in corso, purché non sia già stata pronunciata la sentenza di condanna.

Appropriazione indebita: come difendersi?

Esistono sostanzialmente due modi per tutelarsi dall’appropriazione indebita:

  • sporgere immediatamente querela presso le autorità competenti;
  • citare in tribunale l’autore dell’appropriazione, affinché egli venga condannato alla restituzione.

Querela per appropriazione indebita

Come già ricordato, l’appropriazione indebita è reato procedibile a querela di parte. La vittima che non riesce più ad ottenere il proprio bene deve presentarsi all’autorità pubblica e sporgere querela, chiedendo la punizione del responsabile.

La querela segna l’avvio delle indagini le quali, se avranno riscontro positivo, sfoceranno in un rinvio a giudizio per il responsabile. Nel processo penale, la vittima dell’appropriazione indebita può costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento del danno subito a seguito della condotta colpevole dell’imputato.

È proprio qui che entra in gioco l’azione civile per ottenere la restituzione del bene di cui si è appropriato ingiustamente il reo. Per quanto possa sembrare strano, il giudice penale non può condannare l’autore dell’appropriazione indebita alla restituzione del bene mobile che ha illegittimamente sottratto.

L’unica cosa che può fare è condannarlo alla pena prevista dal codice penale (reclusione e multa) e al risarcimento dei danni a favore del querelante, ma non può ordinargli di restituire il maltolto.

Dunque, se l’appropriazione indebita ha avuto ad oggetto un bene particolarmente prezioso e importante (anche solo da un punto di vista affettivo) per la vittima, e questa non si accontenta del risarcimento, dovrà esperire un’apposita azione civile per ottenere la restituzione.

Azione civile per appropriazione indebita

L’azione civile per ottenere la restituzione del bene oggetto di appropriazione indebita da parte di terzi può essere esperita anche contestualmente all’azione penale. Ciò perché le due azioni hanno obiettivi diversi:

  • con l’azione penale si punta ad ottenere la condanna alla reclusione del colpevole, oltre al risarcimento dei danni;
  • con l’azione civile, invece, si punta ad ottenere una sentenza con cui si ordina la restituzione del bene

È chiaro che l’azione civile per la restituzione del bene oggetto di appropriazione indebita tornerà utile se il reato ha riguardato un bene mobile infungibile, cioè che non può essere sostituito con altri né può essere in qualche modo “compensato” con un risarcimento. Facciamo un esempio.

Tizio consegna a Caio un prezioso dipinto affinché ne esegua il restauro. Al termine dei lavori, Caio nega la restituzione ed espone in casa propria il quadro.

In un caso come quello appena esemplificato, la vittima dell’appropriazione indebita avrà tutto l’interesse a recuperare il bene, non potendosi accontentare di un risarcimento (per quanto ingente). Per ottenere questo risultato, dunque, dovrà citare in giudizio l’autore dell’illecito e chiedere la rivendica del bene di sua proprietà [2].


note

[1] Art. 646 cod. civ.

[2] Art. 948 cod. civ.

Autore immagine: Depositphotos.com


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