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Contestazione dello stato di figlio: ultime sentenze

5 Settembre 2020
Contestazione dello stato di figlio: ultime sentenze

La prova della filiazione; l’accertamento della paternità naturale; il procedimento di rettifica degli atti dello stato civile; l’azione per la contestazione della trascrizione dell’atto di nascita formato all’estero.

L’azione di contestazione dello stato di figlio

Il provvedimento autorizzativo dell’azione di contestazione dello stato di figlio legittimo del minore, con la nomina di un curatore sociale, rientra nell’ambito della competenza del tribunale ordinario, ai sensi dell’art. 38 comma 2 disp.att. c.c., in quanto non è incluso fra quelli che il comma 1 di detto art. 38, con elencazione tassativa, devolve alla cognizione del tribunale per i minorenni.

Cassazione civile sez. I, 22/10/1991, n.11205

L’esercizio dell’azione di disconoscimento della paternità

Il preteso padre naturale non è legittimato ad esperire l’azione prevista dall’art. 248 c.c. per la contestazione dello stato di figlio legittimo allo scopo di ottenere l’accertamento della paternità naturale, giusta la preclusione posta dall’art. 235 c.c. che consente l’esercizio dell’azione di disconoscimento della paternità alla madre, al marito di lei ed al figlio divenuto maggiorenne.

Cassazione civile sez. I, 10/01/1989, n.25

Figlio di madre surrogata all’estero

Le contestazioni dello status filiationis nel nostro ordinamento sono disciplinate da azioni tipizzate (disconoscimento di paternità, impugnazione del riconoscimento, contestazione e reclamo dello stato di figlio), che costituiscono un numero chiuso. L’azione ex art. 263 c.c. è diversa rispetto all’azione per la contestazione della trascrizione dell’atto di nascita formato all’estero all’esito di pratiche di procreazione medicalmente assistita che comprendano la gestazione per altri.

Nel caso di azione di status, presupposto è l’intervenuta trascrizione dell’atto di nascita, requisito mancante nel caso in cui oggetto del giudizio (ex art. 67 l.n. 218/1995, ovvero ex art. 95 e ss del D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396) sia proprio la contestazione della trascrizione. Pertanto, l’unica azione disciplinata dall’ordinamento italiano concretamente applicabile per contestare la sussistenza del legame di filiazione tra i genitori d’intenzione e il figlio nato all’estero da maternità surrogata è l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità.

Tribunale Roma sez. I, 11/02/2020, n.3017

La rettifica dell’atto di nascita

Il procedimento di rettifica degli atti dello stato civile non è ammissibile quando viene prospettata e dedotta una controversia sullo status. Nel caso di specie, dunque, deve essere dichiarato inammissibile il ricorso presentato, trattandosi di un’ipotesi di contestazione dello stato di figlio, in quanto la Procura contesta, per contrarietà all’ordine pubblico, la trascrivibilità in Italia dell’atto estero contenente il riconoscimento di un minore come figlio di una coppia di genitori dello stesso sesso.

Tribunale La Spezia, 04/07/2019

La contestazione dello status di figlio nato nel matrimonio

Il marito separato, qualora al figlio nato oltre trecento giorni dopo (nella specie, circa tre anni) l’udienza presidenziale del giudizio di separazione, all’esito della quale i coniugi furono autorizzati a vivere separatamente, sia stato attribuito impropriamente (non operando la presunzione di paternità di cui all’art. 232, comma 1, c.c.) lo status di figlio nato nel matrimonio, può esercitare l‘azione residuale e imprescrittibile di contestazione dello stato di figlio, dovendosi infatti verificare se il figlio sia realmente nato, come risulti dall’atto di nascita, dall’attore, e non quella di disconoscimento di paternità, che presuppone l’operatività della presunzione surrichiamata, né quella di impugnativa del riconoscimento per difetto di veridicità, non essendovi alcun riconoscimento, sicché non operano neppure le relative decadenze.

Cassazione civile sez. I, 21/02/2018, n.4194

L’eventualità dell’accertamento della filiazione

In tema di prova della filiazione, dall’art. 33, comma 3, della legge n. 218 del 1995 (“la legge nazionale del figlio al momento della nascita regola i presupposti e gli effetti dell’accertamento e della contestazione dello stato di figlio”) discende che ai provvedimenti accertativi ed alle statuizioni giurisdizionali dello stato estero è attribuita ogni determinazione in ordine al rapporto di filiazione, con conseguente inibizione al giudice italiano di sovrapporre a quegli accertamenti fonti di informazione estranee e nazionali, salvo il limite dell’ordine pubblico previsto dall’art. 16 legge cit.

(Nella fattispecie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito il quale, sull’impugnazione, proposta da un cittadino del Ghana, del diniego di visto di ingresso per ricongiungimento familiare in favore del figlio, aveva ritenuto la certificazione della filiazione prodotta dall’interessato non attendibile, essendo, secondo l’ordinamento di quel paese, l’accertamento della filiazione basato esclusivamente sulle dichiarazioni degli asseriti genitori: modo di accertamento che la S.C. ha ritenuto non in contrasto con l’ordine pubblico, atteso che anche nell’ordinamento italiano è prevista – dall’art. 30 d.P.R. n. 396 del 2000 – l’eventualità dell’accertamento della filiazione, in mancanza di assistenza di personale sanitario al parto, sulla base delle sole dichiarazioni dei genitori).

Cassazione civile sez. I, 01/10/2003, n.14545

La domanda di contestazione dello stato di figlio illegittimo

La sentenza definitiva che dichiari improponibile la domanda di contestazione dello stato di figlio illegittimo, proposta dal presunto padre (a seguito di sentenza canonica di annullamento per impotenza di generare dell’uomo, resa esecutiva nello Stato italiano), ha valore e significato di giudicato sostanziale, in quanto l’improponibilità dell’azione attiene al merito, per cui è destinata a fare stato tra le parti, ed a rendere non più tra esse contestabile (nè con altra azione di contestazione della legittimità, nè con l’azione di disconoscimento della paternità, ammesso che non sia intervenuta, per tale ultima azione, decadenza dal diritto sostanziale) la paternità del figlio ad opera del presunto padre.

Corte appello Milano, 15/12/1992

La valutazione dell’ammissibilità dell’azione

Il preteso padre naturale di figlio che, nato da madre coniugata, abbia lo stato di figlio legittimo, non è legittimato ad agire per l’accertamento del rapporto di filiazione naturale, senza che ciò violi gli art. 3 e 24 cost., e tale difetto è rilevabile già in sede di valutazione dell’ammissibilità della azione, non potendosi qualificare l’accertamento medesimo come meramente incidentale (e senza efficacia di giudicato) costituendo lo stesso oggetto della pretesa, che si configura come una azione di contestazione dello “status” di figlio legittimo non ammissibile, a norma dell’art. 244 c.c. per l’anzidetto soggetto.

Cassazione civile sez. I, 28/11/1992, n.12733

Il superamento della presunzione di paternità con idonea prova contraria

Ritenuto che in Australia, Stato Federale, in materia di paternità si applica una legge di base valida per tutti i Paesi che lo compongono (il Family Law Act del 1975, per il quale la paternità si presume sia in capo al figlio di uomo sposato, sia a seguito della registrazione della nascita nella quale viene anche indicato il nome del genitore di sesso maschile; ritenuto che nello Stato di South Australia la legge conferisce al Registrar (corrispondente al nostro ufficiale di stato civile) ampi, elastici, discrezionali poteri per il superamento, con idonea prova contraria, della presunzione di paternità; ritenuto che la legge (l’Adoption Act del 1988 dello Stato del South Australia ed il Family Law Act del 1975) conferisce alle Family Courts la competenza sulle adozioni, per cui, se manca nell’atto di nascita ogni menzione sull’ipotesi di adozione, l’eventuale carenza della decisione di uno degli organi giudiziari competenti attesta che adozione non vi è stata e, quindi, non sussiste status di figlio legittimo; ritenuto che non vi è contrasto tra la normativa australiana “de qua” e l’ordine pubblico italiano, fondato sul “favor veritatis” nella attribuzione e qualificazione della prole; ritenuto che i dati sul DNA raccolti dai consulenti tecnici di ufficio (e, peraltro, non contestati) attestano la qualità di figlio naturale del soggetto che contesta il proprio status di figlio legittimo; quanto precede ritenuto e premesso, è fondata, in fatto ed in diritto, la contestazione del proprio stato di legittimità avanzata da un soggetto che ambisce al riconoscimento del proprio status di figlio naturale.

Tribunale Chiavari, 12/12/2011

La presunzione assoluta di concepimento

La presunzione assoluta di concepimento, a norma dell’art. 232 c.c., del figlio che sia nato dopo centottanta giorni dalla celebrazione del matrimonio è diretta ad impedire nei confronti di chi sia nato entro tali limiti ogni possibilità di contestazione circa lo status di figlio legittimo spettantegli, ma non esclude la possibilità di provare che il figlio sia stato concepito prima della celebrazione del matrimonio e che non sia frutto dell’unione della madre con chi è poi divenuto suo marito.

In questa ipotesi l’azione di disconoscimento di paternità è ammissibile sulla base della dimostrazione da parte dell’attore di una qualunque delle quattro condizioni preliminari previste dall’art. 235 c.c. dovendosi intendere le parole ” coniugi “, ” marito “, ” moglie “, ” adulterio ” usate nella citata norma in modo estensivo come se al momento del concepimento il matrimonio fosse già avvenuto e ciò allo scopo di evitare un’interpretazione della disposizione sicuramente in contrasto con le norme costituzionali in quanto finirebbe per limitare il disconoscimento di paternità del figlio legittimo nato dopo centottanta giorni dal matrimonio, ma concepito sicuramente prima della sua celebrazione, alla sola ipotesi in cui la madre abbia tenuto celato al marito la propria gestazione e la nascita del figlio.

Cassazione civile sez. I, 22/06/1983, n.4272



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