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Fondo comune di investimento: ultime sentenze

6 Settembre 2020
Fondo comune di investimento: ultime sentenze

L’obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituire il valore delle quote di partecipazione.

Partecipazione ad un fondo comune di investimento

La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in assenza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce non un titolo di credito nei confronti del fondo, ma solo un credito, rappresentato dall’obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione; deve, pertanto, ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo solo se sia stata rispettata la disciplina prevista per il pegno di crediti dall’art. 2800 c.c., cioè la notifica della costituzione del pegno al debitore ovvero la sua accettazione con atto di data certa.

Cassazione civile sez. VI, 11/06/2020, n.11177

Autonomia patrimoniale dei fondi comuni di investimento

In tema di fondo comune d’investimento, se è vero che delle obbligazioni contratte per suo conto, il fondo comune di investimento risponde esclusivamente con il proprio patrimonio“, è altrettanto vero, sempre in base alla medesima legge, che “ciascun fondo comune di investimento, o ciascun comparto di uno stesso fondo, costituisce patrimonio autonomo, distinto a tutti gli effetti dal patrimonio della società che lo gestisce.

Tribunale Trento, 03/03/2016, n.210

Le richieste di risarcimento degli investitori

La società di gestione e risparmio se vuol rimanere indenne da eventuali richieste di risarcimento degli investitori, deve impugnare l’avviso di accertamento, ma non è da considerare solidalmente responsabile del debito d’imposta accertato, non potendo essere considerata parte contraente. La predetta società può, altresì, impugnare in nome del fondo comune di investimento, l’avviso di accertamento se al momento della notifica, gestisce il fondo stesso.

Comm. trib. reg. Brescia, (Lombardia) sez. LXVII, 07/12/2015, n.5282

Le quote di un fondo comune di investimento

Il contratto denominato “4 YOU” stipulato tra una banca ed un cliente, avente ad oggetto la peculiare combinazione di titoli obbligazionari e di quote di un fondo comune di investimento, nel contesto unitario di un’operazione garantita dal pegno costituito sui medesimi strumenti finanziari e finalizzata sia alla restituzione che alla realizzazione del finanziamento erogato, dà vita ad una complessiva fattispecie negoziale autonoma riconducibile alla categoria degli strumenti finanziari, di cui all’art. 1 comma 2 lett. j) d.lg. n. 58 del 1998.

È vessatoria, la clausola contenuta nel contratto del piano finanziario denominato 4you che regola l’onere a carico del cliente in caso di recesso anticipato. Tale clausola, è infatti caratterizzata da proposizioni assolutamente oscure e criptiche non solo per il risparmiatore medio, ma anche per la quasi totalità dei risparmiatori che non siano operatori qualificati e la formula che determina l’importo dovuto alla banca è comprensibile solo da economisti esperti in matematica finanziaria.

Tribunale Avezzano, 28/11/2015

La disciplina fiscale dei fondi immobiliari chiusi

Sono inammissibili, per difetto di rilevanza, le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 32, comma 3-bis, d.l. 31 maggio 2010, n. 78, conv., con modif., in l. 30 luglio 2010, n. 122, censurato, per violazione dell’art. 53 Cost., in quanto prevede che i redditi conseguiti dal fondo comune di investimento immobiliare non partecipato esclusivamente dai soggetti istituzionali e rilevati nei rendiconti di gestione siano imputati «per trasparenza» ai partecipanti non istituzionali che possiedano quote di partecipazione superiori al 5 per cento del patrimonio del fondo, in tale percentuale computandosi anche le partecipazioni detenute dai familiari indicati nell’art. 5, comma 5, d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.

La norma censurata, riferendosi alla tassazione per trasparenza “a regime”, non riguarda lo scrutinio della domanda di rimborso di quanto pagato dai ricorrenti a titolo di imposta sostitutiva, atteso che gli importi di cui è stata chiesta la restituzione non sono stati versati in virtù della norma stessa. Pertanto, l’accoglimento o la reiezione delle domande dei giudizi a quibus non dipende dalla fondatezza o meno delle relative questioni.

Corte Costituzionale, 11/11/2015, n.231

La responsabilità per la gestione di fondi comuni

La SGR, in qualità di titolare formale del patrimonio del fondo comune di investimento, è legittimata ad agire in nome proprio nei confronti dei suoi amministratori per ottenere il risarcimento dei danni da questi arrecati al fondo in violazione dell’obbligo di corretta e diligente gestione, anche in mancanza di una precedente azione dei partecipanti a carico della società di gestione.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 11/05/2015

Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori

La legittimazione all’esercizio dell’azione di responsabilità svolta nei confronti degli amministratori di SGR, società gestore di un fondo comune di investimento, e volta ad ottenere il ristoro dei danni arrecati al fondo da quest’ultima gestito, spetta alla SGR e non ai singoli partecipanti al fondo.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 24/10/2014

Il fenomeno di successione a titolo particolare

Il nuovo trasferimento alla regione, previsto dall’art. 1, comma cinque, della legge reg. Lazio 11 agosto 2008, n. 14, di beni immobili destinati a rendite patrimoniali, già trasferiti alle ASL ex artt. 23 e 24 della legge reg. Lazio 16 giugno 1994, n. 18, e gestiti mediante apporto ad un fondo comune di investimento immobiliare, è riconducibile ad un fenomeno di successione a titolo particolare, sicché nella controversia avente ad oggetto tali immobili, instaurata originariamente contro la società di gestione del fondo, quest’ultima conserva la legittimazione passiva.

Cassazione civile sez. VI, 10/07/2013, n.17076

L’azione giudiziaria di accertamento

L’azione giudiziaria di accertamento volta a dimostrare che la natura giuridica del Fondo comune di investimento, per effetto delle disposizioni di legge che regolano la materia, non può sopportare l’attribuzione del codice fiscale, pena un radicale mutamento di status rispetto a quello legislativamente riconducibile al Fondo medesimo, rientra nella sfera di cognizione del g.o.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 01/08/2012, n.7098

La notifica dell’avviso di accertamento

Nel caso di fondo comune di investimento immobiliare, soggetto passivo i.c.i. è il fondo stesso, non il gestore. Di conseguenza l’avviso di accertamento notificato al gestore stesso è illegittimo.

Comm. trib. prov.le Milano sez. XXVI, 04/05/2011, n.145

Fondo comune di investimento chiuso: il ricorso all’accordo di ristrutturazione

Il fondo comune di investimento chiuso, essendo dotato di soggettività giuridica autonoma, può ricorrere, per il tramite della SGR che lo rappresenta, all’accordo di ristrutturazione di cui all’art. 182-bis, l. fall., previa verifica dello stato di crisi del fondo medesimo.

Tribunale Milano sez. II, 10/11/2016

Il fondo comune di investimento può considerarsi un autonomo soggetto di diritto?

Il fondo comune di investimento costituisce “un patrimonio autonomo distinto a tutti gli effetti dal patrimonio della società di gestione del risparmio e da quello di ciascun partecipante, nonché da ogni altro patrimonio gestito dalla medesima società”; lo stesso non può considerarsi un autonomo soggetto di diritto, da ciò conseguendo che, in caso di acquisto immobiliare operato nell’interesse di un fondo, l’immobile acquistato deve essere intestato alla società di gestione.

Tribunale Mantova, 19/05/2016

Quote di partecipazione ad un fondo comune di investimento senza certificato individuale

La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in assenza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce non un titolo di credito nei confronti del fondo, ma solo un credito, rappresentato dall’obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione; deve, pertanto, ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo solo se sia stata rispettata la disciplina prevista per il pegno di crediti dall’art. 2800 c.c., cioè la notifica della costituzione del pegno al debitore ovvero la sua accettazione con atto di data certa.

Cassazione civile sez. I, 27/12/2011, n.28900



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