Impugnazione cartella esattoriale: contro chi va proposta

5 Agosto 2020 | Autore:
Impugnazione cartella esattoriale: contro chi va proposta

A chi va notificato il ricorso? All’Agente di riscossione che ha emesso l’atto e/o all’Ente impositore che è creditore del tributo?

Ricevi una cartella esattoriale dall’Agente di riscossione, ma il debito tributario riguarda l’Agenzia delle Entrate, oppure il tuo Comune di appartenenza se si tratta di imposte locali, come l’Imu e la Tari, o la Regione per la tassa automobilistica.

Vuoi contestare la pretesa fiscale e impugnare la cartella, presentando ricorso alla Commissione tributaria. A chi devi notificare il ricorso? All’Agente di riscossione che ti ha inviato la cartella oppure all’Ente impositore, quello che vanta il tributo richiesto? E se la cartella contiene tributi multipli cosa bisogna fare?

La domanda non è di poco conto perché sbagliare il destinatario può comportare l’inammissibilità del ricorso e, quindi, perderesti la causa in partenza. Vediamo allora come bisogna regolarsi in questi casi.

Il contraddittorio processuale

Impugnare una cartella esattoriale significa instaurare un processo tributario. Come per tutti i processi, la regola fondamentale è quella del contraddittorio: la controparte deve essere citata in giudizio, dove può costituirsi e spiegare le sue difese per resistere alla tua pretesa.

Siccome sei tu che assumi l’iniziativa, avviando il processo devi individuare per prima cosa il tuo contraddittore, o avversario, notificandogli il ricorso e poi depositandolo in Commissione tributaria.

Il processo con più controparti

A volte, capita che le controparti da citare sono più di una: tecnicamente questa situazione si chiama «litisconsorzio necessario» [1] e si verifica quando la domanda processuale riguarda più soggetti, che devono essere convenuti nello stesso processo e messi in condizione di parteciparvi, altrimenti la decisione non avrebbe effetti nei loro confronti.

È il caso, ad esempio, dei coeredi o dei comproprietari; se qualcuno non è stato citato, il giudice ordina l’integrazione del contraddittorio ai soggetti necessari ma mancanti, e la parte interessata a farlo deve provvedere a citare anch’essi, per rendere possibile il loro intervento.

Nel processo tributario, ci sono dei casi di solidarietà nel pagamento delle imposte ma questo riguarda il lato del debitore, mentre noi ci stiamo occupando della solidarietà dei creditori, cioè della presenza di più soggetti interessati a riscuotere il loro credito tributario, quello menzionato nella cartella, che è emessa da un soggetto, l’Agente di riscossione, per conto e nell’interesse di un altro: l’Ente impositore che dunque è il “vero” creditore.

Chi bisogna citare in giudizio

Dopo numerosi dubbi e incertezze, la Cassazione [2] ha finalmente stabilito che in questi casi l’onere di chiamare in giudizio l’Ente creditore grava sull’Agente di riscossione che ha emesso la cartella esattoriale.

Quindi, ad esempio, se la tua cartella proviene dall’Agenzia Entrate Riscossione, tu potrai notificare il ricorso solo ad essa, che potrà chiamare in giudizio l’Agenzia delle Entrate, se il ruolo riguarda imposte statali come l’Irpef, l’Ires, l’Irap o l’Iva, o l’Ente locale titolare del proprio tributo (bollo auto, Tari, Imu, ecc.).

Ovviamente, la necessità di citare nel processo questo terzo soggetto dipenderà dalle domande proposte: se le questioni riguardano la notifica della cartella o i vizi della stessa, non occorrerà che al giudizio partecipi anche l’Ente creditore, perché sono tutti aspetti di competenza dell’Agente di riscossione che la ha emessa e notificata.

Quando invece le tue doglianze riguardano anche il merito della pretesa (ad esempio, sostieni che il tributo non è dovuto e che nessun avviso di accertamento ti è mai stato notificato prima della cartella stessa), il tuo bersaglio, il motivo per il quale richiedi l’annullamento della cartella, sta a monte, in un atto presupposto e precedente.

Allora, occorrerà la presenza nel processo dell’Ente responsabile di questi accadimenti [3], che potrà, ad esempio, dimostrare la legittimità della pretesa tributaria ed anche produrre documenti che provano che la prima notifica c’è stata.

Quindi, potrai citare un unico soggetto che, a seconda dei casi, potrà essere l’Agente di riscossione oppure l’Ente impositore, se le tue doglianze riguardano esclusivamente quest’ultimo.

Nei casi dubbi, oppure se sollevi vizi multipli che riguardano entrambi i soggetti, cioè l’Agente di riscossione e l’Ente impositore, è sempre opportuno dirigersi contro chi ha emesso la cartella da impugnare, perché, come vedremo ora, gli oneri successivi di chiamare in causa altri soggetti passano a suo carico.

Chi deve provvedere alla chiamata del terzo

In questi casi, sarà di solito l’Agente di riscossione ad eccepire in giudizio, per prima cosa, la propria «carenza di legittimazione passiva» [4] sulle questioni da te dedotte che non lo riguardano e il giudice disporrà l’integrazione del contraddittorio entro un termine stabilito.

Potrebbe anche succedere che l’Agente non si costituisca in giudizio (e, quindi, non rilevi nulla) e allora sarà il giudice, se la reputa necessaria, a ordinare, d’ufficio, la chiamata del terzo.

Quando tutto ciò accade, sarà l’Agente di riscossione, inizialmente citato in giudizio, che dovrà provvedere alla chiamata del terzo. Dunque non il ricorrente, che ha già validamente instaurato il processo e non ha ulteriori oneri a proprio carico sotto questo profilo.

Se il concessionario non provvede, la causa proseguirà comunque, ma in caso di soccombenza l’Agente di riscossione che ha omesso la chiamata del terzo subirà direttamente le conseguenze della lite e pagherà le spese processuali. Leggi anche “Cartella esattoriale: come fare ricorso“.


note

[1] Art. 102 Cod. proc. civ.

[2] Cass. Sez. Un. sent. n.16412/07 del 25 luglio 2007.

[3] Art. 19, comma 3, D.Lgs. n.546/92: “Gli atti diversi da quelli indicati non sono impugnabili autonomamente. Ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri. La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo”

[4] Art. 23 D.Lgs. n.546/92.


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