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Smart working: si perdono i buoni pasto?

5 Agosto 2020 | Autore:
Smart working: si perdono i buoni pasto?

Il dipendente che svolge l’attività lavorativa da casa, in modalità di lavoro agile, ha ugualmente diritto ai ticket restaurant?

A causa dell’epidemia di coronavirus, sono numerosissimi i lavoratori che attualmente svolgono l’attività da casa, in modalità di smart working. Lo smart working, o lavoro agile, è una modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, che viene effettuata in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa.

Perché questo strumento sia attivato validamente, è necessario il rispetto di precise regole, tra le quali la non discriminazione del lavoratore agile: il dipendente in modalità di smart working, difatti, ha diritto allo stesso trattamento spettante ai dipendenti che lavorano in sede. Non può, ad esempio, ricevere una retribuzione inferiore rispetto a quella erogata a coloro che non lavorano a distanza. Ne abbiamo parlato in: 10 regole dello smart working.

Ma questo vale anche per i buoni pasto? Se si svolge l’attività in modalità di smart working si perdono i buoni pasto?

La questione è di non poca rilevanza, dato che per molti lavoratori i buoni pasto rappresentano un sostegno importante: è difatti possibile cumulare sino a 8 buoni per acquistare generi alimentari. Non è vietato fare la spesa utilizzando i buoni pasto, purché si acquistino alimenti e bevande. Si presume, a tal proposito, che il lavoratore utilizzi gli alimenti e le bevande acquistate con la spesa al supermercato come provvista per preparare i pasti da portare al lavoro.

In ogni caso, anche qualora il lavoratore utilizzi i buoni per la pausa pranzo al bar o alla tavola calda, poter fruire di questi ticket rappresenta indubbiamente un vantaggio, in quanto il pasto coperto dai buoni non incide, o incide in minima parte, sul budget del dipendente.

Ci si chiede, però, se anche il dipendente in smart working, che lavora da casa, possa continuare a ricevere i buoni pasto. Se il lavoratore agile smette di ricevere i buoni l’azienda lo sta discriminando, riconoscendogli un trattamento economico inferiore rispetto ai lavoratori in sede?

Per analizzare correttamente la questione, dobbiamo prima capire qual è la natura e la funzione dei buoni pasto.

Che cosa sono i buoni pasto?

buoni pasto, o ticket restaurant (è così che sono comunemente chiamati i buoni, dal nome di una nota società che emette questi titoli), sono dei documenti di legittimazione che consentono al titolare di ricevere un servizio sostitutivo di mensa, di importo pari al valore facciale del buono stesso, cioè pari al valore riportato nel documento.

buoni pasto, comunque, possono essere non solo cartacei, ma anche elettronici. A seconda della loro forma di emissione, cartacea o elettronica, godono di soglie di esenzioni fiscali diverse: il buono pasto cartaceo, difatti, è esente da tassazione e contribuzione sino al valore di 4 euro, mentre il buono elettronico è esente sino a 8 euro.

Questo vantaggio fiscale notevolmente più elevato è giustificato dalla tracciabilità dei buoni pasto elettronici: il loro utilizzo illegittimo è assai improbabile.

Come si utilizzano i buoni pasto?

Il lavoratore può utilizzare i buoni pasto non solo per fruire della somministrazione diretta di alimenti e bevande effettuata da pubblici esercizi (bar, pizzeria, tavola calda…), ma anche per acquistare prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato effettuata da mense aziendali, rosticcerie e gastronomie artigianali, pubblici esercizi, nonché da esercizi commerciali con autorizzazione per la vendita, produzione, preparazione di generi alimentari. In sostanza, i buoni pasto si possono utilizzare anche presso le rosticcerie ed i supermercati.

Ed è proprio per questo che risultano un aiuto non irrilevante per il lavoratore, considerando comunque che i ticket:

  • non possono essere ceduti a terzi;
  • possono essere sommati per essere usati contemporaneamente fino al limite massimo di 8 buoni, non oltre;
  • non possono essere monetizzati, cioè commercializzati o convertiti in denaro;
  • sono utilizzabili solo dal titolare esclusivamente per l’intero valore facciale: in altre parole, se si fa la spesa con i buoni pasto, ma l’importo degli alimenti acquistati è inferiore al valore dei buoni, non è possibile ricevere il resto in denaro.

A quali lavoratori spettano i buoni pasto?

I buoni pasto spettano alla generalità dei lavoratori subordinati, cioè dipendenti.

Attenzione, però: il riconoscimento dei buoni pasto da parte del datore di lavoro non è un diritto previsto dalla legge; la spettanza dei ticket dipende dalle disposizioni del contratto collettivo applicato o del contratto di lavoro individuale, qualora più favorevole rispetto agli accordi collettivi.

In base a quanto specificato dal decreto che ne disciplina l’utilizzo [1], i buoni pasto possono essere riconosciuti:

  • anche se l’orario non prevede una pausa per il pranzo;
  • anche ai lavoratori che non sono inquadrati come dipendenti, ma che hanno un rapporto lavorativo in qualità di collaboratori (parasubordinati o co.co.co.).

Il lavoratore può avere diritto ai buoni pasto anche se in azienda è previsto un servizio mensa, purché non ne fruisca in prima persona [2].

Se il dipendente avente diritto ai buoni per disposizione contrattuale viene adibito al lavoro agile, conserva questo diritto o lo perde?

Trattamento del dipendente in smart working

A questo proposito, osserviamo che la normativa che disciplina lo smart working [3] prevede, per il dipendente la cui prestazione lavorativa sia resa in modalità agile, il diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.

Ma il buono pasto fa parte della retribuzione del lavoratore? Se il datore di lavoro non riconosce i buoni al dipendente in smart working gli sta, di fatto, riconoscendo una retribuzione inferiore rispetto a quella erogata ai lavoratori che svolgono la propria attività in sede?

Natura dei buoni pasto

Non esiste un provvedimento legislativo che definisca la natura dei buoni pasto come retributiva, cioè, in parole semplici, non c’è una legge che afferma che il buono pasto fa parte della retribuzione. Manca però anche una legge che affermi il contrario, cioè che il buono pasto non ha natura retributiva, anzi, in generale manca proprio una legge che definisca la natura del buono pasto. E allora, come si deve procedere? Bisogna comunque riconoscere il buono pasto ai dipendenti in smart working, per evitare contestazioni e l’insorgenza di contenziosi?

In merito alla natura dei buoni pasto, è generalmente corretto confrontare questi documenti di legittimazione con l’indennità di mensa. La legge che disciplina quest’ultimo strumento [4] esclude, nella maggioranza delle ipotesi, che l’indennità di mensa abbia la natura di retribuzione, in quanto si tratta di un servizio sociale previsto a favore della generalità dei lavoratori.

In pratica, secondo la legge, l’indennità di mensa è una prestazione di assistenza, a favore dei lavoratori, in quanto finalizzata a sostenerli per il disagio dovuto allo svolgimento dell’attività lavorativa in orario tale da rendere difficoltoso il rientro alla propria abitazione per la fruizione del pasto.

Vi sono comunque delle ipotesi in cui il contratto collettivo prevede una diversa qualificazione di questa indennità. Ad esempio, se il contratto collettivo applicato dall’azienda prevede il riconoscimento di un’indennità sostitutiva di mensa alla generalità dei lavoratori, inclusi coloro che, in concreto, non utilizzano il servizio mensa, l’indennità perder il suo carattere assistenziale ed assume la natura di retribuzione, alla pari dello stipendio o del salario.

Lo stesso ragionamento può essere applicato anche ai buoni pasto: questi non hanno natura retributiva, ma assistenziale, a meno che il contratto collettivo non preveda, esplicitamente o di fatto, una qualificazione differente.

Buoni pasto e smart working

Tornando alla nostra questione principale, e cioè se i buoni pasto debbano essere riconosciuti al dipendente in smart working, eccoci allora alla risposta:

  • se il buono pasto è qualificato come prestazione esclusivamente di assistenza e non retributiva, lo smart worker non ne ha diritto, dato che il ticket serve a compensare il disagio di non poter preparare e consumare il pranzo presso la propria abitazione;
  • al contrario, se il contratto collettivo applicato qualifica il buono pasto come parte della retribuzione, allora il lavoratore agile ne ha diritto, in quanto ai dipendenti in smart working va garantito lo stesso trattamento economico ed in questo caso i buoni pasto ne fanno parte.

Il contratto collettivo applicato deve, comunque, specificare che il buono pasto non costituisce un servizio sociale, in quanto assume le caratteristiche della retribuzione.


note

[1] DM 122/2017.

[2] Circ. Min. Fin. n. 326/E/1997.

[3] Art.20 L. 81/2017.

[5] Art.6 DL 333/1992.


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