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Fondo comune di investimento: ultime sentenze

23 Settembre 2021
Fondo comune di investimento: ultime sentenze

L’obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituire il valore delle quote di partecipazione.

Attività di gestione di un fondo comune d’investimento

Per determinare se le prestazioni di servizi fornite da terzi a società di gestione di fondi comuni d’investimento rientrino nell’esenzione prevista all’articolo 135, paragrafo 1, lettera g), della direttiva IVA, è necessario valutare se tali servizi formino, globalmente valutato, un insieme distinto; la condizione relativa al carattere «distinto» non può essere interpretata nel senso che una prestazione di servizi specifica ed essenziale per la gestione di fondi comuni d’investimento debba essere interamente esternalizzata.

L’esenzione prevista in detta disposizione è intesa a promuovere l’accesso dei piccoli investitori al mercato dei valori mobiliari. Invero, la gestione comune degli investimenti nei fondi comuni d’investimento offre a questi ultimi la possibilità di detenere, nonostante un investimento modesto, un portafoglio diversificato che li protegga dai rischi inerenti alle fluttuazioni del valore dei titoli e consenta loro di condividere i costi di una gestione esperta. In assenza di esenzione, i detentori di quote negli organismi d’investimento collettivo sarebbero maggiormente tassati degli investitori, a priori di più grandi dimensioni, che investono direttamente il loro denaro in titoli e non ricorrono alle prestazioni di gestione di fondi.

Il principio di neutralità fiscale osta a che operatori economici che effettuino le stesse operazioni siano trattati diversamente in materia di riscossione dell’IVA, infatti se una prestazione specifica ed essenziale per la gestione di fondi comuni d’investimento dovesse essere assoggettata all’IVA per il solo fatto di non essere interamente esternalizzata, ciò favorirebbe le società di gestione che forniscono tale prestazione in proprio nonché gli investitori che investono direttamente i propri denari in titoli senza ricorrere alle prestazioni di gestione di fondi.

Corte giustizia UE sez. I, 17/06/2021, n.58

Liquidazione di fondi comuni di investimento: disciplina fiscale

In tema di disciplina fiscale della liquidazione di fondi comuni di investimento, l’art.32 D.L. n.78 del 2010 (conv. in L. n.122 del 2010) stabilisce che la società di gestione del risparmio è tenuta a prelevare e a versare all’Erario, a titolo di imposta sostitutiva, un importo calcolato in percentuale sul valore netto del fondo, rendendo così evidente che soggetto passivo d’imposta, in quanto titolare della posizione soggettiva, sintomatica di capacità contributiva, che costituisce il presupposto impositivo, è appunto il fondo, e non la società che lo gestisce, pur essendo quest’ultima tenuta, in tale sua qualità, al pagamento del tributo in luogo del fondo (salvo rivalsa nei suoi confronti), ovvero chiamata ad assolvere l’obbligazione gravante sul fondo svolgendo le attività di liquidazione e prelevando delle somme necessarie per il versamento dell’imposta sostitutiva, configurando così a carico della società una “obbligazione di mezzi (prelevare e pagare) e non di risultato (garantire all’Erario che il fondo paghi, anche se non ha i mezzi).

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXII, 07/02/2020, n.359

Partecipazione ad un fondo comune di investimento

La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in assenza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce non un titolo di credito nei confronti del fondo, ma solo un credito, rappresentato dall’obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione; deve, pertanto, ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo solo se sia stata rispettata la disciplina prevista per il pegno di crediti dall’art. 2800 c.c., cioè la notifica della costituzione del pegno al debitore ovvero la sua accettazione con atto di data certa.

Cassazione civile sez. VI, 11/06/2020, n.11177

Fondi comuni di investimento: certificati nominativi di partecipazione

I certificati nominativi di partecipazione ai fondi comuni di investimento, di cui all’art. 36, comma 5, d.lgs. n. 58 del 1998 posseggono la natura giuridica di titoli di credito, giacchè incorporano il diritto alla prestazione e possono circolare limitatamente ad uno dei soggetti partecipanti al fondo, come è confermato dalla norma citata che ne prevede espressamente il carattere nominativo o al portatore, secondo caratteristiche tipiche anche dei titoli di credito, proprio in relazione alla loro funzione di libera circolabilità.

Cassazione civile sez. I, 24/05/2019, n.14325

Acquisti nell’interesse del fondo

I fondi comuni d’investimento (nella specie, fondi immobiliari chiusi), disciplinati nel d.lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un’autonoma soggettività giuridica, ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio; pertanto, in caso di acquisto nell’interesse del fondo, l’immobile che ne è oggetto deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia.

Cassazione civile sez. I, 08/05/2019, n.12062

Il riconoscimento del credito d’imposta

Ai fini del riconoscimento del credito di imposta di cui all’art. 11 della l. n. 344 del 1993 sui proventi derivanti da partecipazioni a fondi comuni di investimento mobiliare, è necessaria l’allegazione alla dichiarazione dei redditi del prospetto predisposto dalla società di gestione del risparmio, redatto periodicamente e messo a disposizione del pubblico, in quanto la legge non ammette atti o documenti equipollenti.

(Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha cassato la decisione impugnata che aveva ritenuto equipollente al prospetto della società di gestione il rendiconto analitico della banca depositaria).

Cassazione civile sez. trib., 27/04/2018, n.10244

Acquisto nell’interesse del fondo

I fondi comuni d’investimento (nella specie, fondi immobiliare chiusi) sono privi di un’autonoma soggettività giuridica, costituendo gli stessi patrimoni separati della società di gestione del risparmio; pertanto, in caso di acquisto nell’interesse del fondo, l’immobile acquistato deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia.

Tribunale Bari sez. II, 21/03/2017, n.1532

Fondi comuni di investimento: hanno soggettività giuridica?

I fondi comuni di investimento può essere riconosciuta autonomia patrimoniale e la capacità di essere titolari di diritti sostanziali e processuali.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 10/06/2016, n.7232

Fondi comuni di investimento: autonomia patrimoniale 

In tema di fondo comune d’investimento, se è vero che delle obbligazioni contratte per suo conto, il fondo comune di investimento risponde esclusivamente con il proprio patrimonio”, è altrettanto vero, sempre in base alla medesima legge, che “ciascun fondo comune di investimento, o ciascun comparto di uno stesso fondo, costituisce patrimonio autonomo, distinto a tutti gli effetti dal patrimonio della società che lo gestisce.

Tribunale Trento, 03/03/2016, n.210

Fondo comune di investimento chiuso: il ricorso all’accordo di ristrutturazione

Il fondo comune di investimento chiuso, essendo dotato di soggettività giuridica autonoma, può ricorrere, per il tramite della SGR che lo rappresenta, all’accordo di ristrutturazione di cui all’art. 182-bis, l. fall., previa verifica dello stato di crisi del fondo medesimo.

Tribunale Milano sez. II, 10/11/2016

Il fondo comune di investimento può considerarsi un autonomo soggetto di diritto?

Il fondo comune di investimento costituisce “un patrimonio autonomo distinto a tutti gli effetti dal patrimonio della società di gestione del risparmio e da quello di ciascun partecipante, nonché da ogni altro patrimonio gestito dalla medesima società”; lo stesso non può considerarsi un autonomo soggetto di diritto, da ciò conseguendo che, in caso di acquisto immobiliare operato nell’interesse di un fondo, l’immobile acquistato deve essere intestato alla società di gestione.

Tribunale Mantova, 19/05/2016

Le richieste di risarcimento degli investitori

La società di gestione e risparmio se vuol rimanere indenne da eventuali richieste di risarcimento degli investitori, deve impugnare l’avviso di accertamento, ma non è da considerare solidalmente responsabile del debito d’imposta accertato, non potendo essere considerata parte contraente. La predetta società può, altresì, impugnare in nome del fondo comune di investimento, l’avviso di accertamento se al momento della notifica, gestisce il fondo stesso.

Comm. trib. reg. Brescia, (Lombardia) sez. LXVII, 07/12/2015, n.5282

Le quote di un fondo comune di investimento

Il contratto denominato “4 YOU” stipulato tra una banca ed un cliente, avente ad oggetto la peculiare combinazione di titoli obbligazionari e di quote di un fondo comune di investimento, nel contesto unitario di un’operazione garantita dal pegno costituito sui medesimi strumenti finanziari e finalizzata sia alla restituzione che alla realizzazione del finanziamento erogato, dà vita ad una complessiva fattispecie negoziale autonoma riconducibile alla categoria degli strumenti finanziari, di cui all’art. 1 comma 2 lett. j) d.lg. n. 58 del 1998.

È vessatoria, la clausola contenuta nel contratto del piano finanziario denominato 4you che regola l’onere a carico del cliente in caso di recesso anticipato. Tale clausola, è infatti caratterizzata da proposizioni assolutamente oscure e criptiche non solo per il risparmiatore medio, ma anche per la quasi totalità dei risparmiatori che non siano operatori qualificati e la formula che determina l’importo dovuto alla banca è comprensibile solo da economisti esperti in matematica finanziaria.

Tribunale Avezzano, 28/11/2015

La disciplina fiscale dei fondi immobiliari chiusi

Sono inammissibili, per difetto di rilevanza, le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 32, comma 3-bis, d.l. 31 maggio 2010, n. 78, conv., con modif., in l. 30 luglio 2010, n. 122, censurato, per violazione dell’art. 53 Cost., in quanto prevede che i redditi conseguiti dal fondo comune di investimento immobiliare non partecipato esclusivamente dai soggetti istituzionali e rilevati nei rendiconti di gestione siano imputati «per trasparenza» ai partecipanti non istituzionali che possiedano quote di partecipazione superiori al 5 per cento del patrimonio del fondo, in tale percentuale computandosi anche le partecipazioni detenute dai familiari indicati nell’art. 5, comma 5, d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.

La norma censurata, riferendosi alla tassazione per trasparenza “a regime”, non riguarda lo scrutinio della domanda di rimborso di quanto pagato dai ricorrenti a titolo di imposta sostitutiva, atteso che gli importi di cui è stata chiesta la restituzione non sono stati versati in virtù della norma stessa. Pertanto, l’accoglimento o la reiezione delle domande dei giudizi a quibus non dipende dalla fondatezza o meno delle relative questioni.

Corte Costituzionale, 11/11/2015, n.231

Quote di fondi comuni di investimento 

La correttezza costituisce canone di comportamento che i vari soggetti interessati devono seguire in ogni attività concernente le offerte pubbliche di acquisto su quote di fondi comuni di investimento ove si tenga conto della ratio della disciplina ovvero dell’esigenza di protezione dei consumatori.

Cassazione civile sez. II, 30/12/2015, n.26132

Liquidazione del fondo

I fondi comuni di investimento (nella specie, fondi immobiliari chiusi), disciplinati nel d.lg. n. 58 del 1998, sono privi di un’autonoma soggettività giuridica ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio, va precisato che l’art. 57 comma 6 bis d.lg. n. 58 del 1998 prevede che in caso di messa in liquidazione del fondo da parte del Tribunale, i liquidatori nominati dalla Banca d’Italia provvedano secondo il disposto del precedente comma 3 bis, il quale dichiara applicabili alla liquidazione alcuni articoli del d.lg. n. 385 del 1993, tra i quali l’art. 83 secondo cui nei confronti del soggetto posto in liquidazione non può essere iniziata né proseguita alcuna azione giudiziaria.

Tribunale Roma sez. V, 10/06/2015, n.12674

Società di gestione del risparmio: fondo comune di investimento

La SGR, in qualità di titolare formale del patrimonio del fondo comune di investimento, è legittimata ad agire in nome proprio nei confronti dei suoi amministratori per ottenere il risarcimento dei danni da questi arrecati al fondo in violazione dell’obbligo di corretta e diligente gestione, anche in mancanza di una precedente azione dei partecipanti a carico della società di gestione.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 11/05/2015

Giurisdizione ordinaria e amministrativa

Sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo con riferimento alle controversie riguardanti le procedure di “rivendita” di beni pubblici previste dall’art. 3 d.l. n. 351 del 2001 (Disposizioni urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare), conv. con modif. nella l. n. 410 del 2001, nell’ambito del procedimento di cartolarizzazione degli immobili pubblici.

Consiglio di Stato sez. VI, 11/04/2014, n.1781

Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori

La legittimazione all’esercizio dell’azione di responsabilità svolta nei confronti degli amministratori di SGR, società gestore di un fondo comune di investimento, e volta ad ottenere il ristoro dei danni arrecati al fondo da quest’ultima gestito, spetta alla SGR e non ai singoli partecipanti al fondo.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 24/10/2014

Il fenomeno di successione a titolo particolare

Il nuovo trasferimento alla regione, previsto dall’art. 1, comma cinque, della legge reg. Lazio 11 agosto 2008, n. 14, di beni immobili destinati a rendite patrimoniali, già trasferiti alle ASL ex artt. 23 e 24 della legge reg. Lazio 16 giugno 1994, n. 18, e gestiti mediante apporto ad un fondo comune di investimento immobiliare, è riconducibile ad un fenomeno di successione a titolo particolare, sicché nella controversia avente ad oggetto tali immobili, instaurata originariamente contro la società di gestione del fondo, quest’ultima conserva la legittimazione passiva.

Cassazione civile sez. VI, 10/07/2013, n.17076

L’azione giudiziaria di accertamento

L’azione giudiziaria di accertamento volta a dimostrare che la natura giuridica del Fondo comune di investimento, per effetto delle disposizioni di legge che regolano la materia, non può sopportare l’attribuzione del codice fiscale, pena un radicale mutamento di status rispetto a quello legislativamente riconducibile al Fondo medesimo, rientra nella sfera di cognizione del g.o.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 01/08/2012, n.7098

La notifica dell’avviso di accertamento

Nel caso di fondo comune di investimento immobiliare, soggetto passivo i.c.i. è il fondo stesso, non il gestore. Di conseguenza l’avviso di accertamento notificato al gestore stesso è illegittimo.

Comm. trib. prov.le Milano sez. XXVI, 04/05/2011, n.145

Quote di partecipazione ad un fondo comune di investimento senza certificato individuale

La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in assenza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce non un titolo di credito nei confronti del fondo, ma solo un credito, rappresentato dall’obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione; deve, pertanto, ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo solo se sia stata rispettata la disciplina prevista per il pegno di crediti dall’art. 2800 c.c., cioè la notifica della costituzione del pegno al debitore ovvero la sua accettazione con atto di data certa.

Cassazione civile sez. I, 27/12/2011, n.28900



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